|
Marco A. Bazzocchi
Il corpo parla
[1]
1. Una premessa: il carnevalesco
Quando compare sulla scena
letteraria il corpo è sempre portatore di
scandalo. Quando si mostra, si esibisce,
ostenta le sue parti, e anche quando viene
sottoposto a censura, è sempre per provocare:
il corpo parla per far parlare.
Il libro di Michail Bachtin
su Dostoevskij esce in Italia nel 68,
mentre quello su Rabelais e la cultura popolare
viene pubblicato in francese negli anni
settanta e tradotto in italiano nel 79
[2] . Non è un caso che due momenti
storici in cui la fisicità, la presenza
del corpo agiscono come motori di rivoluzione
siano accompagnati dalla teoria antropologica
del comico e della festa tra le più importanti
elaborate nel nostro secolo. Il corpo grottesco
della cultura medievale, il corpo osceno
che si impossessa dello spazio e mette in
scena se stesso mostrando tutto ciò che
la cultura borghese ha censurato (la bestemmia,
la sessualità, il legame tra cibo, sacro
e sesso) torna alla ribalta attraverso lo
studio di culture arcaiche ma denuncia anche
la propria definitiva scomparsa. Un saggio
di Gianni Celati abbozzato nel 1971 e poi
uscito in Finzioni occidentali [3] parla proprio del passaggio dai «giganti buffoni» alla
«coscienza infelice». Celati inizia citando
Bachtin a proposito della «concezione del
corpo grottesco senza un centro o un dentro,
senza una fissazione sul modello perfetto
adulto, ma luogo di perpetui flussi che
vanno dentro e fuori in forma di cibo e
di escrementi». È il corpo che si spreca,
che si disperde nello spazio in opposizione
allassetto moderno della cultura occidentale,
accentratrice, produttiva, logocentrica.
Al contrario, una tradizione che risale
alle teorie della malinconia aristotelica
e che arriva fino al romanticismo e poi
a Breton insegue il mito di un io superiore,
ascetico, «il soggetto che riordina a distanza
loggettività senza partecipare al
gioco mondano». Questo io astratto e superiore
è lio borghese moderno, lio
che ha condannato per sempre il corpo comico,
che ne ha censurato la gesticolazione per
riportarla dentro la sfera della malattia
psichica (la nevrosi).
Leopardi aveva elaborato nello
Zibaldone una teoria del nudo che
rientra in questa logica. Tutto parte dallidea
diffusa che niente sia più spontaneo dellamore:
«Qual cosa pare più naturale, più inartifiziale,
più spontanea, meno fattizia, più ingenita,
meno acquistabile, più indipendente e più
disgiunta dalle circostanze e dagli accidenti,
che quel tal genere di sensibilità con cui
luomo suol riguardare la donna, e
la donna luomo, ed essere trasportato
luno verso laltra (
)?» [4] . Ma la «sensibilità» per Leopardi non può essere innata,
è anzi un prodotto culturale, della storia.
«Il genere umano naturalmente è nudo»: il
corpo nello stato di natura non è nascosto,
ma si offre spontaneamente allo sguardo.
E se non cè niente di nascosto, non
cè altro desiderio che quello carnale.
Gli uomini sono spinti da questo che allorigine
è desiderio «interamente, unicamente e manifestissimamente
materiale». Cè però un taglio nella
storia delluomo, una cesura che sovverte
questa logica e coincide con lintroduzione
dei vestiti, e di quelle leggi «fattizie
ed arbitrarie di società che impediscono
o difficultano il torli di mezzo quando
si voglia ed occorra». Si verifica così
levento fondamentale che scatena ogni
tipo di fantasia amorosa, ciò che fa nascere
gli eccessi della «sensibilità» (e i tormenti
dellanima romantica): «la donna alluomo
(massime al giovane inesperto), e luomo
alla donna sono divenuti esseri quasi misteriosi».
Il corpo è diventato misterioso, nascosto,
arcano. Il passaggio dal corpo nudo al corpo
vestito ha deviato la storia della cultura,
ha prodotto linsorgere degli effetti
più travolgenti dellimmaginazione.
Si è modellata una nuova disposizione del
pensiero. Al posto di idee semplici e distinte
(la presenza del corpo nudo) sono nate idee
confusissime, ondeggianti, vaghe. Da una
circostanza così materiale come luso
del vestito «nasce nelluomo un effetto
il più spirituale quasi, che abbia mai luogo
nel suo animo».
La teoria di Leopardi, elaborata
sui principi del sensismo, è semplice ma
ancor oggi di grande suggestione. Soprattutto
se si pensa che implicitamente Leopardi
afferma limpossibilità di un ritorno
al corpo primitivo, nudo, se non nella prospettiva
di un fenomeno che intorbida la direzione
di marcia dellamore romantico, quella
complessa struttura di cui ancor oggi siamo
gli eredi [5] . E tanto più interessante diventa Leopardi
se si legge in controluce al suo discorso
unaffermazione della Juliette di Sade:
«il pudore è una chimera; è il solo risultato
dei costumi e delleducazione, ciò
che generalmente si definisce unabitudine;
avendo la natura creato nudi luomo
e la donna, è impossibile che abbia infuso
loro allo stesso tempo dellavversione
o della vergogna per mostrarsi tali. Se
luomo avesse seguito sempre i principi
della natura, non conoscerebbe il pudore:
fatale verità che prova che esistono certe
virtù che non hanno altra culla se non loblio
totale delle leggi di natura». Uno storico
dellarte che ha fatto estendere i
confini del carnevalesco fino alla rivoluzione
francese includendovi Goya e Sade, Victor
I. Stoichita, ha preso proprio questa pagina
per dimostrare come in Sade la verità derivi
sempre da un ribaltamento della morale,
esattamente come avviene durante la festa
del carnevale. Con una sola differenza:
«Nel carnevale sadiano luomo non si
maschera, si smaschera, e la nudità non
è altro che il crudele palesarsi del suo
essere più profondo» [6] . Luomo vestito di Leopardi e luomo
nudo di Sade sono le due facce dello stesso
meccanismo antropologico. Il discorso amoroso
nasce per Leopardi dal vestito, che crea
mistero, il discorso filosofico per Sade
può emergere solo dalleliminazione
del vestito. I suoi libertini teorizzano
solo quando sono nudi, e quando dirigono
con la parola una serie di modificazioni
sul corpo delle vittime, iniziate al loro
verbo. Il corpo nudo dice la verità, il
corpo vestito segue gli inganni della fantasia
(inganni inutili per Sade, inganni poetici
per Leopardi).
2. Nel corpo della modernità.
Il novecento sembra oscillare
continuamente entro la polarità che abbiamo
visto. O meglio: i due termini vengono ripresi,
ridiscussi, spesso ibridati. In ogni caso,
la memoria del carnevalesco, la dialettica
corpo nudo - corpo vestito, la forza eversiva
del corpo e della sessualità sono una costante
nella cultura letteraria moderna. Cercherò
di seguirne alcune linee (non tutte, naturalmente),
portando una campionatura per ogni possibile
aspetto del problema.
Se si guarda allItalia,
i corpi più evidenti che troviamo in opere
letterarie sono, nella prima parte del secolo,
almeno due: il corpo di Santa nella Luna
e i falò di Pavese e il corpo di Liliana
nel Pasticciaccio di Gadda. Non è
una caso che entrambi siano corpi femminili,
che entrambi abbiano una forte connotazione
sessuale, che entrambi emergano allinterno
delle rispettive strutture testuali nel
momento della morte cruenta, della profanazione
che tocca insieme bellezza e sessualità.
Santa viene uccisa e bruciata dai partigiani
perché il suo corpo troppo bello non spinga,
anche morto, ad azioni turpi, Liliana viene
uccisa e intorno al suo corpo violato si
crea lattenzione morbosa del commissario
Ingravallo, degli astanti e implicitamente
del lettore. Gadda non risolve il mistero
delluccisione, ma quel corpo inerte
permea di sé lintero romanzo. La logica
di Pavese e di Gadda è di fare ruotare intorno
al corpo femminile un sistema simbolico
con forti implicazioni psicanalitiche senza
che si arrivi ad una precisa definizione
del significato che lesibizione dei
due corpi riveste allinterno dei romanzi.
Anguilla, voce narrante in Pavese, riceve
la rivelazione sul destino di santa dallamico
Nuto, al termine di un intricato percorso
di ricerca che si conclude col falò del
sacrificio umano, Ingravallo, leroe
cercatore di Gadda, interroga la verità
nel volto di una serva che forse sa, e intravede
in quel volto lo stesso segno del mistero
che era stato scoperto dallassassino
di Liliana, il segno del sesso.
Lesempio più sintomatico
di un persistere di elementi simbolici legati
al corpo lo troviamo nei romanzi di Elsa
Morante. In particolare ne prendo in considerazione
due situati ai poli opposti della vita dellautrice,
Lisola di Arturo del 1957 e
Aracoeli del 1982. In entrambi questi
romanzi il gioco simbolico è condotto attraverso
tre poli, il figlio, la madre, e, in posizione
defilata nel secondo, il padre. Lisola
di Arturo è il romanzo del sogno e dellimmaginazione
sfrenata, in Aracoeli il sogno è
diventato allucinazione e incubo.
Arturo è colui che racconta, in prima persona,
la sua storia di bambino e adolescente che
non conosce la realtà e che si avvia alla
conoscenza, il quarantenne Manuele racconta,
sempre in prima persona, il suo viaggio
nello spazio e nel tempo per ricongiungersi
idealmente alla madre morta, Aracoeli. Il
processo è parallelo e inverso: Arturo deve
abbandonare lisola se vuole diventare
adulto, Manuele deve trovare il luogo dorigine
della madre se vuole pacificare le sue memorie
tormentate. Dietro a queste due invenzioni
narrative la Morante nasconde uno stesso
nucleo di pensiero che si potrebbe riassumere
così: può limmaginazione modificare
il corpo, e ottenere dalla mutilazione del
corpo reale la pienezza del corpo ideale?
Nello scrivere una lettera a Debenedetti
in occasione delluscita del romanzo
di Arturo, la Morante dichiara di aver voluto
semplicemente raccontare una sua fantasia
infantile, quella di incarnarsi in un corpo
maschile. Debenedetti non trascura questa
indicazione, e al termine del suo saggio
cerca di liberare il racconto dallipoteca
di un caso di narcisismo assoluto. In realtà
lavviso della Morante tocca un livello
profondo del testo. Tutto nellIsola
di Arturo riguarda il principio della trasformazione
del corpo, condotta attraverso unimmaginazione
insieme sfrenata e perversa. Lisola
è lo spazio assoluto della trasformazione,
spazio magico, dove i segnali dellanomalia
e della mescolanza sono molteplici. Vi domina
una fauna animale di tipo meraviglioso,
al confine con lirreale, ed è sottomessa
al dominio fatato della madre morta, che
permea per Arturo latmosfera, appare
in cielo come una santa della religione,
e impedisce lallontanamento come le
sirene del mito. Questo spazio fisico è
a sua volta diviso in due principi opposti,
il dominio del padre, Wilhelm, e il dominio
della matrigna Nunziata, quasi coetanea
di Arturo e suo oggetto damore insieme
al padre. Wilhelm incarna lideale
estremo della bellezza e delleroismo,
Nunziata, come le altre donne, è brutta
e insignificante, ma si mostra rapidamente
capace di affascinare e suscitare desiderio.
Il corpo neutro di Arturo (che spesso coincide
con il corpo materno dellisola) si
modella su questa opposizione, sottoposta
a un doppio tabù. Wilhelm è omosessuale,
e il destino di Arturo potrebbe essere quello
di seguirne le scelte, Nunziata è la matrigna,
e prospetta il pericolo dellincesto.
La storia di Arturo è la storia della doppia
liberazione dal dominio della padre e della
matrigna, ambedue oggetti di desiderio.
Ma per raccontare questa storia la Morante
ci mette di fronte continui simboli di ibridazione,
di contaminazione tra generi, stili, frammenti
mitici e fiabeschi che indicano le polarità
opposte del maschile e del femminile, del
passaggio dal mondo infantile a quello adulto,
dalla magia dellinvenzione alla prosa
del reale. La storia finisce quando Arturo
abbandona lisola: è lentrata
nel mondo, che la Morante, sempre con Debenedetti,
definiva come il ritrovarsi vecchia e in
un corpo di donna.
La marcia del percorso si
inverte in Aracoeli, dove il cammino
allindietro nel tempo, sotto il dominio
della fantasia che qui è allucinazione da
droga, implica una ricomposizione del corpo
smembrato e deformato dal tempo della crescita.
Crescere per Manuele coincide con una doppia
alterazione: il proprio corpo diventa brutto,
e parallelamente il corpo della madre viene
invaso da una malattia mentale che si scatena
attraverso la ninfomania. Al contrario,
il viaggio verso El Almendral, paese dorigine
di Aracoeli, è anche il viaggio verso un
magico giardino che corrisponde
al mondo infantile di Totetaco, il nome
con cui il bambino sillabava la residenza
nel quartiere di Monte Sacro. Manuele cerca
là limmagine di Aracoeli bambina,
cioè quellAracoeli che lui non ha
conosciuto ma che corrisponde a un doppio
di lui stesso. Anche qui la Morante prospetta
una fantasia di ricongiunzione dove i poli
della sessualità si annullano a vicenda
in favore di un corpo perfetto e neutro,
prodotto dalla sparizione del corpo di carne
delluomo adulto. Tornati a uno stadio
infantile, il figlio e la madre si ricongiungono
specularmente in ununione che abolisce
le distinzioni volute dal tempo.
Questa fantasia è comunque
destinata a essere ricacciata allindietro
nel corso stesso del racconto. La Morante
non può lasciar sopravvivere un miraggio
utopico di ricongiunzione. Ed è proprio
un frammento del carnevalesco che torna
fuori, nelle ultime pagine, a designare
la cancellazione del corpo perfetto attraverso
lostentazione del corpo comico e grottesco.
Manuele ha appena fatto visita, per lultima
volta, al padre, e si renderà conto, alla
fine, di un amore per lui che non aveva
mai voluto riconoscere (alcuni tratti del
personaggio sono esplicitamente riconducibili
alla figura di Pasolini). Nelluscire
dallappartamento dove il padre gli
si è rivelato con ribrezzo, degradato dalla
malattia («Il ventre e lo stomaco sporgevano
alleccesso, innaturalmente, dal suo
corpo smunto sedentario e malnutrito;
mentre certe chiazze sanguigne, estese e
lievemente tumefatte, gli tendevano la pelle
delle guance, colmandone i solchi e le rughe:
per cui la sua faccia non compariva invecchiata,
ma piuttosto regredita a una strana immaturità»),
Manuele incontra una vecchia obesa che si
trova alla fine delle scale, a terra, e
gli ostacola il passaggio. Questo corpo
deforme e grottesco che ride a sproposito,
rovesciato a terra, senza che si riesca
a farlo ritornare diritto, rappresenta la
risoluzione comica della tragedia di Manuele.
È il femminile nel suo aspetto perturbante
e osceno, la maternità della vecchia Baubò
che, nel mito greco, fa ridere Proserpina
per favorire il ritorno della primavera
e della rigenerazione. Non è un caso che
la vecchia grassa e informe parli di morti
e di tombe, e che alla fine Manuele la veda
come «una morta annegata sullorlo
di una marina in tumulto». Lultima
immagine elaborata dalla Morante è limmagine
di un corpo che ingloba gli opposti, che
ride della morte, che incarna il gigante
irsuto delle favole infantili (il Coco,
riconosce Manuele). Un corpo totale che
rappresenta la molteplicità da cui ogni
corpo individuale si distacca, con un processo
tragico che la scrittrice ha messo al centro
della sua opera. Lutopia infantile
dellisola di Arturo torna qui a incarnarsi,
nel segno contrario della vecchiaia disgustosa
alla quale solo la visionarietà allucinata
di Manuele può sfuggire.
3. Il linguaggio del corpo.
Secondo Michel Foucault tutti
i discorsi che riguardano lanomalia
sono attraversati dal problema della sessualità.
Dal XVI secolo le pratiche di confessione
mettono il corpo del penitente al centro
dellattenzione, «il punto di focalizzazione
dellesame di coscienza
devessere
adesso il corpo con tutti gli effetti di
piacere che vi hanno sede»
[7] . Mentre Foucault pronunciava queste
parole, Pasolini stava girando, a ridosso
della sua morte, il film ispirato a Sade
e ambientato in una surreale Salò. Pasolini
contamina le teorie sadiane, filtrate attraverso
Barthes e Klossowski, con una struttura
narrativa geometrica ispirata a Dante e
Boccaccio. Al centro del film è il corpo
nudo di alcuni ragazzi che vengono selezionati
da quattro potenti signori e rinchiusi in
una villa per essere sottoposti a ogni tipo
di sevizie. Il potere mette in scena il
teatro del corpo come teatro della crudeltà
(Artaud è una presenza costante nella cultura
italiana fin dagli anni sessanta). I signori
espongono le loro teorie perverse attraverso
la confessione illustrata dal dominio sui
giovani corpi a loro sottomessi. Nel film
tutto è sottoposto alle leggi dellambiguità:
maschile e femminile si mescolano, sia nelle
identità dei signori che in quelle delle
vittime, la tragedia si ribalta nel carnevalesco
sottolineato dalla presenza delloscenità
e dellescrementizio, il piacere diventa
dolore. Pasolini, per giustificare questa
sregolata esibizione della sessualità, ricorre
alle regole artistiche dellallegoria:
il film è allegoria del potere della società
neocapitalistica che usa i corpi come oggetti,
che modella i corpi secondo le leggi del
mercato. Ma il film è anche una continua
esibizione del corpo, della sua bellezza,
della sua manipolazione, del suo uso, fino
alle torture strazianti della fine. Qui
il corpo nudo grida la sua verità, anche
se questa verità è sempre messa sotto silenzio
dai signori che giocano un rituale perverso.
Non si può negare che, parallelamente a
quanto avviene sul piano della scrittura
con Petrolio, Pasolini sta mettendo
in scena una fantasia di annullamento nella
sessualità che percorre molte sue opere.
I corpi sono mescolati, in gruppo, osservati
nellinsieme indistinto, hanno perso
le singole qualità che potevano contraddistinguerli
nel mondo pre-borghese. Cosa dice Pasolini,
negli stessi anni, a proposito dei capelli
lunghi, il segno più evidente di come il
corpo possa parlare al di là del linguaggio
articolato? Dice che i capelli in un primo
momento hanno parlato il linguaggio della
ribellione al mondo borghese, dellindipendenza
dei figli verso i padri, ma ben presto sono
diventati un segno ambiguo: i figli non
sono riusciti a trasformare in discorso
razionale questa nuova qualità corporea.
Il capitalismo, invece, è riuscito a impossessarsene,
e i capelli lunghi sono stati ridotti a
merce, e come merce sono entrati nel circuito
internazionale delle mode, oggetti come
gli altri che si imitano e si adattano a
ogni situazione. I corpi sono diventati
oggetti duso. Il loro uso a fini di
piacere sessuale è ciò che li annulla sul
piano delle qualità, compresa la bellezza.
Per questo, lultimo uso possibile
è quello che distrugge il corpo, lo fa letteralmente
a pezzi attraverso la tortura.
Salò si ricongiunge
idealmente al film che, nel 1968, aveva
decretato il valore del corpo e della sessualità
come ultima sovversione al mondo borghese,
Teorema. Teorema è anche unanomala
opera scritta, a metà tra la sceneggiatura
e il poema in prosa. Pasolini vuole ironicamente
dimostrare che un corpo estraneo
penetrato in quel sistema perfetto che è
la famiglia borghese contamina il sistema
e lo fa saltare in aria. Un ospite misterioso
e bellissimo arriva in una grande villa
del Nord e seduce, uno dopo laltro,
tutti i membri della famiglia, a cominciare
dalla serva Emilia e passando attraverso
il figlio Pietro, la figlia Odetta, la madre
Lucia e il padre Paolo. Il «sesso sacro
dellospite» (così scrive Pasolini)
riporta nel mondo moderno la concretezza
eversiva che il sacro aveva nelle culture
antiche. Toccarlo significa rimanerne segnati
e perdere se stessi. Ogni personaggio, nella
differenziazione dei cinque destini, prende
una strada diversa che porta allincomunicabilità.
I cinque destini ricoprono tutti gli ambiti
del pensiero: la religione, la follia, larte,
il sesso, il potere. Secondo il filosofo
Gilles Deleuze, ogni caso del
teorema immaginato da Pasolini riduce il
rispettivo personaggio allo stato di corpo
mummificato: «la figlia paralizzata, la
madre fossilizzata nella propria ricerca
erotica, il figlio con gli occhi bendati
che urina sul proprio quadro, la serva in
preda alla levitazione mistica, il padre
animalizzato, naturalizzato» [8] . Il contatto con lOspite
li ha condotti nello spazio vuoto del «deserto»,
immagine ricorrente nel film ed evocata
dalla scrittura attraverso il ricordo biblico
degli ebrei che attraversano il deserto
e modellano limmagine di Dio su questo
spazio uniforme e continuo. Dio in Teorema
è diventato il corpo bellissimo dellOspite
che scende a portare scandalo, che crea
sconvolgimenti
irrimediabili. È lo spazio vuoto e uniforme
del «fuori» a sostituire linteriorità
degli uomini borghesi. Forse in questo momento
Pasolini pensa alla possibilità di un nuovo
inizio, di un cammino salvifico attraverso
lignoto. In Salò il deserto
sarà sostituito dallo spazio chiuso della
villa neoclassica, dentro al quale tutto
si mescola e finisce nellindistinzione.
4. Corpo comico e corpo
tragico.
Come ho accennato allinizio,
il tentativo più esplicito di riportare
alla ribalta della scena culturale leversività
del corpo festoso avviene nel corso degli
anni settanta in parallelo allesperienza
della contestazione giovanile. Ho già fatto
il nome di Celati, che di sicuro mette in
atto strategie completamente opposte a quelle
di Pasolini e pubblica nel 1976 sul «Verri»
un discorso sui comici americani (i fratelli
Marx, Stannlio e Ollio, Buster Keaton) dal
titolo Il corpo comico nello spazio,
interamente impostato sullidea di
Merleau-Ponty dellopposizione tra
corpo «come strumento di occupazione dello
spazio» e corpo «come separazione e interpretazione
a distanza dello spazio». Tutto quello che
Celati a scritto fino a questo momento può
essere letto in base al primo polo dellopposizione,
aggiungendovi unoriginalissima interpretazione
della letteratura comica (Swift, Joyce,
Céline), uno specifico sperimentalismo linguistico
che rimanda ai linguaggi anomali della follia
(implicitamente, un discorso dove si incrociano
Foucault e Deleuze) e unattenzione
al corpo che discende proprio dalle letture
fenomenologiche. Nel retro di copertina
di La banda dei sospiri Celati definisce
lopera un «romanzo dinfanzia»
ambientato in una famiglia che è «un luogo
concentrazionario come il manicomio, la
fabbrica, la prigione il servizio militare»,
e aggiunge che il linguaggio della famiglia
è scritto nel corpo di tutti, e che il suo
racconto nasce dallindiscrezione di
«far parlare il corpo matto»
[9] . Come è chiaro, tutti fatti che
scavano in una direzione diversa da quella
di Pasolini (in Teorema nessun corpo
parla, alcuni lunghi monologhi teatrali
sono impostati sul linguaggio della poesia),
anche se forse non si dovrebbe dimenticare
lesperimento narrativo di Ragazzi
di vita, dove loccupazione corporea
dello spazio è allargata a unintera
città e il linguaggio si fa pura scarica
di tensioni corporee, anche se la presenza
della voce autoriale (soprattutto nel versante
lirico descrittivo) è lontanissima
da quanto la sperimentazione letteraria
tenta a partire dagli anni settanta.
La prima fase della
scrittura di Celati si chiude in un certo
senso con la sistematizzazione teorica di
Finzioni occidentali, nel 1975 (lanno
dopo esce Lunario del paradiso).
Al di là della previsione apocalittica di
Pasolini il corpo riesce ancora a parlare,
a trovare posture espressive che gli consentono
di muoversi tra gli ingranaggi delluniverso
borghese. A ridosso dellinsegnamento
di Celati, il giovane Pier Vittorio Tondelli
pubblica nel 1980 Altri libertini,
un road-movie per il quale vengono
spesi i nomi di Arbasino (il parlato
come colonna sonora continua che risale
a Fratelli dItalia) e della
beat generation (lambientazione
negli spazi sordidi della provincia, lansia
liberatoria del viaggio di iniziazione).
Ancora una volta siamo in uno spazio del
fuori, il corpo si esibisce
secondo modalità comiche (lesigenza
di introiettare roba, di scambiare
merci, di rovesciarsi nellesteriorità
fisica del sesso e del cibo), con laggiunta
di un esplicito registro lirico-sentimentale
che fa da collante, che rivela i tormenti
di un desiderio non riconducibile solo a
pura materialità. Questo secondo registro
diventa dominante nellultimo romanzo
di Tondelli, Camere separate. Qui
il corpo può parlare solo a patto di scegliere
la voce del patetico e del sentimentale
(naturalmente, da intendere in accezione
tecnica e non come giudizio di valore).
Il romanzo è costruito attraverso lincastro
di una serie di immagini del corpo: il corpo
malato di Thomas oggi, il corpo festoso
degli amanti ieri, il corpo inerte del protagonista
dopo la perdita di Thomas, il corpo in preda
al desiderio omosessuale di tipo masochistico,
il corpo dello scrittore che decide di annettere
la vitalità dei corpi giovani nel corpo
delle sue opere future. Anzi potremmo sintetizzare
in ununica formula: il libro racconta
l edificazione di uno spazio di sopravvivenza
postuma per il corpo dellautore che
prende coscienza della propria morte elaborando
le pulsioni di tipo sessuale. Di fronte
allesperienza drammatica della perdita,
Tondelli riesce a trovare una via duscita
solo a patto di ricorrere al tema del romanzo
di formazione dellartista: non può
rinunciare a congiungere nel nome della
scrittura le due esperienze lancinanti della
sessualità e della morte.
È ancora una ricaduta
nel tragico che caratterizza questa esperienza
centrale nella nostra letteratura. Da qui,
e dal rapporto tra questa opera e liniziale
Altri libertini, nasce gran parte
delle scrittura dellultimo ventennio
in Italia. Il corpo si trova stretto nella
morsa del dilemma: o corpo che esibisce
parossisticamente i propri organi nelle
esperienza definite «cannibali» (non per
niente, dei mangiatori di carne), dove tutto
è ricondotto alla dimensione della merce
e dei discorsi sulla merce (la televisione),
o corpo che cerca un riscatto alleggerendosi
nelle strutture rarefatte della confessione
e dellauscultazione della fisicità,
come avviene nel recentissimo Nel condominio
di carne di Valerio Magrelli [10] (che rovescia programmaticamente lesperienza dei
cannibali).
Pagina
stampabile

|