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Indice

Sonde:

Note e appunti sul rinomato scrittore Learco Pignagnoli e sui
convegni che son stati fatti

Prima puntata / Seconda puntata / Terza puntata / Quarta puntata / Quinta puntata / Sesta puntata /

"In una prolusione del 3 aprile 2004 Ermanno Cavazzoni, dopo aver salutato i signori e le signore lì convenute, ha affermato che il nome di Learco Pignagnoli sempre più spesso lo si sente citare a sproposito dai millantatori che vivono a sbafo; o da certi critici che mangiano, bevono, ingrassano, e pretendono di rappresentare la critica, mentr’invece semmai rappresentano il lardo, le salsicce, i salsicciotti e il salame".

Prima puntata (da 1 a 6)

1. Il convegno del 3 aprile 2004, tenutosi a Reggio Emilia, è stato caratterizzato da una certa fretta. Il sindaco aveva minacciato di spegnere tutte le luci se il convegno andava oltre le 19 e 30, cosa che si è puntualmente verificata, in quanto che i convegnisti e i loro sodali si abbandonarono a lunghi sfoghi lamentosi e senza costrutto, anche a canti non pertinenti, e spesso a relazioni lente ed esasperanti, tanto che il moderatore (nella persona di Alberto Manfredini detto El Gaucho) dovette togliere per 6 volte la parola ai più snervanti intervenuti. Nonostante ciò, alle 19 e 30 in punto fu tolta la luce, e alcuni dipendenti comunali furono lanciati tra il pubblico, picchiando a destra e a sinistra con dei tubi flosci di gomma. Quando si riaccese la luce, dopo mezzo minuto, il pubblico non aveva più voglia di convegno e di Pignagnoli, mentre il sindaco fu visto andar via tronfio e impettito, come un gallo cedrone, qualcuno disse, come un’anatra, qualcun altro corresse.

2. A questo proposito, Alberto Manfredini (El Gaucho) ha sostenuto che i poeti a volte producono rumore e fastidio, e in particolare era rumoroso il poeta N. Balestrini (cosa per altro non vera, perché si sa che il poeta N. Balestrini è silenzioso e discreto). Ma Alberto Manfredini ha sostenuto che il poeta N. Balestrini girava per strada con un macchinone giù di carburazione, e che teneva sempre su di giri perché non si spegnesse, col motore imballato al massimo, e arrivava in Comune strombazzando e facendo un fumo più che mai cancerogeno e nero; e lo si vedeva passare, diceva Alberto Manfredini detto El Gaucho, anche in zona pedonale, giù per via Toschi di Reggio Emilia, e per via Scaletta, dove si radunano i poeti suoi figli o comunque suoi derivati, tutti automuniti anche loro, questo affermava Alberto Manfredini detto El Gaucho, che li vedeva andar contromano per i sensi unici, passare col rosso, sgasare senza cognizione di causa, e senza aver pagato la tassa di circolazione (e senza che la giunta mettesse un freno a ciò, a tale disordine spirituale e fiscale).

3. Alberto Manfredini, a questo proposito, sostenne che il poeta N. Balestrini gira abitualmente senza marmitta, e tutti quelli del gruppo cosiddetto sessantatrè, gli corrono dietro senza marmitta anche loro, e in più senza freni (cosa però che non è risultata vera, per quanto attiene ai freni).

4. In una prolusione del 3 aprile 2004 Ermanno Cavazzoni, dopo aver salutato i signori e le signore lì convenute, ha affermato che il nome di Learco Pignagnoli sempre più spesso lo si sente citare a sproposito dai millantatori che vivono a sbafo; o da certi critici che mangiano, bevono, ingrassano, e pretendono di rappresentare la critica, mentr’invece semmai rappresentano il lardo, le salsicce, i salsicciotti e il salame; a Reggio Emilia, in occasione di un loro festival, c’è chi li ha visti mangiare lo strutto; “ne voglio ancora”, dicevano, in municipio, spesati in tutto. Non si sa come l’amministrazione possa consentire. E inoltre ammettere i rutti, sì signori, i rutti, non mi sono sbagliato, (ma chi è che parla?), sono io che ho parlato, (io chi?), io. E comunque tutto questo al professor Cavazzoni non interessa, se non vado errato.

5. C’è chi dice che Learco Pignagnoli fosse un lavativo, un sedentario; che puzzasse un po’ di cavallo. Chissà! Altri dicono che avesse invece la mania di lavarsi, anche i denti, cinque, sei volte al giorno; e stuzzicarsi le orecchie, per averle sgombre e irreprensibili ad ogni eventuale verifica, ad esempio di un critico, che volesse studiargli un orecchio, e criticarglielo. I critici delle volte, quando vogliono fare i sofistici, diceva Stippelkrause, guardano dentro le orecchie (Das probleme von grosse mutter); e non si guardano le loro. Ad esempio c’è un critico noto di Roma, alto e grosso, che però è meglio lasciare perdere, se no mi ossessiona con le sue lettere, chè me ne ha già scritte di minacciose. Come si chiama? Marameo, non lo dico, se no salta fuori anche suo figlio, che è già avviato sulla via della critica. Ma tu, scusa, che parli in prima persona, chi sei? Io?io sono la nota che è in corso. Sì però non si può usare lo spazio arbitrariamente, per questioni personali e private. Chi l’ha detto? E’ l’uso. Va beh, tiriamo avanti.

6. Daniele Benati possiede gli originali, ed è il più competente. Tranne quando deve comprare una macchina, perché allora diventa nervoso e incompetente; ripete questa idea: che lo imbroglieranno, di sicuro, e allora non riesce più a rilassarsi, a togliersi questo tetro pensiero. Sembra calmo all’esterno; però è di dentro che è in movimento (per via della macchina); dice che quando uno compra una macchina ha l’inferno nel cuore, per giorni, sente dentro dei cani che abbaiano, sente il rivenditore che ripete quelle sue frasi melliflue.

Segue nelle prossime puntate

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