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la
Repubblica
Speciale Alterità
Chi è l’Altro? Nei nuovi articoli di Griselda&Repubblica il tema dell’alterità è affrontato da diverse prospettive... >>
Eleonora Pinzuti
Primo Levi, il sé o l’altro
Sulla lapide di Primo Levi, i familiari fecero incidere il nome, la data di nascita e di morte e il numero che i nazisti gli avevano tatuato sul braccio al suo arrivo ad Auschwitz: 174 517... 
Nicola Barilli
Lo sguardo dell’altro, ovvero la delegittimazione dell’ovvio
“Il servizio divino consisteva in questo, che un sacerdote vestito di uno speciale, strano e scomodissimo costume di broccato, tagliava e disponeva su un piattino tanti tocchetti di pane, e poi li intingeva in una tazza di vino, pronunciando contemporaneamente vari nomi e preghiere”... 
Andrea Severi
Luzi in India: il disgusto, il fascino e la memoria letteraria
Quando si visitano paesi “estremi”, ovvero totalmente altri, agli antipodi, diremmo, rispetto alla nostra civiltà, ci si sente spesso un po’ in colpa, al ritorno, per aver provato, oltre a sensazioni e sentimenti positivi, anche paura, fastidio. 
Mimmo Cangiano
La paura dell’Altro
Alle origini del nostro Novecento letterario vi è una Porta che cede provocando l’ingresso dell’Altro. Il penultimo dei Poemi Conviviali (1904) di Pascoli, Gog e Magog (1895), è la storia di un'invasione troppo a lungo rimandata. 
Michele Righini
Lo straniero e il poliziesco
Gli italiani crudeli e sanguinari del gothic novel inglese, il villain francese che nell’Ottocento ne prende il posto nella narrativa d’oltre Manica, i gangsters statunitensi che corrompono la sana Italia fascista nei polizieschi del Ventennio, gli alieni conquistatori nella science fiction americana:
Achille Castaldo
L’estraneità delle parole
Chi ha bazzicato ambienti Erasmus, sa bene che la parola “tandem” vuol dire ben più di una bicicletta a due posti. Una tedesca prova ad insegnarti la sua lingua, e tu la tua: questo è un tandem. 
Paolo Noto
Tony e Antonio: il doppio di Sorrentino
I cinefili duri e puri, si sa, sono persone irritabili. C’è chi non sopporta i carrelli circolari, chi detesta le voci off, chi pretende la massima parsimonia nel ricorso alla soggettiva. Tra le tante diverse idiosincrasie, però, ce n’è una che spesso li unisce: l’odio per i confronti tra cinema e letteratura. 
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