| La visionarietà
dantesca Emilio Pasquini, Dante e le figure del vero, Milano, Bruno Mondadori, 2001, p. 215 |
| ...la visionarietà dantesca non é mai quella del mistico. E', invece, un'energia laica nella scoperta di movimenti e rapporti nuovi entro la realtà esterna e interiore: una reinterpretazione del reale, per quella sua capacità di dar luogo alle cose nominandole, come già suggeriva l'Auerbach. Anche per Dante viene spontaneo rinnovare la stupenda definizione (risalente a Tommaso Ceva e cara a Montale) della poesia come "sogno fatto all'ombra della ragione". Con essa, credo, potrebbe meglio sintetizzarsi l'orizzonte finale della Commedia : non l'abisso del mistico, ma la geometria dell' orologio. E ciò sancisce la vittoria della fictio sulla visio, delle figure del reale sulle metafore dell'inconscio, di un grande e stabile sistema analogico sul repertorio sfuggente dell'abbandono mistico. |