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Lorenzo Roveda
La piazza di Fellini: Amarcord

Amarcord (‘Mi ricordo’) lo storico film di Fellini, quello che ha esportato l’immagine dell’Italia in tutto il mondo, ricordo la nostalgia e l’irreale magia che le sue immagini evocano, ricordo la piazza di Rimini che viene impressa sulla pellicola e nella mente dell’osservatore come luogo di culto dei duri anni del fascismo italiano.
 Il film racconta la vita, un po’ rurale, di un ancor piccolo borgo ed intreccia le storie dei vari protagonisti utilizzando la piazza come punto nevralgico di raccolta popolare. Ottimo strumento d’analisi, il film ci fa comprendere il ruolo che il centro cittadino riveste in quel periodo: non solo punto d’incontro (come ad esempio per la festa dedicata a Mussolini), ma anche luogo di libertà dalla costrizione casalinga, di evasione, centro di riferimento per i piccoli gruppi, di ragazzi e adulti, che qui vedono scomparire ogni sorta di inibizione: le scorribande a base di petardi durante la notte di capodanno, le occhiate languide delle signorine del paese, in particolare della signorina Gradisca, che ha la fama di donna più avvenente del paese, sono alcuni scorci di realtà che ci mostrano come l’aggregazione anestetizzi i nostri pudori.
È certo che l’assiduo frequentatore della piazza conosce tutto il paese, difatti è proprio un membro della comunità riminese che nel raccontarci le varie storie intrecciate nel film ci presenta ogni personaggio dotandolo di una doppia facciata: quella che tutti possono vedere e quella che solo l’ombra del pettegolezzo può conoscere, quella che si mostra in piazza e quella che viene raccontata in piazza, perché è proprio questo il momento in cui nasce il pop-gossip.
La vicinanza e la tranquillità in cui tutti i protagonisti vivono vengono smitizzate dalla molto più suggestiva e coinvolgente vita casalinga: le storie prendono forme nuove, si complicano, si articolano, cosa che si può fare esclusivamente tra le quattro mura di casa o in luoghi ben nascosti dove nessuno ci possa sentire; la piazza tende ad uniformare la vita sociale, mette tutti i cittadini su di uno stesso piano ed è grandiosa opera del regista darci una così brillante trasposizione dal pubblico al privato, inventandosi dei magnifici mondi appartenenti all’oniricità, in cui alcuni vanno a rifugiarsi per non esporsi al giudizio del popolo.
Ma la piazza così tratteggiata da Fellini non è esclusivamente il luogo fisico ubicato nel centro della città, bensì un punto non determinato dove ci si può aggregare e riunire, dove si crea il miracolo stupefatto della coesione sociale: come accade quando tutta Rimini accorre, in barca, per assistere al passaggio dell’ultimo modello di transatlantico (il Rex): una piazza-mare, con lo stupore dell’infanzia e l’orgoglio della condivisione.

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Data di pubblicazione: 17 giugno 2008

 
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