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Adrian Popescu
S italica*
Una S, un filo di ferro
piegato dalle dita di Dio
fra pollice e indice,
fra punizione e ispirazione,
questo ora son io: un uomo a forma di S.
Con quanta bravura mi ha pazientemente
costruito
[il
Creatore,
modellando lentamente per lunghe notti la
mia
[colonna,
i rami dei meli transilvani sulle colline
si piegano come me sempre di più
verso terra,
nei pressi di un cimitero di campagna,
nel giardino di un amico
sopra la cittadina di Teius.
Come una saliera di Cellini
mi ha arrontondato in
[avanti,
un calabrone di maggio, pesante eppure che
un
[tempo
volava
fra i frutteti degli anni
ora soffermandosi più spesso sui
binari
delle strade ferrate,
sulle mani che spezzano il pane e versano
dalla damigiana in tazze di terracotta il
vino aspro,
sotto la pioggia estiva nella luce di Pentecoste
Una S, il filo di ferro piegato
degli occhiali, con le
[lenti
crepate
attraverso le quali vedo gli occhi azzurri
di Gesù
che mi guardano dolcemente.
Poeti rumeni contemporanei:
Adrian Popescu
Gli anni '60, specialmente
fra il '65 e il'68, apportano nella vita
culturale romena un'aria di relativa liberalizzazione,
di apertura, dopo il periodo duro del realismo
socialista e della poesia di regime. È
il momento in cui si fanno sentire le voci
di alcuni poeti considerati tuttora fra
i maggiori: Nichita Stanescu, Marin Sorescu,
Ana Blandiana ecc.
Il forte desiderio di cambiamento che anima
quegli anni verrà continuato dal
Gruppo '70, con Mircea Dinescu (noto anche
come uno dei più intransigenti oppositori
del regime comunista), Virgil Mazilescu,
Angela Marinescu, poeti che si fanno portavoce
di una nuova prospettiva culturale, non
tanto corrosiva del reale, quanto persuasiva.
La loro è una poesia di largo respiro
europeo in cui viene coltivata una lirica
libresca, non estranea ad alcuni modelli
italiani ermetici : Montale, Ungaretti,
Saba.
Adrian Popescu, appartenente al Gruppo '70,
fa il suo debutto sulle pagine della rivista
Echinox (nata a Cluj, in Transilvania, nel
1968 dall'iniziativa di un gruppo di studenti
e non solo, i quali hanno provato a mettere
in atto una nuova poetica rispetto all'energetismo
della generazione precedente) che ha rappresentato
anche un'alternativa alla posizione dogmatica
del regime.
Pubblica il suo primo volume, Umbria,
nel 1971 (Premio per debutto). Autore di
18 volumi di poesia, narrativa, saggi, appunti
di viaggio fra cui: Câmpiile
magnetice (I
campi magnetici -
1976), Curtea
medicilor (La
corte dei medici
-1979, Il premio dell'Unione degli Scrittori
Romeni), Suburbiile
cerului (Le
periferie del cielo
- 1982); Pisicile
din Torcello
(I gatti di
Torcello -
1997- Il premio dell'Unione degli Scrittori
Romeni, Il premio della Fiera Nazionale
del Libro), Drumul
strâmt
(La strada
stretta - 2001),
Tânarul
Francisc (Il
giovane Francesco
- prosa
- 1992), Italia
subiectiva
(L'Italia
soggettiva, note di viaggio
- 1996), A.P. viene considerato oggi uno
dei massimi rappresentanti della poesia
romena contemporanea.
Innamorato del paesaggio italiano A.P. si
è orientato costantemente verso la
cultura italiana. Non gli mancano, come
hanno notato molti suoi commentatori alcune
influenze montaliane, ma a differenza del
grande poeta ligure, in A.P. è molto
visibile la dimensione religiosa. Viandante
poetico in Umbria (che ha comunque conosciuto
- grazie a una borsa all'Università
per gli Stranieri di Perugia) A. P. ne rammenta
i luoghi prediletti. Da questo cuore spirituale
i suoi viaggi e le sue liriche raggiungono
con pio affetto anche Trieste, Venezia,
Cesena.
Nel primo volume Umbria lo spazio italico
era soltanto suggerito nello spirito dei
pittori prerinascimentali, un mondo di colline
mistiche e di fervori religiosi francescani,
di cipressi e di ulivi umbri, spesso invocati
dall'autore.
Un altro suo volume Pisicile
din Torcello
(I gatti di
Torcello),
1977, al di là del ricordo elegiaco
di una terra amata, insiste anche sull'idea
di un'esistenza pe la quale i viaggi ripetuti
nello spazio italico rappresentano altrettante
iniziazioni.
Importante è il fatto che A.P. sia
stato considerato sin dall'inizio un "poeta
francescano" e che il suo francescanesimo
letterario (la valorizzazione del naturale
come sigla del divino, una certa umiltà
e un respiro sacro) è sempre stato
ricordato a proposito della sua poesia.
In questo senso A.P. viene spesso indicato
come "il poeta dell'Umbria", anche
se potrebbe forse essere chiamato il poeta
che trova nell'Italia la sua patria adottiva.
Vuoi scrivendo della Perugia della sua giovinezza,
vuoi delle misteriose cicale, del vino di
Albana, dell'agitazione spesso pericolosa
di Palermo, la sua visione è sempre
mitica, miscuglio di osservazione quotidiana,
religiosità cristiana e biografia
trasfigurata. A.P. non guarda il mondo,
ma ci entra identificandosene estasiato.

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