10. FILOLOGIA E INFORMATICA

10.1 Introduzione

L’utilizzo di nuove tecnologie nel trattamento di dati afferenti al settore delle scienze umane, oltre ai numerosi ambiti di applicazione, ha contribuito alla ridefinizione delle procedure di analisi ed elaborazione delle fonti testuali. Il processo innovativo introdotto dall’uso dell’informatica nella letteratura ha favorito il sorgere di settori di ricerca raggruppati attorno ad una nuova disciplina denominata “informatica umanistica” che individua fra i suoi obiettivi la produzione di strutture ipertestuali interrogabili sulla rete, la realizzazione di banche dati on-line, la costruzione di CD-ROM multimediali, i sistemi di analisi del testo all’interno di database, la digitalizzazione delle immagini ai fini della distribuzione. In realtà gli ambiti di impiego delle nuove tecnologie al settore letterario contano un numero consistente di tentativi, di realizzazioni, di utilizzo di software diversi, di settori di applicazione e fra essi anche quello filologico.

L’approccio filologico al testo o meglio alla tradizione documentaria del testo è stato infatti brillantemente ridefinito alla luce dell’apporto ermeneutico fornito dalle nuove discipline informatiche.

Nel settore delle applicazioni tecnologiche all’indagine ecdotica sono stati fatti notevoli progressi in questi ultimi anni, anche se ancora la sostanziale diffidenza da parte dei filologi assieme al concetto del mero utilizzo dell’informatica, cioè dell’esclusivo impiego dello strumento e non della scienza, non hanno concesso di definire in modo equo lo stato dell’arte in materia. Tito Orlandi, che a lungo si è occupato e a tutt’oggi si occupa di filologia e informatica, individua in questa reticenza uno dei problemi fondanti la scarsa adesione alla disciplina e i conseguenti limitati risultati in materia [1] . Nell’ambito degli studi umanistici l’impiego del computer è stato cioè a lungo il mezzo essenziale per rendere più veloci le procedure di indagine testuale, per svolgere cioè più rapidamente e con maggiore precisione attività consuete. Fermarsi a questo livello è certamente lecito, ma tale posizione ideologica conduce di necessità ad ignorare tutto il patrimonio teorico dell’informatica come disciplina, accontentandosi del mero utilizzo del calcolatore in qualità di potente macchina per scrivere, condividendo quindi le innovative tecniche di indagine rese disponibili dall’avvento dei sistemi automatici, ma ignorando l’impatto metodologico dei calcolatori.

Questo atteggiamento deriva dall’ormai diffusa condivisione, da parte degli studiosi, dell’essere l’approccio computazionale essenzialmente estraneo ad indagini testuali e dunque da relegarsi al mero utilizzo da parte delle scienze esatte.

Solamente quando si acquisirà la consapevolezza del fatto che anche la ricerca relativa alle discipline umanistiche si basa su di un atteggiamento scientifico, nei termini di un’esauriente raccolta di dati informativi e di una metodologia solidamente fondata allora sarà possibile comprendere il reale influsso delle attività automatizzate di gestione e trasmissione dell’informazione testuale nell’ambito dell’indagine umanistica.

10.2 Un po’ di storia

Diremo che il processo di formalizzazione dei procedimenti, cioè di adesione all’applicazione di nuovi metodi automatici in ambito filologico, si intreccia con l’evoluzione metodologica di questa disciplina. Vale a dire che tanto più i filologi si sono interrogati sui precetti fondanti le basi dell’approccio ecdotico quanto più è stato possibile definire in quali aspetti del percorso filologico e con quali strumenti informatici l’elaboratore poteva contribuire all’attività necessaria al lavoro editoriale.

Nella fattispecie il primo studioso che ha condotto un’attività di trattamento dei dati umanistici secondo procedure intrinsecamente informatiche, operando però senza l’ausilio dell’elaboratore, fu Dom Henry Quentin [2] .

Nell’ambito degli studi filologici in senso proprio, Quentin può essere considerato, a diritto, un precursore: egli, interessato essenzialmente alla tradizione dei testi biblici in latino, propose la rinuncia alla valutazione qualitativa delle varianti, per operare elaborazioni statistiche sui puri dati quantitativi, muovendosi quindi secondo procedure tipiche ad un approccio automatizzato. Secondo il metodo del Quentin sono le tabelle statistiche costruite sulla totalità delle varianti, messe tutte sullo stesso piano, a indicare la vicinanza e la lontananza di un codice dall’altro.[3]

Il suo metodo fu ulteriormente definito, in vista di una sua specifica applicazione per mezzo dell’elaboratore elettronico, da J. Froger [4] .

Successivamente  all’operato del Froger, come testimoniato dagli atti del convegno tenutosi a Parigi nel 1978 [5] , si giunse ad una situazione di stallo le cui cause sono da individuarsi nella complessità e molteplicità di problemi insiti nel lavoro di recensio e di stemmatica; “...problemi che devono preliminarmente essere chiariti, definiti, stabiliti, da parte dei filologi, e solo successivamente potranno essere affrontati con strumenti informatici” [6] . Le perplessità dei filologi derivano infatti anche dall’interrogarsi sulla metodologia convenzionale, nella possibilità di una revisione del metodo del Lachmann, ma anche nella diffidenza verso un metodo così meccanico come quello proposto da H. Quentin.

Comunque se si osserva in generale l’intero settore dell’impiego delle tecnologie informatiche nell’ambito delle discipline umanistiche è possibile rilevare come applicazioni e ricerche siano state alquanto numerose e siano destinate ad aumentare ulteriormente nel corso degli anni [7].               

Diventa dunque necessario rilevare come in realtà solo in tempi alquanto recenti si sia andato registrando un più diffuso, anche se non generalizzato, consenso all’impiego dell’informatica come disciplina autonoma nell’ambito di un settore come quello umanistico, si sia cioè acquisita quella fondante consapevolezza del reale significato delle applicazioni dell’informatica nell’ambito dell’elaborazione e del trattamento dei dati testuali.

Note

[1] T. Orlandi, Informatica umanistica, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1990.

[2] Zarri, Gian Piero, Il metodo per la recensio di Dom H. Quentin esaminato criticamente mediante la sua traduzione in un algoritmo per elaboratore elettronico in: “Lingua e stile", A. IV, n.2 (ago. 1969), pp. 161-182.

[3] Cfr. M. Lana, L’analisi del testo, Franco Angeli, Milano 1994, p. 20. Cfr. T. Orlandi, Informatica umanistica, cit., p.136.

[4]   Cfr. J. Froger, La critique des textes et son automatisation, Dunod, Paris 1968.

[5] AA.VV., La pratique des ordinateurs dans la critique des textes, Colloque international du CNRS, nr. 579, Paris 29-31 mars 1978, Editions du CNRS, Paris 1979. I partecipanti a questo convegno, che avevano usato procedimenti informatici in ecdotica, cercarono di fare il punto sulla situazione e sulle prospettive in questo campo, evidenziando una crisi non tecnica ma teorica: una delle ragioni, la diffedenza dei filologi tradizionalisti. Cfr. T. Orlandi, Informatica Umanistica, cit., p. 136.

[6]   M. Lana, L’analisi del testo, cit., p. 20.

[7] Cfr. I. Lancashire, The Humanities Computing Yearbook 1989-1990, Oxford University Press, Oxford 1991. Trattasi di una pubblicazione che illustra le multiformi applicazioni dell’informatica alle discipline umanistiche.