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Informatica:

Per una codifica storica delle iscrizioni

(continua)
In effetti, lo storico epigrafista, potrebbe inserire parte delle sue ipotesi, quelle che possono essere rappresentate e trattate all'interno di un sistema informatico, per arricchire un suo corpus digitale, e così esplorare e validare o invalidare delle sue ipotesi. Dopo aver svolto la sua ricerca, potrebbe inserire parte delle sue conclusioni, quelle che possono essere rappresentate e trattate all'interno di sistemi informatici più ampi, per arricchire i corpora digitali al livello di pubblicazioni digitali di iscrizioni sul Web, a volte distruibuite su sistemi distanti ed eterogenei.

Come spiega Francesca Tomasi: «Quando si vogliano creare delle collezioni, su supporto elettronico, e quindi mettere in relazioni fra di loro documenti diversi, oppure rappresentare in qualche modo gli elementi che tali documenti condividono o ancora descrivere un insieme di documenti che possiedono comuni caratteristiche, allora è necessario ragionare sulle modalità che consentono tale correlazione.»[12] Ad esempio, si potrebbero legare tra di loro e in modo automatico tutti i documenti antichi che hanno come punto comune questo uomo: Gaius Vibius Pansa Caetronianus, collega di Aulus Hirtius al consolato di 43 A. C. e non tutti i Pansa dell'Antichità classica o la stringhe di caratteri p-a-n-s-a.

Questo esempio è molto semplice. Può essere reso più complesso e astratto. Così, nel 18 A.-C., Publius Cornelius Lentulus Marcellinus et Gnaeus Cornelius Lentulus furono consoli, come si può leggere nelle RGDA. Non manteniamo le convenzioni epigrafiche che appartengono ad un altro livello di codifica:

- Cap. VI, 1 «Consulibus Marco Vinucio et Quinto Lucretio et postea Publio et Cnaeo Lentulo».
- Cap. XVIII, «Ab eo anno, quo Gnaeus et Publius Lentuli consules fuerunt».
In effetti, per fare emergere precisamente questi due consoli nel mare magnum delle iscrizioni, e non delle espressioni similari, è necessaria una codifica di carattere storico. La codifica permette di distinguere le due diverse espressioni , distinguendo fra loro catene di caratteri identiche o simili. La codifica permette di identificare non solo degli individui, ma anche, nel caso dei consoli, delle date e delle funzioni amministrative: la codifica permette di differenziare i personaggi che hanno in comune la stessa funzione (il consolato) e che potrebbero creare ambiguità interpretativa a causa della forma del loro nome nei testi antichi[13].

Codificare vale interpretare[14], poiché si tratta di togliere le ambiguità, esplicitare quello che è implicito, associare quello che potrebbe essere simile, come i sinonimi in un campo semantico ad esempio. Un esempio molto semplice di esplicitazione tramite una codifica storica può essere l'esempio di Lepido. Augusto omette di nominarlo al cap. X, 2 delle RGDA: « Pontifex maximus ne fierem in víví conlegae locum ». Tuttavia, gli storici hanno stabilito da lungo di chi si tratta. Come fare con l'interrogazione di un sistema informatico per trovare il passaggio di Lepido nei corpora di iscrizioni se non è esplicitamente identificato nel sistema grazie alla codifica?

Possiamo sicuramente affermare che non tutte le interpretazioni possono essere espresse tramite la codifica, ma sicuramente la codifica è sempre un atto interpretativo.

Per raggiungere questo scopo è possibile usare i metalinguaggi di codifica della famiglia SGML (Standard Generalized Markup Language)[15] ma soprattutto il suo sottoinsieme XML (eXtensible Mark-up Language) che permettono l'aggiunta di metadati, sotto forma di mark-up all'interno del documento, in questo caso epigrafico. Questi linguaggi consentono la codifica di informazioni (che possono essere storiche) per la creazione di pubblicazioni elettroniche a grande scala e lo scambio di dati eterogenei (che possono essere storici) sotto forma di etichette composte da stringhe di caratteri che si possono inserire, nel caso di fonti testuali, all'interno del testo stesso, così come si fa con un segno diacritico, vale a dire un simbolo al quale attribuiamo un significato. Il vantaggio dell'etichetta composta da una stringa di caratteri all’interno di un simbolo diacritico come la parentesi tonda o quadra, anche composto magari di alcuni segni, sta nell'infinità possibilità delle etichette stesse: i simboli diacritici, per quanto complessi possano essere, non potranno mai rappresentare più di alcuni significati. Le etichette possono avere un senso definitivamente non ambiguo anche per un essere umano. Facciamo alcuni esempi. Al livello epigrafico, si potrebbe creare l'etichetta «integrazione», al livello archeologico, «stele_funerarie», al livello storico, si potrebbero inventare le etichette relative alle funzioni, «console», eventi, «battaglia», luoghi «modena», ed associarle ad un'etichetta temporale «43 A. C.». A tutte queste etichette è possibile applicare un trattamento informatico. Non entriamo nel merito dei numerosi problemi che alcuni di questi esempi creerebbero, come il fatto di dover distinguere i nomi dei marcatori di quello degli attributi e dei loro valori. Inoltre il concetto di «luogo» è troppo generico; quello di «data» è troppo complesso, questi esempi di etichette sono solo illustrativi del nostro discorso. Hanno poco in comune con le esigenze e le regole tecniche, anche perché si pongono, oltre ai problemi di lingua, numerosi problemi di standardizzazione e di convenzionalizzazione. Nella pratica parte di questi marcatori sono già stati stabiliti all'interno del consortium internazionale TEI (Text Encoding Initiative[16]), basata su XML, è inizialmente concepita per codificare testi letterari. Tuttavia, le iscrizioni non si limitano alla loro sola testualità. Le linee guida Epidoc che cercano di applicare la TEI alle iscrizioni si rivelano essere meglio adatte alle specificità dell'oggetto epigrafico come, ad esempio, i dati archeologici, e altri dati non sono verbali. Sono quindi fonti primarie complesse, con un contenuto storico denso e ricco, a partire dal momento che lo storico epigrafista interpreta questi dati testuali e non verbali che sono contenuti in queste fonti primarie e cerca di dar loro senso, incrociando queste informazioni con quelle contenute in altre fonti primarie. Questo senso può parzialmente essere rappresentato all'interno di un sistema informatico. A questo punto, come lo sottolineano Boonstra, Breure e Doorn, «(…) the core question seems to be: how can we create structure in historical material in a way that is (…) appropriate to the source’s complexity.»[17] (continua)

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Note:


[12] TOMASI, 2008, p. 83.

[13] 57 A. C. Publius Cornelius Lentulus Spinther (con Quintus Caecilius Metellus Nepos), 56 A. C. Gnaeus Cornelius Lentulus Marcellinus (con Lucius Marcius Philippus), 26 D. C. Gnaeus Cornelius Lentulus Gaetulicus (con Gaius Calvisius Sabinus).

[14] «INTERPRÉTATION, s. f. (Gramm. & Jurisp.) est l'explication d'une chose qui paroît ambiguë.» storica definizione di D. Diderot, J. d'Alembert et P. Mouchon, Encyclopédie ou dictionnaire raisonnée des sciences, des arts et des métiers, 8:832, on line: http://portail.atilf

.fr/encyclopedie/. [15] SGML, ISO 8879:1986.

[16] BURNARD, SPERBERG-McQUEEN, 2006.

[17] BOONSTRA et al., 2004, p. 50.

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