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Sonde:

Note e appunti sul rinomato scrittore Learco Pignagnoli e sui
convegni che son stati fatti

Prima puntata / Seconda puntata / Terza puntata / Quarta puntata / Quinta puntata / Sesta puntata /

"L’acqua minerale ai convegni non dovrebbe essere distribuita liberamente, perché un relatore in attesa di parlare continua a bere un po’ per ingordigia e un po’ per calmarsi, finché, chi non è abituato allo sviluppo intestinale dei gas, cede di schianto e corre in bagno dove sta chiuso (nei casi benigni) senza più cognizione, o (nei casi peggiori) deve essere portato via in barella. Interi convegni sono stati distrutti da questa piaga; e se anche i convegnisti ne son consapevoli, l’acqua minerale gasata esercita un’attrazione nevrotica che non si può spiegare con la semplice sete."

Quarta puntata (da 18 a 22)

18. E’ sempre interessante conoscere l’opinione dei suoi famigliari su uno scrittore o un filosofo. Alessandro trasciatti ha trovato il fratello di Pignagnoli al bancone di un bar, mentre beveva una birra, e ha constatato che anche solo a guardarlo si intuiva che era il fratello; e lo ha intervistato con un registratore nascosto. “Lei è il fratello di Learco Pignagnoli, vero?” “Learco chi?” “Learco Pignagnoli”. “Mai sentito. Chi è?” “Non faccia il furbo con me. Lei è suo fratello”. “E tu un rompicoglioni”. “Badi a come parla, Pignagnoli”. “Non mi chiamo Pignagnoli”. “Ah no? E come si chiama?” “Sono cazzi miei”. “Non conosce espressioni più eleganti?” “No”. “Lei è un buzzurro, sa?” “Oeh! Ti spacco la faccia, vai a fare un giro!” “Suo fratello non mi avrebbe trattato così”. “Oeh! Basta! Ma chi è ’sto Pignagnoli?” “Uno scrittore”. “Uno scrittore?” “Anche filosofo”. “Ma chi se ne frega!” “Scusi allora. Arrivederci”. “Vabbè, ciao”. Alessandro Trasciatti sostiene che la faccenda di essere fratello non gli garbava, voleva rimanere in incognito. D’altronde i fratelli a volte sono agli antipodi; se uno è ingegnere, l’altro ad esempio fa lo sfasciacarrozze; se uno è medico, l’altro è sempre malato; se uno è elettricista, l’altro è senza luce; eccetera. se uno è verde, l’altro è rosso. In che senso? Dicevo tanto per dire. Sì però non è chiaro; come fa uno ad essere verde? 19. Al convegno che si tenne allo Storchi di Modena ci furono purtroppo molte defezioni, in parte dovute a malattia certificata (“D’altronde, -disse il moderatore- se uno non può venire, cosa possiamo fare? mandare i carabinieri? Se uno dice che sta male: Sono qui agonizzante…, cosa diciamo? Non venire! diciamo, sta a letto, riguàrdati”.), e in parte dovute all’acqua minerale gasata che molti convegnisti bevvero smodatamente, come il professor Platanìa, che già aveva cominciato a bere in apertura di convegno, gonfiandosi via via; come il professor Delio Cima e il professor Sicomori, anche loro costretti a ritirarsi e stendersi perché pieni di gas. L’acqua minerale ai convegni non dovrebbe essere distribuita liberamente, perché un relatore in attesa di parlare continua a bere un po’ per ingordigia e un po’ per calmarsi, finché, chi non è abituato allo sviluppo intestinale dei gas, cede di schianto e corre in bagno dove sta chiuso (nei casi benigni) senza più cognizione, o (nei casi peggiori) deve essere portato via in barella. Interi convegni sono stati distrutti da questa piaga; e se anche i convegnisti ne son consapevoli, l’acqua minerale gasata esercita un’attrazione nevrotica che non si può spiegare con la semplice sete. Ci deve essere un nesso tra la realtà del convegno e l’anidride carbonica che occorrerebbe studiare. 20. Al convegno del 9 febbraio 2004 (Teatro Storchi) il moderatore invece che moderare, ebbe parole un po’ forti e un po’ fuori luogo all’indirizzo degli ecologisti, che peraltro non si erano visti né sentiti, né avevano circolato nei pressi. A suo dire gli ecologisti stanno in macchina pigiati, sei o sette su un’utilitaria, tutti giù bassi, chinati, con quei loro faccini pettegoli, non gli va mai bene niente – diceva il moderatore- girano per la campagna, stanno a sindacare sui fatti degli altri, sono capaci di mettersi con la macchina vicino a un campo e aspettare che il contadino sbagli, ad esempio concimi quando non deve concimare, allora escono dalla macchina e strillano, con quei loro vocini, e se passa in quel momento un’altra macchina, anche quelli escono e si mettono a strillare. Due macchine ne contengoni quindici, e a volte ce n’è un sedicesimo nel bagagliaio, il più furente. Fanno questo perché sono scapoli – diceva il moderatore – e non hanno una moglie su cui sfogarsi. Tutto ciò non aveva attinenza alcuna con Learco Pignagnoli (che fu sempre tiepido in fatto di ecologismi; diceva che casomai si dovrebbe protestare contro i vulcani, che sono un danno alla salute). 21. Learco Pignagnoli ebbe dei figli? Non si sa. Non si sa neppure se ebbe mai un rapporto sessuale, che è la condizione. Forse un rapporto sessuale dicono che forse l’ebbe da giovane, in data però che non si sa, né si sa l’ora, non si sa niente. Qualcuno dice un pomeriggio verso le tre; Pignagnoli passeggiava e gli si avvicinò una signorina, contrattarono un po’, la signorina aveva una camera, e qui si svolse il rapporto sessuale, da cui è escluso che nacquero figli, anche perché il rapporto non fu molto efficace, fu debole, sembra abbia detto Pignagnoli. 22. Si può parlare di Pignagnoli linguista? si è chiesto Andrea Lucatelli di fronte ai libri, ai pochi libri che Pignagnoli aveva in casa. “Sfogliando il suo Dizionario Enciclopedico –dice Lucatelli- accanto a molte voci compariva l’annotazione da controllare, scritta in rosso da Pignagnoli sui margini. Ad esempio: Duse Eleonora attrice, da controllare. Minestra: vivanda che si mangia sul principio del pasto, da controllare. Martello: strumento atto a martellare, da controllare. Mincio: fiume, da controllare. Cesare, Caio Giulio, condottiero romano, da controllare, di nobile famiglia, da controllare, ucciso nel 44 a.C., da controllare, da un gruppo di congiurati, da controllare. Da controllare, da controllare, da controllare, per pagine e pagine”. Che cosa vuol controllare Pignagnoli? si chiede Lucatelli. La sua ipotesi è che Pignagnoli considerasse il dizionario uno strumento infernale, che porta alla certezza dittatoriale e alla povertà quella che è l’incertezza e la ricchezza del mondo. La stessa annotazione si trova anche vicino ad un verso di Giovanni Pascoli: “/nei campi c’è un breve gre gre di ranelle/”, da controllare; poi, scritto in piccolo: “gre gre, verso della rana, dicono; ma sarebbe come dire: Giulio Cesare, verso dell’uomo”. E ancora, accanto a due altri versi del Pascoli: “/e le galline cantavano, Un cocco! / ecco ecco un cocco un cocco per te!/”, da controllare. Quindi una lunga annotazione autografa: “dunque cocco, o meglio co co (verso della gallina) significa uovo? Io penso che il senso (per Pascoli e per la gallina) sia molto più forte; c’è un elemento di felicità nel co co, come dire: evviva evviva, c’è l’uovo; e un elemento di dolore, dovendo l’uovo transitare per lo sfintere anale della gallina la quale di conseguenza grida co co, come dire: ahi ahi, ma che male. A ciò va aggiunta una sensibilità che varia nelle galline da regione a regione e aggiunge al significato componenti supplementari; ad esempio in Giappone la gallina fa kòkekòke (e il maiale bu bu), cioè hanno un dialetto e una mentalità diverse. L’oca ad esempio in Italia fa qua qua, ma in Algeria fa bat’bat’, in Spagna cuacua, in Grecia pa pa, in Ungheria hàp hàp, in Giappone gaa gaa, in Romania mac mac, in Russia kriak kriak, in Turchia vak vak. Il gallo in moldavo fa kukkurìko, in inglese cockadoodledo, in francese cocoricò, in urdu fa kluklùkru (e il pulcino ciuciùciu), in swahili il gallo nyakùku, in giapponese kokèkokoh, in tunisino cucucòk, in bangla kukkurùku, in indiano kukudoon kunh, in rumeno cotcodac, in filippino titilaok, in russo kukarèku. Io perciò suppongo che il kòkekòke della gallina in giapponese vorrà dire sì: evviva ahi, c’è un uovo ma che male; ma anche qualcosa d’altro, forse riferito allo zen e all’arte di fare le uova. Dunque riassumendo, il verso di Pascoli potrebbe significare: e le galline cantavano evviva evviva ahi ahi! evviva evviva ahi ahi c’è l’uovo ma che male per te. Ma se Pascoli avesse scritto: “/e le galline cantavano, Un kòkekòke! /ecco ecco un kòkekòke un kòkekòke per te!/”, forse avrebbe significato: ecco ecco una via alla perfetta saggezza una via alla perfetta saggezza per te! (o anche: e le galline cantavano, un tao! ecco ecco un tao un tao per te!)”. In conclusione, sostiene Andrea Lucatelli, secondo Pignagnoli animali (e cose) parlano lingue diverse, e per verificarlo, per scoprire gli immigrati, pare passasse le giornate dando dei calci ad anatre papere polli maiali (barattoli porte vetri fiaschi) trascrivendo poi metodicamente il suono emesso. E poi pare avesse acquistato un pesce rosso, e lo osservasse in silenzio.

Segue nelle prossime puntate

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