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Ippolita Checcoli
Gli illustratori italiani tra naturalismo e simbolismo: l'edizione Alinari della Commedia

Il cavalier Vittorio Alinari, avendo deciso di pubblicare una nuova edizione illustrata della Divina Commedia bandiva nel 1900 un concorso per artisti italiani: ogni concorrente doveva mandare disegni illustrativi di almeno due canti del poema, si sarebbe scelto un vincitore  e fatta una mostra pubblica dei disegni inviati.

Al concorso si presentarono 31 artisti, la commissione assegnò il primo premio ad Alberto Zardo, per i disegni illustrativi dei canti VIII e IX (Fig. 1) dell'Inferno, e il secondo ad Armando Spadini per i disegni di canti XII e XXV. Il terzo premio fu diviso tra Duilio Cambellotti ed Ernesto Bellandi.

Zardo, Inf Canto IX
Fig. 1. Alberto Zardo,
Inf.Canto IX

Possiamo definire nuova questa forma di illustrazione del poema perché tutta composta di disegni originali e anche per la maniera con cui fu ideata; di certo non offre unità di stile  e di risultato artistico in ogni sua parte, ma offre un panorama storicamente importante dei gusti e delle tendenze artistiche dell'epoca, al di là di ogni valutazione critica. La partecipazione di tanti artisti all'illustrazione della Commedia dimostra la larga diffusione e la passione, quasi la riscoperta di Dante, che è una tendenza tipica, insieme al neomichelangiolismo,  di quegli anni.

Per la nuova generazione, l'artista è "l'eroe", il vate , il veggente, che attinge alle forze della natura e si mette in comunicazione con esse; dunque deve essere individuo al di sopra dello stato sociale e contro uno stato sociale ingiusto, ma ha anche il compito di raccogliere e trasmettere agli altri la verità. Se compito dell'arte è comunicare sentimenti ed emozioni, l'artista dovrà, per esprimere la coscienza della propria epoca, rendere visibile l'idea ed impersonarla. Questa visione simbolica dell'arte nutrita da una forte carica morale rende questi artisti eredi spirituali di Dante.
Da un punto di vista tecnico è importante notare che gli illustratori della Commedia Alinari sono ispirati dal simbolismo, ma soprattutto rompono con la tradizione della pittura “da cavalletto” dell'Ottocento. I linguaggi in cui si esprimono sono diversi: alcuni privilegiano la linea come elemento dominante, altri adottano una maniera più naturalistica o legata a un certo classicismo di maniera, altri ancora rivelano una vena espressionista particolarmente adatta al Dante dell'Inferno.
Abbiamo fatto una scelta di immagini che ci sembra particolarmente adatta a guidare il lettore sulle tracce di Dante e Virgilio.

Chini, Inf Canto I
Fig. 2. Galileo Chini,
Inf, Canto I

La selva oscura (canto I, Fig. 2) raffigurata da Chini non è affatto oscura , ci pare quasi un brano di paesaggio minuziosamente descritto alla maniera di una miniatura- o bestiario - medievale, resa però con tratti moderni. La scena sembra sospesa, e il pathos dantesco sfuma nello stupore di un incontro inatteso.

Sospesa, collocata in uno spazio metafisico in cui le solenni figure si stagliano come scolpite nel marmo di un antico bassorilievo, l'apparizione della "bella scuola" (canto IV, Fig. 3):
Martini, Inf Canto IV
Fig. 3. Alberto Martini,
Inf., Canto IV

Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, dinanzi ai quali vediamo un Dante col capo chino, commosso ed emozionato per esser "sesto tra cotanto senno". Apprezzabile l'idea di Alberto Martini  di adeguare il più possibile l'immagine alla classicità dei personaggi.

Nell'illustrazione del canto VI (Fig. 4) Vincenzo La Bella mette in primo piano la materia, la pioggia, l'acqua che "fiacca" i golosi, l'inferno  come luogo della pena del corpo.

La Bella, Inf Canto VI
Fig. 4, Vincenzo La Bella,
Inf. Canto VI

Dante e Virgilio pur  partecipando alla scena, sembrano piuttosto degli spettatori dietro ad uno schermo.

Chiaro esempio di michelangiolismo è la scena dei diavoli che si affollano sulle mura della città di Dite (canto VIII, Fig. 5), un attorcigliarsi di membra memore degli affreschi della Cappella Sistina e un'aura di terribilità che pervade lo spazio.

La Bella, Inf Canto VIII
Fig. 5, Vincenzo La Bella,
Inf. Canto VIII

Il frontespizio del canto IX (Fig. 1) di Alberto Zardo sottolinea l'oscurità, l'oppressione dell'atmosfera infernale e  il senso di spaesamento e piccolezza dei due poeti di fronte all'incombere minaccioso delle imponenti mura della città di Dite, nonchè dell'incertezza causata dal rifiuto dei diavoli a lasciarli  proseguire.

Curiosamente le  mura ricordano le periferie industriali di Sironi, mentre i diavoli sono una citazione di colta pittura manierista.

Galileo Chini

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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BIOGRAFIE

ERNESTO BELLANDI (Firenze 1842)
Studia all¹Accademia di Belle Arti di Firenze, si dedica al quadro di genere e alla decorazione.

DUILIO CAMBELLOTTI (Roma 1876 - 1960)
Studia al Liceo artistico industriale di Roma. Dal 1902 al 1906 collabora alla rivista "Novissima" e cura l¹allestimento dei drammi di Shakespeare "Giulio Cesare" e "Re Lear". Nel 1907 crea la scene e i costumi per  "La nave" di D¹Annunzio. Nel 1908 ottiene la cattedra di disegno all¹Accademi di Belle Arti di Roma.In seguito si occuperà soprattutto di decorazione, scenografia e scultura.

GALILEO CHINI
(Firenze 1873 - 1956)
Comincia gli studi artistici a 20 anni, nel 1899 fonda l¹associazione "L¹arte della ceramica" imprimendo nuova vita alla maiolica italiana. Artista internazionale, decora il palazzo del trono di Bangkok. Decoratore simbolista di grande originalità e fantasia. Insegna all¹Accademia di Belle Arti di Firenze.

VINCENZO LA BELLA (Napoli 1872)
Allievo di Toma a Napoli, poi di  Morelli e Palizzi. Si dedica alla decorazione ed ai ritratti. Si reca a Parigi dove lavora come illustratore, e dipinge, tra l¹altro, il ritratto di Flammarion. Si trasferisce poi a New York.

ALBERTO MARTINI (Oderzo 1876- Milano 1954)
Inizia come illustratore intorno al 1895 con i disegni per il  "Morgante", la "Corte dei miracoli" e la lunga serie per  "La  secchia rapita" in cui il tratto di penna raggiunge l¹illusione del tratto xilografico. Nel 1898 compie un viaggio a Monaco studiando la grafica degli artisti locali che avevano partecipato alla Secessione. Nel 1899 espone alla Terza Biennale i disegni per un "Poema del lavoro" con toni di verismo realista, mentre nei disegni per l¹edizione Alinari della Commedia cominciano a emergere spiccate tendenze al simbolismo e all¹allegoria. Opere successive sono attinte a diversi testi della letteratura "decadente" del tempo che egli rende con un particolarismo descrittivo che lo porterà agli estremi "neri"  della "Parabola dei celibi" e delle "Passioni umane" La traduzione di Poe ad opera di Baudelaire sollecita la sua fantasia, sono del 1905-08 alcune raffinate illustrazioni per i "Racconti straordinari". La sua produzione successiva lo pone tra i precursori del surrealismo, anche se egli rifiutò ogni coinvolgimento nel movimento. Fu uno dei più assidui espositori delle Biennali. Dimora a lungo a Parigi ove dipinse numerosi ritratti della marchesa Casati, ritornato a Milano vi  resta fino alla morte. Lì svolge una intensa attività, progettando il Teti-teatro, idea di un teatro sull¹acqua, di cui studia per anni ambientazioni e scenotecnica.

ARMANDO SPADINI (Firenze 1883- Roma 1925)
Quasi autodidatta, nel 1910 si trasferisce a Roma ed espone alle Secessioni del 1913-15. Influenzato da De Carolis, suoi inizi sono legati allo stile floreale. Collabora alla rivista "Il Leonardo". In seguito la sua pittura supera il Verismo di gusto ottocentesco attraverso un personale naturalismo di tipo impressionista.  Avrà una sala personale alla Biennale del 1924.

ALBERTO ZARDO (Padova 1869 - Fauglia 1948)
Tratta la figura e il paesaggio con ugual senso poetico. Si dedica in particolare all¹acquaforte. Vince il primo premio al Concorso  Alinari.

 

    Università degli Studi di Bologna
e ArchetipoLibri
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