Parole di carta
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Luiz Nazario
Quanto costa?
traduzione italiana di José Pessoa



- Buona sera. Posso entrare? Vorrei dare una occhiatina alle sue merci.

- Beh, se a lei non spiace lasciare il suo cane in giardino...

- Chiaro che non mi spiace, il cane è già abituato.

- La casa è piccola. Ma lei si metta pure a suo agio. Vado a chiudere la finestra perché il sole mi disturba a quest'ora.

- Grazie

- Cosa posso fare per lei?

- Ho osservato oggetti interessanti attravero la vetrina. Ma non sono riuscito a vedere i prezzi da lontano. Purtroppo dovrei disturbarla perché voglio sapere quanto costano alcuni oggetti. Quell'astuccio argentato, per esempio. È un portasigarette?

- Quell'astuccio prezioso? Fatto a mano nell'Argentina? Certo é un portasigarette, un elemento decorativo imprescindibile in banchetti speciali. Lei non si immagina l'effetto che produce quando lo si estrae da uno smoking, e lo si offre a una dama oppure ad un altro cavaliere. Il portasigarette era di mio marito. Le racconterò un piccolo segreto: è stato con quel portasigarette che mi ha sedotto. Lei non può immaginarsi quanti amici il mio uomo ha conquistato soltanto offrendo sigarette con un leggero tocco delle dita in quel pregevole astuccio d'argento.

- Che bello! Vorrei regalare a mio marito questo portasigarette.

- Chi non lo vorrebbe? Non è però una moglie qualunque che può offrire quel portasigarette al marito, specialmente se questo marito non lo merita. Non mi riferisco a lei, sia ben chiaro, ma al portasigarette.

- Mio marito è molto buono. Lui mi compra tutto quello che voglio. Merita il portasigarette. Quanto costa?

- Non dubito della bontà di suo marito, nemmeno delle qualità che lo rendono, eventualmente, meritevole di un portasigarette, se lui è un fumatore, cosa, però, che non fa bene alla salute, ragion per cui mio marito, che Dio lo abbia nella sua gloria, è morto di cancro. Quello che mi lascia inquieta nella sua domanda e che lei non si ferma nel desiderio di regalare un portasigarette a suo marito. No, lei passa rapidamente dall'astratto al concreto, dall'universale al singolare, avvilendo la realtà con il desiderio di regalare a suo marito un portasigarette specifico, giusto quel portasigarette. Guardi bene, quel portasigarette non è un portasigarette qualunque. È il portasigarette che mi ha avvicinato per la prima e l'ultima volta a mio marito, il portasigarette che conteneva fin dall'inizio l'amore di tutta una vita e la causa stessa del suo fine, la maledetta nicotina che ha portato Cristiano alla morte!

- Mi perdoni se le ho fatto ricordare cose sgradevoli. Io volevo solo sapere il prezzo del portasigarette.

- Il prezzo? Ma se Lei non sa nemmeno se suo marito merita quel portasigarette!

- Questo vuole dire che lei impone delle condizioni per la vendita del portasigarette?

- Cara signora, quel portasigarette solo potrebbe appartenere a un marito che avesse me in sposa. E chi si sposerebbe oggi con una come me? Anche già non fumo da 23 anni, da quando il mio Cristiano ha contratto la terribile malattia che lo ha portato da questa vita ad una migliore.

- Capisco il suo trauma. Dimentichiamo il portasigarette. E quella scatoletta di legno?

- Il portagioielli marocchino di madreperla che mia mamma ha ricevuto da un turista cileno che la ha aiutata a ritrovare l'uscita dal labirinto dei mercati di Marrakech, e con il quale si è poi sposata? Che mi fa ricordare i più bei giorni della mia vita di nubile, quando mi facevo tutta bella per ricevere i pretendenti? Quando ogni uomo era per me una possibile felicità, e ogni avventura una porta dischiusa vero l'Eden? Lei vuole che io le venda la scatoletta magica dei miei ricordi più eccitanti e preziosi?

- La scatoletta starebbe molto bene al capezzale del mio letto. Quanto costa?

- Scusi signora, ma questo portagioielli non ha prezzo.

- Bene, se è così caro non lo voglio... Quanto costa quella campana?

-  È ancora più cara, più cara!

- E che cosa ha di speciale? Una vecchia campana  crepata!

- E è giusto questa crepa  che la rende unica!

- Mi potrà spiegare il mistero?

- È tutta una storia di magia e seduzione. Una poesia vissuta, modestamente, da me stessa!

- Ma... e la crepa?

- Lei pensa di potere sapere tutto? Ci sono segreti intimi che tengo solo per me stessa e che porterei con me nella tomba! E per ricordarmi di questo, considero quella campana e gli altri oggetti apparentemente senza nessun valore come indispensabili alla mia esistenza!

- Capisco... E quel curioso vestito giallo? Vorrei indossarlo. Sono sicura che è della mia taglia.

- Ci mancava solo quello. Proprio il vestito giallo! Anche se non mi serve più, quel vestito nessuno lo tocca, nemmeno per tutto il denaro del mondo! È stato con esso che ho ricevuto il premio di miglior dattilografa del 1937 al concorso della ditta dove ho lavorato onestamente per 25 anni! Si figuri se vendo questo vestito. Sarebbe come sputare nella memoria del mio capo e dei miei cari colleghi di lavoro. Non pensi nemmeno di toccarlo quel vestito.

- Mi perdoni l'indelicatezza. Come potevo saperlo? E quella borsa?

- Fa l’abbinamento con il vestito!

- E gli orecchini? Sono d'argento e di smeraldo?

- Di alpacca e di vetro verde. Zia Pepita li ebbe in regalo con un profumo forte, tanti anni fa, quando erano comuni queste promozioni. Ancora sento un delicato odore di gelsomino quando guardo quegli orecchini che lei usava con il profumo, fino al giorno in cui l'essenza finì, e lei non indossò mai più gli orecchini da soli, senza l'odore che sembrava emanare da loro... L'ultima volta che lei li indossò fu in Paraguay, in occasione di un viaggio non del tutto ben spiegato. Dopo li ha conservati nella stessa scatola di promozione e quando ho compiuto quindici anni mi ha regalato la scatola con gli orecchini e la boccetta vuota del profumo che per alcuni anni ho aspirato finché non è finito del tutto. Quegli orecchini, quando li appendo alle orecchie, mi riportano alla mia adolescenza. No, quegli orecchini non escono di qua. Lei dovrà strappare le mie orecchie per ottenerli!

- Come lei dà valore alle sue merci!... È un'ottima tattica commerciale... Ma non fa niente. In verità, quello che mi ha attratto al suo negozio è stata la statua della ballerina. Sono sicura che si abbina perfettamente con i mobili del mio studio. E sono disposta a pagare molto per essa.

- Chiaro che tutti vorrebbero avere una scultura così nel loro studio. E una autentica scultura di ballerina fatta a mano.

- E come si chiama l'artista?

- Non lo so. Quello che importa è che essa sembra proprio una ballerina. Molto realista, non crede? Una riproduzione perfetta.

- Bene, la gamba destra è un po' più grassa della sinistra; e il viso non è bene definito. In una delle braccia manca un piccolo pezzo e l'orecchio sinistro è caduto, guardi il buco rimasto. Tutto questo ne riduce il prezzo, non è vero?

- È in  errore. Questa scultura è pesante. Lei non potrà immaginare quanto essa è importante per me. La ballerina mi ha salvato la vita un pomeriggio cupo, quando un intruso si è intrufolato nella mia camera da letto e voleva violentarmi. Quei segni che lei chiama difetti sono il risultato di quella azione di difesa, che mi ha permesso d'essere adesso qui a parlare con lei.

- Anche così non può essere così cara...

- Dipende dal prezzo che lei attribuisce alla mia vita o alla sua. Perché se la ballerina ha salvato la mia vita potrebbe anche salvare la sua. E qual è il prezzo della vita?

- Bene, non riesco a valutare gli oggetti in questi termini. Però ogni cosa vale quello che vale, cioè il lavoro che qualcuno ha avuto per fabbricarla, un po' il guadagno per la vendita, e cosa altro?

- Si figuri se lei valutasse un arlecchino di Picasso tenendo conto solo del lavoro che ha avuto  per realizzarlo. Non ne ha avuto davvero molto, ha speso qualche ora disegnando. No, il prezzo delle cose lo impone il mercato, che oscilla tra l'influenza e il mito ingigantito. Come stabilire un prezzo sulla ripercussione di un nome oppure dei ricordi di una felicità intensamente vissuta? Oggigiorno tutti parlano di incorporazioni e di profitti favolosi di milioni e anche di miliardi di dollari... Ma è di miti e di sensazioni che qui si parla!

- Signora, quello che voglio sapere è il prezzo di questa scultura!

- Come tutte le cose a cui sono affezionata, la ballerina non ha prezzo! Non la vendo per nessuna somma!

- E la bambola di stoffa senza braccio?

- La mia prima bambola? Non voglio disfarmi di Juju. Meglio piuttosto morire di fame! Meglio piuttosto perdermi nel mondo!

- E quelle miniature?

- Mai! Ognuna di loro mi ricorda un viaggio! Loro sono la testimonianza delle poche gioie che ho avuto in questa vita!

- E la marina appesa nel muro?

- Non la vendo! È stato un regalo, signora, un regalo! L'unico che ho ricevuto dalla mia amica del cuore, che io amava tanto e che sempre è stata così povera!

- E la lampada con la frangia di conterie?

- È mia! Mia! Ha sentito bene?

- Ma, quindi, perché lei espone tutto questo? Cosa fa in questo negozio di antiquariato se non vende nulla? Cosa vuole?

- Signora, se non c'è un cartellino con il prezzo nelle mie cosiddette merci, è perché non sono in vendita!

- Come? Quindi lei mi ha fatto fare la figuraccia di rimanere qui tentando di comprare della roba vecchia che lei non aveva la minima intenzione di vendere?

- Faccia attenzione come parla! Queste cose sono quanto ho di più prezioso! Esse sono i miei ricordi!

- Lei è pazza! Vado a sporgere denuncia agli organi competenti!

- Forse sono pazza, sì... L'età, la miseria della mia pensione, ci sono giorni in cui mangio male, mai qualcuno mi viene a trovare, non so più come ricevere la gente... A volte confondo tutto... E prima non era così... Mi scusi... Io sono molto affezionata alle mie vecchie cose, e questo è il mio difetto... Morirò povera, ma per favore, mi lasci in pace con i miei ricordi... Queste cose vecchie non valgono nulla, ma messe insieme mi restituiscono qualcosa di buono che il tempo mi ha rubato, qualcosa che non esiste più, ma che rivive quando sono da sola a contemplarle... Nulla sostituisce quello che si perde nella vita, nulla si recupera... La vita non ha prezzo, non so perché lei insiste su questo... Mi lasci stare con le mie cose. Prima che la notte cada per sempre, voglio giocare con la mia Juju, accarezzare il mio vestito giallo, indossare i miei orecchini di vetro e sentire il loro profumo di gelsomino, dormire con il portasigarette del mio amore contro il petto fino a quando non sento più il freddo del metallo sulla mia pelle... Il suo denaro non mi farebbe sentire nulla di tutto un'altra volta... Non posso vendere quello che mi resta... Lei non potrà sporgere denuncia contro di me... Non è giusto... Non capisco... Credo che lei sia pazza. È stata lei che mi ha chiesto di entrare. Sì, vada via, sparisca di qua con il suo cane. Lei non si trova alla Standa, all’Upim o alla Conad. Lei è dentro casa mia!

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Luiz Nazario è storico, critico e scrittore. Ha pubblicato vari libri; fra i quali Da natureza dos monstros (Ed. Arte & Ciência, Sao Paulo, 1999), As sombras moveis (Ed. da UFMG/midi@arte, Belo Horizonte, 1999) e Segredos (Memoria Grafica, Belo Horizonte, 2001). Docente di Cinema nella Scuola di Belle Arti dell'UFMG, ha diretto i seguenti cortometraggi: Sexo-verdade (2000), Desdobraduras (2000), Debate (2001), A flor do caos (2001), Selenita acusa! (2001) e Prisioneiros do Planeta Ornabi (2003).
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