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Segue
Parte 10. FILOLOGIA
E INFORMATICA
10.3 Le attività preliminari
Può forse sembrare capzioso,
ma la trattazione relativa allavvento
di sistemi automatizzati nel trattamento
dei dati a fini editoriali, richiede inevitabilmente
di recuperare quelle problematiche di cui
si è già largamente discusso: la codifica
e la modellizzazione del testo.
Imprescindibile alla realizzazione
di unadeguata edizione elettronica
o meglio digitale, una nuova
forma di edizione critica dinamica di cui
si tratterà largamente, è la corretta memorizzazione
del testo e quindi lindividuazione
di un modello del testo conforme agli obiettivi
dellindagine computazionale.
Ribadiamo brevemente che operazione
preliminare è unadeguata trascrizione
del testo nella memoria dellelaboratore.
Il procedimento della memorizzazione è essenzialmente
un procedimento di codifica, in quanto richiede
sempre una scrupolosa scelta ed individuazione
degli elementi che si intendono codificare.
Ed è quindi sulla base delle necessità del
codificatore e quindi degli obiettivi della
resa computazionale che il testo si trasforma
in un modello della fonte indagata.
Operazione successiva sarà
lindividuazione di un linguaggio formale
con il quale tradurre il suddetto modello.
Modello che ovviamente sarà uno dei possibili
modelli della fonte in esame, e deriverà
dalle scelte soggettive operate dal codificatore.
Per questo loperazione
di codifica è unoperazione di interpretazione,
che sarà tanto più adeguata quanto più accurata
sarà la marcatura del testo.
10.4 Gli ambiti di intervento:
recensio, stemmatica ed edizione
critica
Scopo fondamentale della critica
del testo o ecdotica, secondo la terminologia
di H. Quentin, è ledizione di testi
secondo criteri rigorosamente scientifici.
Vale a dire che il compito della critica
testuale è cercare di restituire i testi
nella loro forma primitiva. Ledizione
critica è un fatto complesso: essa è in
realtà un processo consistente in diversi
e sovrapposti atti interpretativi ed operazioni
ermeneutiche [8] . Il concetto di edizione
critica comporta infatti lutilizzazione
di elementi di valutazione da parte delleditore
sin dallinizio delle sue operazioni
e implica quindi sempre una valutazione
soggettiva delleditore nellinterpretazione
della tradizione testuale [9] .
Tentiamo comunque di definire
quelle che sono, in sintesi, le operazioni
che sovrintendono lattività del filologo
che si accinge ad editare un testo.
Leditore dovrà procedere
preliminarmente allesame della tradizione
diretta ed indiretta [10] , la recensio, cioè effettuare
la prima lettura dei testimoni. Tale esame
consiste nellanalisi comparativa,
la collatio codicum, della varia
lectio, del complesso cioè delle lezioni
o varianti [11] .
Dai risultati della collazione
procederà alleliminatio codicum
descriptorum [12] , selezionerà le varianti
significative, giungerà allidentificazione
delle relazioni tra i manoscritti, cioè
costituirà lo stemma codicum [13] .
Successiva sarà la fase della
correzione, lemendatio, e quindi
della determinazione del testo delledizione,
testo che dovrà presumibilmente essere quanto
più vicino alloriginale, cioè quanto
più possibile rispondente alla presunta
volontà dellautore dellopera.
Leditore realizzerà
poi lapparato [14] , per giungere quindi
alla stampa automatica del testo criticamente
stabilito.
E chiaro che non tutte
le operazioni necessarie allallestimento
di un edizione critica possono venire automatizzate;
esistono però strumenti nuovi e potenti
che si propongono non solo come sussidio
per giungere ad una maggiore economicità
degli aspetti puramente meccanici, connessi
alla procedura ecdotica, ma soprattutto
come ausilio di rilevanza scientifica nella
costituzione di un testo critico e nellallestimento
dei relativi apparati.
Abbiamo già visto come tali
strumenti si rivelino utilissimi per realizzare
indici, concordanze e frequenze, ma si dimostrano
soprattutto indispensabili in varie fasi
del lavoro filologico, come in quella della
collazione dei testimoni, dellindividuazione
delle varianti, della definizione delle
parentele tra codici attestanti una tradizione,
fino a quella della realizzazione delledizione
critica in senso stretto, cioè della stampa
automatica [15] .
Lapplicazione di strumenti
elettronici e di criteri informatici in
ambito filologico deve consentire progressi
qualitativi sostanziali; lesperienza
dellapplicazione dellinformatica
a vari campi del sapere umano stimola infatti
ad un approccio ai dati umanistici assolutamente
innovativo, metodologicamente diverso da
quello tradizionale.
Usare linformatica significa
solo parzialmente ricorrere allausilio
della macchina; le nuove procedure computazionali
comportano una sostanziale modifica che
investe le vecchie procedure e ne determina
di completamente nuove
[16] .
Basti il caso della rilevanza
assunta dalloperazione di trascrizione
elettronica del testo, momento decisivo
dellintero procedimento filologico,
in quanto si tratta della concretizzazione
di uninformazione codificata su cui
la macchina viene chiamata ad esercitare
la sua potenza di elaborazione, sia che
si tratti di evidenziare varianti o di organizzare
stemmata; trascrizione, quindi memorizzazione,
come codifica allinterno di una procedura
informatica [17] .
10.5 Lautomatizzazione
delle procedure
Particolare attenzione, per
quanto concerne lapplicazione di procedure
automatizzate, è stata rivolta, come evidenziato,
alle fasi di recensio, stemmatica
ed edizione critica, cioè: alla ricerca
automatica delle varianti; alla collocazione
genealogica dei manoscritti con lobiettivo
della produzione automatica degli stemmi;
al procedimento automatico di stampa del
testo stabilito. Quindi, secondo i principi
consolidati dellecdotica, ai passaggi
fondamentali attraverso i quali passa il
lavoro di edizione critica.
Attualmente però, per quanto
riguarda i procedimenti di recensio
e di stampa automatica, linformatica
non esiste: si tratta solamente di rendere
più rapido e preciso il lavoro, riducendo
il costo nella diffusione dei risultati
[18] .
a) La recensio
La raccolta dei più autorevoli
testimoni di una tradizione testuale può
infatti, dopo lattento vaglio del
filologo, essere destinata al calcolatore.
Il metodo statistico teorizzato dal Quentin
consente di automatizzare loperazione
di collazione con conseguente eliminatio
codicum descriptorum, agevolando il
confronto elettronico in grado di produrre
la serie delle lezioni varianti di ogni
testimone
Per ciò che inerisce loperazione
di collazione, lapplicazione di procedimenti
automatici pare quindi piuttosto semplice
e soprattutto un lavoro meccanico: è agevole
assegnare allelaboratore il compito
di individuare, prendendo due testi simili,
le sequenze di caratteri che non corrispondono
esattamente fra di loro. E certo che
per un computer istruito a compiere calcoli
statistici non è complesso individuare i
loca variantia; posti due testi,
di cui si sia effettuata la trascrizione
elettronica, a confronto lelaboratore
è in grado di presentare tutti i punti in
cui i testimoni differiscono.
E chiaro che però il
calcolatore fornisce dati non interpretati,
riporta il luoghi varianti, ma non è in
grado di assegnare un peso a
ciascuna lezione. Fornisce quindi un criterio
squisitamente statistico, un output solamente
numerico e quantitativo. Spetta al filologo
lanalisi qualitativa dei risultati
e quindi lassegnazione del peso ermeneutico
di ciascuna lectio.
Non è possibile quindi considerare
risolto il problema dellautomazione
del lavoro di recensio:
... una variante
testuale è cosa ben diversa da una divergenza
fra due serie di caratteri alfabetici
desunte da due codici. Meglio ancora..
il nome stesso di variante
designa una serie di fenomeni non omogenei.
A ciascuno di questi fenomeni si può cercare
di applicare particolari algoritmi, ma
prima bisogna averli almeno chiariti,
nella loro essenza e nel loro valore... [19] .
In più è da aggiungere il
problema della codifica, in rapporto ai
due possibili momenti di lettura del codice:
lindagine puramente materiale del
testo e linterpretazione dello stesso.
E necessario evitare
di mescolare il punto di vista meramente
grafico con quello semantico, il significato
del testo. Da un lato avremo il testo trascritto
tramite il codice ASCII, un testo dunque
come una sequenza di segni grafici non interpretati,
dallaltro, allatto della codifica
del testo e quindi dellinserimento
dei marcatori allinterno dello stesso,
avremo un testo come insieme di significati,
cioè di dati informazionali di natura semantica.
Si è detto che il procedimento
di memorizzazione è un atto soggettivo di
individuazione degli elementi che si intendono
codificare; a seconda degli obiettivi, si
sceglieranno dati diversi, il paleografo
differenti dal codicologo o dal letterato [20] . Lo studioso non può esimersi dallintervenire
decidendo quali aspetti intende prendere
in considerazione.
E chiaro che però la
divisione del testo in righe, pagine, carte,
colonne, luso di un certo tipo di
punteggiatura, spazi bianchi, ecc. sono
tutti elementi a cavallo fra paleografia
e interpretazione, che non possono essere
trascurati. E anche difficile distinguere
tra elementi intrinseci ed estranei al testo
(come ad esempio le miniature) perché tendono
comunque ad interagire.
... nessuna divisione a
priori fra elementi materiali e spirituali;
ma daltra parte, e forse proprio
per questo, si deve prendere atto di una
continua sovrapposizione degli uni sugli
altri, cioè di un continuo intervento
soggettivo, che implica la responsabilità
di chi compie loperazione di codifica [21] .
b) Lo stemma codicum
Per quanto riguarda la possibilità
di realizzare automaticamente lo stemma
codicum di una tradizione testuale,
è innegabile che, se affidata a criteri
statistici oggettivi, quali quelli proposti
dal Quentin, essa può essere affidata ad
un elaboratore istruito a compiere operazioni
statistiche.
Il metodo quentiniano presuppone
una collazione completa del testo in tutti
i manoscritti, o per lo meno in quelli che
si è deciso di utilizzare, e lelenco
delle varianti. Questo elenco può essere
reso graficamente come una sorta di matrice
che porta, per esempio, sullasse delle
ascisse le sigle dei manoscritti, e sullasse
delle ordinate le sigle dei luoghi in cui
le varianti si trovano (i cosiddetti
loca variantia). Nelle colonne
così formate si collocano le sigle delle
singole varianti allinterno dei loca
variantia
[22] .
La matrice può quindi essere
impiegata secondo i metodi classici della
statistica.
Nellipotesi più semplice,
laccordo totale di due manoscritti
contro un terzo (mentre i due presentano
accordi parziali con questo terzo nel
confronto reciproco), denoterà la dipendenza
più o meno diretta di quei due manoscritti
dal terzo, e così via. Si possono effettuare
confronti sempre più complessi, tenendo
conto dei risultati di quelli più semplici,
fino ad arrivare eventualmente a stabilire
la posizione reciproca di tutti i manoscritti
presi in esame [23] .
Un procedimento di questo
tipo può essere agevolmente automatizzato.
Il problema è quello di stabilire
quanto i risultati statistici possano davvero
rappresentare il modello reale, cioè quanto
siano in grado di attestare cosa sia realmente
avvenuto nella tradizione testuale.
Ed ecco allora limportanza
per una disciplina come lecdotica
linterrogarsi sugli aspetti formali
della propria metodologia. Sarà possibile
impiegare linformatica anche in casi
complessi, in presenza di molteplici testimoni,
solo quando si supererà la fase della mera
automazione, si arriverà cioè a chiedere
allinformatica tutto ciò che essa
è in grado realmente di fornire. Sarà allora
possibile comprendere come il concetto di
stemma, lungi dal definire una situazione
precisa, indica unapprossimativa sistemazione
di fenomeni di tipo differente, originati
da fenomeni più teorici che reali (lautografo,
larchetipo, la copia) [24] .
Limitarsi allimpiego
del metodo del Quentin, può risultare limitativo.
Certo esso non va pregiudizialmente
considerato inattendibile: per districare
tradizioni manoscritte molto complesse e
più ricche di varianti che di vere corruttele,
i nuovi metodi possono portare grandi vantaggi.
Ma resta un fatto: il metodo
di Quentin è impotente dinanzi allobiezione
che solo la coincidenza in errore può
indicare parentele tra due manoscritti:
la coincidenza in lezione giusta non prova
nulla... il ricorso al metodo del Quentin,
da parte dei teorici dellautomazione,
è una triste necessità, poiché
un computer non è in grado di distinguere
lezione giusta da corruttela: occorrerebbe
un filologo artificiale che
per ora non abbiamo
[25] .
c) La stampa del testo
critico
Arriviamo dunque allultima
fase, quella della stampa del testo criticamente
stabilito. Certamente lapporto dellinformatica
pare rilevante in quanto in grado di ridurre
notevolmente i tempi di lavoro nelle fasi
finali del processo ecdotico.
La stampa automatica, in fotocomposizione
od altro, di un testo critico con il relativo
apparato è sembrato un problema da risolvere,
dal momento che poteva ridurre il costo
di tale operazione, oltre che consentire
una notevole contrazione dei temi di lavoro.
I risultati ci sono stati.
Si tratta di programmi di composizione tipografica,
resi più complicati dal fatto di dover prevedere
più di un apparato di note. Le note sono
inserite nel testo, nella fase di input,
e il programma si incarica di comporre la
pagina tenendo conto degli spazi relativi
e, per i programmi più avanzati, di inserire
automaticamente i segnali di rinvio fra
testo e gli apparati [26] .
E però importante rilevare
che
... subordinare un processo
informatico come quello dellapplicazione
di procedimenti e macchine automatiche,
nellecdotica, a un prodotto (output)
non informatico, quale è la stampa, è
da considerare concettualmente errato.
I procedimenti informatici sono per propria
natura aperti, vogliono un continuo aggiornamento
di programmi e di dati; la costrizione
in un oggetto come un libro appare a priori
antitetica alla loro stessa natura [27] .
Ledizione elettronica
di un testo è qualcosa di altamente differente
rispetto ad un metodo per comporre un libro
e soprattutto è teoricamente diversa dalla
tradizionale edizione a stampa.
La diffusione di una tradizione
manoscritta, o comunque testuale, tramite
ledizione a stampa, limita notevolmente
la vitalità della tradizione stessa. Si
da vita ad un prodotto destinato a restare
immutato, una forma di edizione statica,
cristallizzata e, entro certi limiti, definitiva.
Si perde ogni possibilità
di manipolazione ulteriore dei dati a fronte
di nuove scoperte derivate dallindagine
(se non ovviamente facendo seguire una nuova
edizione a stampa), ma soprattutto, si perde
la possibilità di interagire con il testo.
La corretta memorizzazione
del testo, unita alla possibilità di interrogarlo
e analizzarlo mediante sistemi automatici,
può sostituire in modo vantaggioso ledizione
critica tradizionale.
Si pensi poi ai vantaggi derivati
dalla possibilità di affiancare le diverse
lezioni tramandate, riportandole contemporaneamente
sullo schermo dellelaboratore, evitando
di relegare le varianti non accettate nellapparato,
come oggi avviene nella stampa.
Se poi aggiungiamo la possibilità
di affiancare al testo trascritto anche
la corrispettiva immagine digitale, comprendiamo
facilmente quanto ledizione elettronica
consenta di superare qualitativamente ledizione
a stampa.
Unimmagine digitale
si configura come un dato di tipo logico,
non deve essere pensata solo come una mera
riproduzione dellaspetto fisico del
documento. Unimmagine digitale può
essere processata, può essere collegata
alla corrispettiva trascrizione, consente
di essere analizzata, interrogata e manipolata.
Una nuova forma dunque di rappresentazione
testuale in formato digitale.
Vediamo ora meglio cosa significa
quindi realizzare unedizione digitale.
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