|
Segue
Gli inferni metropolitani di Francesco
Guccini
D.: Sempre a proposito
di inferni della storia, mi vengono in
mente altre sue canzoni come Auschwitz
o Lager
R.: Quelli
sono inferni veri, inferni sulla terra.
Ieri sono stato al funerale di un mio
amico (cè un periodo in cui si va
solo ai matrimoni, un altro in cui si
va solo ai funerali
), così assisto
a questo rito funebre con gesti che a
un non credente possono sembrare anche
folklorici, tutto sommato: la benedizione
con lacqua, la dispersione dell'incenso...Questo
mio amico naturalmente non era credente,
ma era una buonissima persona e ieri mi
chiedevo: se per caso esistesse un inferno
cristiano, lui sarebbe destinato a questo?
Mi viene in mente unobiezione che
mi faceva un amico qualche tempo fa: come
può Dio, nella sua grande bontà, permettere
una punizione di questo genere? Perciò
credo che linferno vero sia sulla
terra: linferno di Auschwitz, linferno
della tortura, del carcere dei non garantiti.
Che dire poi delle condizioni di vita
del sud del mondo? Noi ci vantiamo di
avere una vita media molto più lunga di
quella di un antico romano, ma in fondo
ci sono milioni di persone che hanno ancora
quella media di vita.
D.: Esiste
poi un altro tipo di inferno: quello della
quotidianità, una quotidianità infestata
dalla televisione e da falsi profeti.
In Addio, l'ultima canzone dell'ultimo
album, cè un atto daccusa
molto esplicito.
R.: Il discorso
è leggermente diverso, perché si tratta
di un inferno che molto spesso la gente
subisce senza accorgersene. E gli inferni
di questo tipo sono molti. Penso per esempio
anche alle vacanze obbligate: negli anni
40, dopo la guerra, pochi potevano
permettersi di andare in vacanza e magari
andavano qui vicino, nellAppennino...tra
l'altro ora, con la paura di volare seguita
all'11 settembre, è tornato di moda...
ma fino a qualche tempo fa la gente si
sentiva obbligata ad affrontare delle
fatiche disumane per poter dire sono
stato in vacanza. E poi gli aeroporti
sono scomodi, gli aerei sono scomodi,
ritardi, file, valigie che si perdono,
tutto di corsa
se lo facessero per
lavoro sarebbe una protesta continua,
invece lo affrontano con uno spirito di
sacrificio encomiabile. E questa è una
delle condizioni del nostro mondo attuale.
Per non parlare dell'inferno del traffico:
spesso capito per lavoro a Milano, vado
in tangenziale e ogni giorno ci trovo
un ingorgo! Un ingorgo al giorno! Se penso
a uno che tutti i giorni deve andare al
posto di lavoro... E poi i telefonini,
con cui uno viene raggiunto continuamente!
Ho preso un treno da Firenze a Bologna
recentemente e telefonavano tutti. Mi
domando: quando non cera il telefonino
cosa faceva la gente? Io peraltro il telefonino
non ce l'ho
Sono tutti inferni che
la gente si autoimpone
E i governi
che parlano solo di PIL: cioè bisogna
consumare, ma per consumare bisogna lavorare
un circolo vizioso. Qualche tempo fa parlavo
con degli amici americani e mi raccontavano
la loro situazione: là sono indebitati
dall'Università fino alla pensione, perché
lUniversità costa moltissimo, la
vita costa moltissimo, bisogna fare lipoteca
per la casa, lipoteca per mandare
il figlio alluniversità, perciò
si lavora continuamente col terrore di
essere licenziati perché se sei licenziato
sei veramente sul lastrico.
D.: Sempre
a proposito di America
come è cambiato
il suo rapporto con gli Stati Uniti?
R.: E
un rapporto cambiato tanti anni fa. La
mia generazione è stata molto influenzata
dallAmerica; io poi ho avuto gli
Americani su a Pavana in tempo di guerra.
E in quegli anni ci lasciarono le loro
cose straordinarie. Io bambino di allora
ricordo la Coca -Cola, i pancakes. Dopo
la guerra sono arrivati i film, la letteratura,
la musica, ci vestivamo con i Jeans, le
T-shirt
Poi sono stato in America
nel 70 e lì ho avuto la prima schiarita,
mi sono accorto che non era quella che
pensavo...Tra l'altro dal 1965, per vent'anni,
ho insegnato italiano in un istituto americano
qui a Bologna: dopo ventanni di
insegnamento ho smesso perché non li sopportavo
più. Non sopportavo, e non sopporto, le
loro ipocrisie. Basta leggere fra le righe
di tanti film, ricorre sempre una frase:
«Vuoi parlarne?». Ma che significa? Adesso
poi ho notato che nei film fumano soltanto
i personaggi negativi. Ho lasciato molto
tempo fa questo sogno adolescenziale.

|