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Informatica:

Studia humanitatis e nuove tecnologie.
La scienza dell'informazione come presupposto metodologico

La conclusione di un recente convegno dal suggestivo titolo Philological Disciplines and Digital Technology (www.esf.org/euresco/03/hc03194) (Castelvecchio Pascoli 6-11 settembre 2003) ci aiuta a riflettere sul multiforme spettro delle applicazioni elettroniche all'altrettanto vasto ambito delle scienze umane. Il risultato di questa conferenza, che ha visto coinvolti professionisti di vari ambiti disciplinari (e di diverse nazionalità), è stata la presentazione di prodotti digitali risultato dell'attività computazionale su corpora miscellanei (testi, immagini, descrizioni uniformi di manoscritti, record catalografici, dizionari, ecc.) con una convincente riflessione sui presupposti che sovrintendono all'applicazione delle tecnologie a dati umanistici. Anche gli interventi sull'apporto teorico della disciplina informatica, quindi della scienza e non dello strumento, sono stati numerosi, sulla scorta del dibattito che vuole il riconoscimento di quel nuovo desiderato ambito disciplinare che è l'informatica umanistica (www.griseldaonline.it/informatica/orlandi.htm). Non sono mancati interventi di tipo tradizionale sulla filologia pura (recensio, stemmatica ed edizioni cartacee, www.griseldaonline.it/informatica/manuale_parte10.htm) e questo esattamente per volere degli stessi organizzatori, che hanno infatti sottotitolato il convegno Computational Philology: Tradition versus Innovation, ad attestare l'esigenza di una verifica del rapporto tra una metodologia ecdotica tradizionale (sulla quale gli stessi filologi continuano ad interrogarsi) e i nuovi sistemi di intervento nell'ambito della restitutio textus tramite tecnologie informatiche (conferendo validità scientifica anche all'ipotesi di una mobilità testuale che non preveda la cristallizzazione del testo in un documento unico). Questo ci consente anche di riaffermare che una solida competenza nell'ambito delle specifiche discipline tradizionali è indispensabile ai fini dell'implementazione di oggetti digitali che rispondano a criteri di adeguatezza computazionale.

Ma non si è parlato solo di filologia. Senza scendere nel dettaglio rispetto alla varietà dei contributi (in attesa degli atti del convegno) mi pare interessante segnalare in prima istanza l'interesse alla gestione delle fonti primarie (principalmente manoscritte) sia dal punto di vista dei metodi di descrizione uniforme tramite sistemi computazionali (DTD specifiche) e dei sistemi di consultazione in rete di corpora catalografici che da quello della codifica testuale in biblioteche digitali full-text.

Adolf Knoll (della National Library della Repubblica Ceca) ha esposto il Memoriae Mundi Series Bohemica (http://digit.nkp.cz/mw_frame.htm) per la digitalizzazione di materiale librario; nello specifico è stato presentato il progetto Manoscriptorium (http://www.manuscriptorium.com) ("Digitised rare library materials and free acces to catalogue of over 30 000 bibliographic descriptions") che prevede una descrizione del record bibliografico basato sulla DTD Master (http://www.tei-c.org.uk/Master/Reference/ e http://www.cta.dmu.ac.uk/projects/master/resources.html per la gestione delle descrizioni uniformi di manoscritti).

Consuelo Dutschke (della Columbia University, USA) ha invece presentato il Digital Scriptorium (http://sunsite.berkeley.edu/Scriptorium/) una collezione di immagini digitali di manoscritti medievali e rinascimentali (provenienti da diverse biblioteche americane) associate a dettagliate descrizioni paleografiche e codicologiche dei codici. Anche il motore di interrogazione sulla base di dati permette di effettuare indagini a partire da alcuni interessanti elementi descrittivi (fra cui il copista, il tipo di grafia, i miniatori, le decorazioni). Oltre alle immagini digitali è possibile accedere ad alcune trascrizioni (codifica XML-TEI, http://www.griseldaonline.it/informatica/manuale_parte6_3.htm). Purtroppo pochi sono i codici digitalizzati integralmente ma questo esattamente perché l'obiettivo del progetto è di lavorare, quantomeno in una prima fase, principalmente su quelle carte che attestano fenomeni paleografici o codicologici di interesse per lo studioso.

Anche l'intervento di Milena Dobreva (dell'Institute of Mathematics and Informatics di Sofia, Bulgaria, http://www.math.bas.bg/~dobreva/) è stato incentrato attorno alla codifica di manoscritti medievali, apportando l'esperienza bulgara in materia.

Manfred Thaller (dell'Università di Colonia) ha poi presentato il progetto di digitalizzazione del fondo manoscritto della biblioteca di Colonia (Digital Manuscript Library Cologne, CEEC, http://www.ceec2.uni-koeln.de/). Questa biblioteca digitale si distingue per l'esaustività delle descrizioni catalografiche e per la qualità delle immagini digitali che a tutto diritto possono sostituire la visione diretta degli originali per l'elevata risoluzione finale (accompagnata da un'eccellente velocità di caricamento delle immagini).

Sempre sul principio della gestione delle immagini digitali è stato particolarmente convincente il lavoro svolto (e in fase ancora di svolgimento) dalla Fotoscientifica di Parma. Daniele Broia, membro dell'istituto parmense, si occupa di restauro digitale ai fini dell'aumento della leggibilità di fonti primarie (manoscritti e stampe) danneggiate da agenti diversi. Questo procedimento digitale (basato sull'utilizzo di infrarosso e ultravioletto) permette di recuperare testi la cui leggibilità è compromessa da agenti microbici, batterici, da inchiostri corrosivi, ecc. La Fotoscientifica partecipa anche al progetto Rinascimento Virtuale (http://www.opib.librari.beniculturali.it/italiano/progetti/rinascimento.html e http://www.saunalahti.fi/~ikotivuo/rvrvrv/), che vede coinvolti numerosi paesi europei, per il recupero di palinsesti.

Sulla scorta di sistemi di gestione delle immagini digitali a fini editoriali (associazione testo e immagini) si inserisce il progetto DiPhilos, una workstation per il trattamento di immagini testi ed apparati, una vera e propria stazione filologica. Il progetto ha origine da BAMBI (Better Access to Manuscript and Browsing Images) un sistema che prevede, fra i vari moduli, l'abbinamento automatico fra ogni parola del testo trascritto e la zona dell'immagine digitale nella quale essa si trova. (Per i numerosissimi progetti elaborati in seno all'Istituto di Linguistica Computazionale di Pisa cfr. http://www.ilc.cnr.it/viewpage.php/sez=progetti/id=8/vers=ita)

Peter Robinson (impegnato nel progetto di implementazione di un sistema di codifica dei testi, basato su XML, in ambiente finale stand alone o www che ha dato corpo al Canterbury Tales Project - http://www.cta.dmu.ac.uk/projects/ctp/) e Barbara Bordalejo (si occupa soprattutto di tradizioni testuali a testimone multiplo, cfr. in particolare il progetto STEMMA http://www.cta.dmu.ac.uk/projects/stemma/), entrambi della Montfort University, UK, hanno presentato i vari progetti in corso nel Center for Technology and the Arts, attivo nel settore della codifica testuale e dei sistemi di trattamento e gestione della stemmatica (http://www.cta.dmu.ac.uk/).

Nell'ambito del riversamento sul Web di testi pieni e, nello specifico, di dizionari in formato elettronico, si segnala TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini, http://ovipc44.csovi.fi.cnr.it/TLIO/index.html), vocabolario storico che prende le mosse dal corpus testuale dell'italiano antico dell'OVI (Opera del Vocabolario Italiano).

Basi di dati testuali, lessicografiche e bibliografiche per la filologia classica (http://www.aristarchus.unige.it/) sono state al centro dell'intervento di Montanari (dell'Università di Genova).

Fra gli short oral contributions segnalerei Nicola Mastidoro di Eulogos che ha presentato Intratext (http://www.intratext.com/), banca dati testuale che consente di ottenere indici automatici, frequenze ed elaborare concordanze in forma dinamica.

Il convegno che ha registrato l'affluenza di numerosi studiosi di formazione diversa (filologi, storici, linguisti, antichisti, biblioteconomi e bibliografi) ha mostrato l'esigenza di piattaforme tecnologiche diversificate a seconda dell'oggetto originale ma anche l'esistenza di un filo conduttore comune che accompagna ogni riflessione teorica sui modi di gestione dei dati traditi dalle fonti e sulle forme di organizzazione finale dell'informazione.

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