Discordanze
Emilio Pasquini, Dante e le figure del vero, Milano, Bruno Mondadori, 2001, pp.14-15
Qui va aperta una breve parentesi, di chiarimento metodologico. Tra i nessi interni al sistema costituito dalle opere di Dante, è possibile distinguere quattro generi d'intratestualità. Nel seguito faremo riferimento, in particolare, a quelli (gli ultimi due) che meglio rientrano nella nostra prospettiva di "figuralismo infratestuale": di un graduale compimento, cioè, di premesse o approssimazioni abbozzate in precedenza. Il primo genere d'intratestualità consiste nel rapporto di Dante con se stesso sotto la soglia della coscienza, in maniera inconsapevole: sono gli echi di Dante in Dante (in qualche modo il suo corredo cromosomico), che siamo noi a riscoprire ma di cui egli non si mostra di essere a conoscenza. Il secondo genere sta a metà fra la consapevolezza e l'inconsapevolezza: sono echi interni che sfuggono a una definizione unilaterale, sulle cui volontarietà nessun lettore potrebbe giurare. Il terzo genere d'intratestualità comprende i riecheggiamenti totalmente consapevoli, voluti dall'autore per una precisa strategia, suggeriti al lettore proprio per metterlo in condizione di stabilire un rapporto fra due situazioni o fra due personaggi. Il quarto genere, infine, è il settore delle palinodie, cioè delle ritrattazioni esplicite- da parte dell'autore di comportamenti o affermazioni precedenti: anticorpi fabbricati proprio a sanare ferite del passato, errori o momenti di fragilità. In quest'ambito può anche insinuarsi qualche traccia di autoparodia, quelle rare volte che Dante scherza un poco con le sue stesse debolezze. Ma questo riguardare al burattino precedente con un'ombra di compassione da parte di un Pinocchio divenuto bambino si verifica assai di rado, perché Dante è sempre terribilmente serio e, di norma, affronta problemi cruciali dell'esistenza umana.