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Presentazione critica e traduzione di Gabriela Lungu

     

Adrian Popescu
S italica*



Una S, un filo di ferro piegato dalle dita di Dio
fra pollice e indice,
fra punizione e ispirazione,
questo ora son io: un uomo a forma di S.

Con quanta bravura mi ha pazientemente costruito
                                             [il Creatore,
modellando lentamente per lunghe notti la mia
                                             [colonna,
i rami dei meli transilvani sulle colline
si piegano come me sempre di più verso terra,
nei pressi di un cimitero di campagna,
nel giardino di un amico
sopra la cittadina di Teius.

Come una saliera di Cellini mi ha arrontondato in
                                             [avanti,
un calabrone di maggio, pesante eppure che un
                                             [tempo volava
fra i frutteti degli anni
ora soffermandosi più spesso sui binari
delle strade ferrate,
sulle mani che spezzano il pane e versano
dalla damigiana in tazze di terracotta il vino aspro,
sotto la pioggia estiva nella luce di Pentecoste

Una S, il filo di ferro piegato degli occhiali, con le
                                             [lenti crepate
attraverso le quali vedo gli occhi azzurri di Gesù
che mi guardano dolcemente.

Poeti rumeni contemporanei: Adrian Popescu

Gli anni '60, specialmente fra il '65 e il'68, apportano nella vita culturale romena un'aria di relativa liberalizzazione, di apertura, dopo il periodo duro del realismo socialista e della poesia di regime. È il momento in cui si fanno sentire le voci di alcuni poeti considerati tuttora fra i maggiori: Nichita Stanescu, Marin Sorescu, Ana Blandiana ecc.
Il forte desiderio di cambiamento che anima quegli anni verrà continuato dal Gruppo '70, con Mircea Dinescu (noto anche come uno dei più intransigenti oppositori del regime comunista), Virgil Mazilescu, Angela Marinescu, poeti che si fanno portavoce di una nuova prospettiva culturale, non tanto corrosiva del reale, quanto persuasiva. La loro è una poesia di largo respiro europeo in cui viene coltivata una lirica libresca, non estranea ad alcuni modelli italiani ermetici : Montale, Ungaretti, Saba.
Adrian Popescu, appartenente al Gruppo '70, fa il suo debutto sulle pagine della rivista Echinox (nata a Cluj, in Transilvania, nel 1968 dall'iniziativa di un gruppo di studenti e non solo, i quali hanno provato a mettere in atto una nuova poetica rispetto all'energetismo della generazione precedente) che ha rappresentato anche un'alternativa alla posizione dogmatica del regime.
Pubblica il suo primo volume,
Umbria, nel 1971 (Premio per debutto). Autore di 18 volumi di poesia, narrativa, saggi, appunti di viaggio fra cui: Câmpiile magnetice (I campi magnetici - 1976), Curtea medicilor (La corte dei medici -1979, Il premio dell'Unione degli Scrittori Romeni), Suburbiile cerului (Le periferie del cielo - 1982); Pisicile din Torcello (I gatti di Torcello - 1997- Il premio dell'Unione degli Scrittori Romeni, Il premio della Fiera Nazionale del Libro), Drumul strâmt (La strada stretta - 2001), Tânarul Francisc (Il giovane Francesco - prosa - 1992), Italia subiectiva (L'Italia soggettiva, note di viaggio - 1996), A.P. viene considerato oggi uno dei massimi rappresentanti della poesia romena contemporanea.
Innamorato del paesaggio italiano A.P. si è orientato costantemente verso la cultura italiana. Non gli mancano, come hanno notato molti suoi commentatori alcune influenze montaliane, ma a differenza del grande poeta ligure, in A.P. è molto visibile la dimensione religiosa. Viandante poetico in Umbria (che ha comunque conosciuto - grazie a una borsa all'Università per gli Stranieri di Perugia) A. P. ne rammenta i luoghi prediletti. Da questo cuore spirituale i suoi viaggi e le sue liriche raggiungono con pio affetto anche Trieste, Venezia, Cesena.
Nel primo volume Umbria lo spazio italico era soltanto suggerito nello spirito dei pittori prerinascimentali, un mondo di colline mistiche e di fervori religiosi francescani, di cipressi e di ulivi umbri, spesso invocati dall'autore.
Un altro suo volume
Pisicile din Torcello (I gatti di Torcello), 1977, al di là del ricordo elegiaco di una terra amata, insiste anche sull'idea di un'esistenza pe la quale i viaggi ripetuti nello spazio italico rappresentano altrettante iniziazioni.
Importante è il fatto che A.P. sia stato considerato sin dall'inizio un "poeta francescano" e che il suo francescanesimo letterario (la valorizzazione del naturale come sigla del divino, una certa umiltà e un respiro sacro) è sempre stato ricordato a proposito della sua poesia. In questo senso A.P. viene spesso indicato come "il poeta dell'Umbria", anche se potrebbe forse essere chiamato il poeta che trova nell'Italia la sua patria adottiva. Vuoi scrivendo della Perugia della sua giovinezza, vuoi delle misteriose cicale, del vino di Albana, dell'agitazione spesso pericolosa di Palermo, la sua visione è sempre mitica, miscuglio di osservazione quotidiana, religiosità cristiana e biografia trasfigurata. A.P. non guarda il mondo, ma ci entra identificandosene estasiato.

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Note

* Ambiguità carica di suggestioni in quanto in romeno la parola "italic" vuol dire "carattere corsivo" e perciò intraducibile

    Università degli Studi di Bologna
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