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Indice

Sonde:

Note e appunti sul rinomato scrittore Learco Pignagnoli e sui
convegni che son stati fatti

Prima puntata / Seconda puntata / Terza puntata / Quarta puntata / Quinta puntata / Sesta puntata /

"Gino Ruozzi, studioso di aforismi, (cantante dei Fagiani) ha studiato anche Learco Pignagnoli ed è giunto alla conclusione che queste Opere Complete non sono complete, perché, dice Gino Ruozzi, — esiste anche un romanzo autobiografico (dattiloscritto) intitolato Giacomo, di 11 pagine; oltre a tre poesie abbastanza lunghe, delle quali una su Marcel Proust, una sulla tirchieria di certa gente, e l’altra sulla gente che si offende perché hanno paura che gli prendiamo in giro i loro figli. —"

Terza puntata (da 13 a 17)

13. Per quanto riguarda la teologia, Ugo Cornia afferma (e bisogna credergli) che l’argomento ha sempre lasciato Pignagnoli perplesso. “Quello che lo rendeva più perplesso – dice Ugo Cornia – era la modalità della riproduzione della specie umana. La frase che Pignagnoli diceva più spesso era che «è strano dover infilare un pezzo del tuo corpo dentro un’altra persona, che non è neanche tua mamma o un tuo parente». Poi, diceva Pignagnoli, «è anche ridicolo che dopo che hai messo in un’altra persona un pezzo del tuo corpo, invece di star fermo, devi anche iniziare a muoverti in su e in giù». E tutto questo gli sembrava inspiegabile e, data per assodata la giusta ripugnanza di Dio per i corpi, gli sembrava la prova fondamentale che Dio non esiste, o che se Dio esiste noi viviamo in una creazione fatta da qualcun altro. L’altra cosa che Pignagnoli diceva spesso era che «è strano che Dio, con tutta la sua ripugnanza per i corpi, non potesse inventare una fecondazione a distanza, senza l’uso dei corpi, per esempio per effetto di sguardi intensi». Anche se in quel caso, secondo Pignagnoli, il problema dell’incertezza della paternità si sarebbe moltiplicato, anche senza una diretta responsabilità della donna, «perché -diceva Pignagnoli- metti che fai un viaggio in treno con tua moglie, e quello con gli occhiali scuri che è seduto di fronte a tua moglie (e che sembra che stia dormendo) in realtà non sta dormendo ma guarda ossessivamente tua moglie; quando scendete dal treno tu di colpo ti ritrovi tua moglie che è incinta, anche se non è direttamente responsabile della sua gravidanza». E tutto questo poi, secondo Pignagnoli, era la prova che una creazione perfetta, pensata in tutti i suoi particolari anche minimi, era impossibile anche per Dio, perché quello che aggiusti da una parte ti scappa dall’altra”.

14. Per essere precisi, sulla figura e l’opera di Learco Pignagnoli si sono tenuti tre convegni. Durante il convegno del 9 febbraio 2004 (al teatro Storchi di Modena, ore 21) era presente come tecnico videofonico Bruno Stori (attore di professione, ma qui assunto per la sua millantata competenza in apparecchiature elettriche ed elettroniche), il quale non si limitò a manovrare i microfoni (peraltro in modo inefficace, perché in tutto il tempo del convegno non riuscì per imperizia e scarsa forza a svitare o smuovere una, dico una sola asta di microfono), non si limitò a indicare le immagini col raggio laser (che tra l’altro finì in un occhio a un convegnista, ricoverato in seguito in ospedale), a provvedere ai cavi d’alimentazione elettrica (coi quali si ingarbugliò ripetutamente e coi quali piuttosto lottò, a detta di qualcuno, come Laocoonte coi serpenti marini, soccombendo alla fine, davanti agli occhi del pubblico incredulo, come Laocoonte davanti al consesso dei cittadini troiani), non si limitò a spaventare i ragni che pendevano dal soffitto sulla testa dei convenuti (in particolare sulla testa del moderatore), non si limitò a correre inutilmente da un capo all’altro del palco, ma bevve per tutto il tempo litri e litri di acqua destinata ai convegnisti (coglieva ogni pretesto per versarsi da bere e poi bere, 15 litri sembra abbia bevuto, lasciando a becco asciutto i convegnisti, che a un certo punto protestarono col moderatore, trovando non giusto che a bere fosse solo chi non doveva parlare, cioè Bruno Stori. Ma a quel punto l’acqua era finita e il convegno terminò malamente tra colpi di tosse e raschiamenti di gola, mentre Bruno Stori satollo fu visto gettare aeroplanini e perfino mortaretti da un palco, assieme ai suoi sodali Marco Mengoli e Marco Picello). Aggiungiamo che questo fenomeno dei ragni durante il convegno allo Storchi di Modena, impressionò molte persone; li si vedeva scendere in controluce attaccati al loro filo, come se, disse qualcuno (Eduardo Sammartino), fossero interessati al convegno; qualcun altro (Michelina Borsari) disse che erano interessati al moderatore, Alberto Manfredini, perché scendevano ogni volta che il moderatore parlava. La questione è rimasta insoluta, e fa parte dei misteri del Pignagnoli.

15. Al primo convegno (Fondazione San Carlo di Modena, 20 settembre 2003) il convegnista Marco Picello fu visto per tutto il tempo al tavolo dei relatori che masticava panini, patate fritte, salumi, tenuti nascosti sulle ginocchia e in parte in una sacca ai suoi piedi. Fu visto anche mangiare degli gnocchi da un piatto di plastica con una forchettina di plastica, circa a metà del convegno, e offrirli al moderatore che non accettò. Durante le pause Marco Picello si puliva le unghie e si stuzzicava i denti. E quando il convegno volgeva al termine fu visto mangiare formaggi assortiti e marmellata di fichi (questo a detta del suo vicino di sedia Paolo Albani, che rifiutò sempre senza tentennamenti le offerte di cibo, sia antipasti che insalate o dolci, trovandosi tuttavia alla fine pieno di macchie unte, spruzzi di maionese e sottaceti, sui pantaloni e sulla giacca sul lato sinistro, cioè dalla parte di Marco Picello, che alla fine, in conclusione del convegno, bevve un caffè corretto alla grappa e un bicchierino di grappa, sempre nascostamente, chinandosi per bere sotto il livello del tavolo). Questo del mangiare ai convegni, non solo dopo, ma già durante (approfittando della gentilezza ospitale dei promotori) è un’abitudine ormai invalsa nelle società opulente, e non solo una caratteristica di Marco Picello.

16 Sembrerà strano, ma Learco Pignagnoli era appassionato mineralogista. Lo dice e lo dimostra Paolo Albani in un paper a ciò dedicato (Pignagnoli mineralogista). “L’approccio ai minerali del Pignagnoli –scrive Paolo Albani- è di tipo generativista. Enunciata in breve, la sua tesi è che i minerali crescono e rinascono alla maniera delle piante, e questo in virtù del fatto che, nei minerali, agiscono dei semi, degli spermatozoi muniti di una piccola proboscide, chiamati fottoni basici, cui è affidata, in natura, la funzione riproduttiva. La testa del fottone basico è formata quasi per intero da un nucleo portatore dell’informazione genetica dei minerali (oggi si direbbe il dna). È lì, secondo Pignagnoli, che sono racchiuse le loro proprietà meccaniche (durezza, sfaldabilità, fratturazione) e ottiche (colore, lucentezza, indice di rifrazione), insieme a quelle elettriche e magnetiche”. Dice Paolo Albani che la teoria del Pignagnoli sulla fecondità minerale, è già presente in Crosset de la Heaumerie (Les Secrets les plus cachés de la philosophie des Anciens, 1722): innanzi tutti si spargono nelle miniere esaurite frammenti e limature di ferro; cioè si procede a una semina del ferro. “Conclusa la semina, si attendono circa quindici anni e alla fine di questo tempo si può estrarre una grande quantità di ferro. Non c’è dubbio che la moltiplicazione tanto abbondante di ferro derivi dal fermento seminale del ferro grattugiato che, una volta sotto terra, si mescola, specie dopo le piogge, ai residui ferrosi della miniera stessa. In questo modo l’essenza seminale del ferro tritato agisce più o meno come le altre semenze (si veda anche Johann-Heinrich Pott, Des éléments, Paris 1782) ”. Pignagnoli, secondo Paolo Albani, ha effettuato vari esperimenti per controllare la teoria della fecondità minerale. “In particolare, nel 1954, ha seminato della polvere ferrosa in sette metri quadrati circostanti una miniera di ferro abbandonata (isola d’Elba). Dopo tredici anni e sette mesi, cioè nell’estate del 1968, ha verificato, con l’aiuto di una escavatrice e di alcuni volontari (fra cui un suo cugino), e alla presenza del professor Ulrico Frangini dell’Università di Pisa, che la quantità di ferro contenuta nello spazio prescelto si era più che raddoppiata rispetto all’anno iniziale. Pignagnoli (sulla rivista Il Minerale, n.12/13, 1971, pp. 34-56) fa notare che, intervenendo in modo prematuro sul terreno posto a semina, si rischia di trovare del ferro non ancora completato, abortito, e perciò scadente”. Paolo Albani parla anche di una teoria del Pignagnoli riguardante le malattie dei minerali, come ad esempio la ruggine, tipica infermità cui è soggetto il ferro. “Poiché è facile constatare che i minerali si trovano senza ruggine nelle viscere della terra, la causa di tale patologia, osserva il Pignagnoli, va ricercata nell’azione di un virus (rufovirus) che attacca e distrugge le loro difese magnetiche. Inoltre sulla sessualità dei minerali, Pignagnoli afferma che, mentre resta difficile distinguere l’oro maschio dall’oro femmina, è indubbio che i solfuri possiedono attributi maschili (sporgenze, rigonfi, punte), al contrario dei nitrati, in cui sono dominanti le caratteristiche femminili (cavità, fessure)”.

17. Gino Ruozzi, studioso di aforismi, (cantante dei Fagiani) ha studiato anche Learco Pignagnoli ed è giunto alla conclusione che queste Opere Complete non sono complete, perché, dice Gino Ruozzi, “esiste anche un romanzo autobiografico (dattiloscritto) intitolato Giacomo, di 11 pagine; oltre a tre poesie abbastanza lunghe, delle quali una su Marcel Proust, una sulla tirchieria di certa gente, e l’altra sulla gente che si offende perché hanno paura che gli prendiamo in giro i loro figli. Ce n’è poi una quarta, inedita, forse nemmeno finita, intitolata Giacomo, che parla del succitato romanzo autobiografico, aggiungendo però alcuni elementi che gettano luce su chi è questo Giacomo. Di inedito ci sono anche 9 quaderni di un Diario, che però sembra molto ripetitivo, nel quale si insiste a raccontare sempre la stessa cosa, cioè che Pignagnoli è stufo. Esempio: «4 luglio, sono stufo. 5 luglio, sono stufo», e così via. «14 dicembre, sono stufo»”. Gino Ruozzi definisce quelle di Pignagnoli “moralità narrative”, e lo colloca nella tradizione aforistica accanto a Leonardo da Vinci, Leon Battista Alberti, Thomas Bernhard e Peter Altenberg (Wie ich es sehe, 1896). In Pignagnoli ci sarebbe un “io” alternativo a quello del mondo, in dissapore coi luoghi comuni letterari; come pure nel suo romanzo Giacomo inedito, e nella citata poesia inedita che si intitola Giacomo, “dove il suo spirito non è molto differente da quello del ‘malpensante’ leopardiano, quando ad apertura dei Pensieri affermava che «il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi». In Giacomo, similmente Pignagnoli afferma che il mondo «è una lega di birbanti contro gli uomini dabbene e di vili contro i generosi». L’affinità dei due sistemi di pensiero è evidente; non c’è bisogno di dimostrarlo. Anche se sotto sotto c’è un po’ di veleno; però difficile dire dove risiede, il veleno” (G.Ruozzi, Learco Pignagnoli moralista delle possibilità). I personaggi di Pignagnoli sono normali, e nello stesso tempo portano al limite della velocità il pensiero caparbio, come ad esempio in Giacomo, da cui Gino Ruozzi per concludere cita due versi. «Era come il modo che ti guarda il cane, / così implorante e allo stesso tempo fiero». Diabolici questi dodecasillabi. Non vi sembra?

Segue nelle prossime puntate

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