| Mandragola di Niccolò Machiavelli - Riassunto |
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Commedia in prosa in cinque atti preceduti da un prologo in forma di canzone. La datazione non è sicura, ma è certo che la Mandragola fu composta, rappresentata per la prima volta e data alle stampe tra il 1518 e il 1520. In occasione di una rappresentazione faentina del 1526, la commedia si arricchì di sei canzoni, distribuite prima del prologo e alla fine di ogni atto. Il prologo, nel quale compare il titolo Mandragola, è recitato dalla voce autoriale, che, rivolgendosi ai «benigni auditori», presenta i personaggi - caratteri moralmente disdicevoli, ad eccezione della protagonista femminile - narra l'antefatto e recita la propria apologia, giustificando la composizione di un'opera "leggera" con la contingente impossibilità di dedicarsi ad imprese più virtuose. Atto I. L'azione si svolge a Firenze e prende
le mosse da una confidenza che Callimaco Guadagno, giovane
innamorato, fa a Siro, suo servo fedele. Callimaco, appena
rientrato in Italia dopo una permanenza di vent'anni a Parigi,
è vittima di un amore "di lontano" per la fiorentina Lucrezia,
le cui lodi ha sentito tessere a Parigi da un cugino di lei.
Lucrezia è la savia e onesta moglie di messer Nicia Calfucci,
"el più semplice ed el più sciocco uomo di Firenze", nonostante
la laurea in legge. Il giovane, deciso a conquistare la donna
a tutti i costi, sa che i due coniugi sono tormentati dal
desiderio di avere figli, ancora insoddisfatto dopo sei anni
di matrimonio. La stoltezza di messer Nicia, il tormento dei
due coniugi e l'avidità umana permettono a Callimaco di tessere
un inganno che lo porterà a raggiungere il suo scopo, grazie
alla collaborazione, ottenuta con vari mezzi, di Siro, del
parassita Ligurio, assiduo frequentatore di casa Calfucci,
di Sostrata, la madre di Lucrezia, e del poco spirituale frate
Timoteo. Machiavelli fa il suo ingresso nel mondo del teatro volgare con una commedia che si guadagnerà presto il titolo, tuttora incontestato, di capolavoro del teatro italiano cinquecentesco. Conoscitore e debitore della commedia latina, l'autore mostra la sua abilità nella gestione dell'intreccio, nella costruzione dei tipi umani. Sul piano linguistico l'effetto comico scaturisce da scelte lessicali di natura vernacolare, che afferiscono alla sfera dell'osceno, e da espressioni che volutamente giocano sull'ambiguità del vocabolario. La vicenda, che si apre nel nome di Amore, ha, in realtà, come protagonista il calcolo dell'utile, cui volentieri si accompagna l'inganno, nelle forme della finzione, della menzogna, dell'ipocrisia e del travestimento. L'azione di Callimaco è guidata da alcuni valori già espressi e analizzati nel Principe, ma, essendo calata in una realtà meschina e avendo come antagonista la stupidità umana, si rivela troppo poco impegnativa per essere considerata un'alta impresa. In un gioco di specchi, dunque, l'impresa amorosa del protagonista risponde all'impresa compositiva dell'autore, ed entrambe si presentano, non senza compiacimento, come il frutto di una stagione storica e culturale in cui le azioni valorose non vengono riconosciute e ricompensate come tali, con la conseguenza che «per tutto traligna da l'antica virtù el secol presente». |
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