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Ger. lib. XIII, 47,5 - 49
"Signor, nunzio son io
di non credute e non credibil cose.
Ciò che dicean de lo spettacol fero
e del suon paventoso, è tutto vero.
Meraviglioso foco indi m'apparse,
senza materia in un istante appreso,
che sorse e dilatando un muro farse
parve, e d'armati mostri esser difeso.
Pur vi passai, ché né l'incendio m'arse,
né dal ferro mi fu l'andar conteso.
Vernò in quel punto ed annottò; fe' il giorno
e la serenità poscia ritorno.
Di piú dirò: ch'a gli alberi dà vita
spirito uman che sente e che ragiona.
Per prova sollo; io n'ho la voce udita
che nel cor flebilmente anco mi suona.
Stilla sangue de' tronchi ogni ferita,
quasi di molle carne abbian persona.
No, no, piú non potrei (vinto mi chiamo)
né corteccia scorzar, né sveller ramo."
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