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Indice

Informatica:

Tecnologie digitali e ricomposizione dell'antico:
papiri, siti archeologici, biblioteche ed archivi digitali

Il mondo della ricerca scientifica in campo umanistico si è da tempo concentrato nello studio, sviluppo, realizzazione e, talvolta, produzione di sistemi innovativi rivolti alla conservazione, fruizione e valorizzazione di quanto viene convertito in formato digitale. Le problematiche delle tecnologie digitali applicate alla realizzazione di prodotti e servizi che migliorino ed in certi casi aprano la strada a nuove linee di ricerca sono di grande attualità ed interesse, ma è difficile ottenere una vera sinergia tra tutti gli interessati, in quanto l'approccio prevalente nel mondo accademico rimane spesso settoriale e limitato ad un determinato ambito disciplinare. È anche insolito attuare una stretta cooperazione per le risorse digitali tra i ricercatori ed il personale professionale delle istituzioni culturali (archivi, biblioteche, musei), già da tempo impegnati ad acquisire risorse digitali o ad operare la conversione da analogico a digitale di oggetti presenti nella collezione. Prevalgono attualmente le applicazioni commerciali, prodotte da aziende nazionali ed internazionali del settore, legate a risorse digitali acquisibili con licenza d'uso. È bene precisare anche che le applicazioni commerciali tendono generalmente a realizzare prodotti utilizzabili da una comunità di utenti generici, mentre le iniziative intraprese dal mondo della ricerca prediligono venire incontro ad esigenze di utilizzatori specialisti.

Nell'ambito della Settimana della Cultura Scientifica, lo scorso marzo, è stato organizzato a Parma, da alcuni Dipartimenti della Facoltà di Lettere, un Seminario interdisciplinare, dal titolo "Tecnologie digitali e ricomposizione dell'antico", a cui per la prima volta hanno partecipato docenti, esperti provenienti da enti pubblici di ricerca insieme ad aziende private ed a numerosi professionisti impegnati nelle istituzioni culturali. Il Seminario è stato una prima esperienza di collaborazione tra specialisti con diverso background disciplinare ma con comuni interessi (nonché problematiche) per le applicazioni delle tecnologie del digitale nel proprio campo di studi. Vanno inoltre evidenziate alcune collaborazioni di successo tra aziende e Dipartimenti universitari o del CNR, che sono state presentate durante il Seminario.

Il Seminario ha passato in rassegna gli ambiti di maggior interesse oggi per quanto riguarda la ricerca scientifica nelle scienze umane, suddivise fra tecnologie per l'organizzazione ed il recupero dell'informazione, per i contenuti testuali (sia immagini digitali e che testi digitali) e tecnologie per il restauro virtuale.


1. Organizzazione e recupero dell'informazione


Si tratta principalmente di un settore rivolto alla realizzazione di cataloghi in linea e alla memorizzazione di archivi testuali multilingue di grandi dimensioni, alcuni disponibili per l'accesso in Internet, altri consultabili solo su CD-ROM. Le attività messe in atto dai più importanti Centri di ricerca scientifica riguardano principalmente la costituzione di archivi che presentano una coerenza tematica (per esempio, tutte le opere letterarie italiane antiche, tutte le opere di un determinato autore, tutte le opere di una determinata epoca, ecc) e per i quali sono stati realizzati appositi programmi di information retrieval (sistemi di word searching, indicizzatori, concordatori, rimari, ecc.). Nella maggior parte dei casi si tratta di interventi che hanno la finalità di predisporre lessici, vocabolari sincronici e diacronici e vari tipi di indici. L'utenza che si rivolge a queste informazioni è rappresentata da storici della lingua, da filologi classici e medievali, da editori critici e solo sporadicamente da studenti universitari.

Le banche dati di testi latini distribuite attualmente su CD-ROM sono molto utili per lo studio del lessico e dello stile (ricerca di singoli lemmi e delle iuncturae) di uno o più autori. Inoltre permettono uno studio più approfondito (e più rapido) dei rapporti intertestuali. Il limite maggiore di questi preziosi strumenti è l'assenza dell'apparato critico: si auspica che le future banche dati comprendano anche le varianti al testo vulgato e che i motori di ricerca estendano le indagini anche ad esse. Attualmente le banche dati contenenti la quasi totalità di testi latini classici sono:

1) PHI 5.3 (dalle origini al III d.C. con aggiunta di testi biblici) curato dal Packard Humanities Institute
(http://www.packhum.org/phi/),
che necessita di un motore di ricerca per essere interrogato (i più comuni sono Musaios [1], PHI5 Workplace [2], Diogenes[3]);

2) BTL-3, comprendente gran parte dei testi della «Bibliotheca Teubneriana Latina», che è distribuito con un veloce motore di ricerca;

3) CLCLT-6, distribuito, come la precedente, da Brepols [4], che comprende i testi della precedente versione di BTL, testi cristiani tardo antichi e medievali.

Anche la grecistica si avvale da decenni di Banche dati testuali, disponibili su CD-ROM oppure online (come ad esempio TLG, PHI7, PG online, FGrHist etc.) e interrogabili da motori di ricerca dedicati o generali (Musaios, Pharos, Pandora e SNS, Workplace, Lector, Diogenes etc.). La genesi e lo sviluppo della più importante di esse, il Thesaurus Graecae Linguae
(http://www.tlg. uci.edu/),
mostra quali difficoltà proponga anche solo la codifica digitale dell'alfabeto greco. La soluzione escogitata, il Beta Code, pur funzionale, implica da un lato una ridotta portabilità dei fonts derivati, dall'altro si rivolge alla sola codifica dei caratteri, e quindi mancano strumenti di codifica formale. Ciò impedisce strutturalmente di sviluppare TLG e PHI7, incorporandovi i dati degli apparati critici (cf. E. Degani, Il mostro di Irvine, «Eikasmós» III, 1992, 277s. = Filologia e storia. Scritti di Enzo Degani, II, Hildesheim-Zürich-New York 2004, 914s.) e marcando il testo dal punto di vista grammaticale, sintattico, stilistico e metrico.

Tali sviluppi sono informaticamente possibili, benché tutt'altro che semplici, come dimostra il lavoro di F. Boschetti (Saggio di analisi linguistiche e stilistiche condotte con l'ausilio dell'elaboratore elettronico sui Persiani di Eschilo, Diss. Università di Trento – Université de Lille III, a.a. 2003-2004, http://www.univ-lille3.fr/theses/BOSCHETTI_FEDERICO.pdf).
La limitatezza del TLG è palese, ad esempio, in occasione di nuove scoperte papiracee, come dimostra il nuovo Iperide (Natalie Tchernetska, New Fragments of Hyperides from the Archimedes Palimpsest, «ZPE» CLIV, 2005, 1-6), laddove ricerche volte a identificare il testo, se incentrate su elementi distintivi (ad es., i nomi propri), conducono a esiti fuorvianti proprio per la mancanza dei dati dell'apparato critico.


2. Enhancement e restauro.


Un settore antichistico ben attrezzato nell'impiego delle nuove tecnologie digitali per la didattica e la ricerca è la papirologia, una disciplina nata poco più di un secolo fa ed avente per oggetto un materiale delicato, frammentario e disperso, spesso in precario stato di conservazione e di fruizione da parte degli specialisti. La comunità papirologica si è dotata da quasi un ventennio di sofisticati strumenti in grado di visualizzare il materiale papiraceo sottraendolo ai ripostigli museali, di dominare la complessa crescita dei dati e di organizzare la gestione delle informazioni e l'editing dei testi nelle prospettive della ricerca e dell'insegnamento (un quadro delle risorse già disponibili è offerto e aggiornato nel sito dell'Association Internationale de Papyrologues, http://www.ulb.ac.be/assoc/aip/liste.htm).

I papirologi, e quanti si avvicinano oggi alle problematiche poste dallo studio dei papiri, sono confortati nell'arduo compito della decifrazione ed interpretazione dei testi dal ricorso quotidiano a formidabili strumenti di lavoro, quali le banche dati di tutti i testi documentari pubblicati e il loro prezioso registro inventariale, i cataloghi bibliografici di quelli letterari, una bibliografia papirologica nata nel 1936 e aggiornata 4 volte all'anno, ed infine, last but not least, i siti Web istituzionali che raccolgo e rendono fruibili in rete le immagini digitali delle più importanti collezioni papirologiche al mondo, in parte collegati nel sistema d'interrogazione APIS creato negli Stati Uniti.

Più recentemente gli sforzi degli esperti nelle tecnologie sono stati indirizzati, con risultati promettenti, a sviluppare sistemi di imaging di papiri di difficile lettura ad occhio nudo con sistemi di ripresa ad alta risoluzione (come hanno mostrato Duilio Bertani e Luca Consolandi del Centro interdipartimentale di Riflettografia infrarossa e Diagnostica dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Milano a proposito dei famosi papiri contenenti epigrammi di Posidippo e l'opera geografica di Artemidoro). Nuove prospettive di studio dei reperti a distanza sono emerse nel campo del restauro di pezzi di papiro appartenenti ad uno stesso archivio, ma spesso separati al momento del loro recupero e divisi tra collezioni papirologiche lontane. Con agili software di gestione delle immagini digitali dei papiri è adesso possibile procedere a restauri virtuali che permettono, qualora i frammenti di uno stesso originale si siano casualmente conservati e siano stati identificati dagli studiosi, la ricomposizione del manufatto come si presentava all'origine e la sua fruizione per lo studio e la pubblicazione. Un caso illustrativo sono le carte di un tale Ammon, avvocato di Panopoli in Egitto, vissuto del secolo IV d.C., oggi disperse tra Durham, NC, Colonia, e Firenze, ma felicemente ricongiunte, anche con tavole virtuali, nel volume dei P.Ammon II (a cura di K. Maresch / I. Andorlini, Papyrologica Coloniensia Vol. XXVI/2, Paderborn, Schöningh 2006).


3. Contenuti testuali e digitalizzazione del patrimonio


In quest'area di ricerca e sviluppo esistono numerose collaborazioni e sinergie tra CNR, dipartimenti di ricerca e singoli laboratori privati, di cui alcune illustrate durante il Seminario di Parma da Andrea Bozzi dell'ILC-CNR e Franco Lotti dell'IFAC-CNR. Ad esempio BAMBI (Better Access to Manuscripts and Browsing of Images — http://www.ilc.cnr.it/viewpage.php/sez=ricerca /id=97/vers=ita),
che è un progetto terminato nel 1997, che ha per la prima volta affrontato il tema della gestione specialistica di documenti manoscritti antichi in formato digitale, a scopo di indagini linguistiche e filologiche. Un altro progetto, anche questo realizzato dall'Istituto di Linguistica Computazionale del CNR di Pisa è SIFIMM (Postazione Filologica Multimodulare). Il progetto ha reso possibile il perfezionamento di alcuni moduli di indicizzazione già sviluppati per il progetto europeo BAMBI, affinché si rendesse possibile operare su documenti digitali contenenti testi in alfabeto non latino (per esempio, alfabeti greco e cirillico). I risultati ottenuti hanno permesso di avanzare nuove proposte di ricerca e sviluppo che hanno dato luogo prima a BIBLIOFILO
(http://www.ilc.cnr.it/viewpage.php/sez=ricerca/id=85/vers=ita)
e, successivamente, a FAD
(http://www.ilc.cnr.it/viewpage.php/sez=ricerca/id=34/vers=ita).
Il primo progetto ha ulteriormente prodotto componenti per la gestione online di immagini e testi soprattutto relativi ad opere antiche, mentre il secondo ha riguardato biblioteche e archivi digitali di documenti moderni e contemporanei. FAD, finanziato interamente dal Ministero per i Beni Culturali. Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali, ha visto la partecipazione di Istituti Culturali quali la Fondazione Conti, il Gabinetto Vieusseux, la Fondazione Rosselli, L'Istituto Papirologico Vitelli, coordinati, per quanto riguarda gli aspetti scientifici, dall'ILC-CNR. La documentazione digitale prodotta ammonta a circa 300.000 immagini di alto valore storico e culturale. Il CNR ha coordinato anche un Progetto Speciale relativo alla progettazione di un sistema di riconoscimento automatico di caratteri (OCR) su libri a stampa antichi: LaperLA: Lettore Automatico per Libri Antichi
http://www.ilc.cnr.it/viewpage.php/sez=ricerca/id=75/vers=ita).
Hanno partecipato ai lavori di analisi del problema e alla sperimentazione, tra gli altri, l'ILC, l'ILIESI, l'ISTI. I risultati prototipali soddisfacenti hanno consentito di avanzare una proposta successiva nell'ambito del Progetto Finalizzato Beni Culturali del CNR. Qui due Istituti tecnologici (ISTI e ILC), con la collaborazione del Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell'Università della Calabria e altri organi del CNR (come, per esempio, l'Istituto di Studi Giuridici Internazionali), hanno cooperato per lo sviluppo di una rete neurale che successivamente ha ottenuto il deposito come marchio brevettato (A.Bozzi, G.Fedele, A.Eisinberg, Metodo e apparato per il riconoscimento automatico di caratteri).

Tutti gli Istituti dell'Area umanistica del CNR hanno realizzato, col coordinamento dell'ILIESI prima e dell'ILC dopo, il progetto BIBLOS
(http://www.biblos.cnr.it/):
biblioteca umanistica virtuale del CNR che ha lo scopo di mettere a disposizione degli utenti Internet tutte le informazioni relative a programmi, pubblicazioni e attività realizzati dai ricercatori e tecnologi degli Istituti afferenti all'ex comitato 08 del CNR, ora afferenti in parte al Dipartimento Identità Culturale, in parte al Dipartimento Patrimonio Culturale.

Il Seminario ha dato l'opportunità di conoscere un esauriente stato dell'arte per le applicazioni delle tecnologie digitali a papiri, siti archeologici, archivi e biblioteche digitali e di avere informazioni sui progetti di ricerca in corso coordinati da Dipartimenti universitari ed istituti di ricerca, anche in collaborazione con aziende. L'iniziativa della Facoltà di Lettere dell'Università di Parma si vuole proporre come incontro periodico, considerando gli indubbi vantaggi della condivisione di conoscenza di applicazioni tecnologiche avanzate in diversi contesti dello stesso ambito umanistico e dei benefici della diffusione più ampia dei risultati raggiunti al pubblico dei professionisti e di tutti gli interessati.

Note:


[1] http://www.musaios.com/.

[2] http://www.silvermnt.com/wpinfo.htm.

[3] Quest'ultimo è l'unico ad essere gratuitamente distribuito. Originariamente in Perl, ora esistono anche versioni appositamente create per Windows e Mac OS X(http://www.dur.ac.uk/p.j.heslin/Software/Diogenes/) che non richiedono l'installazione di un emulatore Perl.

[4] Brepols permette anche un accesso alle banche dati su server remoto per utenti singoli o istituzioni abbonati (http://www.brepolis.net/).
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