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Serena Baiesi

La letteratura australiana e neo-zelandese tradotta in Italia dal 1988 ad oggi

Lungamente ignorata dal panorama letterario internazionale, la letteratura australiana, così come quella neo-zelandese, si è diffusa oltre i propri confini geografici a partire dall'ultimo ventennio del secolo scorso in seguito dell'assegnazione del premio Nobel per la letteratura dell'australiano Patrick White (1973) e grazie alla fama acquisita a livello internazionale da parte di romanzieri appartenenti alla generazione successiva quali David Malouf, Peter Carey e Tim Winton. Il 1988 ha rappresentato un momento significativo per la storia del continente australiano, data del bicentenario dell'insediamento britannico nella colonia del New South Wales, ed inoltre ha segnato un turning point per la cultura australiana che, uscendo dai propri confini geografici, si è proiettata verso una più decisa internazionalizzazione. Non è un caso che proprio nel 1988 lo scrittore Peter Carey vince il premio letterario inglese più prestigioso, il Booker Prize, suggellando questa disseminazione letteraria dell'Australia nel mondo. L'Italia non è rimasta immune al fascino di tale letteratura, al contrario, assistiamo da allora ad una diffusione sistematica del romanzo proveniente dagli antipodi grazie ad una costante e immediata opera di traduzione che esaudisce il desidero di un pubblico sempre più curioso nei confronti di questa produzione narrativa. Tuttavia, oltre a concentrare il nostro discorso sui singoli autori e i testi che hanno circolato in Italia in traduzione nell'ultimo ventennio, è utile presentare il romanzo australiano contemporaneo, esaminandone le varie forme, i temi e le influenze che lo caratterizzano.
Così come ha rilevato Bruce Bennett nel suo saggio dedicato ai movimenti culturali australiani in epoca moderna, nell'immaginario collettivo di questo paese l'idea di una nazione nata da una colonia ha dominato il discorso pubblico fino dalla fondazione della Federazione nel 1901 ed è stata successivamente sostituita, a partire degli anni '60 del Novecento, da una più radicale messa in discussione e revisione della storia nazionale alla luce dei rapidi ed importanti mutamenti avvenuti dentro e fuori il paese. [1] Un importante elemento che ha contributo al cambiamento delle tendenze, delle ideologie e dei gusti letterari e alla conseguente diffusione della letteratura australiana a livello internazionale è quello derivato dalla tecnologia informatica. Essa ha accelerato in maniera esponenziale la circolazione delle idee e, di conseguenza, anche delle espressioni artistiche e letterarie. Il World Wide Web ha senza dubbio giocato un ruolo di primo piano nel rapporto dell'Australia con il mondo: dal vicino oriente, alle più lontane americhe e all'Europa. La letteratura risente e registra più che in passato le tensioni che sollecitano il singolo artista posto in continua relazione e interazione con il mondo esterno in un periodo di rapidi mutamenti a livello di relazioni internazionali che coinvolgono la politica, il sociale, l'economia e l'arte.
Dopo il periodo di grande influenza giocata dagli Stati Uniti sull'Australia in campo politico ed economico, e di conseguenza anche culturale, durante gli anni Novanta del secolo scorso, l'attenzione del continente australiano si è spostata verso le aree geografiche più prossime, quali il continente asiatico e le isole circostanti. Tale spostamento produce un fecondo momento di indagine letteraria che si apre e dà voce ai movimenti letterari così detti post-coloniali, unitamente a quelli femministi e post-moderni. La sperimentazione letteraria del periodo si dirige dunque verso nuove forme ed esperienze linguistiche ed è aiutata anche dalla assegnazione da parte del governo australiano di fondi destinati al sostentamento economico di scrittori e case editrici. Infine, anche la critica e la ricerca universitaria sono state coinvolte nella diffusione della letteratura australiana, tramite il consolidamento della materia come oggetto di studio a livello avanzato, così da rafforzare ulteriormente lo statuto della sua arte in ambito locale e nazionale. Questi fattori, economici e culturali, hanno contribuito ad un incremento sostanziale nella pubblicazione di romanzi in Australia e alla loro circolazione nel mondo. Tuttavia, non possiamo considerare tale produzione frutto di una società omogenea, ma piuttosto nata dalla convivenza di numerosi gruppi etnici e sociali mossi da interessi economici e politici diversi tra loro, tutti alla ricerca di un proprio spazio culturale e influenzati dalle preferenze del pubblico e delle strategie di mercato.
Si tratta dunque di un panorama letterario complesso ed eterogeneo di difficile classificazione che ben rispecchia il cambiamento costante che la società australiana ha subito durante gli ultimi decenni del secolo scorso e i primi del nostro ventunesimo. Dagli anni '80 del Novecento la letteratura australiana ha incrementato la sua produzione grazie alle opportunità editoriali nazionali e internazionali. Da qui nasce la questione largamente dibattuta dalla critica riguardante la classificazione del romanzo più propriamente australiano in un'epoca in cui gli scrittori escono invece sempre più di frequente dai confini nazionali – sia fisicamente, sia per i temi da loro trattati – dando vita ad una narrativa transnazionale, una World Literature, piuttosto che ad una produzione nazionale e circoscritta ai singoli stati in cui si parla la lingua inglese. Non a caso numerosi autori australiani sono espatriati trovando dimora principalmente negli Stati Uniti d'America e in Inghilterra, pur mantenendo un filo diretto con la loro terra d'origine tramite i loro romanzi che si aprono a nuove scene e realtà internazionali, anche editoriali, ma sempre in dialogo con la madrepatria.
Un autore nativo degli antipodi, ma vissuto lungamente tra Stati Uniti ed Europa, che ha goduto di larga fama mondiale fu Morris West (1916-1999). West pubblicò numerosi romanzi, di cui rimangono famosi i thrillers ambientati in Vaticano, in cui predominano gli intrighi religiosi e gli affari internazionali. Egli vinse diversi premi letterari ed è stato tradotto in molte lingue guadagnandosi la fama del re della fantapolitica. In Italia, i suoi romanzi circolano fin dagli anni cinquanta del Novecento anche in edizione economica, e di recente pubblicazione sono best-seller quali Masterclass (1988), uscito come Un tocco da maestro (a cura di Roberta Rambelli per TEA), Lazarus (1990), tradotto come Lazzaro, seguito da Il grande mediatore (The Ringmaster, 1991), entrambi tradotti da Rambelli per TEA, insieme a Gli amanti (The Lovers, 1993), a cura di Linda de Angelis per Sperling (Milano, 1996). Vanishing Point (1996) è pubblicato come Punto di fuga (1998) e Eminence come Eminenza (2000), tradotti entrambi da de Angelis ancora per Sperling.
Un altro esempio di scrittrice considerata espatriata australiana di fama internazionale, è quello di Shirley Hazzard, nata a Sydney nel 1931, ma cittadina britannica e statunitense, la quale ha viaggiato il mondo fin dall'adolescenza stabilendosi a New York, e frequentando assiduamente l'Italia. Uno dei suoi romanzi più famosi The Transit of Venus (1980), uscito in Italia con il titolo Il passaggio di Venere (traduzione di Pier Francesco Paolini per Sperling & Kupfer, nel 1981 e di Daniela Guglielmino per Einaudi, nel 2009), è l'unico romanzo che, narrando vicende di personaggi e di luoghi internazionali, include anche un tocco di Australia. Al contrario, il più recente The Great Fire (2003), vincitore dell'American National Book Award, e uscito in Italia nel 2005 (Il grande fuoco, tradotto da Daniela Guglielmino per Einaudi), è ambientato principalmente fra la Cina e il Giappone nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, quindi difficilmente classificabile come propriamente australiano.
Per altri autori che invece vantano natali australiani, oppure che hanno vissuto lungamente in questo paese, ma sono emigrati o assenti dalla loro nazione per lunghi periodi, la cultura di questo paese è sistematicamente implicita e spesso resa esplicita nella loro produzione letteraria. Essi rivolgono la loro attenzione alla storia australiana pur mantenendo uno sguardo sempre aperto verso altri continenti e altre realtà storiche. Questo è il caso, di scrittori e scrittrici di fama internazionale quali Christina Stead, Patrick White, Elizabeth Jolley, Thomas Keneally, David Malouf e Peter Carey.
Christina Stead (1902-1983), pur descrivendo con grande maestria l'ambiente di Sydney in Seven Poor Men of Sydney (1934), tradotto nel 1988 da Aldo Busi (Sette poveracci di Sydney per Garzanti), ambienta altrettanti famosi romanzi al di fuori degli Antipodi, come The Man Who Loved Children (1940), tradotto in Italia da Floriana Bossi nel 1978 come Sabba familiare per Garzanti e riedito nel 2004 per Adelphi con il titolo L'uomo che amava i bambini. Sebbene la maggior parte dei romanzi della Stead furono scritti dagli anni '40 agli anni '70 del Novecento, le traduzioni italiane sono più recenti, alcune apparse in diverse edizioni successive: Letty Fox: Her Luck, 1946, viene tradotto come Letty Fox da Grazia Pisoni nel 1953 per Baldini & Castoldi e nel 2004 da Adriana Bottini per Adelphi; A Little Tea, a Little Chat (1948) viene tradotto solo nel 1994 da Carlo Brera come Un tè e quattro chiacchiere per Adelphi; così come The Rightangled Creek: A Sort of Ghost Story (1967) viene tradotto nel 1992 da Paola Grandini per Theoria, Roma, con il titolo La casa vicino al ruscello: quasi una storia di fantasmi; ed infine The Little Hotel (1973) è stato tradotto come Il piccolo hotel nel 2008 da Franca Cavagnoli per Adelphi. Insieme a Patrick White, la Stead è considerata una delle più importanti narratrici australiane della storia europea post-bellica, perché entrambi gli scrittori cercano di cogliere e di riprodurre in un'ottica disincantata e satirica la grande voragine provocata dalla disillusione nei confronti di una civiltà occidentale moderna sconfitta dalla guerra mondiale. Essi prendono distanza dal romanzo australiano realistico dell'epoca precedente, cercando l'individualità modernista e rappresentando il mondo con una voce nuova che si fa disincantata e disperata.
Anche Patrick White (1912-1990), riconosciuto come il grande innovatore del romanzo australiano moderno, non sempre ambientò le sue opere in Australia, ma dimostrò uno stile e un'eccellenza narrativa uniche e al di fuori di un mainstream letterario tipicamente australiano, tanto da guadagnarsi il premio Nobel per la letteratura. Il primo romanzo tradotto in Italia fu Voss (1957) pubblicato nel 1965 da Piero Jahier per Einaudi come L'esploratore, in cui White rievoca la storia coloniale del suo paese smascherandone l'ipocrisia ma esaltandone le infinite qualità naturali. Il mondo descritto da White è frammentato, nel quale ai protagonisti è lasciato il compito di ricostruire i pezzi della storia, sebbene tale compito sia spesso insolvibile e distruttivo. Tra le varie opere tradotte nel nostro paese, si segnala la recente ristampa del romanzo The Eye of the Storm, tradotto da Loredana Da Schio, Rodolfo Delmonte e Paolo Nordio per Bompiani (1974 e 2011), dal quale è tratto l'adattamento cinematografico di Fred Schepisi uscito nel 2011. Si tratta di un'epopea famigliare narrata da un'ottica tutta al femminile che si avvale della tecnica affascinante e complessa del flusso di coscienza, tipica del romanzo modernista. L'Australia di Patrick White viene descritta come una meraviglia naturale ricca di mitologia simbolica, che verrà ripresa e rielaborata dalla generazione futura di romanzieri, ed in particolare da David Malouf e Peter Carey, anch'essi promotori di una letteratura australiana che, tramite la sperimentazione e la contaminazione linguistica e stilistica, esce dai confini nazionali.
La scrittrice Elizabeth Jolley (1923-2007) è di converso un'emigrata inglese che arriva in Australia alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso. Pioniera nella scrittura creativa, la sua carriera decollò solo verso gli anni Settanta, e nel 1986 vinse il premio letterario australiano più prestigioso, il Miles Franklin Award, per il romanzo The Well (tradotto in Italia da Sara Caraffini come Il pozzo, per Marcos y Marcos nel 1995). La sua tecnica narrativa è ibrida, e i riferimenti culturali dell'autrice sono quelli europei, arricchiti dalla sua esperienza di vita australiana. Narratrice di realtà cupe e gotiche, i suoi romanzi cercano di svelare realtà poco conosciute della vita delle donne, spesso con risvolti autobiografici, perché parlano di esperienze personali e di paure condivise con la comunità femminile.
Vincitore nel 1982 del Booker Prize con il romanzo Schindler's Ark (tradotto in Italia da Marisa Castino Bado come La lista di Schindler nel 1985 per Frassinelli), in seguito adattato al grande schermo ottenendo un successo internazionale come Schindler's List di Steven Spielberg – che gli valse l'Oscar come miglior film –, Thomas Keneally (nato nel 1935 a Sydney) inaugurò la sua carriera letteraria narrando vicende australiane: dai galeotti agli aborigeni al tempo delle colonie. Tra i suoi lavori più recenti, in cui egli dedica spazio all'Australia dopo la parentesi dedicata all'Olocausto, si ricordano: The Playmaker (1987) tradotto in Italia come Attori per un giorno da Franca Piazza nel 1988; Woman of the Inner Sea (1992) pubblicato nel 1994 con traduzione di Mario Biondi come La donna del mare interno; e infine A River Town (1995) uscito come La città in riva al fiume a cura di Pier Francesco Paolini nel 1997, tutti editi da Frassinelli. Keneally è attento narratore di vicende storiche, australiane ed europee, alle quali affianca una rigorosa analisi psicologica dei personaggi.
La fama internazionale di David Malouf (nato a Brisbane nel 1934) si è consolidata grazie in parte al lavoro di promozione fatto dalle case editrici inglesi che pubblicano le sue opere in tutto il mondo, ma soprattutto al suo stile transnazionale orientato appunto ad un pubblico esteso e che hanno valso allo scrittore svariati premi letterari. La prosa di questo scrittore è stata definita "urban, poetic and classically allusive" [2]; e sebbene i temi trattati e i luoghi dei suoi romanzi siano spesso australiani, i problemi e le questioni da lui sollevati sono di tipo universale e umanistico. Vincitore nel 1996 dell'Impac Dublin Literary Award per Remembering Babylon (1993), tradotto da Franca Cavagnoli nel 1997 come Ritorno a Babilonia per Frassinelli, Malouf ha pubblicato vari romanzi, ma anche racconti brevi e raccolte poetiche. Le traduzioni italiane delle sue opere sono tardive perché apparse solo in seguito alla vincita del premio letterario. Infatti, uno dei primi lavori a rendere questo scrittore conosciuto fuori dell'Australia fu An Imaginary Life (1978), apparso in Italia solo nel 1994 come Una vita immaginaria, tradotto da Raffaele Giannetti e Sabrina Pirri per NIE e per Frassinelli nel 2004. A seguire, sono circolati sul mercato editoriale italiano i seguenti romanzi: Fly Away Peter (1982), pubblicato come Vola via (2004); The Great World (1990), tradotto Nel mondo grande (2000); The Conversations at Curlow Creek (1996), uscito come Conversazioni a Curlow Creek nel 1998; infine Ransom (2009), pubblicato in Italia come Io sono Achille nel 2010 – tutti tradotti da Cavagnoli per Frassinelli.
Infine, uno degli autori australiani più tradotti e conosciuti in Italia e nel mondo è Peter Carey (n. 1943), nativo dello stato di Victoria e residente per un lungo periodo a New York, ha ricevuto, tra i vari premi, due volte il Booker Prize (Oscar and Lucinda, 1988 e True History of the Kelly Gang, 2008) e tre il Miles Franklin Award (con Bliss, 1981; Oscar and Lucinda, 1989 e Jack Maggs, 1998). Il fatto di vivere lontano dal proprio paese spinge Carey a stabilire un contatto più stretto con l'Australia tramite la sua prosa, narrandone la cultura, la storia e i vari protagonisti, spesso personaggi falliti e sconfitti. Il suo primo lavoro tradotto in Italia, Bliss (1981), è apparso solo nel 2003 per Frassinelli, dopo che la fama dell'autore si era consolidata a livello internazionale, seguito da Illywhacker (1985), non tradotto in italiano. Successiva sarà pubblicazione del più famoso Oscar e Lucinda (1988), pubblicato in Italia da Longanesi con traduzione di Mario Biondi nel 1990, che attirò l'attenzione del pubblico e della critica. Quest'ultimo è un romanzo coloniale, comico ed epico allo stesso tempo, in cui l'autore rielabora in chiave fantastica la storia di un viaggio allegorico intrapreso dall'Inghilterra all'Australia in epoca vittoriana dal protagonista Oscar Hopkins. The Tax Inspector (1991) viene pubblicato in Italia nel 1993 come L'ispettrice delle tasse (tradotto da Pier Francesco Paolini per Longanesi) e Jack Maggs (1997) nel 1999 da Mario Biondi per Frassinelli, in cui l'autore riprende la storia del personaggio dickensiano Abel Magwitch di Great Expectations, raccontando le sue avventure fantastiche. Un altro romanzo che ha ricevuto premi e ampia circolazione è True History of the Kelly Gang – la cui leggenda è stata adattata più volte per il grande schermo – pubblicato nel 2000 e tradotto come La ballata di Ned Kelly per Frassinelli nel 2002 da Biondi. Qui Carey riprende la figura leggendaria del bandito Ned Kelly – eroe popolare in lotta contro le autorità – apparsa in varie ballate dell'epoca, e la consacra alla mitologia coloniale australiana modernizzando la storia grazie alla sua inventiva e utilizzando un linguaggio ironico e sperimentale. Nel 2003 esce My Life as a Fake, tradotto nel 2005 come Falso d'autore per Frassinelli a cura di F. Cavagnoli e nel 2006 Theft: A Love Story (pubblicato l'anno successivo a cura di Vincenzo Mantovani da Feltrinelli come Furto: una storia d'amore) seguiti dal recente His Illegal Self (2008) tradotto nel 2009 da V. Mantovani per Feltrinelli come Piccolo fuorilegge. In questi ultimi romanzi Carey si interroga sulla vera natura dell'arte, la falsità della rappresentazione e la ricerca dell'autentica identità del singolo in un mondo dove tutto appare come ciò che non è.
Il variegato panorama del romanzo australiano non si esaurisce con i nomi più noti degli autori riconosciuti sulla scena internazionale, perché, come si è accennato, a partire dagli anni Novanta del Ventesimo secolo, accanto al desiderio di internazionalizzazione e innovazione della narrativa avanzato da autori e pubblico, molta enfasi è stata data alle diversità ideologiche e politiche che il testo andava raffigurando. E se in precedenza lo scopo dello scrittore era quello di cercare di dar forma ad un'identità nazionale australiana unitaria, ora, invece, il fine evidente è di mettere in luce la marginalità e la differenza all'interno della comunità. A seguito della politica fallimentare promossa dal governo australiano nelle epoche precedenti all'unificazione, volta alla fusione, spesso forzata, delle singole identità che coabitavano il paese – si pensi alla violenza attuata nei confronti della popolazione aborigena con l'intento di assimilarla completamente a quella anglosassone ai fini di farla scomparire – ora si incoraggia una convivenza basata sulla "reconciliation" (riconciliazione) delle diversità culturali, che prevede uguaglianza di diritti e possibilità di espressione della differenza, pur appartenendo alla stessa nazione. Di conseguenza, l'offerta letteraria australiana contemporanea è arricchita da produzioni provenienti delle minoranze: dalle donne agli aborigeni, dagli immigrati agli omosessuali. Leggendo queste voci diverse, e spesso discordanti, troviamo sperimentazioni a livello stilistico e linguistico del tutto originali, praticate con successo da autori e autrici che esprimono la molteplicità e la ricchezza della letteratura australiana, per questo definita come manifestazione di una "new diversity of Australian fiction". [3]
A lungo escluse dal canone letterario australiano, le donne scrittrici hanno trovato spazio e riconoscimento grazie al lavoro pionieristico e militante dell'australiana Germaine Greer (n. 1939), la quale segnò negli anni Settanta la "second wave" del femminismo internazionale, e, con il suo The Female Eunuch (1970), riedito nel 2000 da Mondadori come L'eunuco femmina (traduzione di Alberto Govi e Silvia Stefani), ha sensibilizzato l'opinione pubblica, non solo nazionale ma di tutto il mondo occidentale nei confronti del tema della donna scrittrice e relativi gender issues. Sotto tale impulso la scrittrice Helen Garner (n. 1942) ha inaugurato il romanzo a carattere femminista degli stessi anni con il suo Monkey Grip (1977), tradotto in Italia nel 1998 come La febbre della scimmia (a cura di Elisabetta Valdre per Theoria) e il più recente The Spare Room (2008) apparso come La stanza degli ospiti (2009), tradotto da Delfina Vezzoli per Mondadori. Questa autrice iscrive la propria produzione letteraria all'interno di una tradizione dichiaratamente femminista, esplorando la sessualità della donna e cercando nuove forme espressive. Numerosi altri romanzi sono apparsi sulla scia di questa onda letteraria, includendo autrici che esprimono accordo o disappunto nei confronti della teoria di gender studies, ma restano ancora non tradotti in Italia.
Un altro importante filone letterario che si sta imponendo sul mercato editoriale australiano, e in parte su quello internazionale, è la letteratura aborigena. Pur essendosi tradizionalmente manifestata e tramandata di generazione in generazione attraverso arti visive e racconti orali, a partire dagli ultimi trenta anni del secolo scorso la cultura dei nativi aborigeni si è diffusa anche sottoforma di elaborazione scritta. Il popolo degli aborigeni è stato oppresso e privato di diritti civili a seguito dell'invasione coloniale europea, per questo la loro letteratura ha un forte carattere politico e di rivendicazione sociale. Il genere del romanzo, in particolare, viene utilizzato a scopi sia culturali – per far conoscere le proprie tradizioni e capacità artistiche – ma anche, e soprattutto, per manifestare pubblicamente dissenso e un malessere comune. A partire dal 1992, anno in cui venne ratificata la sentenza Mabo, quando cioè la corte federale australiana riconobbe il "native title" (diritto di proprietà) degli aborigeni su un determinato territorio, revocando il carattere di terra nullis (terra di nessuno) generalmente attribuito al continente dopo la colonizzazione britannica, la letteratura aborigena ha rafforzato una sua peculiarità e responsabilità nell'affermare il proprio punto di vista e un diritto di parola. Accanto alla produzione poetica e narrativa autobiografica, largamente utilizzata dagli scrittori indigeni per narrare con sofferenza le proprie vicende familiari, il romanzo viene generalmente adottato da scrittori detti "urban" e con una "education", da coloro cioè che hanno avuto accesso ad una istruzione superiore. Sebbene la produzione letteraria aborigena sia ricca a livello locale, poco è stato tradotto, soprattutto in Europa. Di fatto, uno dei pochi romanzi aborigeni apparsi in Italia è My Place (1987) di Sally Morgan (1951), divenuto La mia Australia (a cura di Maurizio Bartocci per Bompiani), in cui l'autrice ripercorre la sua infanzia e la scoperta delle proprie origini aborigene, volutamente celate e negate dalla nonna materna per proteggere la famiglia dalle discriminazioni razziali e sociali. Della stessa generazione, Alexis Wright, nata nel 1950 e di origine mista (madre aborigena e padre irlandese), è attiva sostenitrice dei diritti degli aborigeni e nota autrice. Il suo più recente romanzo, Carpentaria (2006), le è valso il Miles Franking Award, ed è stato tradotto in Italia da A. Sirotti e L.G. Staffilano nel 2008 come I cacciatori di stelle per Rizzoli. Si tratta di una storia che ruota attorno alle vicende di una famiglia aborigena ambientata nel golfo di Carpentaria nella regione del Queensland.
Il romanzo di tipo politico è spesso scritto anche da autori immigrati in Australia da varie parti del mondo, oppure australiani di seconda generazione. Questo perché, anche per gli immigrati appartenenti a comunità multietniche, la questione dei diritti civili – con tutti le implicazioni politiche che ciò comporta – è molto sentita e dibattuta. Rosa Cappiello è senza dubbio una delle più conosciute scrittrice immigrate italiane in Australia, grazie al suo romanzo, scritto in italiano, Paese Fortunato, pubblicato nel 1981 da Feltrinelli. Nata a Napoli (1942-2008), la Cappiello arrivò in Australia nel 1971 e il suo romanzo semi-autobiografico, tradotto in inglese da Gaetano Rando, Oh Lucky Country (University of Queensland Press e riedito dalla Sydney University Press) è basato sulle sue vicende, non sempre fortunate, come italiana in cerca di lavoro all'estero, in una società che discrimina la donna immigrata e lavoratrice in fabbrica. Di una generazione diversa è invece Melina Marchetta, nata a Sydeny nel 1965 da genitori immigrati italiani. Nei suoi romanzi la scrittrice narra i conflitti culturali della società multietnica australiana contemporanea, indirizzandosi ad un pubblico giovane: Looking for Alibrandi (1992) è stato tradotto come Terza generazione da Angela Ragusa per Mondadori (1999), e il più recente Saving Francesca (2003) come Il mondo in briciole da Elge Costantino sempre per Mondadori nel 2004.
Sul versante degli immigrati asiatici invece Beth Yahp (nata in Malesia nel 1964) è un esempio di scrittrice dal doppio bagaglio culturale: asiatico e australiano. Nel suo romanzo, The Crocodile Fury (1992) tradotto come La furia del coccodrillo da Roberta Buffi nel 1998 per Tranchida, la scrittrice adatta il racconto mitico malesiano al romanzo contemporaneo, alternando storie famigliari a favole, riferimenti religiosi della tradizione cristiana a miti e riti pagani. Questa tipologia di narrazione non segue una cronologia lineare, tipica del romanzo moderno occidentale, ma predilige una struttura ciclica e fantastica, assumendo spesso la forma del realismo magico non troppo diverso da quello che troviamo nel romanzo postcoloniale sudamericano del XX secolo. Dello stesso filone letterario, hanno riscosso notevole successo di pubblico a livello internazionale anche i romanzi che narrano vicende di giovani australiani figli di immigrati dal continente asiatico come Unpolished Gem (2006) di Alice Pung, tradotto da Adele D'Arcangelo come Gemma Impura nel 2010 per Mobydick, e The Boat (2008) di Nam Le tradotto da Elisa Banfi come I fuggitivi per Guanda nel 2009.
L'Europa e l'Asia sono continenti che attirano la curiosità dello scrittore australiano, anche non immigrato, tanto che il dibattito sulla legittima appropriazione di luoghi e temi, il così detto "orientalismo" [4], utilizzato da voci non originarie di determinate realtà o culture è stato quanto mai animato negli ultimi decenni, coinvolgendo l'intera opinione pubblica circa l'autenticità del romanzo a seconda dell'origine del proprio autore. Un'accesa controversia a riguardo è nata in Australia con il "caso Demidenko", ovverosia con la pubblicazione del romanzo The Hand that Signed the Paper (1995), non tradotto in Italia, che narra la difficile storia di immigrati dell'Europa dell'Est in Australia. L'autrice di questo racconto, di origine inglese, ha adottato come pseudonimo un cognome inventato di origine ucraina, al fine di rendere più autentica la sua storia. Dopo la vincita di premi letterari, la vera identità della scrittrice è stata rivelata, dando origine ad un dibattito animato circa la legittimità autoriale nel narrare argomenti storici dal punto di vista delle minoranze culturali. Tale episodio non è l'unico ad essere stato smascherato in Australia, dove la casistica delle così dette "frodi letterarie" è abbastanza ampia, tanto da aver influenzato anche il mercato internazionale in cui circolano romanzi tradotti come originali di immigrati o aborigeni, sebbene gli autori non lo siano affatto. Uno dei nomi più conosciuti è quello della scrittrice americana Marlo Morgan (1937), la quale nel 1990 pubblica il romanzo Mutant Message Down Under (1990), tradotto in Italia da Piccioli M. B. come E venne chiamata due cuori (1994) per Sonzogno, in cui l'autrice, guadagnando un grande successo di pubblico, narra storie riguardanti la popolazione aborigena australiana, nonostante lei non sia aborigena. Questa narrazione ha suscitato grande indignazione da parte della popolazione nativa australiana, tanto da avviare un'inchiesta per denunciare le inesattezze del racconto. Molto accesa è a tutt'oggi la discussione circa quella che viene definita "autenticità" del romanzo, in particolare quando l'autore diventa portavoce di eventi storici che riguardano minoranze colpite da soprusi razziali e sociali, quando cioè il valore morale rappresentato dal racconto e i valori che trasmette sono particolarmente sentiti dalle parti sociali coinvolte. Tuttavia la critica di tipo post-strutturalista rivendica la possibilità di ogni autore di inventare fatti a sfondo storico utilizzando appositamente il genere del romanzo, proprio perché esso permette la mescolanza di verità e finzione prescindendo da ogni questione di autorità o autenticità, tipici della prosa politica e sociale e della narrazione propriamente biografica.
Un particolare interesse di pubblico si è inoltre mostrato nei confronti del recente romanzo australiano in cui vengono mescolate componenti realistiche che coinvolgono politica e vita quotidiana, intrecciate con elementi fantastici e metafisici. Sebbene il romanzo realista australiano affondi le radici negli anni cinquanta del Novecento, la componente del realismo magico è senz'altro più recente, e la ricerca di una sorta di trascendenza ricercata nel racconto si è dimostrato un elemento ricorrente e portante nella narrativa australiana soprattutto da Patrick White in avanti. In una società altamente utilitaristica come quella australiana, fondata e cresciuta all'insegna dello sviluppo e dello sfruttamento materiale, non è un caso che gli autori ricerchino una componente spirituale nella vita dell'uomo attraverso la loro arte. La presenza dell'effetto magico, caro a David Malouf, è ricorrente anche in altre produzioni moderne che mettono in scena problemi sociali, profezie e, allo stesso tempo, visioni metafisiche. Si tratta di un "literary mysticism" perseguito da molti scrittori tra i quali il più noto a livello internazionale è senza dubbio Tim Winton (n. 1960). Nativo di Perth, sebbene non fondi la sua narrativa sugli effetti "magici" ma piuttosto su un realismo regionale, quello dello stato del Western Australia dove egli è cresciuto e dove vive, Winton mescola il suo interesse per la vita comune delle persone e il rapporto con l'ambiente esterno, senza tuttavia tralasciare altre dimensioni mistiche della vita umana. Fin dal suo debutto letterario, Winton ha vinto numerosi riconoscimenti: dal Vogel Award per il suo primo romanzo An Open Swimmer (inedito in Italia) del 1982, al Miles Franklin Award, ricevuto due volte, per Shallows (1984) non tradotto in Italia, e per Cloudstreet (1991) tradotto da Maurizio Bartocci nel 2003 con il medesimo titolo per Fazi. Sono inoltre apparsi sul nostro mercato editoriale numerosi altri suoi lavori: That Eye, The Sky (1986), tradotto come Quell'occhio, il cielo da Stefano Fummolini per Fazi (1997); In the Winter Dark (1988) a cura di M. Bartocci nel 1999 come Nel buio dell'inverno per Fazi; The Riders (1994) uscito sempre per Fazi e tradotto da Isabella Ciapetti come I cavalieri nel 2004; Dirt Music (2001) tradotto da M. Bartocci mantenendo lo stesso titolo per Fazi nel 2005; The Turning (2004) uscito a cura di Giuseppe Manaro come La svolta nel 2007 per Fazi; ed infine Breath (2008) in traduzione per Neri Pozza come Respiro a cura di Luca Briasco nel 2009. I romanzi di Tim Winton risentono di un influsso vernacolare nella loro allusività, e trattano di relazioni sessuali e famigliari, di interazioni tra le persone e la natura che le circonda, senza escludere la presenza di una fede trascendente che si rivela tramite simboliche apparizioni.
I conflitti generazionali, così come le relazioni sessuali o gli abusi di droga e alcol sono i temi esplorati dalla nuova generazione di scrittori a partire dagli anni novanta del secolo scorso. Si segnala a questo proposito il romanzo The Slap (2008) di Christos Tsiolkas, tradotto come Lo schiaffo da M. Rossari nel 2011 per Neri Pozza, in cui l'autore esplora pregiudizi razziali e sessuali che pervadono la società australiana multietnica e moderna mescolando punti di vista, generazioni e background culturali. Accanto ai così detti romanzi "grunge" come Julia Paradise (1986) di Rod Jones (n. 1953) tradotto in Italia come Il caso Paradise nel 1988 da Marisa Bado per Rizzoli, in cui le esperienze sessuali vengono esplicitate e ampliate verso orizzonti alternativi, troviamo un ritorno alla narrativa incentrata sul luogo, il bush australiano, sulla favola e sulle vicende storiche familiari con Eucalyptus (1988) di Murray Bail, nativo di Adelaide (n. 1941) e tradotto da Idolina Landolfi nel 1999 per Mondadori. In questo romanzo l'autore riprende la tradizionale narrativa basata sullo "storytelling" ibridandola con nuove forme, consolidando una nuova tipologia di racconto che mescola storia nazionale con vicende famigliari e la biografia con l'autobiografia. Anche la scrittrice Kate Grenville, (n. 1950), considerata una delle più affermate nel panorama letterario australiano contemporaneo e vincitrice di vari premi letterari, riprende nei sui romanzi storie coloniali che si intrecciano a quelle del popolo aborigeno, trasformandole in romance famigliari, come accade in The Secret River (2005), tradotto come Il fiume segreto (2008) a cura di Roberta Scarabelli per Longanesi nel 2008. In Italia è stato tradotto anche il romanzo Lilian's Story (1985) da Laura Pugno come La storia di Lilian nel 1998 per Theoria, in cui l'autrice riprende il filone gotico realistico per narrare una storia femminile di sfruttamento e subordinazione, come metafora della conquista patriarcale coloniale del territorio.
Un altro genere molto utilizzato dai narratori australiani contemporanei e quello della letteratura indirizzata ad un pubblico giovane e che tratta storie di adolescenti, i cosiddetti "young adults". Alyssa Brugman (nata nel 1974) è l'autrice di numeri romanzi incentrati su esperienze adolescenziali, nei quali ella indaga su problemi legati all'identità del singolo e la relazione con il gurppo, la scoperta della sessualità, l'amicizia e la ricerca di un luogo di appartenenza. Il più recente è intitolato Alex as Well (2013) tradotto lo stesso anno da Aurelia Martelli per Giralangolo (Torino) con il titolo Alex e Alex. Un'altra prolifica autrice di romanzi per giovani lettori, ma di genere fantasy, è Alexandra Adornetto (classe 1992), talento precoce il cui primo romanzo venne scritto all'età di soli 13 anni. Dei più noti si ricordano: Halo (2010) tradotto come Rebel da Alice Gerratana e Laura Prandino per Nord (Milano) nel 2011; Hades (2011) e Heaven (2012) tradotti entrambi da Susanna Molinari con i rispettivi titoli Sacrifice (2011) e Heaven (2014) sempre per la casa editrice Nord.
Sempre appartenente al genere fantastico, sono le trilogie incentrate su storie di maghi in luoghi lontani e immaginari ad opera di Trudi Canavan (n. 1969), scrittrice nata e residente in Australia e tradotta in molte lingue europee e asiatiche. The Black Magician (2001) è la serie più conosciuta a livello internazionale, tradotta in Italia a distanza di alcuni anni da Adria Tissoni, inizialmente per Nord e ristampati da TEA (Milano). Ne fanno parte: The Magicians' Guild (2001) tradotto come La corporazione dei maghi (2007); The Novice (2002) come La scuola dei maghi (2008) e The High Lord (2003) infine come Il segreto dei maghi (2009). Carla Gaiba invece ha tradotto la serie successiva uscita dal 2011 al 2013 come La spia dei maghi, La guaritrice dei maghi e La regina dei maghi, tutti per Nord editore.
Restando in campo femminile, un genere tradizionalmente scritto e amato da un pubblico di donne, questa volta adulte, è il novel romance, ampiamente adottato anche sul versante australiano da autrici di larga fama internazionale, premiate sia in Australia che negli Stati Uniti nella categoria del romanzo rosa, e di conseguenza tradotte in Italia per la serie Harmony di Mondadori (Milano). I titoli dei romanzi sono stati adattati alla collana in modo che possano essere immediatamente associati a questo genere, come Ti prego non spogliarti di Leah Ashton (A Girl Less Ordinary 2012) tradotto da Alessia Giovannini nel 2013; oppure Un letto di diamanti (2013) di Nicola Marsh (Marrying the Enemy 2012), premiata come The Best Love Story del 2013 in Australia. Infine segnaliamo la scrittrice Marion Lennox (1953) che vanta la pubblicazione di più di 50 romanzi tradotti sempre per Harmony in Italia, tra cui il più recente Taming the Brooding Cattleman tradotto come Ti odio perché ti amo (2012) da Daniela Alidori.
Scrittrice e giornalista di altro livello invece è Geraldine Brooks, nata a Sydney nel 1956 e residente principalmente negli Stati Uniti. Brooks ha iniziato la sua carriera professionale come giornalista scrivendo prima per il Sydney Morning Post, poi per il New York Times e infine per il Washington Post. In seguito ai suoi viaggi e alle sue inchieste, ha esordito come scrittrice pubblicando un'inchiesta sulla condizione delle donne mussulmane diventata un best-seller e tradotta in 17 lingue (in Italia è intitolata Padrone del desiderio: L'universo nascosto delle donne mussulmane, 1998). Infine, si è dedicata alla scrittura creativa pubblicando historical fiction. Nel 2001 esce Year of Wonders: a novel of the Plague, tradotto per Neri Pozza (Vicenza) da Francesca Diano come Annus Mirabilis. Con March (2005), tradotto nello stesso anno in Italia come L'idealista da Chiara Gabutti per Neri Pozza, la Brooks vince il premio Pulitzer per la narrativa. Il romanzo riprende la storia di Piccole donne di Louise May Alcott, narrando le vicende del padre delle sorelle March durante la guerra di secessione americana. Nel 2008 esce People of the Book tradotto come I custodi del libro da Massimo Ortelio sempre per Neri Pozza, in cui l'autrice narra la storia della Haggadah di Sarajevo attraverso gli occhi di una giovane restauratrice.
Sempre versante del romanzo storico, concludiamo la rassegna segnalando lo scrittore australiano Markus Zusak (nato a Sydeny nel 1975), figlio di immigrati dalla Germania e dall'Austria. Sebbene il suo romanzo più famoso sia in realtà indirizzato da un pubblico di giovani lettori, The Book Thief (2005) ha riscosso una fama internazionale, diventando un vero best-seller tradotto in 30 lingue. In Italia, circola come La bambina che salvava i libri (2007), tradotto da Gian M. Giughese per Frassinelli (Milano). Grazie al grande successo di pubblico, la storia ambientata nella Germania nazista di una bambina orfana che stringe amicizia con un giovane ebreo in fuga, è stata adattata per il cinema nel 2013 e in Italia è uscito nelle sale nel 2014 con il titolo Storia di una ladra di libri per la regia di Brian Percival.
Sul versante del romanzo moderno neozelandese non molto è stato tradotto in Italia. La produzione letteraria dalla fine del Novecento ai primi anni del Duemila è segnata da una tensione tra storia nazionale e storia privata, tra vicende pubbliche e famigliari, tra immaginazione e quotidianità. Una delle scrittrici contemporanee che ha conquistato fama internazionale è Janet Frame (1924-2004), la quale, con la sua vena visionaria crea mondi altri rispetto alla realtà. L'invenzione caratterizza la sua produzione artistica, sia a livello di personaggi che linguistico, in cui oltre alle convenzioni ella dà spazio a tutto ciò che non è nella norma. La scrittrice sfida la realtà vissuta da una società piccolo borghese inserendo nei suoi racconti elementi magici e metafisici per esplorare nel profondo il sé e gli altri, come accade nel più recente lavoro The Carpathians (1989) tradotto La leggenda del fiore della memoria a cura di Simone Garzella per Robin (2007) vincitore del Commonwealth Writers' Prize.

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Pubblicato il 20/04/2014
Note:


[1] Bruce Bennett, "Literary Culture since Vietnam: A New Dynamic", in The Oxford Literary History of Australia, eds Bennett B. and Strass J., Melbourne: Oxford University Press 1998 (pp. 239-264).

[2] Delys Bird, "New narrations: contemporary fiction", in The Cambridge Companion to Australian Literature, ed. Elizabeth Webby, Cambridge: Cambridge University Press 2000, p. 185.

[3] Susan Lever, "Fiction: Innovation and Ideology", in The Oxford Literary History of Australia, eds Bennett B. and Strass J., Melbourne: Oxford University Press 1998 (pp. 308-331).
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