Acete
Ovidio Metamorfosi Libro Terzo 
 
Mi chiamo Acete, sono della Meònia, e i miei genitori erano povera gente. Mio padre non mi ha lasciato campi da lavorare con duri buoi, non mi ha lasciato greggi lanute, o insomma del bestiame. Era anche lui un poveraccio, e usava accalappiare col filo e con l'amo i pesci guizzanti, e tirarli su con la canna. Quel mestiere era tutta la sua ricchezza; tramandandolo a me, mi disse: "Prenditi, erede mio e mio successore nel lavoro, i beni che ho", e morendo non mi lasciò nient'altro che le distese d'acqua. E' questa l'unica cosa che posso dire di avere avuto da mio padre.
 
“Nomen mihi" dixit "Acoetes,
patria Maeonia est, humili de plebe parentes.
Non mihi quae duri colerent pater arva iuvenci
llanigerosve greges, non ulla armenia reliquit;
pauper et ipse fuit linoque solebat et hamis
decipere et calamo salientes ducere pisces.
Ars illi sua census erat; cum traderet artem,
"Accipe, quas habeo, studii successor et heres",
dixit, "opes", moriensque mihi nihil ille reliquit
praeter aquas. Unum hoc possum appellare paternum.