Luigi Weber
Risvegliarsi nell'Inferno
della Storia. "Purgatorio
de L'Inferno" di Edoardo Sanguineti
Un noto vezzo di
Borges era quello di citare dettagliatamente
opere inesistenti. Manganelli col Nuovo
Commento arrivò a edificare
un intero libro come glossa a un altro,
assente. Edoardo Sanguineti, per trovare
un titolo alla sua terza raccolta poetica,
scelse invece un'opera perduta (o forse
mai scritta), un dialogo di Giordano Bruno
cui si accenna fuggevolmente ne La
Cena delle Ceneri. Il Purgatorio
de L'Inferno, appunto. Dunque non
è Dante, come potrebbe sembrare,
la figura evocata con questa scelta di
termini tanto dantescamente connotati,
bensì il rude Nolano arso in Campo
de' Fiori. Meglio, lo è anche
Dante, ma di sponda, per errore, per uno
slittamento quasi inevitabile interno
alla cultura di quasi ogni lettore, e
naturalmente calcolato1 .
Ora, giacché
l'Inferno è il luogo punitivo e
restrittivo per antonomasia, summa dell'idea
stessa di reclusione e di pena, in un
numero dedicato al tema "Inferni" non
sarà forse del tutto fuori luogo,
o meglio sarà cosa giustificata
proprio in quanto evasione, sconfinamento
extraterritoriale, giocare sul
titolo già di per sé ambiguo,
di questa operetta sanguinetiana, e offrire
un'imprevisto sollievo al lettore, conducendolo
a sorpresa davvero in regioni purgatoriali,
o schiettamente paradisiache. Laicamente
paradisiache, certo, persino materialisticamente
paradisiache, come si vedrà.
Nato quale elemento
conclusivo di una trilogia, e con i precedenti
Laborintus (1956) ed Erotopaegnia
(1960) edito in volume unico nel '64 sotto
il collettivo titolo di Triperuno,
Purgatorio de L'Inferno rappresenta,
per chi volesse tentare una fin troppo
facile sovrapposizione con la topografia
della Commedia, appunto il momento
dell'approdo paradisiaco. Opera della
conciliazione, dominata da una luminosa
immagine finale, a cui eventualmente,
per insistere nel parallelismo con le
cantiche dantesche, proprio Laborintus
si oppone come iter infernale,
viaggio tutto sotterraneo negli abissi
dell'inconscio che dell'Inferno
riprende anche la contro-armonia, il cacofonico
magma sonoro.
Ciò detto,
la raccolta permette comunque di osservare
come il tema del viaggio oltremondano
diventi, in un poeta del secondo Novecento,
in tutto e per tutto mondano, e storico,
attraverso una Storia entro la quale il
risveglio, per quanto necessario e auspicabile,
non assume mai i contorni di una epifania
edenica. Parafrasando un celebre motto
di Stephen Dedalus (il giovane co-protagonista
dell'Ulysses), si potrebbe dire
che la Storia è un Inferno nel
quale occorre tuttavia svegliarsi. Lo
è la storia, ma anche la poesia,
nella fattispecie quella italiana. Anche
dalla poesia come la si era praticata
in Italia, sia sul versante tardoermetico
sia su quello neorealista, era urgente
riaversi.
Diciamo subito una
cosa: se la "livida Palus" di Laborintus
consisteva soprattutto di una tenace melma
di simbologie alchemiche, di immagini
archetipiche, di svuotate e corrose rovine
culturali, e invece la persistente acquaticità
degli Erotopaegnia mimava più
precisamente la sospensione onirica, con
tutti i suoi trasparenti spostamenti di
situazioni erotiche, Purgatorio de
L'Inferno è invece l'opera
più ossessivamente parlata
dell'intero corpus sanguinetiano. In altri
termini questo è il regno -in analogia
con il Purgatorio dantesco- della
conversazione. Di un logos che cerca se
stesso, nel duplice tentativo da una parte
di strutturarsi, poiché ancora
è informe, pulviscolare, continuamente
a rischio di dissoluzione, dall'altra
di giustificarsi (il tema della giustificazione
etico-politica è centrale nel Purgatorio).
Logorroica e insieme afasica, la raccolta
fa perno sulla questione del dire, in
perfetta coerenza con le tematiche più
discusse negli anni in cui la linguistica
e la nascente semiologia stavano centrando
sempre più l'attenzione sull'autonomia
del testo e sulle strategie di significazione
interne all'opera. La grande stagione
dello strutturalismo era alle porte: proprio
nel 1960, quando comincia la stesura del
Purgatorio, in Francia nasce la
rivista "Tel Quel", coincidenza significativa,
poiché molte delle diciassette
sezioni sono ambientate oltralpe, e nelle
ultime compaiono direttamente alcuni esponenti
di quel gruppo, dal fondatore Philippe
Sollers a Jean Thibaudeau, traduttore
in francese nel '64 di Capriccio italiano.
Ma, a differenza di
quel che sarebbe spesso avvenuto con gli
strutturalisti, caratterizzati a detta
di Fredric Jameson da una "ripugnanza
di fronte al contenuto come tale"2, Sanguineti mantiene in primo piano una problematicità
tutta di contenuti (appunto la "giustificazione");
rispetto a essa la poesia si pone in una
dimensione ancillare, da mero strumento,
quasi annotazione e resoconto del travaglio
elaborativo. Insomma il metalinguaggio,
che proprio in area francese aveva dato
vita a capolavori specie nella formula
del "romanzo di un romanzo", del romanzo
da farsi (lungo l'asse che dalla Recherche
passa per Les Faux-Monnayers di
Gide e approda a L'emploi du temps
di Butor), non trova qui il suo fine nel
fatto stesso di darsi come autocoscienza
e autoreferenzialità. Al contrario,
si propone come sintomo e diagnosi a un
tempo di un'epoca di immensi rivolgimenti
socio-economici e di conseguenti ridefinizioni
culturali.
Due sono le funzioni
dominanti della raccolta, la lingua
parlata e lo scambio.
E' dunque lecito chiedersi: "chi parla"
nel Purgatorio? Naturalmente Sanguineti,
ma non il Sanguineti-autore, bensì
il Sanguineti-personaggio (con evidente
debito nei confronti di quel personaggio-poeta
inventato proprio da Dante ed evidenziato
da Contini3), vale a dire un intellettuale marxista
in viaggio nei primi anni Sessanta tra
Italia e Francia. Che parla in molti modi,
assai diversificati a seconda dell'interlocutore,
il che, sia detto per inciso, è
già uno di quegli effetti di realtà
che staccano il Purgatorio dalle
precedenti raccolte, annunciando la stagione
di Reisebilder e Postkarten4
.
Ecco una elementare
tipologia di questi "modi":
a) il racconto-lezione
al figlio:
ti attende il filo spinato,
la vespa, la vipera, il nichel bianco
e lucente che non si ossida all'aria
ti
attende Pitagora
che disse che delle
cose è sostanza il numero
(Purgatorio
de l'Inferno 1)
piangi piangi, che ti compero
una lunga spada blu [di
plastica, un frigorifero Bosch in miniatura,
un salvadanaio di terra cotta, [un
quaderno con tredici righe, un'azione
della Montecatini
(Purgatorio
de l'Inferno 9)
questo è il gatto
con gli stivali, questa è la pace
di [Barcellona
fra Carlo V e Clemente VII, è la
locomotiva, è il [pesco
fiorito, è il cavalluccio marino:
ma se volti il foglio, [Alessandro,
ci vedi il denaro:
(Purgatorio de l'Inferno
10)
b)la conversazione tra
intellettuali
ma oggi (disse Octavio Paz) tutti lo siamo
(marxisti); e intanto intendeva 'tutti'
(e [intanto
soltanto 'nosotros'): ma il 12 luglio,
allora: e qualcuno (io dissi) aveva appena
tentato (ma come aveva [risposto
a Weber?);
di decidere ("je suis
un homme");
(Purgatorio
de l'Inferno 2)
c) il discorso amoroso
e
io le dissi ("de gauche"): ah, non posso,
non posso; (amarti) ma il 5 luglio, allora,
in questo [(dissi),
ah in questo piccolo caffè; ah,
come allora, mi [pensava!
diverso! ah, come diversa, allora! come
la [pensavo!:
(Purgatorio
de l'Inferno 2)
ma
si toccheranno, adesso (in questa selva)
le nostre fronti; e a me stesso, [ancora
(invocando): oh non sarebbe, questo (dissi)
un amore? oh non sarebbe [(dissi),
questo, un amore (in questa selva) fascista?
(Purgatorio de l'Inferno
3)
d) il discorso storico-critico
-
perché quello di Resnais (dissi)
è un
film (inconsciamente) fascista -:
(Purgatorio de l'Inferno
2)
poi cercavo di spiegarlo
(il 'residuo'); [('aristocratico');
(analizzando, allora, il personaggio di
Teresa):
(Purgatorio de l'Inferno
13)
e) il progetto di opere
(o discorsi) da farsi
di
altro si deve, dunque, parlare (io dissi);
di altro (ormai) dire (dirò): spiegherò;
una poesia [(dissi)
scriverò: sul fascismo:
(Purgatorio de l'Inferno
2)
a Berio dissi che bisognava
comporla (l'opera su [Rosa
Luxembourg); (con tutta quella scena del
comizio -coro in platea-); e anche questi
[(dissi)
sono casi del neo- contenutismo); e lui
disse che non si poteva fare [(con
un "Operai! Soldati!) scoppiare all'improvviso
(con quel frisch, [fromm,
fröhlich, frei); (e si cambiò
soggetto);
(Purgatorio de l'Inferno
6)
f) le parole del sogno
o "come in sogno"
o come in sogno, altra
volta (in rappresentazione); [e
sofferta (altro sogno); o come una diagnosi
(un sogno critico, un sogno): (Purgatorio
de l'Inferno 4)
avendo (come dissi); e
tutta una vita (come [dicono):
giudicata; (l'8 maggio, a Roma): o in
conversazione (quella notte); (o in [sogno):
(Purgatorio de l'Inferno
5)