Andrea Lorenzini
Biobibliografia di Tony Harrison
Tony Harrison nasce a Leeds il 30 aprile 1937, primo figlio di Harry e Florrie Harrison. Fin dall'infanzia ricorda di essere stato «affamato»
di conoscenza, e ad undici anni si aggiudica una borsa che gli permette di iscriversi alla
prestigiosa Grammar School di Leeds, dove si sentirà emarginato a causa della propria
estrazione sociale, che lo porterà in seguito a polemizzare in versi sul tentativo di fargli
perdere il proprio caratteristico accento del nord. [1] Prosegue gli studi classici alla Leeds University, con una tesi di dottorato sulle traduzioni in versi dell' Eneide, e si sposa, nel 1960, con Rosemarie Crossfield, da cui avrà i figli Jane e Max. Dal 1962 al 1966 si trasferisce in Nigeria, dove collabora
con il poeta irlandese James Simmons ad Akin Mahta (la Lisistrata di Aristofane riambientata in Africa), e con il futuro premio Nobel Wole Soyinka. Nel 1964 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Earthworks .
Due anni dopo, Harrison si trasferisce a Praga, anche perché la famiglia della moglie abita in Germania Orientale—il padre di lei era stato comunista ai tempi di Hitler—e la Cecoslovacchia è uno dei pochi posti in cui l'intera famiglia si può riunire. Praga è una città dalla vita teatrale vibrante, di cui Harrison si nutre per sviluppare quelle che saranno le sue future forme di espressione drammaturgica. «Andai a teatro ogni sera per 18 mesi,» ricorderà il poeta. «Poiché i mezzi di comunicazione ufficiali dovevano sottostare alla censura, in opere come quelle di Shakespeare potevi notare lo svilupparsi di un intenso potere, la gente le leggeva come se parlassero di novità attuali che provenivano dal passato. Mi ha dato il senso della forza di quello che puoi dissotterrare da un'opera passata.»
[2]
Rientrato in Inghilterra nel 1967, Harrison decide
di «rischiare tutto per essere un poeta. Doveva essere un vero lavoro, come quello di mio padre.» [3] E così incomincia la sua politica del «tutto in versi», lavorando tanto per il teatro quanto per la pagina stampata ¾ e, successivamente, per la televisione. Ottiene un Northern Arts Literary Fellowship, e si trasferisce a Newcastle-upon-Tyne, città molto vivace culturalmente, non lontana dal confine con la Scozia. Del 1970 è The Loiners , raccolta di poesie che viene accolta assai favorevolmente dalla critica (riceve il Geoffrey Faber Memorial Prize nel 1972), e che prende il titolo dalla parola gergale che indica gli abitanti di Leeds. Tuttavia, la madre di Harrison criticherà aspramente il poeta per l'uso «osceno» che fa del linguaggio in alcuni componimenti [4] .
Ad ogni modo, grazie all'abilità poetica sfoggiata nella raccolta, Harrison ottiene l'incarico di preparare una nuova traduzione in versi del Misantropo di Molière per il National Theatre, che viene rappresentato con successo nel 1973, e che permetterà all'autore di compiere un salto di qualità. Negli anni a venire seguiranno, fra gli altri lavori, Phaedra Britannica (1975, riambientato in India negli anni del colonialismo inglese), una versione dell' Orestea da recitarsi con una compagnia di soli attori maschi (1981, Premio europeo per la traduzione 1983) e The Mysteries (1985, dal ciclo dei Misteri medievali inglesi).
Senza dimenticare, fra gli adattamenti dai temi classici, Medea: a sex-war opera , vero e proprio libretto lirico per il Metropolitan di New York, che, a causa della morte del compositore, non vedrà mai le scene.
Nel 1988 mette in scena, nel teatro greco di Delfi, The Trackers of Oxyrhynchus , ripreso dai Segugi di Sofocle, mentre nel 1992 è la volta di Square Rounds , che prende spunto dall'invenzione da parte del britannico James Puckle, nel 1718, di una mitragliatrice a doppio uso: pallottole a sezione rotonda per uccidere i cristiani, e pallottole a sezione quadrata ¾ più dolorose ¾ da riservare ai musulmani. Poetry or Bust (1993) racconta di un poeta che ambisce a farsi costruire un busto di marmo, scrivendo poesie per i signori, invece di improvvisare versi per i poveri operai nella birreria del suo paese natio [5] . Da ricordare infine, nel 1995, The Kaisers of Carnuntum ¾ messo in
scena nella splendida cornice del restaurato
teatro romano di Petronell-Carnuntum, nei pressi
di Vienna, e incentrato sul contrasto fra Marco Aurelio e il figlio degenere Commodo ¾ , The Labourers of Herakles , rappresentato a Delfi sempre nell'agosto 1995, e The prince's play (1996), traduzione e adattamento di Le roi s'amuse di Victor Hugo, che ironizza sui fatti di cronaca riguardanti la famiglia reale inglese. In tempi più recenti, confermando la propria passione per i temi classici, il poeta è all'opera su un rifacimento di Ecuba per Vanessa Redgrave e la RCS.
Questo per quanto riguarda il teatro. Ma non bisogna dimenticare che Harrison può vantare anche una stretta collaborazione con la televisione ¾ e, più di recente, il cinema ¾ , nella forma particolare del film poem, il «poema televisivo», rigorosamente in versi e realizzato sfruttando la sinergia fra espressione poetica ed immagini. Dopo gli esordi con Arctic Paradise (1981) e Loving memory (1987), ricordiamo, tra le produzioni principali, v. (1987), film televisivo ricavato dall'omonimo poemetto, causa di profonde polemiche all'epoca della messa in onda per l'uso di un linguaggio piuttosto disinvolto [6] , e The Blasphemers' Banquet (1989), che, prendendo spunto dalla fatwa pronunciata dal fondamentalismo islamico iraniano contro Salman Rushdie negli anni Ottanta, che costrinse lo scrittore a vivere nascosto e sotto la protezione dell'MI6, evoca Voltaire, Molière, Byron e Omar Khayyam per un banchetto che si schiera decisamente contro l'intolleranza e la censura
[7] . Del 1992 è The Gaze of the Gorgon, che prende come metafora la figura mitologica della Gorgone, capace di trasformare gli uomini in pietra, e la utilizza per simboleggiare tutto quello che viene disseppellito dal Kaiser e dal nazionalismo tedesco nel Novecento. Del 1993 è Black daisies for the bride, che, ambientato in una clinica per malati di Alzheimer, tra anziani pazienti e giovani infermiere, si interroga sul senso della vita, della memoria e della personalità umana. Nel 1994 abbiamo A maybe day in Kazakhstan, sul crollo dell'Unione Sovietica e della sua sfera d'influenza (il Kazakhstan, in cui Harrison compie un viaggio è una delle repubbliche che hanno ottenuto l'indipendenza in quegli anni), mentre un anno dopo è The shadow of Hiroshima a venire girato in Giappone, per il cinquantenario delle tragedie di Hiroshima e Nagasaki. Nel 1998 sarà infine il momento di un vero e proprio film di oltre
due ore: Prometheus (da Eschilo) , incentrato sul conflitto Zeus/Prometeo, sull'uso del fuoco per la creazione poetica ma anche per la distruzione, e che riprende il tema della condizione dei minatori nell'Inghilterra thatcheriana degli anni Ottanta,
già presente in v., per poi svilupparsi in un viaggio che attraversa tutta l'Europa dell'Est e balcanica, fino a terminare in Grecia, culla della classicità.
In queste ultime tre opere , Harrison si cimenta anche nell'attività di regia, che, fino a quel momento, aveva riservato al teatro.
La produzione letteraria del poeta, oltre alla pubblicazione della maggior parte dei lavori composti per il palcoscenico e il piccolo schermo, comprende Palladas (1975), una raccolta di versioni del poeta alessandrino Pallada, U. S. Martial (1981)—Marziale tradotto in gergo statunitense—, ed A kumquat for John Keats (1981), splendido poemetto dedicato al grande, e prematuramente scomparso, giovane autore romantico. Nel 1978 esce la prima versione di
From “The school of eloquence” , raccolta di
sonetti in fieri a cui il poeta, nelle edizioni successive, continua ad aggiungere nuovi testi.
Del 1984 è invece la prima edizione dei Selected poems, che verrà ripubblicato nel 1987, includendo anche v. (1985) e un maggior numero di sonetti. Questa antologia avrà una fortuna straordinaria
per un libro di poesie, raggiungendo, forte anche dello scandalo suscitato proprio da v. , vendite stratosferiche. Nel 1991 esce A cold coming , intervista post-mortem ad un soldato iracheno carbonizzato nella Prima Guerra del Golfo, che poi verrà incluso anche nell'edizione di The Gaze of the Gorgon . Infine, del 2000 è Laureate's block, raccolta che include il poema omonimo, altri componimenti di ispirazione «repubblicana», ma anche poesie dedicate al figlio malato, o a
momenti di riflessione maggiormente personali.
Nello Harrison migliore, infatti, l'esperienza autobiografica ed il gusto per il dettaglio si mescolano sempre, con sorprendente continuità stilistica e tematica, a temi politici, sociali e a riflessioni di carattere più universale. Allo stesso modo, stupiscono la capacità del poeta di
coniugare il linguaggio colto e l'ammirazione per i grandi classici con la capacità di farsi comprendere da chiunque, la sua abilità nel plasmare i versi miscelando voli linguistici arguti con la lingua dei ceti sociali bassi, le peculiarità colloquiali della lingua inglese, i tratti gergali e le idiosincrasie territoriali. Oltre ad un innegabile talento, Harrison si trova probabilmente anche aiutato dall'avere vissuto tali contrasti linguistici e di classe in prima persona: «dall'epoca di v. in poi (1985), ha intrapreso una nuova strada. I suoi poemi hanno iniziato a diventare più semplici e più diretti, quando egli stesso ha realizzato che i suoi genitori non riuscivano a comprendere i suoi lavori.»
[8]
«È difficile immaginare altri poeti causare un simile subbuglio, perché nessuno comprende sul serio il contesto della poesia. Ma Tony invita alla discussione e non ha paura ad esporsi in prima linea. Sente che è parte del suo “compito da bardo”,» ha dichiarato Simon Armitage, giovane collega dello Yorkshire. [9]
«Vieni vaccinato molto presto contro l'idea del successo, se sei un poeta,» dice lo stesso Harrison. «Quando ho pubblicato la mia prima raccolta di sonetti, ne ho venduto circa cinque copie, ora i ragazzi li studiano per gli esami di maturità. Desiderare il successo in quell'altro mondo fatto di fama e di denaro non è interessante. La poesia non funziona a quel modo, né mai ha funzionato. C'è qualcosa di meraviglioso nell'averla come centro della tua vita, che è intoccabile e incorruttibile. E non sto morendo di fame. Voglio semplicemente fare il lavoro che voglio fare. Ma questo può diventare più difficile. La gente ti dice, “Puoi fare tutto quello che vuoi.” Così tu dici loro ciò che vuoi, e loro ti rispondono che non è proprio quello che avevano in mente.»
Da diversi anni, Harrison ha intrapreso una stretta collaborazione con il quotidiano The Guardian, per il quale è stato corrispondente all'estero in zone di guerra, e su cui ha pubblicato buona parte della sua produzione più recente, comprese diverse poesie sulla guerra nell'ex-Jugoslavia (Bosnia e Kosovo, soprattutto). «Cerco sempre di fare in modo che le mie poesie appaiano in prima pagina, o in una qualche sezione generale del giornale, in modo che siano accessibili a tutti, e non segregate nel ghetto di una qualche “pagina letteraria”.»
[10]
Per quanto riguarda l'aspetto autobiografico della quasi totalità della sua produzione poetica, per contro, Harrison dichiara di non essere «qualcuno che riesce a condividere con facilità le faccende personali in una conversazione. Ma se il poema sgorga nel modo giusto, non c'è alcun imbarazzo nella condivisione. Non si tratta semplicemente di dire, “Okay, percepisco questa emozione, ora si tratta di sbatterla nel libro.” È che arrivi a capire fino in fondo in che cosa l'emozione consista scrivendo il poema. Mezzi come la rima e il metro sono strumenti di scoperta. È come l'acqua che il vasaio usa per rendere l'argilla malleabile.»
[11]
Richard Eyre, regista di alcuni dei suoi maggiori film televisivi, fra cui v. , lo ricorda offrire ai suoi attori nel backstage un sorso di champagne da una tazza greca vecchia di duemila anni, durante le pause. «È l'unico scrittore che conosco a fare cose del genere. Ha un appetito incredibile per il gusto della vita. E questo include il gusto della malinconia; è malinconico, non depresso. Una volta mi disse che se non potesse scrivere diventerebbe pazzo. Ha un senso dello spirito al suo interno che lotta per esprimersi, e se non riuscisse a rendere legittima la sua espressione attraverso l'arte si dissolverebbe in follia.»
«È parte della mia natura avere un lato oscuro, e a volte mi ci crogiolo,» sostiene lo stesso Harrison. «Lo assorbo, e lo uso. E poi mi capitano quelle specie di settimane frenetiche in cui termino tutto. La morte ci dona tutto il nostro appetito. Eros e Thanatos. L'idea della morte ci dà il nostro impulso sessuale. Non ti cancella l'appetito, te lo stimola. Se ne sei veramente consapevole, allora ti conferisce un'immensa capacità di vivere nel qui e adesso .»
Simon Armitage riconosce che Tony Harrison ha spianato la strada per un gran numero di poeti. «Ha permesso alla mia generazione [Simon Armitage è nato a Huddersfield, nello Yorkshire, nel 1963.] di esprimersi senza doversi preoccupare eccessivamente delle proprie origini e del proprio accento. Provare a scrivere in un modo che fosse rappresentativo delle nostre voci è stato una battaglia campale per lui.»
Ma qual è la percezione che Harrison stesso ha del suo lascito? «Be', come chiunque, spero che le persone che mi conoscevano parleranno di me in compagnia di una bottiglia di buon vino, dopo che me ne sarò andato. Ma quel che mi rende orgoglioso è poter leggere poesie sui miei genitori a Leeds o Bradford, e gli uomini in particolare, tra il pubblico, all'improvviso stanno singhiozzando. Che una poesia breve li abbia toccati così profondamente e susciti questo tipo di reazione è meglio di una critica entusiasta.
«Ma sento spesso, soprattutto nei miei periodi di inerzia, di non riconoscere questo mostro che termina il mio lavoro con tale intensità. È come Tremotino [12] , che entra e trasforma tutta la paglia in oro, e poi se ne va di nuovo. Ho scritto poesia per la carta stampata, il palcoscenico, l'opera, la televisione, il cinema e i giornali. È tutto un solo lavoro. Vedi, forse la vita è davvero un vagabondare per raggiungere momenti in cui il lavoro può accadere. E spesso la mandi a puttane per ottenere quel momento. Ma questo è quel che può succedere quando le muse hanno il tuo numero di telefono.»
---
Harrison, Tony, v. e altre poesie . A cura di Massimo Bacigalupo. Torino, Einaudi, 1996.
Harrison, Tony , In coda per Caronte . A cura di Massimo Bacigalupo. Torino, Einaudi, 2003.
Harrison, Tony , «Lo sguardo della Gorgone». A cura di Andrea Lorenzini. In Poesia – Mensile internazionale di cultura poetica , Milano, Crocetti Editore, Anno XVII, n. 188, novembre 2004, pagg. 2-11.
Harrison, Tony , «Sfere quadrate». A cura di Patrizia Villani. In Poesia – Mensile internazionale di cultura poetica , Milano, Crocetti Editore, Anno XVII, n. 188, novembre 2004, pagg. 12-13.
Harrison, Tony , «L'antologia Krieg». A cura di Massimo Bacigalupo. In Poesia – Mensile internazionale di cultura poetica , Milano, Crocetti Editore, Anno XVII, n. 188, novembre 2004, pagg. 14-15.
Harrison, Tony , Earthworks . Leeds, School of English, University of Leeds, Northern House Pamphlet Poets. 1964.
Harrison, Tony , The Loiners . London, London Magazine Editions, 1970.
Harrison, Tony , Palladas: Poems . London, Anvil Press Poetry, 1975.
Harrison, Tony , U. S. Martial . Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, 1981.
Harrison, Tony, A Kumquat for John Keats . Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, 1981.
Harrison, Tony , From “The School of Eloquence” , London, Rex Collings, 1978.
Harrison, Tony , Continuous: 50 sonnets from “The School of Eloquence” , London, Rex Collings, 1981.
Harrison, Tony, Selected Poems . London, Penguin, 1987 2 , ediz. ampliata (1984 1 ).
Harrison, Tony , v. Second edition with press articles. Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, 1989 2 (1985 1 ).
Harrison, Tony, A cold coming . Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, 1991.
Harrison, Tony, The Gaze of the Gorgon . Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, 1992.
Harrison, Tony , Permanently Bard: selected poetry . Edited by Carol Rutter. Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, 1995.
Harrison, Tony , Laureate's Block and other poems . London, Penguin, 2000.
Harrison, Tony, The Gaze of the Gorgon . Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, 1992.
Harrison, Tony, The Shadow of Hiroshima and other film/poems. London, Faber and Faber, 1995. [La raccolta contiene Loving Memory (1987), The Blasphemers' Banquet (1989), The Gaze of the Gorgon (1992), A Maybe Day in Kazakhstan (1994), The Shadow of Hiroshima (1995)]
Harrison, Tony, Black Daisies for the Bride. London, Faber and Faber, 1993.
Harrison, Tony, Prometheus. London, Faber and Faber, 1998.
Harrison, Tony, The Mysteries. London-Boston, Faber and Faber, 1985.
Harrison, Tony, Theatre Works: 1973-1985. London, Penguin, 1986 (riediz. di Dramatic verse 1973-1985 , Newcastle upon Tyne, Bloodaxe Books, 1985). [La raccolta include The Misanthrope (1973) , Phaedra Britannica (1975) , Bow Down (1977) , The Bartered Bride (1978, vers. riveduta 1980) , The Oresteia (1981) , Yan Tan Tethera (1985) , The Big H (1985) , Medea: a sex-war opera (1985)]
Harrison, Tony, The trackers of Oxyrhynchus . London, Faber and Faber, 1991 2 , ediz. ampliata (1990 1 ).
Harrison, Tony, The Common Chorus . London, Faber and Faber, 1992.
Harrison, Tony, Square Rounds . London, Faber and Faber, 1992.
Harrison, Tony, Plays Three. London, Faber and Faber, 1996. [La raccolta include Poetry or bust (1993), The Kaisers of Carnuntum (1995) , The labourers of Herakles (1995)]
Harrison, Tony, Le roi s'amuse/The prince's play. London, Faber and Faber, 1996.
Harrison, Tony, Plays Four. London, Faber and Faber, 2002. [La raccolta include The Oresteia (1981), The Common Chorus (1992) , The Trojan Women ]
Astley, Neil (ed.), Tony Harrison. Newcastle upon Tyne, Bloodaxe, Bloodaxe Critical Anthologies, 1991.
Bacigalupo, Massimo, « Prefazione», in Tony Harrison, v. e altre poesie , cit.
Bacigalupo, Massimo, « Il teatrante in trincea», in Tony Harrison, In coda per Caronte , cit .
Byrne, Sandy, Self-contradiction and self-construction in the poetry and personae of Tony Harrison. PhD Thesis, University of Oxford, 1995.
Byrne, Sandy (ed.), Tony Harrison: Loiner. New York, Clarendon Press, 1997.
Byrne, Sandy, H, v & O: the poetry of Tony Harrison. Manchester, Manchester University Press, 1998.
Hardwick, Lorna, Tony Harrison's poetry. Drama and film: the classical dimension. Selected proceedings of a one-day interdisciplinary forum hosted by the Department of Classical Studies, 5th October 1999. Milton Keynes, The Open University, Faculty of Art, 1999.
Kelleher, Joe, Tony Harrison. Plymouth, Northcote House in association with the British Council, 1996.
Kustow, Michael, « Introduction», in Tony Harrison, Plays Three , cit .
Lorenzini, Andrea, « Il custode delle metamorfosi – La lotta della Parola contro la pietra», in Poesia – Mensile internazionale di cultura poetica , Milano, Crocetti Editore, Anno XVII, n. 188, novembre 2004.
McDonald, Marianne, « The Trackers di Harrison: un marchio del popolo», in Marianne McDonald, Sole Antico Luce Moderna . Trad. Francesca Albini. Bari, Levante, 1999, pagg. 96-113.
McDonald, Marianne, « Medea: a sex-war opera di Tony Harrison: Medea interna, esterna, externa», in Marianne McDonald, Sole Antico Luce Moderna . Trad. Francesca Albini. Bari, Levante, 1999, pagg. 115-126.
McDonald, Marianne, « Intervista con Tony Harrison», in Marianne McDonald, Sole Antico Luce Moderna . Trad. Francesca Albini. Bari, Levante, 1999, pagg. 127-144.
Rowland, Antony, Tony Harrison and the Holocaust. Liverpool, Liverpool University Press, 2001.
Spencer, Luke, The poetry of Tony Harrison. New York-London, Harverster Wheatsheaf, 1994.
Symes, Peter, « Introduction», in Tony Harrison, The Shadow of Hiroshima and other film/poems , cit .
Worpole, Ken , «Scholarship Boy: The Poetry of Tony Harrison», in New Left Review, n. 153, September/October 1985, pagg. 63-74.
Wroe, Nicholas , «Man of mysteries. The Guardian Profile: Tony Harrison», in The Guardian, 01/04/2000 [ http://www.guardian.co.uk/Archive/ Article/ 0,4273,398083 5,00.html ].
---
[nuova versione del primo paragrafo dell'articolo]
C'è un film di Wolfgang Petersen, noto a molti della mia generazione, in cui il protagonista, ad un tratto, si trova a dover fronteggiare il proprio io interiore, riflesso in uno specchio che è al tempo stesso una porta. E ci vede dentro un'altra persona. È la prova più ardua per ogni eroe che si rispetti: il sosia, il doppelgänger . Ercole che, dopo avere sterminato un intero giardino zoologico (più qualche animale da bestiario e qualche altro essere umano o semiumano), si trovi a dover fare i conti con un altro individuo figlio di Zeus, e armato di altrettanta clava. Come gli appassionati di derby sanno, non c'è nulla di più difficile e meno scontato di uno scontro fra squadre «cugine» ¾ figuriamoci se i contendenti sono a tutti gli effetti la stessa persona… Ma in questo film l'eroe, guardandosi in uno specchio, ci vede dentro un altro. Il film è tratto da La storia infinita, di Michael Ende.
Note
[1] Nel poema Them & [uz] , incluso nella raccolta in fieri From “The school of eloquence”, Harrison ricorderà l'umiliazione di non potere recitare Keats a causa della propria pronuncia, e di essere stato relegato ai «personaggi a cui Shakespeare assegna le parti comiche, la prosa», come il Portiere Ubriaco nel Macbeth [cfr. Tony Harrison , v. e altre poesie, pagg. 72-75].
[2] Nicholas Wroe , «Man of Mysteries (The Guardian Profile: Tony Harrison)», in The Guardian, 01/04/2000.
[3] Il padre di Harrison faceva il fornaio, come ci viene ricordato in diverse poesie, fra cui il poemetto v. («…the family dead,/ butcher, publican, and baker» [«… i morti di famiglia,/ beccaio, oste, fornaio»], cfr. Tony Harrison , v. e altre poesie, pagg. 4-5), e il sonetto Marked with D. : «The baker's man that no one will see rise/ and England made to feel like some dull oaf/ is smoke, enough to sting one person's eyes/ and ash (not unlike flour) for one small loaf» [«L'uomo del fornaio che nessuno vedrà montare,/ e che l'Inghilterra fece sentire zotico e stupido,/ è fumo, quanto basta a pungere gli occhi di uno,/ e cenere (come farina) per un piccolo pane»], Tony Harrison , v. e altre poesie, pagg. 102-103.
[4] Cfr. ad esempio Bringing Up, in Tony Harrison , v. e altre poesie, cit., pagg. 114-115.
[5] Per l'opinione di Harrison sull'argomento, si veda ad esempio Laureate's Block , in T ony Harrison , In coda per Caronte , pagg. 100-109.
[6] La Bloodaxe Books, casa editrice di Newcastle-upon-Tyne, ne propone addirittura una seconda edizione ampliata, che include commenti della stampa, lettere, recensioni, un articolo in difesa del poema e della versione televisiva scritto da Richard Eyre (regista di v. ), e la trascrizione di alcune delle telefonate ricevute da Channel Four la sera in cui il poema televisivo fu trasmesso. Da notare che il poema televisivo ha ottenuto un Royal Television Society Award come best original programme .
[7] Anche questo poema televisivo scatenò reazioni di scandalo nella stampa inglese, e una sorta di «caricatura della reazione dell'establishment» fu quella dell'Arcivescovo di Canterbury, che spedì una nota discreta alla BBC, in cui chiedeva che il film poem non venisse trasmesso. La BBC decise di mandarlo in onda ugualmente.
[8] Le citazioni da qui in avanti, salvo diversa indicazione, sono tutte riprese da Nicholas Wroe , «Man of Mysteries (The Guardian Profile: Tony Harrison)», cit. ., lungo profilo biografico dedicato a Tony Harrison.
[9] Per un primo approccio all'opera di Armitage, si veda ad esempio Simon Armitage, Poesie. Trad. Luca Guerneri. Milano, Mondadori, 2001.
[10] Tony Harrison, conversazione personale con l'autore, 15/03/2002.
[11] Nicholas Wroe , «Man of Mysteries (The Guardian Profile: Tony Harrison)», cit. .
[12] Personaggio di una fiaba dei fratelli Grimm (in inglese Rumpelstiltskin ), che aiuta la figlia di un mugnaio a trasformare la paglia in oro per salvarla dalla morte. In cambio, si fa promettere il primo bambino che la ragazza partorirà. La promessa sarà sciolta soltanto se lei, in capo a tre giorni, riuscirà ad indovinare il nome dell'omino che l'ha aiutata (ecco perché, fra l'altro, nelle tradizioni germaniche, il nome dell'omino è particolarmente astruso). Cfr. Jacob e Wilhelm Grimm , Fiabe, Milano, Mondadori, 1987, vol. I, pagg. 217-9.