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Valentina Fenga
Crash:
il corpo come intersezione fra scrittura
e immagini
In Crash
tutto ha inizio con l’incidente stradale
di James Ballard, produttore di spot pubblicitari
agli studi televisivi di Shepperton, protagonista
e narratore del romanzo, che porta provocatoriamente
lo stesso nome dell’autore.
Nell’incidente Ballard si ferisce
gravemente alle gambe, l’occupante
dell’altra auto muore e sua moglie,
un medico, Helen Remington rimane ferita.
È dopo aver iniziato una relazione
con lei che Ballard entra in contatto con
Vaughan, ex scienziato informatico, ossessionato
dalla sessualità, secondo lui legata
all’incidente stradale e alle modificazioni
fisiche causate dallo scontro. Egli guida
i due verso la consapevolezza e l’accettazione
di questo nuovo codice erotico-sessuale,
incentrato su un diverso modo di percepire
la corporeità e la deformazione indotta
dallo scontro. Una consapevolezza presente
sin dal momento della collisione ma rimasta
latente fino all’incontro con lo “hoodlom
scientist”.
Tutti i personaggi, compresa la moglie di
Ballard, Catherine, sono condotti da Vaughan
all’interno di un nuovo mondo in cui
sono messi in discussione i normali ordini
e codici morali, sessuali ed erotici.
L’universo fittizio
distorto, proposto dallo scrittore, attinge
a piene mani dalla contemporaneità,
dagli scenari urbani, da circostanze che,
per quanto paradossali, potrebbero essere
“vere”; nel romanzo ci si muove
in una sorta di dimensione parallela a quella
attuale, Crash si propone come uno
specchio deformante della società
odierna,
che mostra situazioni e scenari familiari,
ma resi sinistri dall’insolito e inquietante
punto di vista da cui sono guardati.
Questa riflessione su come
e quanto l’impatto con la tecnologia
possa plasmare il rapporto che l’essere
umano ha con il corpo, la sessualità
- tabù per alcuni, “ mezzi”
per altri - è stata seguita da altri
artisti e scrittori che hanno indagato le
stesse tematiche, creando un vero e proprio
filone riconoscibile sin dagli albori della
letteratura ed esteso anche ad altri media;
un filone all’interno del quale le
esplorazioni ballardiane hanno avuto un
ruolo primario e una posizione originale.
Dando uno sguardo a
queste realtà artistiche che hanno
fatto del corpo un luogo di sperimentazione
radicale, di ri-definizione della propria
identità e ampliamento delle proprie
potenzialità attraverso l’innesto
tecnologico,
di certo meritano un’attenzione particolare
le performance e le azioni mirate
a scioccare, imbarazzare, sorprendere lo
spettatore. Questa corrente artistica, nota
come body art,
ha preso vita negli ambienti avanguardisti
a partire dagli anni sessanta, ma il tema
della contaminazione tra corpo e macchina
e la conseguente creazione di un essere
ibrido, artificiale, ha, in ambito letterario,
come si è già notato, radici
molto profonde che affondano addirittura
nella mitologia greca, nell’impresa
di Pigmalione,
che creò attraverso la tecnica scultorea,
una statua di donna talmente perfetta che
gli Dei decidono di donarle la vita. La
tematica si è fatta via via più
urgente quando i progressi della scienza
hanno lasciato intravedere la seducente
possibilità di integrare il corpo
umano con meccanismi in grado di sostituire
le funzione organiche, creando un genere
fantastico che va da Frankenstein
all’Eve Future,
raffinatosi, di pari passo con l’avvento
di innovazioni tecnologiche sempre più
avanzate (dagli androidi di P.K.Dick
all’intelligenza artificiale di W.Gibson)
che integrano senza soluzione di continuità
l’organico del corpo con l’inorganico
della macchina.
Crash e la scrittura
ballardiana si discostano nettamente da
questi modelli e da questo genere, proponendo
un’altra versione dell’ibridazione
dei due elementi corpo e macchina. Se gli
esseri mutanti della letteratura fantascientifica
si proponevano come altro rispetto all’umano,
alternativa genetica ad esso, i personaggi
di Crash sono esseri profondamente
umani, in carne e ossa, che subiscono ferite
e lacerazioni; una mutazione non genetica
ma fisica,
dovuta all’impatto con la macchina.
Il corpo di Crash è un mutante
che si completa nello scontro con la carrozzeria
e l’interno dell’abitacolo,
estendendo e amplificando la propria zona
erogena a tutta la superficie della vettura;
un modo di vedere e percepire il corpo che
esplora la possibile e violenta eccitazione
dell’impatto, lasciando intravedere
territori e scenari oscuri dell’interiorità
umana, ancora più inquietanti perché
molto simili a quelli considerati normali.
L’incidente stradale funziona come
catalizzatore di queste energie; punto di
contatto tra il corpo, l’abitacolo
e le lamiere, esso ridisegna le forme della
figura umana attraverso una complessa geometria
di ferite e cicatrici che amplificano le
potenzialità e gli organi sessuali
di chi ne rimane coinvolto.
Letto in questi termini
il romanzo corrisponde letteralmente alla
volontà dell’autore di produrre
il ‘primo romanzo pornografico basato
sulla tecnologia,
poiché così come nella pornografia
il corpo e la visione ravvicinata dell’atto
o dell’organo sessuale sono l’elemento
primario che viene mostrato, così
in Crash ciò che si mostra
è il corpo nella sua intersezione
con la macchina, lesionato dall’impatto
e intersecato con le superfici lucenti della
carrozzeria.
La rappresentazione
del corpo nel romanzo passa attraverso le
fotografie
che Vaughan scatta alle vittime di incidenti
e alle loro cicatrici, segno visibile, indelebile
dell’impatto. Egli possiede un intero
archivio di questo tipo di immagini, comprese
quelle di Ballard stesso
e delle sue ferite. La funzione principale
della descrizione così accurata che
l’autore fa del lavoro di Vaughan
è quella di essere la chiave di accesso
alla nuova visione del corpo e alla nuova
sessualità. Osservando l’archivio
fotografico, Ballard diventa consapevole
che l’attrazione e il fascino che
ha provato per le macchine e lo scontro
al momento dell’incidente, è
in realtà un modo completamente diverso
di vivere la propria sessualità e
accetta, da quel momento, la logica del
corpo lesionato dall’incidente
come motivo di eccitazione.
L’immagine del
corpo riprodotta dalle fotografie di Vaughan
è estremamente frammentaria, un vero
e proprio ‘broken mosaic’ che
lo “scienziato teppista”, mette
insieme per creare nuove geometrie erotiche
tra corpo e macchina. Jean Baudrillard nel
suo saggio su Crash, si è
soffermato su questa caratteristica visione
frammentaria nel romanzo, considerandola
un modo di rappresentare il suo universo
iper-reale, in cui ogni aspetto è
visibile in dettaglio. Questa iper-realtà
costituisce secondo Baudrillard, un elemento
fondamentale del romanzo che lo lega alla
più ampia riflessione sulla società
dei consumi che, attraverso la creazione
di un sistema di simulacri e la loro amplificazione
mediatica, crea una realtà finta,
duplicazione di quella reale. Così
il corpo frammentato all’infinito
dei collages di Vaughan non è un
corpo reale ma è un corpo amplificato
e visto in iper-dettaglio, che diventa oggetto,
puro strumento di eccitazione, nella sua
intersezione con la carrozzeria. Inoltre,
in Crash, come nella pornografia
tutto è manifesto, non esiste nessuna
dimensione nascosta. La sessualità
che deriva dalle visione frammentarie delle
foto non nasce quindi dal corpo fisico,
reale, ma dal suo mutarsi, contaminarsi
con la macchina, senza soluzione di continuità;
una visione mediata dalla lente dell’obiettivo,
riflessa dalla foto, vista da una prospettiva
che trasforma la porzione di corpo riprodotta
in un simulacro, feticcio seriale dell’impatto.
Questa forte componente
visiva della scrittura di Ballard e la presenza
di immagini nella trama narrativa del testo,
ha ispirato altri autori, come Cronenberg
e Trevor Brown, che hanno fatto della mutazione,
dell’intersecarsi tra corpo e macchina
una delle loro tematiche forti, mettendosi
in discussione e addentrandosi in un territorio
tanto provocatorio quanto pieno di insidie,
creando opere che si distinguono per originalità
e audacia. Il film di Cronenberg ispirato
al romanzo, dà forma visibile ad
uno dei personaggi centrali, incarnazione
della nuova sessualità legata alla
deformazione fisica in seguito all’incidente:
Gabrielle.
Interpretata nel film da Rosanna Arquette,
Gabrielle, porta una vistosa protesi alle
gambe, in seguito alle gravi lesioni subite
in un impatto. Lontano dall’essere
simbolo di sofferenza il corpo della donna
è simbolo, sia nel romanzo che nel
film, di una sessualità potente,
provocante e provocatoria, sottolineata
brillantemente da Cronenberg, con la scena
di lei e Ballard che si divertono a mettere
in imbarazzo il venditore di auto costretto
suo malgrado a incastrare nell’abitacolo
le gambe della donna. La scena di sesso
tra i due protagonisti è un momento
topico in cui Ballard riesce ad abbandonarsi
alla nuova logica, abbracciando definitivamente
l’idea che l’eccitazione sia
determinata non dagli organi sessuali, ma
dalla geometria di cicatrici disseminate
sui corpi dei due.
Il corpo di Gabrielle così come quello
delle tavole
illustrate dei personaggi di Trevor
Brown, e le loro mappe di cicatrici e ferite
rappresenta un netto rovesciamento dei principi
morali ordinari che vedono nel corpo mutilato,
handicappato un simbolo di debolezza, laddove
nei lavori dei tre artisti rappresenta invece
il grado massimo di eccitazione, in quanto
corpo potenziato, espanso dall’unione
con la tecnologia e i materiali prostetici.
Il lavoro di Trevor
Brown ha affrontato il tema dell’impatto
traumatico tra corpo
e tecnologia, come motivo erotico e
non tragico, nella sua serie di illustrazioni
Medical Fun e Crash Baby,
sottolineando in numerose interviste il
legame che c’è tra la sua arte
e quella di J.G.Ballard, considerato uno
dei suoi maggiori ispiratori.
Il tratto netto, dettagliato
delle tavole
in B/N, dei dipinti
ad olio o aerografati
ricorda il linguaggio dello scrittore che
propone in alternativa a termini crudi di
solito usati dalla pornografia, quelli esatti,
asettici del resoconto medico, nella descrizione
delle scene o dei contenuti più espliciti.
Anche il cineasta canadese, nei suoi arditi
close-ups di cicatrici e delle scene
di sesso mantiene questo intento straniante
che impedisce allo spettatore, paradossalmente,
qualsiasi affezione per la scena in atto;
è come se più le scene di
sesso si susseguono, nel film, più
chi guarda ne rimane emotivamente estraneo,
non inserendole nella logica tradizionale
del film erotico, ma considerandole funzionali
all’indagine della nuova sessualità
legata al corpo e alla macchina.
C’è quindi
una sorta di filo rosso che lega le tre
opere seppur molto diverse tra loro, quasi
una stessa atmosfera, una stessa volontà
straniante, una stessa provocazione usata
per spingere lo spettatore in un percorso
al limite della psicopatologia. Nei lavori
di Trevor Brown è inoltre da sottolineare
una forte componente ironica, un sorta di
black humor, meno evidente nel romanzo
e nel film, anche se la tematica e le scene
descritte denotano un intento ludico nel
giocare con i tabù e le perversioni
dei protagonisti e degli spettatori/lettori.
Il corto circuito tra la scrittura
di Ballard e altre esperienze artistiche
denota la capacità dell’autore
di proporre tematiche che, al di là
della pura provocazione (che c’è
nei suoi romanzi, anche se talvolta viene
erroneamente identificata come l’elemento
principale), sono dei punti di contatto
con altri media a dimostrazione della serietà
del percorso artistico dell’autore
e la sua capacità di leggere, sintonizzarsi
e a volte anticipare le tendenze culturali
della contemporaneità.
È significativo
che tale ricerca passi attraverso il corpo,
territorio d’indagine ancora fertile,
in grado di attrarre artisti che attraverso
il confronto con esso si sono spinti ad
esplorare le zone più oscure dell’interiorità
umana. Partendo dall’intersezione
fra organico e inorganico, ciò che
entra in gioco è soprattutto la questione
della cancellazione o l’ambiguità
del confine fra normalità e devianza,
tra male e bene, morale e immorale. Le implicazioni
di tali esplorazioni si muovono continuamente
al confine con la psicopatologia, poiché
propongono altri ordini etici e morali,
visti come devianti dal senso e dalla morale
comune.
Ballard, Cronenberg
e Brown, sono evidentemente degli outsiders
rispetto alla scena mainstream della
letteratura, della cinematografia e della
pittura contemporanea, perché hanno
avuto il coraggio di spingersi laddove le
loro ossessioni li hanno condotti, lasciandosi
alle spalle il fardello delle norme di comportamento
o di pudore, prendendosi la responsabilità
di esplorare tematiche scomode che sono
loro valse critiche e soprattutto condanne
affrettate, specialmente da parti di chi
non si è soffermato a valutare tutte
le possibili prospettive da loro suggerite,
e l’impegnativo percorso che sta dietro
alla provocazione.
Il rischio da correre, come
lettori o spettatori, è quello di
entrare in un universo fittizio, che assomiglia
pericolosamente a quello che si è
abituati a vedere, con la possibilità
di non intravedere l’orizzonte tra
normalità e patologia, lasciandosi
coinvolgere dagli ambigui universi psicopatologici
da loro creati.
La sessualità,
il corpo e la sua deformazione, sono argomenti
trattati dai tre autori in modo tale da
lasciare al lettore/spettatore l’ultima
parola, da proporgli (e non imporgli) una
possibilità che sta a lui stesso
esplorare, lasciandolo totalmente libero
di mantenere, sperimentare o superare i
propri tabù.
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