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Indice

Informatica:

Per una codifica storica delle iscrizioni

Come l'informatica applicata all'epigrafia potrebbe stimolare e sostenere la ricerca storica? Quali sono le attività che possono essere automatizzate e gestite dagli algoritmi di ricerca dei computer? In quale misura gli storici epigrafisti possono partecipare, con le loro conoscenze scientifiche relative all'Antichità classica, alla concettualizzazione [1] e alla modellazione di un sistema informatico [2] che raccolga rappresentazioni digitali di iscrizioni antiche [3]? Quali sono le attività che dipendono poi dai ricercatori che usano lo strumento informatico? Attraverso l'esempio delle Res Gestae Divi Augusti (RGDA), a partire dalle quali è possibile estendere la teorizzazione ad altri testi epigrafici, si tratta in questa sede di codificare l'informazione storica ai fini di ricerca [4]. Lo scopo è di creare delle rappresentazioni digitali dei documenti primari che rispondano alla definizione di «métasource» (metafonte) dello storico medievista J.-Ph. Genet: «ensemble structuré des informations mises en formes, transmises à l'ordinateur et traitées par lui.» [5]

La ricerca storica e l'epigrafia, così come sono tradizionalmente messe in pratica, non hanno bisogno de facto dell'integrazione dello strumento informatico, ed inoltre l'informatica può rimanere percepita come un mero strumento di ricerca e di raccolta veloce di informazioni.

Invece, pensiamo che l'impronta del ricercatore lasci tracce a monte (cioè a livello di concezione del sistema informativo) e a valle (vale a dire nel momento di utilizzo dello strumento).

Il ricercatore deve in effetti dare una forma all'informazione compatibile con i sistemi di memorizzazione all’interno di un sistema informativo, a prescindere dal fatto che esso venga poi rappresentato informaticamente o più tradizionalmente su carta. Il ricercatore dovrà manipolare lo strumento informatico con lo stesso rigore che lo anima quando manipola gli strumenti cartacei.

Tuttavia, lo storico epigrafista deve ugualmente organizzare l’informazione in modo finalizzato al trattamento che il sistema informatico potrà poi realizzare su grande scala.

Lo storico epigrafista deve far un buon uso generale dell'informatica, in quanto scienza della rappresentazione e del trattamento dell’informazione, se vuole trarne il migliore risultato. La mera riproduzione del supporto cartaceo sotto una forma digitale è un'espressione ridotta delle capacità informatiche. Non permette di mettere in evidenza la complementarità degli strumenti digitali e cartacei come istanza metodologica. Lo riassumono M. R. Laganà, M. Righi, et F. Romani: «È infatti importante non fare del computer un giocattolo per "scimmie ammaestrate", ma uno strumento di pensiero e di crescita» [6].

Quando lo storico epigrafista espone attraverso il suo discorso i risultati della sua ricerca, presenta le conoscenze nuove che lui ha elaborato. Queste conoscenze sono abitualmente rappresentate in opere cartacee, tradizionalmente modellate dal supporto stesso e grazie a metodi e ad esigenze disciplinari stabilite ed affinate nel tempo. La rappresentazione digitale di queste conoscenze è differente per certi aspetti dal formato cartaceo, ed esige per questo motivo l’elaborazione di metodi ed esigenze disciplinari, che siano adatte a questa rappresentazione digitale.

Le differenze principali che caratterizzano la rappresentazione digitale rispetto al corrispettivo analogico possono essere raggruppate in quattro punti [7]:

  • quantità di dati: i dati memorizzabili all'interno di un sistema informatico non sono quantitativamente paragonabili nè con le capacità del supporto cartaceo, nè con le capacità di memorizzazione di un essere umano;
  • ruolo fondativo della strutturazione dei dati (attraverso, per esempio, i link): le associazioni e i rinvii in un supporto cartaceo sono meno numerosi, meno diversificati e sono limitati dalla data di pubblicazione dall'opera cartacea: « Creating structure and linking the structured text to semantic models (e.g., authority lists of persons, places etc.) are essential for historical data processing, however, it is desirable to automate this process to a large extent. » [8];
  • trattamento informatico: il supporto digitale può subire un trattamento sul suo contenuto. Un supporto cartaceo non può essere oggetto di un trattamento automatico;
    possibilità, in certi casi, di accesso a distanza e di aggiornamento continuo dei dati: diviene possibile correggere gli eventuali errori e aumentare la quantità di dati, conservando l'esaustività come scopo ideale; detto diversamente, si pensa a dei sistemi informatici, anche se su server distanti come nel caso del consortium EAGLE (Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy), che mirano a contenere tutte le iscrizioni conosciute.



Se certe di queste specificità sono ormai relativamente bene ammesse ed integrate nell’universo culturale degli epigrafisti, come testimoniano le ottime banche dati epigrafiche accessibili in rete [9] o altre banche dati relative all'Antichità, il trattamento dell'informazione e le cure rivolte alla strutturazione dei dati, in particolare, sembrano meno sviluppate. Le ricerche all'interno di queste collezioni di documenti si fanno nella maggior parte dei casi tramite stringhe di caratteri che, per il calcolatore, non hanno alcun significato sul piano semantico. Ad esempio: la ricerca della parola "pansa" restituirà indifferentemente i risultati che contengono tutte le varianti della parola e il nome di persona, senza distinguere un Pansa dall'altro. Ugualmente, in una moderna trascrizione critica di testi antichi, epigrafici o no, le parole «augustus» e «Augustus», così come la traduzione di questi termini in greco(«seßastó?» e «Seßastó?»), sono diverse: quelli senza maiuscola sono degli aggettivi, mentre quelli con la maiuscola si riferiscono all'appellativo assunto per la prima volta ufficialmente da Ottaviano nel 27 A. C.

Si potrebbe fare una distinzione teorica tra due tipi di raccolte di fonti primarie, unite nella pratica da un continuum. Il primo sarebbe relativo alla costituzione di corpora come cataloghi nei quali si registrano il materiale, cataloghi che si vorrebbero esaustivi su un tipo di materiale e che costituiscono allo stesso tempo un riferimento e uno strumento di ricerca. Per esempio, si vuole registrare l'integralità delle iscrizioni a noi conosciute (esempi famosi: Corpus Inscriptionum Latinarum, Inscriptiones Graecae) o anche delle selezioni tematiche secondo criteri di tempo o di spazio. Il secondo tipo di raccolte potrebbe essere caratterizzato dalla selettività e dalla dimostrazione (ad es. uno studio monografico), i cui dati sono combinati al fine di ideare nuove conoscenze. Si pensa, analogamente, alla costituzione di un corpus composto da fonti più o meno, ma non necessariamente, eterogenee (letterarie, epigrafiche, numismatiche ecc.) messe insieme e correlate in un certo modo nello scopo di elaborare una ricerca storica e di sostenere una teoria. Si potrebbero quindi distinguere: da un lato repertori generali di riferimento, che si vogliono esaustivi; dall’altro collezioni di fonti, che si vogliono dimostrative [10]. Nella pratica, e forse ancora meno con l'informatica, non esiste una soluzione di continuità netta e chiara del livello di approfondimento interpretativo: un catalogo può essere strutturato secondo certi concetti storici e contenere commenti ed interpretazioni storiche, il corpus di una ricerca può essere strutturato senza ambire a produrre gli esiti di un discorso storico. Costituire un corpus qualunque, esaustivo o no, di fonte omogenee o eterogenee, con lo scopo di catalogare o di dimostrare, non è un atto né banale né neutro, né su carta né sotto forma digitale, finalizzata alla messa in rete. Tali corpora, ben concettualizzati, modellati e strutturati dalle conoscenze storiche, sono sistemi informativi rappresentatibili sul piano informatico, con i vantaggi e i limiti descritti di sopra, e quindi complementari rispetto allo strumento cartaceo: si tratta di altre forme, meno discorsive, di rappresentazioni e di pubblicazioni dell'informazione. Così precisa Francesca Tomasi: «Il problema è come rappresentare l'informazione in una forma tale da consentirne un adeguato e funzionale trattamento.» [11] (continua)

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Note:


[1] Concettualizzazione intesa come l'atto di definire e organizzare i concetti e termini storici collegati secondo il senso che da a loro la disciplina storica.

[2] Modellazione intesa come l'atto di definire un sistema o un progetto di analisi su un dominio specifico, in questo caso, l'epigrafia.

[3] Questa tappa è da distinguere dalla realizzazione tecnica.

[4] Cf. Appendice p. 5: Il posto centrale delle Res Gestae Divi Augusti: «die Königin der antiken Inschriften», selon Mommsen.

[5] GENET, 1994, p. 8.

[6] LAGANÀ et al., 2007, p. XIX.

[7] Per una proposta alternativa di queste specificità, vedi ad esempio: BODARD, 2008, FUSI, 2007.

[8] BOONSTRA et al., 2004, p. 51.

[9] Alcune delle principali banche dati di epigrafia: Inscription of Aphrodisias, Hispania Epigrahica, VBI ERAT LVPA, CIL II², RID 24 (Cologne), Epigraphik-Datenbank Clauss Slaby, Packard Humanities Institute - Greek Epigraphy, EAGLE (Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy), che rimanda a queste tre banche dati: EDR (Epigraphic Database Roma), EDH (Epigraphische Datenbank Heidelberg), EDB (Epigraphic Database Bari).

[10] Benché anziano e mirato sulla storia moderna, lo studio di Nicole Dufournaud e Jean-Daniele Fekete, DUFOURNAUD e FEKETE, 1999, rimane esemplare a questo proposito. È stato poi analizzato dal punto di vista metodologico ed epistemologico nel 2006: DUFOURNAUD e FEKETE, 2006.

[11] TOMASI, 2008, p. 83.

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