Vai alla pagina di Repubblica.it
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pagina Principale del sito Come contattarci e copyright Iscriviti ai forum e alla newsletter

Torna a Griselda-
LaRepubblica.it

   

Licia Ambu
Letto a una piazza

“I cambiamenti allora diventerebbero l’itinerario,
la storia che vive il protagonista”
"Ogni volta che si entra nella Piazza
 ci si trova in mezzo a un dialogo"
(I. Calvino)

Letto a una piazza, piazza in testa, favore della piazza, lanciare sulla piazza, rovinare la piazza, la prima piazza, piazza d’onore, piazzamento, piazzola, piazzarsi in poltrona, rimpiazzare, scendere in piazza, piazza pulita, mettere in piazza, conquistare la piazza, spazio libero limitato all’incrocio di più strade, dal latino platea, cioè via larga, che poi era greco, prima ancora. Quanti significati si possono nascondere in una piazza? Facciamoci largo tra la semantica e adottiamo il costume della metafora.
La piazza come luogo d’incontro e rigenerazione.  Bambini di ogni stagione, gessetti alla mano, scrivono sul lastricato. Caselle numerate, impilate una sull’altra. E poi è l’ora del sassolino. E come va a finire non lo sai mai. Salti da un riquadro all’altro e conti e canti. Filastrocche di parole e numeri si mescolano. La matematica imprevedibile, per una volta.
La piazza è stazione  che, da poche caselle, nasconde illimitate possibilità: come in Cent mille milliards de poèmes, in cui Raymond Queneau, dalla piazza delle parole e del gioco, ha attinto a piene mani.
Trasliamo metafisicamente l’incrocio delle strade. Nello specifico quelle letterarie. Dice Virginia Woolf:

“Infine, la parola “Square” ci fa immediatamente vedere la forma di una piazza vera e propria, assieme a qualche suggestione visiva della rigida spigolosità degli stucchi. Quindi anche la frase più elementare stimola l’immaginazione, la memoria, l’occhio, l’orecchio – e tutto si mescola mentre leggiamo. E quando tutto si mescola, si mescola al livello inconscio. Dal momento in cui, come abbiamo fatto fin qui, riconosciamo e sottolineiamo le suggestioni ricevute, esse diventano irreali: ci trasformiamo in specialisti, in mercanti di parole, in ricercatori di frasi, e non siamo più dei lettori”.

Un testo-piazza è dunque un testo interattivo. Siamo giocolieri. Siamo autori. Siamo creatori. Giochiamo, mischiamo, estraiamo. Mettiamo in piazza combinazioni. Ancora Queneau, in Odile:

“arrivammo a una grande piazza gremita di sedie; fermammo. Agrotis ci condusse a un tavolo e si sedette; il gioco consisteva nell’occupare il maggior numero di sedie possibile...”

Un altro francese bizzarro, George Perec, collega di Queneau nel gioco combinatorio, nel suo libro sugli spazi (Specie di spazi) espone la sua poetica che assomma parole a luoghi:

“La mia prima approssimazione di spazio era la pagina; dopo la pagina cominciano degli inscatolamenti a partire da un gioco di parole tra la page (pagina) e le page che in argot è il letto. Poi dal letto si passa alla camera, dalla camera all'appartamento, dall'appartamento alla casa, dalla casa alla strada”.

Dalla strada alla piazza, per lui il passo è breve: nel Tentativo di esaurire un luogo parigino (Baskerville 1996),  Perec si sistema in una piazza parigina e cataloga:

“Ci sono molte cose, in place Saint-Sulpice, ad esempio: un municipio, un ufficio delle tasse, un commissariato di polizia... (...) Molte, se non la maggior parte di queste cose, sono state descritte, inventariate, fotografate, raccontate o censite. Il mio proposito nelle pagine che seguono è stato piuttosto quello di descrivere il resto: ciò che generalmente non si nota, non viene ricordato, ciò che non ha importanza: quello che accade quando non accade   niente, se non il passare del tempo, delle macchine e delle nuvole" (pp. 9-11). 

Perché per lui lo spazio è un dubbio che la scrittura tenta di decifrare e di recintare. Un grande vuoto circoscritto. Piazza-pagina, piazza- mondo, scacchiera.
…Spazio libero limitato all’incrocio di più strade, dal latino platea, cioè via larga, che poi era greco prima ancora; conquistare la piazza, mettere in piazza, piazza pulita, scendere in piazza…

Versione stampabile

Invia la pagina per e-mail


 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ArchetipoLibri
 
Formazione e Didattica Il Bollettino del '900 Informatica Umanistica I percorsi di Griselda Online


Gruppo Edinform
servizi per biblioteche

Data di pubblicazione: 17 giugno 2008

 
  Università degli Studi di Bologna
e ArchetipoLibri
AddThis Social Bookmark Button
Altre informazioni

Home page di Griseldaonline Gedit Edizioni Avenida Dipartimento di Italianistica Dipartimento di italianistica ArchetipoLibri