Informatica umanistica: una disciplina importante

 

 

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Al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
Letizia Moratti
Viale Trastevere, 76
Roma

Roma, 16 giugno 2002

Gentile Ministro:

Sul "Corriere della Sera" del 6 Giugno è apparso un articolo dal titolo: "Troppe lauree brevi, 400 saranno cancellate", firmato da Giulio Benedetti. In questo articolo si legge: "molte facoltà hanno attivato una pletora di corsi di laurea che si distinguono l'uno dall'altro più per la fantasia del nome che per i contenuti. E questo non aiuta certo gli studenti. Sull'abbondante produzione di proposte formative aveva ironizzato il ministro Letizia Moratti: 'Scienze del fiore e del verde', 'Informatica umanistica', 'Tutela del territorio di interesse forestale' e via dicendo."

I sottoscrittori di questa lettera, studiosi, docenti e ricercatori direttamente impegnati nel campo dell'informatica umanistica o comunque convinti del suo rilievo teorico e disciplinare, ritengono utile e doveroso chiarire che cosa sia la disciplina dell'Informatica Umanistica, quali ne siano gli oggetti, quanto essa sia consolidata a livello internazionale e perché sia strategica per la formazione universitaria.

1. Che cos'è l'IU
L'Informatica Umanistica (IU), nota in area anglo-americana e internazionale col termine Humanities Computing (HC), si occupa dell'analisi, gestione ed elaborazione informatica di documenti, dati testuali, immagini, ecc. per le discipline umanistiche (letteratura, linguistica, filologia, filosofia, storia, geografia, archeologia, arte, musicologia...). Ciò significa far acquisire agli umanisti non solo competenze tecnico-pratiche, ma anche (e prima di tutto) la consapevolezza del cambiamento metodologico che comporta il trattamento elettronico dell'informazione, ovvero dei contenuti e delle forme delle loro materie di studio.

2. Una disciplina consolidata
Il fondatore riconosciuto della disciplina è un italiano: nel 1949 Padre Roberto Busa SJ inizia a realizzare negli Stati Uniti, con i computer esistenti all'epoca, forme di analisi linguistico-letteraria dell' opera di S. Tommaso, aprendo una strada che percorreranno in tanti.

Le maggiori riviste scientifiche del settore sono soprattutto anglo-americane: "Literary and Linguistic Computing", "Computing and Humanities", "Computers & texts", "Journal of the Association for History and Computing", pubblicate da prestigiose case editrici come Oxford University Press e Kluwer e da importanti realtà associative come la American Association for History and Computing. Queste nascono fra gli anni '60 e '70, proprio per dare spazio all'incremento di studi e in concomitanza con lo sviluppo dei maggiori centri di ricerca. Appena qualche anno fa è stato istituito dalle due più note associazioni internazionali (Association for Literary and Linguistic Computing e Association for Computers and the Humanities) un premio internazionale alla carriera dei Computing Humanists intitolato proprio a P. Busa ('Busa Award').

Anche nella didattica l'IU vanta già due decenni di pratica: in Italia risale ai primi anni '80 l'attivazione del corso sperimentale di Informatica per le Scienze Umanistiche presso la Facoltà di Lettere della Sapienza di Roma. Molto prima, dunque, che i "New Media" diventassero una moda.

3. Perché è importante l'IU
L'importanza della formazione nel campo delle Information and Communication Technologies viene sottolineata ogni giorno dal Governo e dal Suo stesso ministero (vedi per es. i progetti pilota per lo Spazio Europeo dell'Informazione, o le linee guida per la ricerca approvate dal CIPE per il 2002-03).

Il lavoro compiuto dall'Informatica Umanistica in questi ultimi venti anni si inserisce in questo solco: creare un curriculum innovativo che si agganci, ma non si limiti, allo sviluppo delle professioni legate alle ICTs.

Questo sforzo è da tempo parte di un movimento europeo: si veda per esempio l'iniziativa finanziata dall UE 'Socrates AcoHum' (Advanced Computer in the Humanities). Alcune università e imprese italiane ed europee recentemente hanno deciso di collaborare per creare un curriculum multilinguistico di Informatica Umanistica (progetto CHIME). L'obiettivo è preparare una figura professionale di alta competenza e integrabile nel sistema educativo dell'Unione.

Su un punto concordano tutti gli studiosi dell'IU, nonostante le diverse specializzazioni e provenienze: un percorso formativo adeguato non mira ad un 'innesto' di abilità informatiche sui metodi tradizionali delle discipline umanistiche, ma ad un ripensamento dei fondamenti stessi delle discipline umanistiche nell'era digitale. Risulta perciò evidente quanto sia - e si sia di fatto rivelato - inadeguato affidare tale formazione nella IU soltanto a informatici 'puri'.

In conclusione, Ministro Moratti:

l'Informatica Umanistica non è un ossimoro inventato per rendere più accattivanti materie tradizionalmente consolidate ma deboli. Dietro questo nome ci sono anni di ricerca pionieristica e studiosi di alto livello scientifico e riconosciuta esperienza internazionale.

Ci sembra che questo settore della ricerca e della formazione universitaria non solo debba essere preso sul serio, ma meriti di essere riconosciuto come settore disciplinare autonomo. A questo proposito, Le chiediamo un incontro per meglio illustrarLe la materia e le numerose iniziative in corso, certi che Lei non potrà che apprezzare e sostenere le opportunità che l'IU offre nella didattica e le grandi possibilità che apre nel mondo del lavoro.

seguono le firme di adesione(*)


(*) Chi desiderasse aderire a questo documento può inviare un messaggio e-mail con nome, qualifica e istituzione di appartenenza a Fabio Ciotti, Domenico Fiormonte o Gino Roncaglia

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