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Indice

Informatica:

Per una codifica storica delle iscrizioni

(continua)
La TEI e Epidoc, nel loro stato di sviluppo attuale, permettono soprattutto di codificare fenomeni linguistici, filologici ed epigrafici. Sarebbe auspicabile per il ricercatore interpretare un certo numero di dati, in modo tale da farne un'informazione storica trattabile da un computer: la metafonte di J. Ph. Genet.

Una codifica storica permette quindi di rappresentare digitalmente, all'interno di sistemi informatici delle reti di documenti primari[18] collegati tra di loro dalle informazioni storiche che condividono e che permettono di capirne il senso. Il concetto di informazione storica, così come quello di reti semantiche di documenti primari, necessita un lavoro di definizione preciso, tra altre cose sulle ontologie, ma lascia sperare una ricchezza eccezionale con due conseguenze: una al livello individuale tocca i metodi di ricerca, l'altra collettiva tocca i processi e le convenzioni di pubblicazioni scientifiche di corpora epigrafici. Processi e convenzioni che sono ancora del tutto da discutere. Nicole Dufournaud et Jean-Daniel Fekete sottolineano questa trasformazione: «un des bénéfices essentiels (...) est le passage du mode "production de document" [la tesi, l'articolo, la monografia, il corpus] vers le mode "processus de production de connaissances"»[19].

Concretamente, lo strumento informatico, ben concepito e ben utilizzato, è capace di suggerire, a partire da una sola iscrizione, altre iscrizioni che ad essa si possono in qualche modo collegare e attraverso le quali determinate informazioni storiche si ripetono. Le tecniche usate sono attinenti al campo della ricerca dell'informazione (algoritmi di ricerca, calcoli di pertinenze e di probabilità). Queste tecniche si possono svolgere al meglio su documenti digitali, in questa sede le iscrizioni, se questi sono ben concepiti e modellati. Concettualizzare e modellare l'informazione sia epigrafica che storica delle iscrizioni sono compiti che possono essere realizzati al meglio solo dagli specialisti della disciplina: gli epigrafisti.

Lo strumento informatico potrebbe fornire dei modi agevoli di lettura e di rappresentazione visiva. Un esempio semplice è quello delle reti sociali o familiari e rimandiamo all'esemplare illustrazione fatta da Dufournaud et Fekete con la TEI nel 1999 e nel 2006. Lo strumento informatico potrebbe facilitare anche la rappresentazione delle correlazioni tra le fonti e ovviamente l'accesso alle fonti primarie, o più precisamente alla loro rappresentazione digitale, anche se disseminate su diversi server, o su sistemi eterogenei. Alla fine, attualmente, un sistema informatico sarebbe capace di suggerire all'utente, a partire da una fonte (es. RGDA) altre fonti ad essa correlate da altri storici, le ragioni di tale correlazioni e l'accesso alla sua rappresentazione digitale (ad. es. RGDA, I, 2[20] e l'iscrizione rapportata dal CIL VI, 40901 = AE, 1940, n° 41 = AE, 1941, n° 102[21] oppure RGDA, X, 2 e altre fonti correlate a Lepido). Questi suggerimenti e connessioni sono generati dallo strumento, a differenza del supporto cartaceo sul quale non è possibile realizzare nessun trattamento a livello di contenuto. Questi suggerimenti devono sempre essere sottoposti alla valutazione e allo spirito critico dell'utente che interroga il sistema informatico[22]. Meglio, ancora, se fatto in collaborazione con i professionisti di biblioteconomia, si possono aggregare i riferimenti bibliografici nei cataloghi delle biblioteche per un informazione completa anche dal punto di vista del materiale cartaceo. Alla nostra conoscenza, la più riuscita aggregazione di contenuti di questo genere per l'Antichità Classica è costituita dai progetti di papirologia: Trismegistos e Papiri.info, con l'applicazione in corso delle linee guida Epidoc per questo secondo progetto.

Queste proposte artificiali, perché nate da un trattamento informatico, dipendono dalla qualità dello strumento a diversi livelli: come è concepito, come l'informazione è codificata e strutturata, qualità degli strumenti di ricerca, qualità dell'informazione scientifica contenuta. I rischi di risultati eccessivamente parziali e mediocri dipendono in parte uguale dai progressi delle scienze dell'informatica e dalle buone pratiche informatiche, dai metodi e dalle riflessioni teoriche delle scienze umane che creano ed usano tali strumenti.

Da questo punto di vista, l'informatica umanistica svolge un ruolo determinante in quanto è in grado di concepire problemi specifici e di guidare le discipline umane verso un uso critico e scientifico dello strumento informatico al servizio in questo caso della ricerca storica ed epigrafica. Grazie ai principi di ricerca comuni a tutte le discipline per migliorarne la qualità (valutazione, rigore scientifico, economicità scientifica, status quaestionis, ed analisi critica)[23], i sistemi informatici sono in grado di memorizzare un materiale epigrafico di qualità, di permettere trattamenti storici con una certa efficacia dei dati contenuti. La rappresentazione dell'informazione storica all'interno di sistemi informatici offre così due direzioni per la ricerca. La prima è lo svolgimento di ricerche difficilmente realizzabili nelle condizioni tradizionali: troppo costose in termini di tempo, problemi che si svolgono difficilmente sotto una forma discorsiva e che non entrano nel formato cartaceo (ad esempio: la rappresentazione di reti sociali complessi). Lo strumento informatico permette di moltiplicare i punti di vista, di esplorare velocemente certi tipi di ipotesi. Permette anche di suggerire punti di ricerca da approfondire o al contrario dai quali allontanarsi perché già esplorati. Emerge quindi la strada della formalizzazione del discorso scientifico, la cui esplorazione rissale per le science umane almeno agli anni 70 ed è stata percorsa da autori come Mario Borillo, Jean-Claude Gardin e Tito Orlandi che hanno dedicato parte dei loro scritti al discorso storico e archeologico[24]. Tuttavia, come per qualsiasi altra tecnologia l’applicazione di marcature semantiche non può prescindere dai dati esistenti e dal loro formato, che può condizionarne notevolmente l’impiego o la stessa applicabilità.

Gli ostacoli rimangono numerosi. Sono allo stesso tempo problemi umani e tecnici. La produzione digitale nel campo delle Scienze dell'Antichità soffre del frazionamento disciplinare, stimolante e necessario, ma a volte controproducente per lo studio dei documenti primari (archeologia, filologia, storia antica: ciascuna ha in più le sue specialità e convenzioni). L'informatica può essere un'istanza unificatrice di queste discipline, senza negarne le specificità e le qualità essenziali. L'informatica può connettere tra di loro dei risultati grazie all'interoperabilità dei sistemi e aiutare a pubblicarne la sintesi ricca e complessa.

Si nota l'assenza di consenso e quindi di pratiche condivise dagli storici sul metodo, la definizione e la forma presa da queste informazioni storiche e sulle tecniche utilizzate, benché esistano degli standard. Siamo d'accordo con M. R. Laganà, M. Righi, et F. Romani: «Non uniformarsi agli standard comporta rischi di perdita del lavoro e difficoltà di condivisione - d'altronde nessun lavoro umano ha senso se non è condiviso.»[25] Gli strumenti informatici soprattutto sono poco adattati. È difficile chiedere attualmente ad un epigrafista di codificare i suoi lavori senza che questa attività richieda molto tempo.

Nel contesto attuale dello sviluppo dell'informatica come strumento per le discipline umanistiche, in questo caso l'epigrafia, si devono salutare i pionieri che da decenni lavorano per mettere on line iscrizioni antiche. Allo scopo di migliorare lo strumento informatico, la definizione di concetti dedicati e dei metodi specifici, la scelta delle tecnologie e del materiale antico piu' appropriato al quale applicarle al fine di valutare correttamente gli strumenti, sono il frutto di analisi critica: l'insieme di questi approcci costituisce una ricerca in sé, ma anche utile, in quanto pone le basi per sviluppare nuovi progetti.

Appendice: Il posto centrale dato alle Res Gestae Divi Augusti: «die Königin der antiken Inschriften» secondo Mommsen

Questa iscrizione, dato il suo contenuto storico eccezionale e i numerosi collegamenti con le iscrizioni augustee che suggerisce, è la più idonea per mettere alla prova lo strumento informatico. Questa scelta, fatta inizialmente sul consiglio delle nostre relatrici di Master[26], è stata confermata quando si è realizzata la valutazione delle pubblicazioni on line delle RGDA disponibili sul Web[27].

In seguito, abbiamo provato a realizzare diverse rappresentazioni digitali e codifiche di diverse edizioni, da Th. Mommsen[28] a J. Scheid[29], in modo da poter proporre una rappresentazione sul Web all'altezza del valore storico del testo augusteo. In effetti, i fenomeni che suscitano commenti storici sono potenzialmente infiniti e ci limitiamo solo ad alcuni fatti esemplificativi; in effetti è poi compito degli storici decidere cosa rappresentare con questi mezzi:

  • informazioni e rimandi interni al testo: suscitano interpretazioni storiche sugli obiettivi politici del suo autore, attraverso l'organizzazione del testo;
  • dati, luoghi, funzioni amministrative, persone, concetti tradizionalmente indicizzati;
  • paralleli tra le traduzioni latine e greche, bilinguismo;
  • informazioni esterne al testo e ottenute da altre fonti e lavori scientifici: contesto archeologico, correlazione con altri documenti primari;
  • informazioni relative alla storia del testo (scoperte archeologiche e edizioni successive);
  • etc.

Nel testo di Augusto, abbiamo contato 298 occorrenze[30] di nomi di entità che potrebbero servire di base ai primi collegamenti tra iscrizioni, cioè essere collegate in rete attraverso le fonti primarie che testimoniano in modo esplicito o implicito:

  • Persone: 81 occorrenze;
  • Popoli: 55 occorrenze;
  • Spazio (città, paesi, regioni, provincie …): 86 occorrenze;
  • Monumenti: 76 occorrenze.

Si aggiungono delle referenze temporali (date consolari): 19 occorrenze.
Si precisa subito il carattere esemplificativo di queste entità. Dei collegamenti storici più astratti ancora sarebbero auspicabili. Lavoriamo attualmente sulla codifica e sul collegamento di queste entità con i documenti epigrafici che ne spiegano in qualche modo il senso: qualità dal punto di vista della collazione del testo, arricchimento epigrafico e storico. I linguaggi usati sono la TEI ed Epidoc[31], l'uno come l'altro avendo vantaggi e difetti nel caso delle RGDA. La dimensione multimediale dello strumento informatico potrebbe permettere ad esempio di collegare una versione del testo a delle foto scientifiche[32].

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Note:


[18] Il termine "rete" non rimanda direttamente alle rete informatiche, ma ad una rappresentazione dell'informazione.

[19] DUFOURNAUD e FEKETE, 2006.

[20] RGDA, I, 2: «C. Pansa A. Hirtio consulibus».

[21] Rispettivamente: Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. VI, n° 40901, Année Épigraphique, anno 1940, n° 41 e anno 1941, n°102: «A. Hirtius. A. F.». Non citiamo tutti i riferimenti bibliografici.

[22] Il problema della trasparenza dell'informazione storica e scientifica e della responsabilità attinente (chi fa tale correlazioni tra due fonti e perché), contenuta in un sistema informatico è un problema di cui non si tratta in queste linee. In queste linee si tratta del come fare. La ricerca e l'elaborazione di metodi, costituita da scelte specifiche sui materiali moderni e antichi e sulle tecnologie disponibili, costituiscono una ricerca in sé che entra nei processi più tradizionali della ricerca: economicità scientifica, valutazione, discussione, status questionis ecc. Sulla trasparenza dell'informazione, vedi: BODARD, 2008.

[23] Nel senso dato da CAZALÉ-BÉRARD e MORDENTI, 1997, p. 15.

[24] BORILLO, 1984, GARDIN, 1974, GARDIN, 1991, tra i suoi numerosi scritti, Tito Orlandi si è anche interessato alla codifica delle fonte archeologiche: ORLANDI, 1993.

[25] LAGANÀ et al., 2007, p. XIX

[26] LAMÉ 2006. Critères d’évaluation des documents écrits primaires des sciences de l’Antiquité sur le Web : l’exemple des Res Gestae Divi Augusti. Relatrici: Brigitte Sabattini (Aix-en-Provence), Carla Salvaterra (Bologne).

[27] I dettagli metodologici sulla costituzione di un corpus di siti Web per farne un analisi critica e i risultati dettagliati di questa analisi sono in: LAMÉ, 2006. Non si tratta di stigmatizzare in queste linee i 16 siti analizzati. Rimandiamo allo studio realizzato.

[28] LAMÉ, 2008a.

[29] MOMMSEN, 1883, SCHEID 2007.

[30] Questo elenco non né fisso né chiuso. Rimane aperto alla discussione.

[31] Lamé, 2008b.

[32] Si pensa ad esempio alla fotogrammetria delle iscrizioni di Ankara, realizzate sotto la direzione di Paola Botteri, all'Università di Trieste e al sito realizzato da G. Zorzetti: http://resgestae.units.it/

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