Ger. lib. , XVIII, 87- 89

Ger. lib. , XVIII, 87-89

Ma l'empio Ismen, che le sulfuree faci
vide da Borea incontra sé converse,
ritentar volle l'arti sue fallaci
per sforzar la natura e l'aure averse,
e fra due maghe, che di lui seguaci
si fèr, su 'l muro a gli occhi altrui s'offerse;
e torvo e nero e squallido e barbuto
fra le due furie parea Caronte o Pluto.


Già il mormorar s'udia de le parole
di cui teme Cocito e Flegetonte,
già si vedea l'aria turbar e 'l sole
cinger d'oscuri nuvoli la fronte,
quando aventato fu da l'alta mole
un gran sasso, ch fu parte d'un monte;
e tra lor colse sì ch'una percossa
sparse di tutti insieme il sangue e l'ossa.


In pezzi minutissimi e sanguign
Si disperser così l'inique teste,
che di sotto a i pesanti aspri macigni
soglion poco le biade uscir più peste.
Lasciàr gemendo i tre spirti maligni
l'aria serena e 'l bel raggio celeste,
e se 'n fuggìr tra l'ombre empie infernali.
Apprendete pietà quinci, o mortali.