Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso
Virginia Pili

Le letterature slave oggi

Riuscire ad individuare delle linee comuni di sviluppo nelle letterature slave contemporanee è affare complesso: alle innate caratteristiche nazionali di ciascun patrimonio letterario, si aggiunge il fattore dell'esplosione dell'Unione Sovietica e dell'intero campo socialista, che ha come scaraventato nello spazio, a grande distanza gli uni dagli altri, i frammenti che componevano un medesimo insieme.
Inoltre, l'attuale fase di crisi del settore librario spinge le case editrici ad essere caute nelle loro scelte, evitando esperimenti troppo audaci. A pagarne le spese le letterature meno conosciute al lettore italiano, che continuano a rimanere nell'ombra. Così, se la letteratura russa moderna gode di ampi margini di pubblicazione e traduzione, altre letterature, in special modo alcune di quelle legate all'area balcanica, sono ancora trascurate.
Nel tentativo di tracciare una rotta che aiuti la navigazione nel grande arcipelago delle letterature slave, possiamo considerare come nostra "stella fissa" il passato comunista, e, specularmente, le varie forme di reazioni al crollo della struttura; ma se ci allontaniamo da questa rotta principale, che tutte le letterature prese in esame hanno condiviso, ecco che compaiono innumerevoli sentieri e percorsi secondari: l'arcipelago si trasforma in un labirinto, il passato condiviso si fa sempre più lontano, e le singole letterature si trovano a dover codificare un presente segnato da esperienze che coinvolgono le singole nazioni. L'unica strategia possibile sembra allora quella di tracciare rotte individuali per ciascuna letteratura, prestando attenzione a quei punti in cui le direttrici di diverse tra esse paiono intersecarsi.

La letteratura russa contemporanea sembra muoversi secondo la direttrice passato-presente-futuro; su questa rotta principale si intersecano poi le correnti legate allo stile e al genere.
Non è semplice fare i conti allo stesso con un passato ingombrante come quello sovietico e con un presente non meno controverso come quello della Russia nell'era di Putin.
Innumerevoli sono i "filtri ottici" attraverso cui gli autori guardano alla storia e alle vicende umane, e che formano una gamma che va dal cinico realismo alla distopia postmodernista, passando per il sentimentalismo nostalgico.
I gialli di Boris Akunin (pseudonimo dello scrittore georgiano Grigorij Čkhartišvili), ambientati nella seconda metà del XIX secolo, rievocano il passato precedente all'epoca sovietica. Le avventure del detective Erast Fandorin si dipanano lungo quattordici romanzi (di cui in Italia da Frassinelli sono stati pubblicati 10 titoli): l'eroe è un vero e proprio Sherlock Holmes russo, intellettuale e atleta. Un'altra serie è dedicata alle indagini della monaca Pelagija, pubblicate in Italia sempre da Frassinelli: Pelagija e il bulldog bianco (2003), Pelagija e il monaco nero (2004), Pelagija e il gallo rosso (2005).
Tutti i romanzi di Akunin sono caratterizzati da un doppio livello di lettura: costruiti come un esperimento letterario, contengono numerosi riferimenti e giochi di citazioni, che sfidano il lettore a cogliere tutti i rimandi ai classici russi contenuti in quelli che solo all'apparenza sono dei semplici romanzi d'avventura.
Una carrellata su un passato ancora più lontano nel tempo ci viene data da Evgenij Vodolazkin con Il lauro(Elliot, 2013):nella Russia di metà del Quattrocento, il piccolo Arsenij viene istruito dal nonno nell'uso curativo delle erbe. Questa formazione segnerà il suo destino: dopo aver visto morire di parto la donna amata, inizierà a peregrinare per le campagne russe, cambiando aspetto e identità e portando aiuto al popolo sofferente.
Infine, non manca il filone documentaristico, di cui è ottimo rappresentante Fuga dal paradiso- La vita di Lev Tolstoj (Castelvecchi Editore, 2014) con cui Pavel Basinskij ricostruisce gli ultimi giorni di vita di Tolstoj e cerca di individuare le ragioni che lo spinsero a fuggire di casa. La "fuga dal paradiso" è l'ultimo viaggio intrapreso dal grande scrittore, conclusosi dieci giorni dopo con la sua morte. A distanza di quasi un secolo, Basinskij cerca di indirizzarci attraverso la selva di leggende e pettegolezzi per scoprire le vere motivazioni di questa fuga.
Il passato sovietico è stato oggetto negli ultimi vent'anni di una rielaborazione che lo ha portato a diventare, nel mondo concettuale di numerosi autori, una risorsa in cui cercare le radici culturali del paese.
È il caso di Viktor Erofeev, ad esempio, e del suo "Il Buon Stalin" (Einaudi, 2008), in cui le vicende autobiografiche legate alla pubblicazione dell'almancacco Metropol sono anche il pretesto per raccontare quasi cinquant'anni di storia dell'Unione Sovietica, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ai primi anni Novanta.
La vita nell'epoca sovietica viene ripresa da Dmitrij Prigov con Eccovi Mosca (Voland 2008), fantasmagorico viaggio per Mosca dove a condurci per mano è un moscovita purosangue; da Lev Rubinštejn, le cui salaci novelle, ancora poco note in Italia, sono state pubblicate nelle raccolte I fiori del male russi (a cura di Marco Dinelli, Voland 2001) e Schegge di Russia (Fanucci, 2002); e, infine, sono state recentemente ripubblicate le opere dello scrittore degli anni Sessanta Vasilij Aksenov, ora considerato un vero e proprio "classico moderno", I piani alti di Mosca (Baldini Castoldi Dalai, 2009) e Il Biglietto Stellato (Arnoldo Mondadori, 2010).
Diversa l'atmosfera che regna nella rivisitazione dell'epopea sovietica contenuta nel Museo dei fetidi (Felici Editore, 2012)di Andrej Astvacaturov, nipote del noto teorico e storico della letteratura Viktor Žirmunskij, che rievoca un'infanzia oppressiva sullo sfondo di una Leningrado che ormai non esiste più. L'autore ci accompagna con sarcasmo attraverso il microcosmo in cui ha vissuto da bambino, composto da un arcipelago di appartamenti, cortili, negozi accompagnati da una sinfonia di odori e suoni. Di fatto, è come se Astvacaturov catalogasse e riponesse in teche tutti i reperti dell'era sovietica, costruendo una versione alternativa della Kunstkamera di Pietro il Grande, la galleria dove l'imperatore russo raccoglieva curiosità naturali e mostruosi feti sotto formaldeide.
Rimangono tuttora inediti in Italia il romanzo Il Signor Hexogen (il nome del protagonista, intraducibile, allude a un composto esplosivo)di Aleksandr Prochanov (2002), abile spy story che descrive la "strategia della tensione" attuata dall'ex Kgb per portare al potere Vladimir Putin, non senza inquietanti spunti ultranazionalisti e antisemiti; Giustificazione (2001)di Dmitrij Bykov, in cui la nostalgia per l'era sovietica diventa la nota dominante che accompagna un intreccio ben congegnato.
Qualche parola a parte merita L'immortale di Olga Slavnikova (Einaudi 2006), il cui protagonista, un reduce della Seconda Guerra Mondiale che ha speso la vita al servizio dello Stato Sovietico, è l'unico sostentamento della famiglia:  per preservare il suo cuore ormai malandato, la moglie e la figlia lo fanno vivere in un'atmosfera artificiale del tutto immune dagli sconvolgimenti politici dei primi anni Novanta; uscito in Russia nel 2001, il romanzo può aver influenzato il notissimo film tedesco Goodbye Lenin!, di poco posteriore e dalla trama assai simile. Ci fu veramente un plagio? Difficile dimostrarlo, e in ogni caso il diritto d'autore difende non il pensiero dell'autore ma una sua specifica forma espressiva: ad Olga Slavnikova non rimane che rammaricarsi per il fatto che il suo romanzo non sia stato neppure citato nelle fonti d'ispirazione del film.
A differenza degli altri autori nominati nelle righe precedenti, Lev Danilkin preferisce all'approccio narrativo quello documentaristico, raccontando la biografia di Jurij Gagarin,(Gagarin, Castelvecchi, 2013) che nel 12 aprile 1961 decollava per fare il giro del pianeta ed entrava così di diritto nella storia, lasciando i panni del "giovanotto sovietico" per diventare il "Colombo dell'universo".
Danilkin si concentra nella disamina di quegli aspetti che rimanevano in secondo piano rispetto alla forgiatura dell'eroe sovietico, approfondendo i vari aspetti della sua biografia.
Anche Svetlana Aleksievic ha scelto di intraprendere la strada dell'opera documentaria, raccogliendo nel suo Tempo di seconda mano i risultati di oltre trent'anni di lavoro di ricerca, costruendo un ampissimo coro in cui decine di voci raccontano il dramma collettivo del crollo dell'Unione Sovietica. Ad essere chiamati in causa sono contadini, operai, ex funzionari del partito, ma anche misconosciuti eroi e eroine del tempo sovietico, che non sanno rassegnarsi al crollo degli ideali, sostituiti da un'esistenza in cui a dominare sono le leggi del capitale.

Se almeno apparentemente il processo di metabolizzazione del passato sovietico è a buon punto, attualmente è il presente a offrire le maggiori sfide agli autori russi.
Il traumatico abbandono dell'economia socialista e l'irrompere del capitalismo è ben esposto nei libri di Viktor Pelevin: l'autore nel corso degli anni traccia un filo ondivago che si tende da Omon Ra (Mondadori 1999) – definito dalla critica come l'ultimo romanzo sovietico – a Babylon (Mondadori Strade Blu, 2000), Un problema di lupi mannari nella Russia Centrale (Mondadori Oscar Piccoli Saggi 2000) e La vita degli insetti (Minimum Fax "Sotterranei"), per poi riportarci ancora una volta indietro con Il mignolo di Buddha (Mondadori Strade Blu 2001) la cui vicenda inizia nella Pietroburgo del 1919 per proseguire nella Mosca anni ʼ90. Al centro del mondo concettuale di Viktor Pelevin troviamo l'idea che un preciso momento, isolato sullo sfondo della trama, possa successivamente assurgere al ruolo di simbolo, fungendo da chiave di volta per cogliere il significato del contesto che lo circonda. (vedi Denissova 2011).
Di Pelevin sono stati pubblicati in Italia anchela raccolta di racconti La lanterna Blu (Mondadori Piccola Biblioteca Oscar 2002) e il romanzo La freccia gialla (Mondadori Piccola Biblioteca Oscar 2001), ennesima metafora sul passato e il presente della Russia: un treno corre verso un ponte distrutto mentre i passeggeri, presi dalle loro incombenze quotidiane, non trovano il tempo di preoccuparsi del loro destino.
Alla storia attuale si legano anche gli scritti di Eduard Limonov, personaggio controverso, noto in Italia anche grazie alla biografia scritta da Emmanuel Carrère (Adelphi, 2012). Il vero cognome di Limonov è Savenko, mentre lo pseudonimo richiama provocatoriamente il suono della parola russa che significa "granata". Lo scrittore ha attraversato cinquant'anni di luci e ombre della storia russa ed europea, e questo ha reso la sua produzione squisitamente autobiografica: il Diario di un fallito, oppure un quaderno segreto (Odradek, 2004),considerato dalla critica come una delle sue opere migliori, cuce insieme numerosi aneddoti ambientati in una New York fatiscente e insieme sontuosa; una simile operazione è stata svolta con Eddy-Baby ti amo (Salani, 2005; già pubblicato in Italia nel 1985 da Frassinelli con il titolo Al poeta russo piacciono i grandi negri) ambientato invece nella provincia sovietica, e che ripercorre le tappe della formazione giovanile di Limonov.
Nel 2001 Limonov è stato arrestato con diverse accuse, tra cui quella di aver cercato di organizzare una congiura nei quadri dell'esercito allo scopo di invadere il Kazakistan: dopo un anno in attesa di giudizio, è stato condannato a quattro anni di carcere per l'acquisto di armi, pur venendo assolto dalle altre accuse. Ha poi scontato due anni di carcere, di cui ha approfittato per scrivere altri due libri, il Libro dell'acqua (Alet Edizioni,2004)e Il trionfo della metafisica. Memorie di uno scrittore in prigione (Salani Editore, 2013): nel primosono raccolti sotto forma di scritti autobiografici diversi ricordi legati dal tema dell'acqua, in un range geografico che si sposta da Venezia al Mar Nero, da un bagno turco di Mosca a una spiaggia di Nizza; il secondo – che già nel titolo ombreggia le dostoevskiane Memorie di una casa di morti – racconta la prigionia di Limonov nella colonia penale n°13 di Saratov, che, seppur durata solo qualche mese, ha dato tempo allo scrittore di inquadrare la galassia umani dei suoi compagni di prigionia, a suo parere rappresentativo spaccato della Russia odierna.
Diversi racconti di Limonov sono stati pubblicati in antologie dedicate alla letteratura russa contemporanea: è il caso di The Night Souper (ne I fiori del male russi, Voland 2001); Odori e suoni (in Mosca sul palmo di una mano: 5 classici della letteratura russa contemporanea, a cura di Galina Denissova, PLUS 2005); Coca-Cola Generation and unemployed leader, La Tana e la Patria, L'età dei profeti (in Russian Attack, Salani Editore, 2011).
Affine a Limonov per vissuto e scelte narrative è il più giovane Zachar Prilepin, che con Patologie (Voland 2011)ci porta direttamente nel cuore del conflitto in Cecenia, a cui ha preso parte di persona offrendoci un ritratto asciutto e privo di qualsivoglia idealizzazione eroica della guerra.
Prilepin ha poi proseguito il suo percorso letterario con San'kja (Voland 2011) romanzo dedicato alle vicende di un giovane sbandato e senza prospettive che si arruola nel movimento "rosso-bruno" (nazional-bolscevichi, singolare mix fra nostalgia sovietica e squadrismo fascista) per trovare una via d'uscita al circolo vizioso in cui sembra rinchiusa non solo la sua vita ma anche il destino del paese; nel 2012 sempre da Voland viene pubblicata la raccolta di racconti autobiografici Il peccato e nel 2013, infine, La scimmia nera, dove l'inchiesta da parte di un giornalista su una clinica dove vengono custoditi dei bambini assassini finisce per tramutarsi in un'ossessione che distrugge la sua vita privata e personale.
Altri scrittori hanno fatto scelte opposte all'approccio cronachistico e autobiografico di Limonov e Prilepin: ne è un esempio l'opera di Mikhail Sishkin, che riprende la tradizione del postmodernismo e di cui in Italia sono stati pubblicati da Voland Capelvenere (2006), La presa di Izmail (2007) e Lezione di calligrafia (2009). Diversamente, le autrici femminili preferiscono concentrarsi sui destini individuali. È il caso di Ljumila Ulickaja, che si dedica nei suoi romanzi a una minuziosa indagine dell'animo umano, creando personaggi che trovano la forza di affrontare le vicissitudini dell'esistenza grazie a un'innata forza spirituale. Il suo interesse per questo genere di figure è stato ulteriormente dimostrata dal romanzo Daniel Stein traduttore (Bompiani, 2011), il cui protagonista è un ragazzo ebreo che riesce a farsi assumere come traduttore dalla Gestapo, e in questo modo riesce a permettere la fuga di 300 ebrei dal ghetto di Emsk. Il magnetismo di Stein e le sue avventurose vicende tengono insieme un puzzle narrativo non comune, che si muove tra l'Europa dell'Olocausto e Israele nei primi anni del dopo guerra.In Italia sono stati pubblicati Sonja (e/o 1997), La figlia di Buchara (e/o 2000), Medea (Einaudi, I coralli 2000), Funeral Party (Frassinelli 2004), Le bugie delle donne (Frassinelli 2005), Il dottor Kukockij (Frassinelli 2006), Sinceramente vostro, Shurik (Frassinelli 2007), In quel cortile di Mosca (e/o 2012).
Le figure di Ljudmila Petruševskaja, invece, sono spesso donne infelici, intrappolate in vite vuote, che non riescono a trovare un'identità alternativa a quella limitata al ruolo ricoperto nel microcosmo familiare, sullo sfondo di una società in progressivo disfacimento; la scrittrice vanta un'ampia produzione tradotta in italiano. Personaggio femminile di tutt'altra pasta è invece Anastasja Kamenskaja, la coraggiosa donna detective protagonista della serie di gialli di cui è autrice Alexandra Marinina, che in Italia sono pubblicati da Piemme. I libri offrono uno spaccato della vita russa moderna attraverso gli occhi di un personaggio femminile ben diverso da quelli un po' mesti proposti dalla Petruševskaja o dalla Ulickaja.
Ogni sentimentalismo è infine bandito dalla prosa di Irina Denežkina, che con la sua raccolta di undici racconti Dammi! (edito in Italia da Einaudi nel 2003) traccia un quadro ben poco lusinghiero delle nuove generazioni cresciute nella Russia dell'era di Putin, dominate dal desiderio di beni materiali, alcool, droga e sesso facile. Una visione più eterogenea ed equilibrata della visione del mondo delle giovani generazioni russe è contenuto nel tetrattico Il secondo cerchio, in cui sono contenute quattro romanzi brevi di Alisa Ganieva, Igor Savelyev, Anna Lavrinenko e Aleksej Lukjanov, che sono stati selezionati tra migliaia di proposte e insigniti di importanti premi letterari. Lungi dal formare una qualche sorta di movimento o corrente, i quattro autori provengono invece da ben precisi contesti individuali che caratterizzano la loro prosa, e hanno se mai come filo conduttore comune il trauma del primo impatto con la vita adulta. Troviamo così il racconto di Alisa Ganieva, originaria del Daghestan, e improntato alle tematiche del meticciato culturale con l'Islam; in I'm on the road in autostop, Igor Savelyev presenta uno stralunato viaggio per le strade della profonda provincia russa; Aleksej Lukjanov smonta con ironia la propaganda del potere; e, infine, Anna Lavrinenko sceglie di trattare i temi della vita e della quotidianità.
Un ambito assai vivace nella letteratura russa moderna, ma purtroppo poco tradotto in Italia, è quello delle opere di un gusto postmodernista tipicamente russo, in cui la realtà viene deformata in chiave spesso apocalittica e distopica: ad esso appartengono per esempio due opere di Vladimir Sorokin tradotte in italiano: Ghiaccio (Einaudi, 2005) e La giornata di un opričnik (Atmosphere libri, 2014). Entrambe le opere propongono una sorta di soluzione distopica ai problemi della Russia odierna: in Ghiaccio una misteriosa setta rapisce uomini e donne con l'intento di forgiare una razza di eletti, capaci di parlare con il cuore, che distrugga la società moderna e fondi un nuovo mondo su nuove basi, mentre in La giornata di un opričnik, ambientato nel 2027, la Russia è tornata ad essere una monarchia, il Cremlino è stato ridipinto di bianco e le punizioni corporali come la fustigazione sono state reintrodotte: gli opričniki evocati nel titolo erano la temutissima guardia armata di Ivan il Terribile, assurta poi a nome collettivo di ogni oppressione da parte dello stato.
Altro esponente per eccellenza del postmodernismo è Michail Elizarov, autore dell'acclamato Il Bibliotecario (Atmosphere Libri, 2011), ambientato in un'epoca post-sovietica in cui i romanzi del misconosciuto Dmitrij Grimov conoscono un'impressionante fortuna postuma, al punto tale che per il loro possesso si scatenano faide cruente tra diverse fazioni paramilitari denominate Biblioteche. Ognuno dei libri di Grimov è infatti in grado di svelare uno specifico mistero dell'esistenza: troviamo così il Libro della Forza (che rende invincibili) quello della Memoria (che evoca ricordi felici) quello della Sopportazione (che rende insensibili) e così via; ma l'obiettivo finale di tutte le Biblioteche è di scovare il Libro Proibito, quello del Significato.
Anche nel successivo Cartoni (Atmosphere Libri, 2011) Elizarov parte da dati reali per poi scivolare nell'incubo distopico: al centro del romanzo c'è l'adolescente German, che abbandona insieme ai genitori il proprio piccolo paese per trasferirsi nella desolante periferia di una metropoli russa e finisce per stringere amicizia con la banda di teppistelli che imperversa nel quartiere. Quando viene catturato dalla polizia, finisce in una misteriosa Stanza minorile dove si procederà alla sua rieducazione costringendolo a vedere una serie di filmati che narrano la storia di recupero di altri giovani traviati.
Nel medesimo filone può rientrare anche l'opera di Igor Sachnovskij L'uomo che sapeva tutto (Meridiano Zero, 2013), che riesce a combinare sapientemente elementi provenienti sia dal genere thriller che, per quanto possa parere bizzarro, dalla fantascienza. Al centro del romanzo si trova Aleksandr Bezukladnikov, un tipico "uomo inutile" che, abbandonato dalla moglie, tenta di farla finita prendendo la scossa da una presa di corrente: in questo modo acquisterà invece un dono unico, la sapienza universale. Aleksandr diventa capace di rispondere a qualsiasi domanda, e finisce quindi per imbattersi nella brutalità umana, dato che possiede una sorta di miniera d'oro a cui tutti desiderano attingere, con le buone o con le cattive.
Anche Olga Slavnikova ultimamente ha deciso di cimentarsi con questo genere, a cui appartiene il suo ultimo romanzo, Lighthead, pubblicato in Italia dalla Fandango nel 2014. Il protagonista, Maxim Ermakov, è afflitto da una strana malformazione: pesa quattro chili in meno delle persone normali e la sua testa è completamente vuota e leggera, al punto tale da assomigliare a un palloncino. Nonostante pensare gli crei grande difficoltà, Maxim è riuscito a prezzo di notevoli sforzi a crearsi una vita normale: ma quest'impalcatura è destinata a crollare improvvisamente quando l'Istituto di Prognosi Sociali dichiara che la testa di Maxim produce radiazioni che sono dannose per il mondo intero, e che l'unica soluzione praticabile è quello di ucciderlo.
Del tutto diverso è il modo di raccontare il presente di Oksana Robski, che ha scelto di ritrarre il mondo scintillante di coloro che si sono arricchiti dopo il crollo dell'Unione Sovietica. In Nessun Rimorso (Mondadori 2008) questo mondo si rivela più insidioso e crudele di quanto possiamo immaginare. Il mondo di morbido lusso dell'anonima protagonista crolla quando suo marito viene ucciso a colpi di arma da fuoco, rivelandosi un covo di vipere.
Ciò che arriva in Italia della nuova produzione letteraria ucraina è estremamente disomogeneo. Generalmente, le case editrici preferiscono giocare sul sicuro, traducendo ciò che già in Ucraina ha suscitato un ottimo successo, senza lasciarsi andare a rischiosi esperimenti.
È stata quindi pubblicata una piccola parte delle opere di Andrej Kurkov, uno degli scrittori ucraini più noti a livello mondiale, tradotto in 25 lingue: il suo mondo concettuale è saporosamente impregnato di elementi di surrealismo, pur basandosi sui dati reali del mondo post-sovietico. Realismo magico e surrealismo sovietico si fondono insieme, dunque, creando risultati sorprendenti, come la storia dell'angelo che decide di scendere sulla Terra per scoprire perché nessun uomo dopo morto arrivi in Paradiso: egli finirà per invischiarsi nella realtà sovietica (Il vero controllore del popolo, Keller Editore, 2014); Picnic sul ghiaccio (Garzanti Libri,2003)narra invece le vicende dello scrittore fallito Viktor, che vive con un pinguino e sopravvive scrivendo i necrologi "in anticipo" per i personaggi più in vista della sua cittadina.
Nel 2008 è arrivato in Italia, tradotto dalla casa editrice Besa, un libro che aveva scandalizzato il pubblico dell'Ucraina appena uscita dal comunismo, ossia il best-seller di Oksana Zabuzko Sesso ucraino, istruzioni per l'uso. Al di là del titolo sfacciatamente voyeuristico, il libro ha poco a che fare con la pornografia. È, soprattutto, il resoconto spietato dei pregiudizi di genere che ancora perdurano in Ucraina. Attraverso gli strati di una prosa densa e modellata sul flusso di coscienza, l'io della protagonista-narratrice si libera dal giogo di anni di rapporti sessuali privi di calore e fantasia.
Sempre Besa ha pubblicato nel 2003 un libro di tutt'altro tenore, la Moscoviade di Yurij Andruchovič, una sorta di diario di viaggio in una Mosca fantasmagorica e allucinante, che alla vigilia del crollo dell'Unione Sovietica sembra dilatarsi all'infinito. Il tutto raccontato dal protagonista del romanzo, il giovane poeta ucraino Otto von F., che descrive il suo ultimo giorno in una capitale che è il riflesso oscuro di Mosca, e che infatti porta il suffisso -ade. Otto si trova a vagare per i cunicoli sotterranei di un labirinto in via di disfacimento, che sembra voler crollare travolgendo nel suo collasso anche coloro che vi abitano, in una chiara metafora del disgregarsi dell'Unione Sovietica.
Altrettanto cupo e distopico è il romanzo di Aleksej Nikitin edito da Voland, Istemi, storia di come un semplice gioco fantastorico tra studenti universitari possa trasformarsi in un incubo nel momento in cui inizia ad essere manovrato da un gruppo di agenti del KGB.

Ricchissima e multiforme è la letteratura polacca contemporanea, che è a buon diritto una delle più tradotte in lingua italiana.
Il crollo del Patto di Varsavia significò per molti giovani autori polacchi la possibilità di affrancarsi, finalmente, dall'obbligo della letteratura impegnata che era stata la cifra comune delle generazioni precedenti. Una rottura letteraria molto simile a quella avvenuta nel 1918, quando il raggiungimento della tanta agognata indipendenza nazionale coincise per i giovani intellettuali con la liberazione della letteratura dal giogo dell'impegno civile; e nondimeno, il panorama letterario odierno è privo di quell'ottimismo che caratterizzava il clima del 1918.
Il fenomeno descritto ha tutta l'apparenza di un Big Bang letterario che ha creato una caotica galassia di stili e tematiche. Il compito di descrivere la nuova società polacca era reso complesso dalla grande quantità di contraddizioni che irrompeva nell'orizzonte nazionale: l'entrata in un nuovo mercato, governato da leggi completamente diverse, che non potevano non influenzare anche l'editoria (le cui tirature erano peraltro fortemente diminuite); il disintegrarsi del sistema culturale centralizzato in una galassia di riviste e movimenti portatori di valori regionali; la possibilità di attingere a piene mani alla narrativa e alla cultura popolare americana.
Altri fenomeni erano poi in cerca della loro forma espressiva, come la massiccia introduzione di nuove droghe, che dovevano servire da carburante per il delirio da produttività dei nuovi manager, così come narrato da Tomasz Piatek in Heroina, ancora inedito in Italia; l'autore ha un certo gusto nel rimestare negli aspetti più torbidi della società e delle pulsioni individuali, come ne Il caso Justyna (Anfora, 2006), un noir postmoderno in cui vengono cucite insieme più narrazioni e dove alle indagini su un assassino che riduce le proprie vittime a veri e propri sacchi di ossa, si affiancano considerazioni sull'identità religiosa della Polonia o su temi come la psicoanalisi.
Generale è la tendenza a infrangere i tabù sociali: nasce così una narrativa fortemente orientata verso tematiche come l'emancipazione della donna, i rapporti tra i sessi e le relazioni omosessuali: a tale linea cui appartengono il divertente romanzo gay di  Bartosz Zurawiecki Tre uomini a letto per non parlare del gatto. Romanzetto passivo e il Tao della casalinga di Kinga Dunin, entrambi purtroppo inediti in Italia. Katarzyna Grochola racconta il mondo femminile con più leggerezza e con un occhio alla serie di Bridget Jones in Mai più in vita mia! (Barbera Editore, 2006): non a caso il libro è redatto sotto forma di diario,  in cui  l'alter-ego dell'autrice, la trentasettenne Judyta, riversa non solo  la propria frustrazione per l'essere stata lasciata dal marito, ma anche svariati bozzetti di personaggi della realtà polacca.
Dalla grande tradizione di Bruno Schulz nasce poi il filone del nuovo realismo magico, di cui è rappresentante Olga Tokarczuk, una delle autrici polacche maggiormente tradotte in italiano: nel corso degli anni ha costruito una propria personalissima prosa, scevra da sperimentalismi linguistici, con cui esplora sia ansie collettive che paranoie individuali.
Il suo debutto, tradotto in italiano come Il dio, il tempo, gli uomini e gli angeli (e/o 1996) ha ottenuto uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari polacchi, il premio della Fondazione Koscielski: il vero protagonista del romanzo è Prawiek, il villaggio descritto nel primo capitolo, fulcro attorno al quale ruota il rinnovarsi delle stagioni e delle generazioni umane. In ogni successivo capitolo viene introdotto un nuovo personaggio, e l'intrecciarsi di tante vicende diverse contribuisce a creare un grande mosaico in cui uomo e natura si trovano fianco a fianco.
In questo mosaico prende forma oltre un secolo di storia, dove i grandi sconvolgimenti del XX secolo vengono raccontati secondo il punto di vista dei personaggi che abitano a Prawiek: la Spigolatrice che vive in una catapecchia ai margini del villaggio, il castellano Popeilski, impegnato in un interminabile gioco con sé stesso, o Izydor, che riesce a sopravvivere con gli indennizzi ricavati da raccomandate da lui spedite e mai giunte a destinazione. Alle atmosfere di realismo magico latinoamericano si sovrappone la tradizione polacca dell'idillio agreste, in cui la vita campagnola è la misura di tutte le virtù, idillio che viene rappresentato non in maniera realistica, ma attraverso suggestioni legate ad atmosfere ed oggetti di un mondo che sta per scomparire.
Persone e oggetti sono portatori di storie anche nel successivo romanzo della scrittrice, Casa di giorno casa di notte (Farenheit 451 2007) che descrive la vita a Nowa Ruda, una piccola cittadina nella Slesia, regione che nel corso del Novecento ha subito un travagliato passaggio dalla Germania alla Polonia. Scavando nella storia di questa località, la narratrice scopre che la storia è una miscela in cui hanno posto i più diversi ingredienti: le vite dei santi, aneddoti contemporanei, le radici stesse di una casa, di una vita o di un quartiere.
Nel suo ultimo romanzo, Guida il tuo carro sulle ossa dei morti (Nottetempo 2012) infine, Olga Tokarczuk analizza con ironia uno dei temi principali della società contemporanea, ossia l'impatto dell'uomo sulla natura e sugli esseri viventi, attraverso la storia dell'insegnante Janina Duszejko, che si trova in pensione in un paesino della provincia polacca e passa tutto il proprio tempo dedicandosi alle due sue grandi passioni, l'astrologia e gli animali. Suo malgrado, si troverà coinvolta in una serie di morti misteriose, che a suo parere sono state provocate dagli animali selvatici, che agiscono in questo modo per autodifesa contro le trappole degli uomini.
La rottura della censura ha portato anche una a una più approfondita e dolorosa indagine sull'Olocausto, che ha privato la Polonia di un'identità con cui aveva convissuto per secoli: quella ebraica, lasciandola come un Giano con una faccia sola. Fa parte di questa corrente Hanna Krall, che con La festa non è la vostra (Firenze Giuntina 1992) compie un'indagine sul destino di alcune comunità e di singoli individui, che si intrecceranno nella scena finale ambientata a Rio de Janeiro: il titolo del romanzo allude alla particolare condizione degli ebrei in Polonia, che "ballano a una festa altrui" convinti di averne tutto il diritto, e costantemente, tuttavia, devono scontrarsi con il parere opposto del mondo circostante.
Le storie perdute della comunità ebraica polacca e del cataclisma da cui è stata spazzata via saranno al centro di numerose altre opere della Krall: il romanzo Il re di cuori (Cargo 2009), le raccolte di racconti Ritratto con la pallottola con la mascella (Giuntina 2010), Il dybbuk e altre storie (Giuntina 2010), Le linee della vita; caso a parte è il libro-intervista Arrivare prima del Signore Iddio (Giuntina 2010)in cui Marek Edelman, leggendario vicecomandante dell'Insurrezione del ghetto di Varsavia, racconta come le sue esperienze di guerra e quelle successive nel lavoro di cardiologo siano unite dalla stessa "parola d'ordine": quella, appunto, di arrivare e intervenire prima di Dio.
Altri modi di raccontare il passato sono quelli scelti da Pawel Huelle, che predilige la costruzione di mosaici le cui tessere contribuiscono a creare un quadro generale partendo dal particolare, come nel caso del protagonista di Mercedes Benz (Voland 2007), che per esorcizzare la sua ansia nel prendere lezioni di guida finisce per raccontare alla sua istruttrice innumerevoli vicende della sua famiglia legate alle automobili. Huelle utilizza la stessa tecnica anche in Lumache, pozzanghere, pioggia. Racconti del periodo del trasloco (Feltrinelli 1995), costruiti attraverso il punto di vista di un bambino, che ficcanasando tra gli oggetti e le storie degli adulti finisce per imbattersi nelle pieghe della storia e nei racconti sulla guerra, mentre vive in prima persona il periodo di transizione della Polonia dal comunismo a un nuovo regime politico.
Una visione del passato tutta femminile è quella che ci offre Hanna Kowalewska in Quell'estate a Zawrocie (Edizioni del Gorgo), dove l'inaspettato lascito della tenuta familiare costringe la protagonista Matylda a immergersi nei ricordi che la nonna ha lasciato trascritti in un diario, nel tentativo di capire finalmente le ragioni di quella donna che non le hai mai regalato un briciolo di affetto. Matylda inizierà a scrivere il proprio diario fianco a fianco alle pagine che contengono quello della nonna, completando in questo modo il proprio percorso di sviluppo personale e riuscendo a iniziare una nuova vita.
Difficilmente classificabili sono le prose di Krzystof Varga e della giovanissima Dorota Maslowska, appartenenti a una sorta di neo-realismo urbano: il primo nel romanzo I viali dell'indipendenza (Nikita 2012) traccia i ritratti di Krystian Apostata e Jakub Fidelis, due amici complementari ma del destino completamente opposto; in Prendi Tutto (Frassinelli 2004);la seconda offre, attraverso il flusso di pensieri del bulletto Andrzej, uno spaccato della vita delle nuove generazioni di polacchi che vivono nelle periferie. Entrambi versano un evidente tributo ad Andrzej Stasiuk, che con il Corvo Bianco (Bompani 2012)ha attinto a piene mani dalla cultura americana per creare una sorta di "western all'epoca del capitalismo": in una notte di tempesta, quattro amici affrontano il vuoto delle loro vite, e decidono di attraversare a piedi la foresta buia che li attende, nel tentativo di sentirsi ancora vivi.
Infine, altre due voci particolari sono quelle di Jacek Dukai, autore di fantascienza che ha debuttato ad appena sedici anni, e Jacek Dehnel, intellettuale dall'attività poliedrica (è scrittore, poeta, pittore), considerato una delle nuove leve più promettenti della letteratura polacca.
In Italia di Dukaj sono stati pubblicati due romanzi, Gli imperi tremano (Transeuropa 2007)e La cattedrale (Voland 2013): nel primo l'ormai secolare antagonismo tra Russia e Polonia sfocia in una apocalittica guerra atomica dove il bene e il male perdono di significato; nel secondo, in un tempo in cui la Chiesa ha conquistato le galassie, ci troviamo catapultati negli intrighi di un'elezione papale "cosmica", a cui partecipano vescovi di tutte le galassie e tutte le specie.
Di Dehnel per ora in Italia è arrivato solo il romanzo Il quadro nero, (Salani 2013) che racconta in un coro a più voci degli ultimi anni di vita di Francisco Goya: a parlare sono il pittore stesso, suo figlio Javier, legato al padre da un rapporto intriso di amore e odio, e Mariano, figlio di Javier, che idolatra il nonno.
Altrettanto vivace è il panorama letterario ceco, che ultimamente ha ricevuto in Italia una discreta attenzione da parte delle case editrici. Inoltre, la letteratura ceca è quella che meglio riprende la direttrice già evidenziata per quella russa, ossia quella passato-presente-futuro.
Lo dimostra in modo eccellente la produzione di Jachym Topol, considerato dalla critica letteraria ceca un vero e proprio classico moderno. Topol è stato animatore precocissimo dell'underground culturale praghese, oppositore al regime comunista, motivo per cui perse l'accesso all'università; attualmente è responsabile dei programmi culturali della biblioteca di Praga Vaclav Havel. La sua esperienza di militante politico si riversa nella produzione letteraria, a cominciare da L'officina del diavolo (Zandonai 2012), dove la volontà di preservare la memoria dei crimini dei totalitarismi si spinge troppo in là, fino a trasformare Terezin, luogo di passaggio per i deportati dell'Europa verso i campi di morte dell'Est, in un agghiacciante parco a tema, con tanto di vendita di souvenir e magliette a tema. Ad essere indagato qui non è solo il rapporto dell'Europa dell'est con il proprio passato, ma anche la curiosità morbosa dell'Occidente verso la violenza di questo passato.
Il passato ritorna prepotentemente in Artisti e animali del circo socialista (Einaudi 2011), in cui Topol racconta le avventure dell'orfano Ilja attraverso le due date fondamentali del 1948 e del 1968, in cui Ilja rimane sempre bambino: nella prima parte, egli ha a che con un mondo ancora regolato dalle tradizioni e dalla liturgia cattolica, e nella seconda si trasforma in un eroe picaresco immerso in una realtà trasformata in un bizzarro spettacolo circense.
La data traumatica del 1968 e dell'impatto dell'entrata dei carri armati sovietici a Praga sulla mente infantile – all'epoca Topol stesso aveva appena sei anni – ritorna anche nel Lavoro notturno (Azimut 2006) romanzo di formazione in cui Kamil e Ondra, fratello e sorella, dovranno imparare a cavarsela da soli nel paese dei nonni, dove il padre li ha inviati pensando di metterli al sicuro.
Non che il mondo dopo la Rivoluzione di Velluto ritratto in Andel. L'incrocio dell'angelo (Azimut 2008) sia un luogo idilliaco: Topol mette qui in scena una Praga abitata da speculatori senza scrupoli, prostitute, truffatori, in cui si muove Jatek, tossico in cerca di riscatto la cui vita sembra oscillare in continuazione tra realtà e delirio.
Il passato torna in tutta la sua ferocia nel romanzo di Radka Denemarkova I soldi di Hitler (Keller 2012), che narra il tragico ritorno a casa di Gita, sopravvissuta a un campo di concentramento, che scopre che tutte le proprietà di famiglia sono state confiscate, e che non esiste più, a tutti gli effetti, una casa alla quale tornare.
Un approccio radicalmente diverso della storia europea del XX secolo è offerto da Europeana (duepunti Edizioni 2005)di Patrik Ouřednìk, che presenta gli avvenimenti senza però fornire nessuna loro interpretazione. Ne deriva che viene a mancare qualsiasi scala gerarchica dei fatti storici, e troviamo invece una sorta di ciclone in cui si mescolano i due conflitti Mondiali, la Barbie, il nazismo, la liberazione sessuale, il trionfo del capitalismo. In questo caos, ogni elemento arriva ricoperto di una patina di follia, e si ricollega con gli altri in geometrie inaspettate: è il caso del sesso che secondo le parole dell'autore a un certo punto diventa più importante della religione stessa, trasforma l'atto stesso in merce e porta all'uso delle droghe, consumate nei modi più strambi come stimolanti sessuali.
Dalla prosa di Ouřednìk esce distrutto anche il mito della costruzione di un mondo nuovo, reso impossibile dal ritorno delle pulsioni distruttive della natura umana: lo troviamo al centro dell'altro romanzo dell'autore, L'istante propizio (duepunti 2007).Nel 1855 un gruppo di rivoluzionari, anarchici e utopisti di varie nazionalità europee raggiunge il Brasile nella speranza di costruirvi una nuova società, libera dai condizionamenti di quella vecchia, abbandonata sulle rive del Vecchio Mondo. Ma in realtà essi non si sono mai liberati dal bagaglio di condizionamenti atavici, e la comune naufragherà tra diaspore, gelosie e incomprensioni, scatenate anche dalla sfrenata libertà sessuale che regna all'interno del gruppo.
Un ultimo tassello alla disamina narrativa della storia recente ceca è aggiunto dalla scrittrice Kateřina Tučkova, che con L'espulsione di Gerta Schnirch (Nikita 2011) racconta la drammatica espulsione di migliaia di cittadini tedeschi dal territorio ceco nella notte tra il 30 e il 31 maggio 1945, attraverso la storia personale di Greta Schnirch, di madre ceca e padre tedesco, costretta a vivere la propria esistenza come un'estranea nella sua terra.
Altri autori preferiscono dedicare i propri sforzi a ritrarre il presente, a cominciare da Petra Hulovā, che mette al centro della propria prosa vicende personali che possano però assumere anche un valore universale: Attraverso un vetro opaco (Dalai Editore, 2009) è la storia di Ondfej che a trent'anni abbandona moglie, figlio e lavoro per rifugiarsi in una vita d'attesa, le cui ore sono scandite dall'alcool; il successivo romanzo Tutto questo mi appartiene (La Tartaruga Edizioni, 2012)è una vera e propria cronaca familiare, ambientata in Mongolia, chesegue i destini di più generazioni di donne; infine, la protagonista di Trilocale di plastica (Baldini&Castoldi, 2013) arriva a prostituirsi e a diventare una spregiudicata imprenditrice del proprio corpo per potersi concedere abbuffate di shopping nei centri commerciali, disegnando così un futuro in cui l'essere umano è ridotto semplicemente alla somma dei propri desideri.
Paradossali sono invece i destini narrati con leggerezza da Michal Vieweg, spesso paragonato dalla critica a Nick Hornby: alla Betta di L'educazione delle ragazze in Boemia (Mondadori Strade Blu,1999) il padre letteralmente "affitta" un professore nella speranza di spingerla a portare a compimento gli studi universitari; il pedinatore a sua volta pedinato in Il caso dell'infedele Klara, (Instar Libri 2005) o la disamina speculare dei rapporti sentimentali nei due Romanzo per donne (Instar Libri 2006)e Romanzo per uomini (Instar Libri, 2006).
Altrettanto scombinato è l'universo dell'artista concettuale Marian Palla e del suo personaggio, il detective Wlapr, che attira il crimine come un calamita e finisce per vivere avventure al limite della realtà. Le storie di Wlapr sono narrate nel libro Come un pelo sulla lingua. Il detective Wlapr e altri misfatti (Poldi Libri 2010); il volume include anche altri testi eterogenei, che ad esempio ci insegnano come mettere in crisi la Sony o quale sia il modo corretto di esercitarci a scandire slogan agitando una bandiera. Tutti insieme, questi frammenti contribuiscono a creare un ritratto assai icastico del caos della società moderna. Affine all'opera di Palla è il romanzo di Ivan Wernisch, Corre voce ovvero la morte ci attendeva altrove (Forum Editrice 2005), che riunisce microdrammi surreali, poesie, testi di prosa, in un sovrapporsi di generi che sbeffeggia i miti nazionali, disintegra i miti tribali e la storia stessa.
E poi, naturalmente, il tema della "magica Praga", nonostante – come sostiene Topol – la magia della capitale boema sia ormai svanita nella sua forma più autentica, trasformandosi in un incentivo alla vendita di magliette e oggettistica. Eppure, nel 2009 è stato tradotto il romanzo del 1999 di Milos Urban Sette Chiese (Fanucci), che riesce a recuperare le atmosfere più cupe e gotiche della città, in una trama che gli fa ben meritare la fama di Umberto Eco ceco. K., accanito studioso della storia del XV secolo, viene coinvolto dal misterioso mecenate Matyas Gmund nel processo di restauro che deve riportare sette chiese della Città Nuova al loro originario splendore gotico, eliminando quindi ogni successiva aggiunta barocca. Ma in realtà la posta in gioco è molto più alta, e il protagonista si trova suo malgrado coinvolto nei piani di dominio della Confraternita Corpus Dei. Nel 2001 Urban ha pubblicato il romanzo Hastrman, premiato con il premio Magnolia ma tuttora inedito in italiano, dove ai motivi classici della Praga mistica si mescola un tema assai attuale: quello dell'ecologia.
Un medesimo realismo magico urbano è sperimentato da Jaroslav Rudis nel suo romanzo Il cielo sotto Berlino (Atmosphere Libri 2010), una epopea "rock" , in cui il giovane insegnante praghese Petr scappa a Berlino alla ricerca di una nuova vita, incontrando coloriti personaggi e il mondo sotterraneo della metropolitana, in cui abitano non solo persone in carne e ossa, ma anche gli "angeli", ossia gli spiriti delle persone che hanno commesso suicidio gettandosi sotto i treni e sono poi rimasti intrappolati nel mondo sotterraneo. In seguito, Rudis ha pubblicato tre graphic novel legate ai temi del mondo sotterraneo: Byili Potok (Il ruscello bianco) Hlavní nádraží (La statione Centrale) Zlaté hory (Le colline dorate).
Per quel che riguarda il panorama contemporaneo della letteratura bulgara, spicca il nome di Georgij Gospodinov, considerato come uno dei più promettenti giovani scrittori: esordisce nel 1992 con la raccolta di poesie Lapidarium, seguita nel 1996 da Il ciliegio di un popolo, che vince il concorso dell'unione degli scrittori bulgari come libro dell'anno.
Nel 1999 pubblica il suo primo romanzo, Romanzo naturale (Voland 2007), che si inserisce in un dibattito all'epoca fondamentale nel mondo letterario bulgaro: la letteratura doveva continuare ad essere ancorata a caratteristiche "locali" o abbandonare la "bulgaricità" come elemento fondante e basarsi solo sul proprio valore letterario? Georgij Gospodinov ha optato per la seconda scelta, e questo spiega il successo avuto dal suo romanzo all'estero.
Al centro dell'opera si trova il lento sgretolarsi dell'esistenza del protagonista dopo l'abbandono da parte della moglie, rimasta incinta di un altro: ma poiché la vicenda è autobiografica, l'incapacità di reagire diventa per il narratore incapacità di narrare, e la storia naufraga nei territori dell'onirico, trasformandosi in un caleidoscopio di storie e immagini e incrociandosi con i destini di altri personaggi.
Nel 2008 è poi uscito, sempre per i tipi della Voland e con la traduzione di Giuseppe dell'Agata, ...E altre storie, una raccolta di ventuno racconti in cui si le atmosfere alla Borges si alternano con testi di crudo realismo e le storie si intrecciano alle storie. Infine, nel 2013 Voland ha pubblicato Fisica della malinconia, storia di un ragazzo afflitto da una strana sindrome, quella dell'empatia, e che riesce a viaggiare nel tempo e nello spazio, altalenando tra passato, presente e futuro. Alcuni racconti di Gospodinov sono poi presenti in Antologia del racconto bulgaro, a cura di Giuseppe dell'Agata (pubblicata nel 2006 dall'Associazione Bulgaria-Italia).
Altro nome di punta è quello di Alek Popov, autore capace di giocare abilmente in quel territorio incerto dove sfumano i contorni di reale e fantastico: nel 2008 è stato pubblicato il suo Missione Londra (Voland), acclamato dalla critica per l'acuto e sarcastico ritratto della diplomazia bulgara, e premiato dalla rivista inglese "Clouds" come romanzo dell'anno. Mitologia del tempo che cambia, pubblicato in Italia nel 2010 dalla casa editrice :duepunti, presenta l'incontro tra Oriente e Occidente in un'atmosfera di realismo magico reinterpretato in chiave balcanica: dalla frizione tra Est e Ovest prendono forma personaggi grotteschi, a volte diabolici, in ogni capaci di veleggiare, grazie alla forza dell'ironia, sul caos delle situazioni in cui trovano coinvolti.
L'ultima opera pubblicata in Italia da Popov è I cani volano basso (Keller Editore, 2013): nelle pagine di questo romanzo, reale e grottesco si mescolano in maniera via via più indistricabile man mano che procediamo nelle avventure dei due fratelli Ned e Ango, che ricevono una scatola con dentro, pare, le ceneri del loro defunto padre. Ma sono davvero le ceneri del genitore? Le vicende dei due fratelli vanno avanti in un crescendo sempre più intricato, coinvolgendo le vertenze sindacali di un'associazione di dog-sitter e le mire di una multinazionale, arrivando a scoperchiare il meccanismo della società capitalistica e a mostrarne tutte le ipocrisie.
A partire dal 2008 hanno iniziato ad essere pubblicati in Italia i libri di Angel Wagenstein, scrittore di origine ebraica che porta alle nostre attenzione quelle vicende personali che tendono a sparire nel marasma della Grande Storia: al centro di Shangai Addio (Baldini Castoldi Dalai) c'è un episodio poco conosciuto della Seconda Guerra Mondiale, ossia la concentrazione di oltre ventimila ebrei tedeschi e austriaci nel quartiere Honk Yu di Shangai, dopo la presa della città da parte dei giapponesi. In I cinque libri di Isacco Blumenfeld (Baldini Castoldi Dalai 2009) opera congegnata in cinque atti più un'apocalisse finale, il protagonista è un piccolo sarto ebreo, che, nato nel 1900, attraversa tutto il secolo difendendosi dagli orrori che incontra sul suo cammino con un bagaglio di inesauribile ingenuità: a lui si oppone la granitica coerenza del cognato Shmuel Ben David.
La terza opera di Wagenstein, Abramo l'ubriacone (Dalai Editore 2011), è soprattutto un libro di atmosfera, quella di Plovdiv, cittadina natale dell'autore, così come era agli inizi del Novecento: un mondo festoso in cui convivono in armonia diverse etnie. L'incanto verrà spezzato con l'occupazione tedesca, che spingerà le varie etnie ad abbandonare per sempre la cittadina in cerca di salvezza. A fungere da filo conduttore di tutto il racconto c'è la figura mitica del nonno bevitore, detto appunto Abramo il Borracho per via delle sue origine sefardite: quando lui muore, travolto da un carro, il racconto si conclude.
Un caso particolare è quello del giovane scrittore Miroslav Penkov, classe 1982, emigrato in America a vent'anni: nel suo libro di racconti A Est dell'Occidente, pubblicato nel 2012 da Neri Pozza, riesce a descrivere con grazia atmosfere ormai lontane dalla sua esperienza di vita, e contemporaneamente a aprirci il mondo dei giovani espatriati che devono fare i conti con il legame indissolubile con la loro terra d'origine e con la rivelazione che l'Occidente non è affatto la Terra Promessa, né tanto meno la panacea a tutti i mali.

Ricca è la produzione letteraria dello scrittore serbo Dravan Velikic, uno dei più apprezzati da critica e pubblico, che ha sinora all'attivo una decina di romanzi, due raccolte di racconti e quattro di saggi letterari.
Fa il suo debutto nel 1988 con Via Pola (pubblicato in Italia da Zandonai nel 2009) toccante ritratto della città istriana, di cui è riuscito a raccontare sia i momenti belli che quelli tristi: il nostro cammino comincia con il protagonista Bruno Gašparini, ma poi nel corso del procedere della lettura lo abbandoniamo per accompagnarci ad altri personaggi, che ci portano ad esplorare sempre nuove sfaccettature di Pola.
La successiva produzione di Velikic è stata edita in Italia sempre dalla casa editrice Zandonai, a cominciare dalla sua ultima fatica, il romanzo La finestra russa (2011): storia di Rudi Stupar un attore paradossalmente poco portato per la recitazione, per il quale ogni nuovo progetto intrapreso, ogni nuova peregrinazione non è altro che un disperato tentativo di fuggire a sé stesso. E nel raccontarci la sua vita si muove avanti e indietro nel tempo, e alle sue avventure sentimentali, alla ricerca dell'anima gemella, si intreccia il suo lavoro in un'agenzia di pompe funebri, i bombardamenti su Belgrado.
Il tema della guerra determina anche le vicende di Olga, protagonista del successivo Il muro del Nord (Zandonai, 2012) , che compie un viaggio nel cuore dell'Europa, da Belgrado a Vienna, per raggiungere il marito e sfuggire alla guerra.
Il passato come incrociarsi di vicende, luoghi e memorie ritorna nel romanzo Astrakan (Zandonai, 2013), dove il collettore di immagini del passato è un collo di pelliccia, toccato accidentalmente dall'ufficiale della polizia Marco Delič durante la perquisizione di un armadio: questo contatto lo trascinerà in un intreccio familiare che si dipana per tutto il Novecento.
Vladislav Bajac ambisce invece a farci da guida nel territorio dell'onirico e del fantastico con i suoi Supporti per i sogni (pubblicato dall'editore Besa nel 2008), raccolta di racconti, o meglio di favole geopoetiche, come indica il sottotitolo, che ci fa incontrare con casi che turbano il nostro modo di conoscere la realtà: ogni racconto parte da una situazione ben riconoscibile, per poi sprofondare in una peripezia fantastica.
Nel successivo Hammam Balcania (Jaca Book 2013) ad essere tirati in gioco sono invece sono gli stessi elementi fondatori dell'identità balcanica, affrontati in due diverse narrazioni: nella prima si racconta la vicenda storica del pascià Mehmet Sokollu, giovane serbo strappato alla sua famiglia e alla sua terra per essere formato nelle file della burocrazia ottomana, fino a diventare gran visir al servizio di Solimano III; la seconda storia comincia in un bagno termale della Bosnia degli anni '70, e vede in scena soprattutto lo scrittore stesso, insieme all'amico Orhan Pamuk, intenti a ragionare su concetti complessi come quello di identità e di fede, discussione che avviene all'ombra della figura di Sokollu, a cui è intitolato l'hammam che offre asilo alle elucubrazioni dei due scrittori.
Fuori dal coro la voce di Srdan Valiarevič, che in Como. Trenta Giorni (Nikita 2012), con una forma a metà strada tra il diario e l'autobiografia, sceglie di raccontare la propria esperienza in una residenza per artisti sulla riva del lago di Como, dove trascorre un mese al riparo dalla guerra che si sta scatenando nella sua Belgrado. Ma la voglia di scrivere tornerà solo quando sarà nuovamente a contatto con la vita vera, al di fuori della vita idilliaca condotta nella residenza.
Altrettanto particolare è l'opera "pedagogica" – così la definisce Dante Maffa nella prefazione al volume – di Vladan Matijevič Lezioni di gioia (WhiteFly Press 2014), dove le "lezioni" ci vengono impartite sotto forma di saporiti episodi tutti collegati dalla figura di Mona Aksentijevij, il cui approccio libero e gioioso nei confronti della sessualità è un vero e proprio canto di rivolta contro la società capitalistica e le sue oppressioni.

La letteratura croata ha ben metabolizzato una delle principali caratteristiche dei movimenti culturali Underground, ossia la capacità di raccontare dissacrando il potere e le piccole mediocrità umane, suscitando nel lettore il riso e aiutandolo a sviluppare gli anticorpi necessari a difendersi dalla banalità. Il crollo del blocco comunista e la guerra che ha devastato i Balcani negli anni '90 hanno costituito un passaggio fondamentale: hanno reso necessario riuscire a descrivere e decodificare la durezza della realtà con un linguaggio altrettanto forte.
E' il caso del romanzo Le Marlboro di Sarajevo (Libri Scheiweller 1995)di Miljenko Jergovič, che racconta i giorni dell'assedio della città intrecciando le vicende e i destini diversi di uomini, donne e degli stessi edifici; della Roulette Balcanica (Fara Editore, 2003)di Dragan Gunjaca, il cui cuore incandescente, introdotto dai lunghi dialoghi dell'incipit, sta nel mettere in farsa i ridicoli meccanismi dei rapporti umani, costretti dalle ragioni di Stato e dalle guerre a nutrirsi di odio e intolleranza, laddove l'equilibrio naturale vorrebbe invece che trionfassero la tolleranza e la solidarietà. Infine, in Balkan Express di Slavenka Drakulic (Il Saggiatore 1993) la guerra è vista dalla particolare retrovia di un'esule, fisicamente lontana dal teatro delle battaglie, attraverso un percorso introspettivo che cambia la sua percezione di sé stessa.
Altri autori hanno preferito aggirare il tema della guerra e, anziché narrarlo direttamente, renderlo ciò che cambia radicalmente la coscienza degli individui di cui raccontano le vicende personali. Ne è un ottimo esempio il romanzo di Marica Dobrožič La memoria delle libellule (Zandonai,2013), dove la fine di una storia d'amore viene paragonata alla tragedia collettiva della guerra, che ha portato alla fine definitiva di una coscienza collettiva che non potrà mai più essere recuperata.
Gli orrori della guerra fanno da sfondo anche ai quattro racconti contenuti nella raccolta Una storia allo specchio (Aracne 2010) dell'autore Zoran Feric, che riesce a mescolare con maestria generi diversi, per offrire al lettore lo spaccato di un mondo insieme doloroso e magico. Nel romanzo I ragazzi di Patrasso (Zandonai 2012), Feric racconta invece il lento disgregarsi di una coppia, il cui rapporto è stato minato da reciproche gelosie e automatismi messi in atto allo scopo di esercitare sull'altro un controllo totale.
Ciò che unisce le diverse letterature slave, al di là delle specifiche nazionali, sono principalmente il vissuto comune dell'epoca comunista e il trauma della fine di questo mondo che ha lasciato posto a un presente caotico.
La scomparsa dell'acerrimo nemico – il "regime" – ha significato per molti intellettuali la fine della lotta e il tramonto della letteratura impegnata. L'ingresso nel mondo capitalista non è stato esente da traumi, dato che ha riguardato nazioni che non conoscevano le regole del gioco, essendo vissute secondo i dettami dell'economia socialista. Questo passaggio tra un mondo e un altro ha dato come risultato in tutte le letterature una tendenza a una narrativa ricca di distorsioni distopiche, di paranoie, di ritorni a un passato brutale o, viceversa, di ritratti contemporanei di una violenza urbana esasperata.
Entra poi in gioco un fattore di ordine generazionale: per i narratori più giovani, il passato comunista si trova ormai fuori dai confini del vissuto personale, e sono altre le questioni per loro meritevoli di essere narrate. Non mancano le influenze culturali globalizzate, che pervadono le letterature nazionali rendendole fornitrici di prodotti culturali non sempre legati alle problematiche della nazione a cui appartiene l'autore.
La galassia slava si è disgregata, dunque, e al lettore che voglia cercare le tracce di una precedente unità non resta che collegare insieme alcuni degli sparsi frammenti.

Bibliografia
Caramitti M., Schegge di Russia. Nuove Avanguardie Letterarie, Fanucci Editore, Roma,2002.
Denissova G., Mosca sul palmo di una mano.Cinque classici della letteratura russa contemporanea, Plus-Pisa University Press, 2005
Denissova G., Tradurre gli autori russi contemporanei. Un cataloghetto. "Belfagor",  2011,IV.
Denissova G. con Sorokin V., Vladimir Sorokin,"Belfagor", 2011,IV.
Denissova G., Dinelli M. (a cura di), Russian Attack. Salani, Firenze, 2010
Denissova G., Il buon Stalin. Alla ricerca delle fedi perdute,"Belfagor" 2005.II,
Denissova G., Il crocevia letterario nella Russia di Putin, "Belfagor" 2005, II
Marinelli L. (a cura di), Storia della letteratura polacca, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2004
Pessina Longo Haisa, La letteratura russa contemporanea, autori, opere, tendenze, CLUEB, Bologna, 1998
Sitografia ragionata
Per quanto manchi una bibliografia adeguata in lingua italiana, moltissime informazioni sulle nuove letterature slave possono essere reperite online.

La Casa Editrice Zandonai, purtroppo ora chiusa, era specializzata nella pubblicazione di letterature mitteleuropee, con un occhio di riguardo per le letterature balcaniche. Sul loro sito, ancora attivo, è possibile consultare non solo il catalogo, ma anche un archivio di articoli e recensioni sulle opere da loro pubblicate: http://www.zandonaieditore.it/
Un altra fonte ricchissima di materiali è il sito online della rivista "eSamizdat", da cui si può accedere all'archivio dei numeri della rivista fino al 2012-2013: http://www.esamizdat.it/
Per chi fosse interessato in modo particolare alla letteratura bulgara, non solo contemporanea, suggerisco di consultare il sito dell'associazione Bulgaria-Italia, che dispone di una sezione letteraria molto curata:http://www.bulgaria-italia.com

Gli appassionati di cultura polacca troveranno sicuramente interessanti spunti  nel blogPolonicult.it, che raccoglie recensioni articoli su musica, letteratura, film e altri fenomeni culturali, mentre per avere un quadro sempre aggiornato sulle novità editoriali che arrivano dall'Europa dell'Est consiglio https://quadernislavi.wordpress.com/.

Pubblicato il 20/04/2014
Fondazione Carisbo
Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION