Parole di carta
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pagina Principale del sito Come contattarci Iscriviti alla mailing list! Agenda del sito I temi trattati Archivio delle prime pagine


Pagina stampabile

Bibliografia

Balina, M., Dobrenko, E., Murašov Ju. (red.),
2002  Sovetskoe bogatstvo, Sankt Peterburg, Akademieskij proekt,   pp. 342-439.

Daškova, T., 1999 Ideologija v licach: formirovanie vizual’nogo kanona v sovetskich ženskich žurnalach 1920-1930, Ch, Godov, http://www.
ruthenia.ru/
logos/number/
1999_11_12/10.htm
.

Günther, H.,
1997 Pojuščaja rodina, “Voprosy literatury”, n. 4, p. 46-61.

Klark, K.,
1992 Stalinskij mif o “velikoj sem’e”, “Voprosy literatury”, n. 1, pp 72-93.

Mamatova, L.Ch., 1995 Kino: politika i ljudi. 30-e gody, M., Roskomkino.

Piretto, G.,
2001 Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, Torino, Einaudi, pp. 101-173.

Sinjavskij, A., 2002 Osnovy sovetskoj civilizacii, M., Agraf.

Stites, R.,
1992 Russian Popular Culture, Cambridge, Cambridge University Press, pp. 64-97.

Le immagini utilizzate sono tratte dai siti:

www.davno.ru
www.soviet-poster.com
www.mosfilm.ru

 

     


Federica Visani
La figura dell’Altro nelle commedie musicali di Grigorij Aleksandrov
Vrag ne dremlet! [1]

Grigorij Aleksandrov è l’autore di quattro commedie musicali, Veselye rebjata (1934), Cirk (1936), Volga Volga (1938) e Svetlyj put’ (1940), girate a distanza di due anni l’una dall’altra, quasi a voler scandire il ritmo dell’epoca. I suoi film sembrano raccogliere la sfida del Realismo Socialista: “mostrare la verità della vita”, verità che non corrispondeva però alla realtà dei fatti, come parrebbe al contrario suggerire lo stesso termine “realismo”. La realtà mostrata sugli schermi altro non era se non l’ideale di vita in nome del quale i cittadini erano chiamati a lottare, presentato però come già esistente. Canzoni leggere, melodie facilmente cantabili e dai ritmi ottimistici accompagnano le immagini cinematografiche della Patria felice, gloriosa e invincibile, popolata da uomini simili a bogatyri (eroi), forti e coraggiosi, abili e di grande valore morale. Un concentrato di mitologie per proteggere il popolo dalle contraddizioni della realtà, inculcandogli il mito della felicità di stato e della gioia di vivere in un paese perfetto come l’URSS. Eppure, questo quadro così idilliaco era insidiato dalla figura di un personaggio negativo, una sorta di elemento ideologicamente estraneo al sistema sovietico, a seconda del contesto sociale capace di assumere spoglie diverse. L’Altro.

Nella cultura sovietica degli anni ’30 il testo culturale dell’Altro svolge un ruolo chiave, permettendo la definizione della stessa identità sovietica. Nel termine di “definizione” è insito il concetto di circoscrizione dello spazio, di creazione di un limite oltre il quale si situa il “non-io”, tutto ciò che è diverso da un punto di vista etnico, sociale, linguistico, culturale. La propria identità acquisisce cioè spessore e chiarezza attraverso un procedimento di confronto e di negazione, stabilendo cosa non si è rispetto ad un altro gruppo culturale. In altri termini, stabilendo in primo luogo che cos’è l’Alterità e quali sono le sue peculiarità. Le commedie di Aleksandrov costituiscono un materiale privilegiato: rappresentano un esempio macroscopico di come l’ideologia sovietica avesse precocemente intuito il potentissimo impatto mediatico del cinema. La creazione di un’opposizione ideologica fra l’identità sovietica e ciò che sovietico non era, rappresenta un modello strutturale fondante. Questo modello è chiaramente rintracciabile nella serie di commedie qui prese in considerazione. In queste pellicole la natura dell’Alterità prende corpo attraverso la raffigurazione  e la messa in scena di un certo numero di tipi sociali. Si vedrà inoltre come la mitologia ufficiale sovietica degli anni Trenta procedesse attraverso la presentazione di alcuni fondamentali blocchi di dicotomie: la Grande Famiglia sovietica, sicura nella sua Patria/fortezza, contro le forze oscure che lottano per impedire la costruzione del mondo nuovo; la frontiera spaziale che oppone un “dentro” ad un “fuori”; infine la barriera temporale che vede contrapposti il “prima” ed il “dopo” rispetto alle nuove regole sovietiche.

L’Altro: il nepman [2]

Nella cultura sovietica dei primi anni ’30 fra le realizzazioni più produttive del modello di Altro spicca la figura del nepman. La Grande Svolta staliniana, in effetti, era tale rispetto ad un passato da denigrare ed annientare: l’epoca della Nep. 

Fig. 1. Locandina del film Veselye rebjata

Nel film Veselye rebjata (Ragazzi allegri) G. Aleksandrov ci fornisce un ritratto dei nepmany nel momento del loro declino, quando le nuove leve sovietiche si sostituiscono a loro come classe trainante della società. Ci troviamo in una località alla moda sul Mar Nero. In un’elegante spiaggia assolata, fra palme, fiori e frutti esotici si pavoneggiano ricche borghesi moscovite. Costosi abiti alla moda, cappelli stravaganti, strascichi, piume di struzzo e gioielli, ombrelli parasole e barboncini imbellettati sono accessori indispensabili alla loro immagine, simboli inequivocabili di appartenenza ad un milieu elevato che a spontaneità e semplicità predilige teatralità e finzione. L’arrivo del celebre artista Costa Franchini suscita stupore e ammirazione presso la folla del beau monde moscovita, dalla quale si staglia la bella Elena. Benché lei non sappia esattamente chi sia Costa Franchini, compositore o direttore d’orchestra, né tanto meno quale sia il suo aspetto, le sonorità straniere del suo nome sono sufficienti ad attirare la sua attenzione, e il suo abbigliamento ad identificarlo: «Eccolo là! Nella vestaglia di fattura estera!» [3] , grida Elena alla madre. L’esterofilia di Elena si percepisce chiaramente anche in un altro episodio del film. Durante la serata organizzata in onore di Costa Franchini, in risposta ad un giudizio di apprezzamento a proposito di un animale impagliato, Elena afferma che «All’estero li fanno meglio» [4] . Uno dei tratti che caratterizzano la figura del nepman è infatti la sua propensione verso tutto ciò che porta il marchio di “prodotto all’estero”, ossia verso le lusinghe del mondo capitalista, particolare che denota non solo debolezza morale e scarso attaccamento alla patria, ma anche disprezzo e incapacità di apprezzare ciò che viene offerto dal nuovo corso sovietico.

Fig. 2. Elena, immagine tratta dal film Veselye rebjata

Tuttavia è soprattutto l’aspetto esteriore di Elena a tradire la sua natura di Altro. Elena è il cosiddetto “tipo artistico”, protagonista delle copertine di riviste come Iskusstvo kino (L’arte cinematografica) e Iskusstvo odevat’sja (L’arte di vestire) durante gli anni ’20 o delle pubblicità d’epoca pre-rivoluzionaria. Elena è una donna elegante, dai modi raffinati, dai gesti teatrali e studiati. Il viso è leggermente affaticato, dai tratti fini, ma sottolineati, gli occhi sono grandi e accentuati dal trucco, le sopracciglia sottili e le labbra risaltate dal rossetto. Il taglio di capelli è d’obbligo corto, con una piccola frangetta sul lato a mettere in risalto il collo lungo e sottile. Ogni dettaglio della sua persona contribuisce a costituire un tipo di bellezza hollywoodiana che contrasta nettamente con quella di Anjuta, la sua domestica.

Fig. 3. Anjuta insieme al pastore Kostja, immagine tratta dal film Veselye rebjata

Anjuta ed Elena costituiscono infatti una coppia di opposti Eroe-Antieroe che si ripeterà immutata nei restanti film di G. Aleksandrov, determinandone anche l’intreccio come contrapposizione fra l’Eroe di origine popolare, simbolo del “nuovo” corso, e l’Antieroe appartenente invece al “vecchio” mondo. Le differenze fra le due donne iniziano dai loro nomi propri e proseguono con l’aspetto fisico e caratteriale. L’una, Elena, è sempre chiamata con la forma piena del nome; l’altra, Anjuta, con il vezzeggiativo di forma dialettale di Anna. Se Elena è la ricca bellezza all’occidentale, Anjuta incarna il modello della tipica bellezza russa di campagna: capelli biondi, raccolti in trecce, occhi azzurri, vestita di abiti semplici. Energia, modestia, bontà, coraggio sono qualità che la contraddistinguono e che sin dall’inizio lasciano presagire il futuro luminoso che l’attende, nonostante sia una semplice cameriera. Il contrasto maggiore fra Anjuta ed Elena riguarda proprio i loro destini, dei quali ci racconta il film: due vicende parallele di donne diverse, una appartenente alla storia sovietica, l’altra invece marginale e destinata ad esserne esclusa, in quanto oramai estranea. Elena si definisce cantante, eppure è totalmente priva di talento. Seduta al pianoforte nella sua sontuosa dimora moscovita, la bruna Elena tenta invano di intonare una scala musicale, nutrendo le corde vocali con uova fresche. L’ultimo uovo, e ultimo tentativo di riuscita sfumato in un ennesimo fallimento, è contrastato dalla voce bellissima della bionda Anjuta. Se in Crimea, lontano dal centro del potere sovietico, Anjuta nascondeva il suo talento, temendo di mostrarlo ad Elena, una volta a Mosca capisce di non dovere più nascondere nulla. Per Elena è la sconfitta totale, per Anjuta la vittoria. Elena, con ambizioni da cantante professionista, frequenta il teatro Bol’šoj come spettatrice; Anjuta, nella scena finale del film, è la primadonna di uno spettacolo musicale messo in piedi da artisti dilettanti. L’attacco non è diretto solo al mondo della Nep e ai suoi rappresentanti, descritti come individui altezzosi, sprezzanti nei confronti del popolo e completamente privi di talento. Nel mirino della satira c’è soprattutto l’idea di classicismo in arte, di cui la Nep, in quanto appartenente al mondo del Passato, è portatrice. Non è infatti un caso se gli interni delle case borghesi sono in pomposo stile classico, con colonne, archi e copie di statue celebri, pur essendo, tuttavia, oggetto di continua profanazione. Da parte del pastore Kostja e della sua mandria, che inavvertitamente nello spostarsi urta, distruggendoli, busti e statue. E da parte della stessa Elena che, utilizzando il naso del busto di Mozart per rompere le uova, segna lei stessa, portatrice di cultura classica, la fine di tale cultura, trasformando la figura del compositore in un banale oggetto di utilità quotidiana. La nuova arte sovietica è dissacratoria nei confronti dell’arte del passato, incomprensibile alle masse, e proclama l’arte popolare, prodotta dal popolo semplice attraverso il recupero di motivi e ritmi del folklore, come unica forma possibile d’arte.

Fig. 4. Locandina del film Svetlyj put'

Lo stesso binomio Eroe-Antieroe ricorre nel film Svetlyj put’ (Il cammino luminoso), nelle figure dell’umile domestica Tanja e della sua “padrona” Anna Sergeevna. Anna Sergeevna è proprietaria di un alberghetto, il Malyj Grand Otel’, in una tranquilla cittadina della remota provincia russa. Il nome dell’albergo, “Piccolo Grand Hotel”, suggerisce ambizioni – Grand Hotel - da metropoli elegante e raffinata, però non realizzate - Piccolo - riflettendo in un certo senso la figura della sua proprietaria, “piccola” gran dama.

Fig. 5. Anna Sergeevna, immagine tratta dal film Svetlyj put'

Anna Sergeevna è una donna dall’aspetto ricercato. Gioielli, abiti costosi, pizzi e merletti stonano tuttavia con la modesta cittadina di provincia in cui vive e che si sta progressivamente adattando ai nuovi ritmi sovietici. Si atteggia da donna di mondo, sogna l’eleganza di Mosca e del teatro Bol’šoj, ma in realtà è una persona sgraziata, di cattivi sentimenti, che nutre profondo disprezzo e allo stesso tempo invidia per gli umili. A differenza di quanto avviene con Elena in Veselye rebjata, il conflitto fra eroe e antieroe non riguarda la questione del talento, ma ruota attorno alla figura di un giovane e affascinante ingegnere moscovita del quale si innamorano entrambe. Anna Sergeevna sembra essere una pericolosa rivale in amore per Tanja. Tuttavia si rivelerà una concorrente innocua. Sarà ovviamente Tanja, divenuta operaia modello e Cenerentola sovietica, a fare breccia nel cuore dell’ingegnere, a sua volta Principe Azzurro sovietico. Invece Anna Sergeevna, la rivale appartenente oramai al passato, è destinata a soccombere attraverso la derisione da parte dei due eroi.

Pagina stampabile

Invia la pagina per e-mail

 



 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Formazione e Didattica Il Bollettino del '900 Informatica Umanistica I percorsi di Griselda Online

Note

[1] «Il nemico è in agguato!», slogan politico.

[2] Nel 1921 lo stato catastrofico dell’economia russa spinge i dirigenti bolscevichi ad introdurre una serie di riforme, riunite sotto il termine Nep, volte a ricostituire l’economia popolare. La Nep (Nuova Politica Economica) prevedeva una certa apertura all’economia di mercato con l’instaurazione di alcune forme di proprietà privata, la liberalizzazione del commercio e il coinvolgimento del capitale estero. Il nuovo corso economico favorisce la creazione di una nuova classe borghese, composta per lo più da commercianti, e definita con il termine nepman, un neologismo formato dall’abbreviazione “Nep” e dal termine inglese “man” (uomo). Nel 1925, quando I. V. Stalin decide per l’abolizione della Nep e l’instaurazione di un sistema centralizzato per la gestione dell’economia, il termine nepman assume una connotazione dispregiativa, divenendo sinonimo di “nemico del popolo”. Contro la classe dei nepmany, accusati di arricchirsi a spese del popolo, viene infatti intrapresa una campagna finalizzata alla loro eliminazione come classe.

[3] Citazione dal film Veselye rebjata.

[4] Citazione dal film Veselye rebjata.

[5] Sigaretta con il bocchino di cartone, estremamente economica.

[6] Citazione dal film Cirk.

[7] Citazione dal film Volga Volga.

[8] Citazione dal film Volga Volga.

[9] A partire dagli anni ’30 la proletarizzazione della cultura rese indispensabile la creazione di una nuova classe intellettuale d’estrazione operaia e contadina con la quale sostituire la vecchia intelligencija pre-rivoluzionaria e bolschevica stroncata dalle purghe. In seguito alla riscoperta dell’arte popolare si crea una rete di gruppi folkloristici amatoriali che partecipano ai concorsi del Teatro Moiseev a Mosca, a cui fra l’altro si ispira proprio il film Volga Volga. Le “olimpiadi”, concorsi a tema culturale organizzati a livello panrusso, si prefiggevano da un lato di premiare il talento e l’entusiasmo dei “costruttori” del Nuovo Mondo, dall’altro di ricercare i rappresentanti della nuova cultura sovietica proletaria.

[10] Citazione dal film Volga Volga.

 

 

 

    Università degli Studi di Bologna
e ArchetipoLibri
AddThis Social Bookmark Button
Altre informazioni