SIRENE
Odissea, X, 501 - 530

 

          «O Circe, chi dunque m’insegnerà questa via?

     All’Ade nessuno mai giunse con nave nera».

          Così dicevo, e subito rispose la dea luminosa:

     «Divino Laerzìade, ingegnoso Odisseo,

505     mancanza di guida per la tua nave non ti preoccupi,

     ma alzato l’albero, spiegate le vele bianche,

     siedi; la nave porterà il soffio di Borea.

     E quando con la nave l’Oceano avrai traversato,

     dov’è una bassa spiaggia e boschi sacri a Persefone,

510     alti pioppi e salici dai frutti che non maturano,

     tira m secco la nave in riva all’Oceano gorghi profondi,

     e scendi nelle case putrescenti dell’Ade.

     Qui in Acheronte il Piriflegetonte si getta

     e il Cocito, ch’è un braccio dell’acqua di Stige,

515     e c’è una roccia, all’unione dei due fiumi sonanti;

     qui dunque approdato, eroe, come ti dico,

     scava una fossa d’un cubito per lungo e per largo,

     e intorno a questa liba la libagione dei morti,

     prima di miele e latte, poi di vino soave,

520     la terza d’acqua; e spargi bianca farina,

     e supplica molto le teste esangui dei morti

     promettendo che, in Itaca, sterile vacca bellissima,

     sgozzerai in casa e riempirai il rogo di doni;

     e per Tiresia a parte offrirai un montone

525     tutto nero, quello che eccelle tra i vostri greggi.

     Come con voti avrai pregato le stirpi gloriose dei morti,

     allora sgozza un ariete e una pecora nera,

     volti all’Erebo, ma tu all’opposto rivolgiti,

     alle correnti del fiume; là in folla

530     verranno l’anime dei travolti da morte.