| Francesco
Petrarca Familiare XXI, 15 |
| ...nisi
quod exilio, cui pater in alias curas versus et familie solicitus
cessit, ille obstitit, et tum vehementius cepto incubuit, omnium negligens
soliusque fame cupidus. In quo illum satis mirari et laudare vix valeam,
quem non civium iniuria, non exilium, non paupertas, non simultatum
aculei, non amor coniugis, non natorum pietas ab arrepto semel calle
distraheret. ... sennonché, mentre nell'esilio mio padre si rassegnò, preso da altre preoccupazioni e dalla cura della famiglia, lui ad esso si oppose con tutte le sue forze, e si dedicò con energie ancora maggiori ai suoi progetti, incurante di ogni altro fatto e solo proteso a conseguire la gloria. Per simile comportamento, non so come lodarlo e ammirarlo a sufficienza, perché né l'offesa arrecatagli dai concittadini, né l'esilio, né la povertà, né il dolore che l'invidia dei rivali gl'infliggeva, né l'amore della moglie, né la compassione per i figli, riuscirono a distoglierlo dalla strada che ormai aveva intrapreso. |