| Mi chiamo Acete, sono della Meònia,
e i miei genitori erano povera gente. Mio padre non mi ha lasciato
campi da lavorare con duri buoi, non mi ha lasciato greggi lanute,
o insomma del bestiame. Era anche lui un poveraccio, e usava
accalappiare col filo e con l'amo i pesci guizzanti, e tirarli
su con la canna. Quel mestiere era tutta la sua ricchezza; tramandandolo
a me, mi disse: "Prenditi, erede mio e mio successore nel
lavoro, i beni che ho", e morendo non mi lasciò
nient'altro che le distese d'acqua. E' questa l'unica cosa che
posso dire di avere avuto da mio padre. |
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Nomen mihi" dixit "Acoetes,
patria Maeonia est, humili de plebe parentes.
Non mihi quae duri colerent pater arva iuvenci
llanigerosve greges, non ulla armenia reliquit;
pauper et ipse fuit linoque solebat et hamis
decipere et calamo salientes ducere pisces.
Ars illi sua census erat; cum traderet artem,
"Accipe, quas habeo, studii successor et heres",
dixit, "opes", moriensque mihi nihil ille reliquit
praeter aquas. Unum hoc possum appellare paternum. |
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