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Claudio
Franzoni
Corpo e immagini. Lapparente
ambiguità del gesto
1. Moretti, Odisseo e i
filosofi
Riferiscono i giornali del
giorno
[1] che un commesso della Camera facesse
gentilmente, ma severamente notare a Nanni
Moretti, entrato nella gradinata riservata
al pubblico per seguire i lavori parlamentari
(si votava la legge Cirami), che in quel
luogo era vietato accavallare le gambe (Mi
scusi, ma non si possono tenere le gambe
accavallate). Lo stesso quotidiano
riportava anche una foto del regista e si
può ancora constatare come il fatto indubbiamente
sussista: gambe accavallate, braccia conserte
e mano sinistra verso il mento. Nei giorni
successivi segue una breve polemica in cui
qualcuno invita il regista ad essere più
educato.
In base a quale norma il commesso
ha intimato a Moretti di sciogliere quel
gesto? Si tratta di un regolamento della
Camera, e in questo caso scritto quando
e da chi, oppure si tratta di una consuetudine
tramandata da commesso a commesso per generazioni?
È davvero singolare che nel bel mezzo di
unaccanita lotta politica, come quella
di quei mesi, spunti allimprovviso
una per quanto piccola questione su un gesto
di Moretti. Ma davvero è solo
un gesto qualsiasi? E, ipotizzando che non
ci sia alcun regolamento che lo vieti in
Parlamento, aveva ragione il commesso, oppure
Moretti è innocente?
Se si vuole, il problema comincia
da Odisseo. Su un vaso attico a figure rosse
del 500-490 a. C. circa, è dipinta lambasceria
ad Achille [2]: alcuni eroi greci si sono recati nella
tenda del figlio di Peleo, ancora irato
per loffesa ricevuta da Agamennone
che gli aveva preso la schiava Briseide,
per convincerlo a riprendere i combattimenti.
Leroe mantiene il suo
atteggiamento di chiusura rimanendo seduto
e avvolgendosi completamente nel mantello,
lo sguardo verso terra; davanti a lui siede
Odisseo, gambe accavallate e un ginocchio
stretto dalle due mani. Circa due decenni
dopo, un altro ceramografo attico dipinge
la stessa scena ripetendo sostanzialmente
gli schemi già visti [3] : agli occhi degli ateniesi del V secolo, in una riunione
politica di eroi omerici, era
possibile accavallare le gambe [4] . Ma senza alcuna connotazione?
Latteggiamento del signore di Itaca
nelle scene vascolari con lambasceria
ad alcuni è sembrato chiarissimo:
Qui la natura violenta,
caparbia, primitiva di Achille si oppone
alla tollerante duttilità di Odisseo, che
in atto dignitoso e rilassato, una gamba
appoggiata al ginocchio, sembra di per sé
suggerire le immense possibilità delle trattative,
dei colloqui, dei compromessi contro le
posizioni di chiuso irrigidimento
[5] .
Insomma segni di apertura
e di sincerità [6] . Ma in questo modo di stare seduti cè chi ha visto,
allopposto, un indizio dellinaffidabile
doppiezza di Odisseo [7] ; alcune parole di Achille
nellepisodio dellambasceria
raccontato da Omero [8] lascerebbero intravedere il fastidio
per il parlare a vuoto dei suoi interlocutori
e per chi ha un comportamento equivoco.
In altre parole il gesto avrebbe già in
questo momento una connotazione nettamente
negativa.
Dalletà classica in
poi potremmo comporre un doppio catalogo:
quello delle gambe accavallate attribuite
a figure negative, quello in
cui lo stesso gesto è problematico o può
assumere addirittura valenze positive. Cominciamo
dal primo catalogo. Si mette così, con le
gambe una sullaltra, un brigante che
si dovrà scontrare con Teseo, Sinis [9] .
Poi cè tutta una vicenda,
approfondita da Maurizio Bettini [10] , che riporta in primo piano la negatività
dellaccavallare le gambe, quella della
mitica nascita di Ercole; è la stessa madre,
Alcmena, a parlare nel racconto di Ovidio [11] : Eileíthyia, dea delle partorienti,
cercò di impedire che leroe venisse
al mondo sedendosi davanti alla porta, accavallando
le gambe e stringendo le mani attorno a
un ginocchio. Una sorta di doppio nodo che
verrà sciolto con lo stratagemma di una
delle donne presenti al parto. Qui, decisamente,
accavallare le gambe è cosa pienamente negativa.
Certi atteggiamenti del corpo venivano disapprovati
forse perché erano sentiti come nodi, come
segno di chiusura verso gli
altri;
Ci riporta anche alla dimensione
parlamentare da cui siamo partiti
un passo di Plinio (28.59)
[12] :
Lo stesso [è un maleficio,
veneficium] se si accavallano le
gambe nelluno o nellaltro verso.
Per questo i nostri antenati vietarono che
si assumesse questa posizione nei consigli
dei comandanti o dei magistrati, quasi che
questo potesse impedire ogni azione. Vietarono
di fare questo anche durante cerimonie religiose
o votive.
Non è il primo (e non sarà
lultimo) dei divieti riguardanti le
gambe. Nelle Nuvole di Aristofane
[13] vengono messi uno contro laltro
lideale educativo della generazione
di Maratona (il Discorso migliore)
e quello della fine del V secolo (il Discorso
peggiore). Secondo lantico sistema
educativo, tra i vari divieti relativi al
comportamento, cera anche questo [14] : Nel simposio
non si doveva apparire sguaiati e non si
dovevano mettere i piedi luno sopra
laltro.
Ma torniamo alla ceramica
greca. Perché si mette in questa posizione
anche Edipo davanti alla Sfinge, almeno
a partire dalla prima metà del V secolo
[15] ? Un vaso
del 470-60 ci fa vedere Edipo mentre
accavalla le gambe e tiene il dorso della
mano sotto la barba; forse perché il pittore
greco ha voluto dire che sa già la risposta
allindovinello e, infido come Ulisse,
ha intenzione di fregare il mostro? Le cose
evidentemente non stanno in questo modo:
siamo davanti al tentativo di descrivere
latteggiamento di chi sta ascoltando
con attenzione: è proprio il momento in
cui la Sfinge sta rivolgendogli lindovinello,
come dimostra la scritta davanti alla sua
bocca, KAI TRIPOUN (e a tre piedi).
E, rimanendo sempre nel V
secolo a. C., che cosa cè che non
va, se Penelope, in pensiero per lassenza
di Ulisse, assume questo atteggiamento?
Loriginale della Penelope che
medita sulla sua condizione di donna sola
e fedele a un marito lontano [16] , replicato ad esempio nella statua
dei Musei Vaticani
[17] , dovrebbe risalire circa al 460
a. C.: le gambe sono sì una sopra laltra,
ma non cè dubbio che il contesto sia
ben lontano da quello di Odisseo o di Edipo [18] .
Attorno al 440 a. C., dunque
negli anni in cui veniva innalzato e decorato
il Partenone, una lekythos, tipico
vaso per le offerte funerarie in Grecia,
mostra una giovane donna seduta come Penelope,
ma la testa non è reclinata e guarda attentamente
verso il bambino che le viene portato da
una serva in piedi [19] ; la donna è seduta, a quanto pare, sui gradini della
stele funeraria e si vuol dire in questo
modo che è già morta. Unaltra volta,
sempre su un vaso attico, Achille è seduto
su una sedia accanto al letto di morte di
Patroclo: le gambe sono accavallate (come
nelle immagini di Penelope), la testa è
reclinata e le mani sono incrociate sulle
cosce [20] . In realtà qui si tratta di una posizione
del lutto, come se ne potrebbero elencare
tante da questo momento in poi: più o meno
negli stessi anni, la nostra posa è assunta
anche da Oreste, che porta la mano al mento
con un tono malinconico [21] . Si atteggia così, ad esempio, una Andromaca afflitta,
che assiste al trascinamento del cadavere
di Ettore da parte di Achille
[22] . Cè un passo di Apuleio
in cui il protagonista Lucio sta seduto
con i piedi accavallati e le dita
delle mani intrecciate sulle ginocchia,
preoccupato per la punizione dei delitti
che crede di aver commesso
[23] . Queste sono scene di lutto e
di dolore: siamo allora nella sfera delle
posizioni disprezzabili o di quelle perlomeno
lecite?
Ma torniamo nella parte decisamente
negativa del nostro catalogo.
Tra i primi cristiani troviamo divieti espliciti:
Clemente dAlessandria nel suo Pedagogo
(220 d. C.) sostiene che i cristiani non
devono incrociare i piedi come facevano
gli schiavi e neppure posare una coscia
sopra laltra e le mani
sotto il mento [24] ; analoghi atteggiamenti vengono vietati
ai monaci in alcuni statuti in pieno Medioevo [25] ; in una delle più ricche discussioni sul significato
e sul ruolo del gesto, quella di Ugo di
San Vittore, si dice proprio che bisogna
sedersi senza incrociare le gambe,
senza porre un piede sullaltro
[26] . In nome della misura
questi consigli vengono rivolti, in età
medioevale, anche ai laici, in particolare
alle donne [27] . Anche liconografia
medioevale sembra orientata in questa direzione:
chi sarà, sulla facciata ovest di Angoulême,
il personaggio cui viene viene strappata
la lingua in una scena infernale? È riccamente
vestito e seduto con le gambe accavallate
su un elegante seggio pieghevole [28] . Che sia Pilato a tenere
le gambe incrociate non stupisce più di
tanto
[29] .
Apriamo ora il catalogo positivo.
In Grecia siede così una ragazza, su un
vaso a figure rosse, accettando la corte
di un giovane che le sta davanti in piedi
[30] ; su una kylix sta seduto
in questo modo un maestro di scuola [31] . È invece una musa che si atteggia
così su un vaso proveniente da Spina e risalente
al 420 a. C. circa [32] . Non è chiaro se sia la personificazione
di Tebe una figura femminile seduta su un
cratere a campana attico col mito di Cadmo [33] ; quella che Eutichide
scolpì agli inizi del III secolo a. C. è
di sicuro la personificazione di una città:
la Tyche
(Fortuna) di Antiochia,
seduta su una roccia che allude al monte
Silpio, tiene le gambe una sopra laltra
e sovrasta un ragazzo che nuota, personificazione
del fiume Oronte
[34] .
Il mondo romano: un padre
a colloquio col figlio tiene le gambe accavallate
e posa il mento sulla mano, in atteggiamento
di riflessione, proprio come un filosofo
[35] . E proprio luomo di cultura,
vero modello di vita per luomo tardoantico,
assume la nostra posizione nei sarcofagi
romani tra II e III sec. d. C.
[36] .
Alla fine del XII secolo ecco
la figura femminile impegnata forse in una
disputa teologica che accavalla le gambe [37] ; e lo fa addirittura il Creatore nella scena della Creazione
del Sole e della luna, a Chartres, transetto
nord, verso il 1220-1230
[38] . È evidente il rapporto con le
figure degli intellettuali tardoantichi,
descritti in uno schema che esprimeva concentrazione,
riflessione, la forza insomma del pensiero.
Anche gli antichi schemi del
lutto continuano ad essere usati: sul Libro
di preghiera di Ildegarda di Bingen
a Vienna (c. 1200), lillustrazione
di una delle Beatitudini (Beati
qui lugent) ripropone ancora lo
schema osservato in Grecia per figure di
dolenti
[39] . Il ripiegarsi del corpo su se
stesso e le gambe accavallate compaiono
del resto in una delle più commoventi immagini
rinascimentali di Cristo: il frontespizio
della Grande Passione di Dürer, con
LUomo
del dolore schernito da un soldato.
La provvisoria conclusione di questa sezione
positiva potrebbe essere un
passo di Annibal Caro, sulla personificazione
della Quiete [40] : Abbia [la Quiete] unasta
che le si posi sopra ne la spalla, e da
piè punti in terra, sopra essa lasci cadere
il braccio destro spenzolone, e vi tenga
una gamba cavalcioni, in atto di posare
per ristoro e non per infingardia.
La clausola è rivelatrice: latto
della Quiete indica il riposo e non linfingardia,
sottolineatura che Caro si sente in dovere
di fare, quasi a contrastare i soliti, persistenti
dubbi sul nostro gesto
[41] .

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Note
[1] La Stampa, 6 novembre 2002, p. 3.
[2] Cratere, Louvre G163 (Pittore di Eucharides);
A. Kossatz-Deissmann, in LIMC, I (1981),
s. v. Achilleus, nr. 448. Allincirca
in questi anni, una lekythos a figure nere
raffigura la maga Circe in piedi davanti a un Odisseo
seduto con le gambe accavallate su una roccia, cfr.
Ulisse, il mito la memoria (catalogo della
mostra, Roma 1996), Roma 1996, p. 53, fig. 13.
[3] Stamnos, Basilea, Antikenmuseum
(Pittore di Triptolemos); Kossatz-Deissmann cit.,
nr. 453.
[4] Sarà una riunione politica anche quella
raffigurata sul cratere di Dario a Napoli attribuito
al Pittore di Dario (c. 330 a. C.), cfr. P. E. Arias,
La pittura vascolare, in Magna Grecia.
Arte e artigianato, Milano 1990, p. 205 (e bibl.
recente). Uno dei consiglieri di Dario (lultimo
personaggio a sinistra della fascia centrale) discute
seduto e accavallando le gambe (fig. 3); per C.
Anti (Il Vaso di Dario e i Persiani di Frinico,
in Archeologia Classica, IV, 1, 1952,
p. 29, tav. xiii, 3) la sua espressione è
molto pacata e interviene nella disputa
con animo sereno.
[5] E. Paribeni,,Il teatro e le arti figurative
nel mondo ellenico del V secolo (1981), in Scritti,
Roma 1985, p. 217. Cfr. G. Neumann, Gesten
und Gebärden in der griechischen Kunst, Berlin
1965, p. 142:
während Odysseus als
Anführer der Achaier in der lässigen und zugleich
konzentrierten Haltung des Unterhändlers vor ihm
Platz genommen hat.
[6] B. Knittlmayer, Die attische Aristokratie
und ihre Helden. Untersuchungen zu Darstellungen
des trojanischen Sagenkreises im 6. und frühen 5.
Jahrhundert v. Chr., Heidelberg 1997, p. 25.
[7] N. Himmelmann, Klassische Archäologie.
Kritische Anmerkungen zur Methode, in JDAI,
115, 2000, pp. 310 e sgg.
[9] J. Boardman, Athenian Red Figure Vases.
The archaic Period, London 1975, fig. 206. P.
S. Painter, coll.privata.
[10] M. Bettini, Nascere. Storie di donne,
donnole, madri ed eroi, Torino 1998, pp. 52
e sgg.
[11] Metamorfosi, 298-300.
[12] Cfr. Bettini cit., p. 106.
[15] Coppa, Musei Vaticani, Mus. Greg. Etr.
16541; Pittore di Edipo (c. 480 a.C.); Neumann 1965
cit., p. 124, nota 486, fig. 62; J.-M. Moret, Oedipe,
la Sphinx et les Thébains. Essai de mythologie iconografique,
Genève 1984, nr. 87, pl. 50; I. Krauskopf, LIMC,
VII (1994), s.v. Oidipous, nr. 19. Intende
il gesto di Edipo come segno di concentrazione anche
A. L. Boegehold (When a Gesture Was Expected.
A Selection of Examples from Archaic and Classical
Greek Literature, Princeton 1999, p. 24, fig.
15; a fig. 16 la fotografia di una conferenza in
cui alcune signore ascoltano nella stessa posa di
Edipo).
[16] S. Settis, Immagini della meditazione,
dellincertezza e del pentimento nellarte
antica, in Prospettiva, 2, luglio
1975, p. 12.
[17] Ch. Hausmann, in LIMC, VII (1994),
s. v. Penelope, pp. 291-295, nr. 2; C. Parisi
Presicce, in Ulisse, il mito la memoria (catalogo
della mostra, Roma 1996), Roma 1996, p. 434. Sullo
skyphos con Telemaco e Penelope al telaio
(fig. 4) (Chiusi, Museo Nazionale Archeologico 1831,
c. 440 a. C.), cfr. ibidem, p. 440.
[18] Parisi Presicce cit., p. 391: latteggiamento
esprimerebbe evidente chiusura e indisponibilità
e alluderebbe alla principale virtù di tipo
passivo richiesta a una donna.
[19] Londra, British Museum GR 1905.7-1.10;
Ellen D. Reeder (ed.), Pandora. Women in Classical
Greece, Baltimore-Princeton 1995, cat. nr. 13,
pp. 145-146.
[20] New York, Metropolitan Museum 31.11.13
(c. 420 a. C.); A. Kossatz-Deissmann, in LIMC,
I (1981), s. v. Achilleus, nr. 479.
[21] Rilievo melio del Louvre, 440-430 a. C.;
LIMC, III (1986), s. v. Elektra I,
nr. 43.
[22] Sarcofago (II sec. d. C.); Touchefeau-Meynier,
O., in LIMC, I (1981), s.v. Andromache
I, nr. 33.
[23] Metamorfosi, 3.1.2; cfr. Bettini
1998, cit., p. 107.
[24] Schmitt, Jean-Claude, Il gesto nel
Medioevo, Bari-Roma 1990, p. 53.
[25] Schmitt 1990, p. 130.
[26] Schmitt 1990, p. 161.
[27] Schmitt 1990, p. 204.
[28] Anat Tcherikover, High Romanesque Sculpture
in the Duchy of Aquitaine, c. 1090-1140, Oxford
1997, tav. 239, p. 83.
[29] Cristo davanti a Pilato. Pergamena
miniata, Velletri, Museo Capitolare. Cfr. Enciclopedia
dellArte Medievale, VI (1995), s. v. Gesti,
p. 594.
[30] San Simeon (CA), Hearst Historical State
Monument, 10004, hydria. attribuita al Pittore
di Clio.
[31] Parigi, Louvre G 318; M- Schmidt, Linos,
Eracle ed altri ragazzi. Problemi di lettura,
in Modi e funzioni del racconto mitico nella
ceramica greca italiota ed etrusca dal VI al IV
secolo a. C. (Atti del conv. intern. 1994),
Salerno 1995, p. 22, nota 40, fig. 3. Si tratta
forse di un contesto scolastico anche quello di
una kylix di Oxford, Ashmolean Museum, G263.
[32] Ferrara, T 127; EAA, VI, p. 281,
fig. 29; LIMC, I (1981), s. v. Apollon,
nr. 930 (= Argiope, nr. 4); A. Queyrel, in
LIMC, VI (1992), s. v. Mousa, Mousai,
nr. 92.
[33] New York MMA 1922.139.11; sul problema
dellidentificazione cfr. A. Pontrandolfo,
Il mito di Cadmo nella ceramica attica e italiota,
in Modi e funzioni del racconto mitico nella
ceramica greca italiota ed etrusca dal VI al IV
secolo a. C. (Atti del conv. intern. 1994),
Salerno 1995, fig. 3, pp. 218-219.
[34] P. Moreno, Scultura ellenistica,
I, Roma 1994, pp. 158 e sgg., figg. 207-209; il
gesto della mano al mento sarebbe dovuto a un intervento
di restauro; lautore collega la Tyche
con la statua di Musa (Urania) da Agnano,
oggi a Frankfurt (Moreno cit., II, 1994, fig. 820).
Ad entrambe si imparenta la statua funeraria femminile
(con la mano destra portata al mento) da un monumento
sulla via Casilina, loc. Torpignattara, datata alla
fine del I sec. a. C. (L. de Lachenal, in Museo
Nazionale Romano. Le sculture, I, 2, Roma 1981,
pp. 20-23).
[35] P. Zanker, La maschera di Socrate.
Limmagine dellintellettuale nellarte
antica, Torino 1997, pp. 282-3: sarcofago di
M. Cornelius con scene della sua infanzia (c. 150
d. C.).
[36] B. C. Ewald, Der Philosoph als Leitbild.
Ikonographische Untersuchungen an römischen Sarkophagreliefs,
Mainz am Rhein 1999, cat. Nr. A4, p. 136, tav. 5.1
(Vienna, Kunsthistorisches Museum, fine II sec.):
poeta seduto, con le gambe accavallate e la mano
al mento, che guarda una maschera comica; cat. nr.
C1, tav. 24,1 (Roma, Museo Torlonia 424, 240-260
d. C.): filosofo seduto, con le gambe accavallate
e la mano al mento; cat. nr. E25, tav. 63,4 (Roma,
S. Maria in Domnica, fine III sec.): donna, con
le gambe accavallate e mano sulla guancia, di fronte
a una figura seduta di filosofo.
[37] W. Sauerländer, M. Hirmer, Gothic sculpture
in France 1140-1270, London 1970, p. 414-5,
Fig. 55.
[38] Sauerländer, M. Hirmer cit., pp. 437 e
sgg., pl. 102.
[39] Schmitt 1990 cit., p. 143, fig. 17.
[40] Lettere familiari, a cura di A.
Greco, III, Firenze 1961, p. 135.
[41] Anche Federico Zeri nelle conversazioni
milanesi sullarco di Costantino (in corso
di stampa) si interrogava sul motivo delle gambe
accavallate in una figura del monumento sepolcrale
di Giovanni di Brienne (1148 ca. - 1237) re di Gerusalemme
e imperatore di Costantinopoli, nella basilica inferiore
di Assisi (ringrazio Nino Criscenti per la comunicazione).
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