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Data di pubblicazione
19 gennaio 2009

     

Enrico Brizzi
Al cinema con Lorenzo Pellegrini

Nel nuovo romanzo La nostra guerra e la Brigata pigiama ho immaginato un’inattesa piega degli eventi storici: l’Italia fascista non si schiera con il “terzo reich” nel secondo conflitto mondiale, anzi subisce una dura invasione germanica (e della Francia di Vichy) che contrasta con l’aiuto anglo-americano, finendo per sedere nel 1945 al tavolo dei vincitori.
Abbiamo vinto, ma in un certo senso tutto è andato storto: nel 1960 il decrepito Mussolini è ancora al potere, e il regime governa con pugno di ferro tanto la vita italiana quanto quella nelle ex colonie, ora promosse al rango di “repubbliche associate”.
E proprio nella repubblica associata dell’Africa Orientale, fra l’Asmara e Addis Abeba, si muove il protagonista Lorenzo Pellegrini, esiliato per un mese dall’Italia a causa di uno screzio sul lavoro.
Oltre a frequentare bar e caffè, locali da concerti e gli stadi dove si disputa il leggendario campionato di calcio noto come “Serie Africa”, Lorenzo da bravo italiano della sua epoca va molto al cinema.
Ecco alcune delle sue impressioni di spettatore.
e.b.

Asmara, cinema Roma, 6 aprile 1960

(…) Dopo un caffè profumato e spaventosamente forte, proseguii la mia passeggiata. Traversai il parco disteso ai piedi del palazzo del governo regionale d’Eritrea, e nel giro di poco mi trovai di fronte al cinema Roma.
Proiettavano I leoni di Provenza, un polpettone di genere eroico con Sordi, Mastroianni, Manfredi e Tognazzi nei panni di quattro veterani delle Fiamme nere impegnati nell’avanzata finale verso Lione.
L’avevo già visto in Italia, ma la scena conturbante in cui il soldato semplice Marcello si congeda dalla fidanzata francese Dalida, che si lascerà morire di stenti pur di non cedere alle avance d’un malvagio colonnello della divisione Charlemagne, valeva da sola il prezzo d’un secondo biglietto.
Solo quando uscii commosso dal cinema, mi ricordai che quell’impiastro di Quaglia teneva enormemente a presentarmi il cavalier Venturi e la squadra.
A pensarci meglio, ricordai che mi aveva dato appuntamento per le cinque davanti ai cancelli dello stadio Amba Galliano.
Controllai l’orologio: se camminavo in fretta, potevo ancora arrivare con un ritardo accettabile.

Asmara, clamorosa anteprima su Cinema60, 14 aprile 1960

Cinema60 volò via in un attimo: l’unica notizia degna di nota era che alla prossima mostra del cinema di Venezia sarebbe stato finalmente proiettato Inferno, il primo dei colossali lungometraggi in terzine destinati a comporre la trilogia alighieriana.
Dopo essermi figurato Albertazzi e Gassman nei panni di Dante e Virgilio, non mi rimase che studiare le pareti color zafferano della mia stanza da esiliato. In controluce distinguevo una per una le pennellate.
Rimpiansi di non avere acquistato anche Ettore della Xa. Quel Pratt era una specie di novello Salgari, in grado di far muovere il suo protagonista fra le calli di Venezia così come ai Caraibi, in Siberia o nei labirinti di Creta, ultimo rifugio dei Nazisti della società segreta Thule.

Addis Abeba, cinema Fulgor, 26 aprile 1960

(…) Al Fulgor davano il kolossal in costume Iolanda la figlia del Corsaro Nero.
Le grazie nordiche di Anita Ekberg e la trama d’una leggerezza quasi insulsa mi regalarono una parentesi di serenità insondabile.
Quella ragazza svedese che aveva stregato i produttori di Cinecittà sapeva recitare più o meno come me, ma la sua popputa apparizione su un telone di cinquanta metri quadrati risultava semplicemente devastante. La gente applaudiva, batteva i piedi e fischiava riportandomi indietro di qualche anno: in Italia non usava quasi più, almeno non nei cinema che frequentavo.
Qui invece si parlava impunemente ad alta voce, e quando Iolanda la figlia del Corsaro nero riemerse dal suo bagno nel mar dei Sargassi, una voce nel buio gelò tutti: «Almeno il Duce è andato a finir bene».
Qualcuno rise, e per fortuna nessuno protestò.
Evidentemente , la voce pittoresca secondo la quale Mussolini era stato colpito dall’ictus fatale mentre si trovava insieme a lei, di bocca in bocca aveva raggiunto Addis Abeba.

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Enrico Brizzi, Al cinema con Lorenzo Pellegrini, "Griseldaonline", n. VIII (2008-2009).

 

 

 

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