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Indice

Tema n.7:

Dritti e rovesci

«Ogni rovescio ha la sua medaglia»
Giampiero Neri

«Sesamo apriti – voglio uscire!»
Stanislaw Jerzy Lec

La letteratura aforistica è in buona parte fondata sul rovescio; il titolo della silloge Barche capovolte di Federigo Tozzi (1911) è un esempio lampante. Il rovesciamento non scontato di idee, valori, persone, procura quell'effetto sorpresa che rende interessante e accattivante l'aforisma.
Voglio cominciare da una riflessione lapidaria e amara di Ennio Flaiano che mi ha sempre colpito:

In questi tempi l'unico modo di mostrarsi uomo di spirito è di essere seri. La serietà come solo umorismo accettabile.[1]

L'aforisma di Flaiano capovolge un luogo comune della parodia, che viene in prevalenza utilizzata per rovesciare e ridicolizzare il tragico. In tempi di abuso di rovesciamento comico, andare controcorrente, che è caratteristica intrinseca del moralista e dello scrittore di aforismi, significa compiere un ulteriore capovolgimento e passare di nuovo dal comico al serio. D'altra parte sulla serietà dell'umorismo si era già espresso Pirandello, per il quale «umorista dovrebbe dirsi solamente chi ha il senso del contrario» (Per Salvatore Farina)[2]. Pirandello ha insistito molto sulla natura doppia e spesso multipla dell'umorismo, che produce un effetto opposto a quello previsto. In Arte e scienza egli afferma che l'«umorismo può considerarsi come un fenomeno di sdoppiamento nell'atto della concezione; erma bifronte, che ride per una faccia del pianto della faccia opposta»[3].
Sul carattere bifronte proprio dell'aforisma si sofferma Ferruccio Masini in uno degli Aforismi di Marburgo:

L'aforisma deve essere sfaccettato o almeno bifronte. Con un volto impone severamente il silenzio, con l'altro invita a far baldoria. Deve sfuggire alla cattura: non può essere in alcun modo irretito nell'unilateralità del concetto. È insofferente all'explanatio more geometrico, è insofferente e basta. Conserva gelosamente il suo margine d'ombra: è lì che nasconde la sua verità. La implicatio dell'aforisma ricorda il movimento di cui parla Musil, l'einfalten. La spudoratezza dell'aforisma è solo apparente anche se disarmante: nell'inoltrarsi nell'immediato il suo passo è ingannevole.[4]

L'aforisma vive dunque dell'equilibrio degli opposti e rifugge l'unilateralità. Masini, scrittore di aforismi e traduttore di Nietszche, è particolarmente attento a sottolineare questo carattere inquietante e intimamente ambiguo della scrittura aforistica, che non può mai riposare su di sé. Si tratta senza dubbio di una caratteristica moderna dell'aforisma, che risale a Chamfort, a Lichtenberg, ai romantici tedeschi. La saggezza aforistica è una controsaggezza; non quella del benpensante ma del «malpensante», come si era definito Leopardi e più recentemente si sono chiamati Domenico Giuliotti, Arrigo Cajumi e Gesualdo Bufalino.
Nel primo dei Pensieri Leopardi chiarisce bene questa condizione di contrasto nei confronti del mondo e anche della propria indole naturale; a provocare il ribaltamento esistenziale e culturale è l'impietosa legge dell'esperienza, che lo scrittore dice di avere appreso con violenza.

Di «un'altra spece» si ritiene anche il poeta Umberto Saba (Autobiografia)[5], la cui affermazione è nello specifico relativa all'ambiente della rivista «La Voce», ma credo che dal particolare essa possa propriamente estendersi all'universale. Saba pensa così di sé a Firenze nel primo Novecento; ma pensò così per tutta la vita, ritenendosi sempre inattuale, nello stesso tempo arretrato e profeta, come il modello amato di Nietzsche, «inattuale» e «precursore» per antonomasia.
Inattuale e profeta, perciò bifronte. Questo modo di percepirsi riguarda molti moralisti e scrittori, almeno quelli che non smettono di interrogarsi sul senso delle cose. In quest'ottica l'atteggiamento comune (quasi una retorica di genere) è distinto dal rigore che stigmatizza senza indulgenza e leggerezza malvagità e presunzioni mondane. Che guardi al passato o al futuro, l'aforista malpensante è radicale nella propria opposizione: bifronte e limpido, un apparente paradosso che alimenta la continua ricerca del rovescio, anche del rovescio del rovescio. Lo afferma, ancora in un altro aforisma, Ferruccio Masini.

In quest'ottica il pensiero dell'aforista è per essenza imprevedibile e rovesciato, sul piano dello stile come su quello della morale. Si legga al proposito quest'altra riflessione di Flaiano:

Poeta. Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l'errore e il contrario di un errore fosse la verità. Oggi una verità può avere per contrario un'altra verità altrettanto valida, e l'errore un altro errore.[6]

Le certezze sono impossibili e i punti di riferimento di continuo messi in discussione. Niente può essere dato per scontato ma ogni scelta deve essere ponderata nel particolare. È un implicito rinvio, senza dubbio coerente, alla «discrezione» dei Ricordi cinquecenteschi di Francesco Guicciardini, che si rivela categoria magistrale e pienamente attuale, modello imprescindibile del pensiero moderno, non solo in ambito aforistico.
Il rovescio delle certezze aumenta le insicurezze e nello stesso tempo amplia il raggio delle possibilità, come mostrano e discutono i seguenti pensieri di un ormai quasi centenario Giuseppe Prezzolini, pubblicati sulla «Gazzetta Ticinese» nel dicembre 1980:

La verità è sempre la correzione di un errore; e quindi l'errore fa parte della verità.

Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza.[7]


Ogni nuova conoscenza produce il proprio rovescio, cioè una «superiore ignoranza», antico adagio senza tramonto.
Il capovolgimento caratterizza nella loro stessa natura gli Antidetti di Giuseppe Pontiggia, straordinario osservatore dei costumi contemporanei, colti soprattutto con la prediletta lente delle espressioni e dei tic linguistici. Eccone alcuni:

«Le parole volano gli scritti anche»: questo aforisma ricorda e in parte capovolge un altro celebre antidetto di Ennio Flaiano:

In amore gli scritti volano e le parole restano.[8]

A cui si possono aggiungere: «Chi mi ama mi preceda». E i più personali:

Ormai non desidero che ciò che mi offrono ripetutamente.

L'amore è una cosa troppo importante per lasciarla fare agli amanti.

Afflitto da un complesso di parità. Non si sente inferiore a nessuno.[9]


Pontiggia lavora costantemente e tenacemente sul capovolgimento dei luoghi comuni. È il suo modo preferito di smascherare le ipocrisie, di denudare l'arroganza e il perbenismo. Come nella rivelatoria e pungente riflessione sulla diversità dei normali. E in questo ribaltamento di concezione culturale riguardo all'interpretazione e all'uso dei classici, sigla finale dell'ampio saggio introduttivo del volume I contemporanei del futuro (1998) significativamente intitolata Premessa:

La contemporaneità non esiste. Non esiste, dopo la Relatività, nella fisica e non esiste, dopo la Storia, nell'arte. Che i classici siano nostri contemporanei è un conforto idealistico e una menzogna pubblicitaria.
Questa però non è una conclusione, ma una premessa. L'esperienza dei classici ci dice il contrario. Non sono nostri contemporanei, siamo noi che lo diventiamo di loro. Dimenticarli in nome del futuro sarebbe il fraintendimento più grande. Perché i classici sono la riserva del futuro.[10]


E infine in questo lapidario e graffiante aforisma sociale:

SOLDATI – Operatori di pace.[11]

Pontiggia si diverte a mostrare l'assurdità di tanti nostri modi di dire, che nella loro incoerenza logica e semantica riflettono in modo emblematico degenerazioni ampiamente diffuse e condivise.
Maestro del rovescio è stato prima di lui Leo Longanesi, tra i maggiori aforisti italiani del Novecento. Longanesi si è sempre considerato un alternativo e anche quando per alcuni periodi ha aderito al potere corrente (per esempio sotto il fascismo) lo ha fatto per lo più da bastian contrario. Ecco un gruppo di suoi rapidi, velenosi, arguti aforismi, spesso basati sul capovolgimento lessicale e concettuale:

Veterani si nasce.

I presenti non sono mai stati fascisti. [12]

Il contrario di quel che penso mi seduce come un mondo favoloso.

Un anno passa rapido, un mese mai.

Buoni a nulla, ma capaci di tutto.

Eppure è sempre vero anche il contrario.

Descrivere il vago con estrema esattezza.[13]


Il rovescio delle situazioni mostra versioni e qualità esistenziali inaspettate e spesso assai più autentiche di quelle previste. Sembra assurdo affermare «buoni a nulla, ma capaci di tutto», eppure il pensiero rispecchia con paradossale fedeltà una quantità di contesti e persone. L'illogicità della lingua e della morale, o meglio una logica ribaltata e deviata, risulta sovente assai più realistica di quella universalmente accolta. Sta al moralista «malpensante» spezzare la corazza dell'uniformità; occorre però che egli non sia solo malpensante di maniera, quindi prevedibile nelle esternazioni e in fondo anch'egli a proprio modo conformista[14], ma diffidi pure di se stesso e sia quindi capace di sorprendersi in prima persona; un moralista che come Longanesi riconosca con simpatia e disincanto che «Eppure è sempre vero anche il contrario».
Longanesi fa del concetto di rovescio e di contrario un'acquisizione di verità; la convivenza del doppio, della medaglia e del suo rovescio, così come del rovescio e della sua medaglia, offre una lettura mimetica dell'esistenza; accettare il doppio significa però accogliere anche il molteplice, perché il rovescio capovolto non torna al dritto originale ma dà luogo a un'altra nuova identità.
È quanto accade per il Nietzsche di Saba, che rovescia la lettura dannunziana e superomistica di Nietzsche, modello suo malgrado del nazismo, e quella conseguente e criminalizzante di gran parte dell'antifascismo del dopoguerra. A conflitto ancora in corso Saba rivendica un proprio Nietzsche, «il mio Nietzsche, il mio buon Nietzsche (non quello altro e di altri)»; non un semplice filosofo ma «il caso estremo di una quasi completa sublimazione di Eros»; è il Nietzsche «precursore» di Freud, che giunge a profondità e superfici insondate, aprendo la strada a una diversa conoscenza del corpo e della mente. Saba propone coraggiosamente la propria interpretazione di Nietzsche, sapendo di andare controcorrente, specie tra gli amici; egli si professa nietzscheano in piena coscienza e convinzione, benché sappia che Nietzsche fu «anche altra cosa; lo so».[15]
Volgere la vita a rovescio può significare opposizione diretta, come il celebre «Io mi oppongo» del protagonista della Vita agra di Luciano Bianciardi (1962); o scegliere l'immobilità, la vita-non vita, dichiarando in questo modo il proprio rifiuto, il proprio netto «no». Il modello è quello melvilliano di Bartleby, adottato da Ennio Flaiano nella propria Filosofia del rifiuto, datata 1967. Flaiano rovescia i positivi luoghi comuni della partecipazione democratica, capovolge l'esortazione marxista all'unione combattiva, capovolge i «sì» in drastici «no».
Ritroviamo la stessa decisione negativa nel seguente aforisma di Ferruccio Masini:

Stare perfettamente immobili. Lasciare che suonino i campanelli e tutti i segnali d'allarme. Lasciare che impazziscono le sonerie politologiche. Lasciare che ti chiamino con perversa insistenza dalla portineria. Non tradire la minima emozione o turbamento, neppure un sia pur vago desiderio di muoversi, di rispondere alla chiamata, di fare qualcosa.[16]

In Flaiano come in Masini il rifiuto dell'azione ribadisce il proprio disinganno nei confronti delle «magnifiche sorti e progressive». Essi accentuano come Leopardi la propria distanza e opposizione dalla «generalità», quella dei «birbanti» di ogni epoca, professione, ideologia, politica, cultura, classe sociale. Il rovescio dell'impegno è anche denuncia verso l'umanesimo involgarito, il facile ottimismo, come diceva Leopardi della propria «età» nella Ginestra, «di questo mal, che teco / mi fia comune, assai finor mi rido».
C'è naturalmente un modo più leggero di rovesciare cose e concetti. Per esempio quello di Mino Maccari, per lunghi anni sodale di Longanesi e Flaiano. Maccari incide con più sorriso e benevolenza, coscienza della volatilità del mondo. I rovesci di Maccari ci fanno sorridere per l'irriverenza e a un tempo la simpatia con cui tratta i propri oggetti e soggetti:

Non c'è nulla come la fretta che faccia perder tempo.

Giovani non si nasce, si diventa.[17]

Progetti – per il passato.

Non hai un minuto da guadagnare.

E fu così che io persi la sua verginità.[18]


Ogni aforisma di Maccari è un ribaltamento del luogo comune, dell'opinione diffusa; e insieme accostamento di termini contrari, ossimorici, convivenza degli opposti, di cui è maestro anche Gesualdo Bufalino. I ribaltamenti di Bufalino intrecciano erudizione e religione, in uno scambio continuo di alto e basso, fragilità ed eternità, potenza della parola e precarietà dell'esistenza. In Bufalino primeggia uno spiccato gusto dell'iperbole che rovescia il dramma in comicità e viceversa ed estende il doppio al molteplice, sulla suggestione di «Argo dai cento occhi».
Pungenti rovesci femminili sono quelli di Maria Luisa Spaziani, presenza sagace e acuminata in un genere tradizionalmente misogino. Maria Luisa Spaziani si diverte a comporre ritratti di tagliente ironia, che mettono per lo più in scena uomini vanitosi e presuntuosi. Il rovescio è la punta dell'aforisma e crea l'effetto sorpresa che spiazza il lettore.

Sono sincera, ma non per questo devi credere che io dica la verità.

E ora parliamo un po' di te. Mi ami?

Devi sentirti libera, mi disse. Ti autorizzo io.

Lo sposi per attrazione sessuale? Vuoi costruire la casa cominciando dal tetto?[19]

Sempre sul rovescio e sul suo effetto spiazzante si basano gli aforismi del sardo Sardonicus, recente penna di efficace sarcasmo:

Le rose che non colsi ancora pungono di più.

Chiediamo continuamente di essere lasciati in pace, ma non che si faccia a meno di noi.

Amiamo unicamente le cose che capiamo, con l'unica eccezione delle donne.

Chi cerca alleati trova traditori.

La fede è cieca, ma permette di vedere lontano.

La vera lotta inizia quando siete stati sconfitti.

Non scegliete mai una grassa che sta dimagrendo, ma una magra che sta ingrassando.[20]

Chiudo con un incoraggiante rovescio di una grande attrice italiana del Novecento, Lydia Alfonsi:

Sono così felice: deve essere la depressione.[21]

Note:


[1] E. Flaiano, Diario degli errori, in Opere. Scritti postumi, a cura di M. Corti e A. Longoni, Milano, Bompiani, 1988, p. 436; anche in Scrittori italiani di aforismi, 2 voll., "I Meridiani" Mondadori, Milano 1994-1996, 2, p. 1083.

[2] L. Pirandello, Aforismi, a cura di G. Ruozzi, Milano, Bur, 2007, p. 56.

[3] L. Pirandello, Aforismi, cit., p. 58.

[4] F. Masini, Aforismi di Marburgo, Milano, Spirali, 1983, p. 119; anche in Scrittori italiani di aforismi, cit., p. 1361.

[5] Tutte le poesie, a cura di A. Stara, introduzione di M. Lavagetto, «I Meridiani», Milano, Mondadori, 1998, p. 264; v. anche Storia e cronistoria del Canzoniere: «"Ero fra lor di un'altra spece" dice egli stesso a proposito di un cenacolo di letterati ("La Voce") del quale, per ragioni contingenti, fece un tempo parte» (in Tutte le prose, a cura di A. Stara, introduzione di M. Lavagetto, «I Meridiani», Milano, Mondadori, 2001, p. 120).

[6] E. Flaiano, Diario degli errori, cit., p. 364.

[7] G. Prezzolini, Filosofia del Nulla («Gazzetta Ticinese», 13.12.1980), in Scrittori italiani di aforismi, cit., 2, p. 31.

[8] E. Flaiano, Diario degli errori, cit., p. 361; Scrittori italiani di aforismi, cit., 2, p. 1060.

[9] E. Flaiano, Diario degli errori, cit., pp. 361-362; Scrittori italiani di aforismi, cit., 2, p. 1060.

[10] G. Pontiggia, I contemporanei del futuro. Viaggio nei classici, Milano, Mondadori, 1998, p. 58.

[11] G. Pontiggia, Le sabbie immobili, cit., p. 64.

[12] L. Longanesi, Parliamo dell'elefante, in Scrittori italiani di aforismi, op. cit., pp. 437, 442.

[13] L. Longanesi, La sua signora, in Scrittori italiani di aforismi, op. cit., pp. 443, 446, 449, 452.

[14] Sul conformismo al contrario cito un simpatico aforisma di Giuseppe Pontiggia: «Come diceva quella ragazza sgomenta al suo ragazzo: "Perché non sei anticonformista anche tu? Come tutti gli altri?"» (Le sabbie immobili, op. cit., p. 53).

[15] U. Saba, Scorciatoie e raccontini (n. 59), in Tutte le prose, op. cit., p. 31; e in Scrittori italiani di aforismi, op. cit., 2, pp. 840-841.

[16] F. Masini, Aforismi di Marburgo, op. cit., p. 11.

[17] M. Maccari, Asterischi, in Scrittori italiani di aforismi, op. cit., 2, pp. 484.

[18] M. Maccari, Fogli da un taccuino, in Scrittori italiani di aforismi, op. cit., 2, pp. 487, 488.

[19] M. L. Spaziani, Aforismi (1993), in Scrittori italiani di aforismi, op. cit., 2, pp. 1520-1523.

[20] Sardonicus, Effemeridi (1985-1994), Peana, Alghero 1994, pp. 14, 52, 58, 89.

[21] L. Alfonsi, Aforismi eFlashback d'Amore, Edigraf, Montecchio Maggiore, 2005, p.91. Numerosi rovesci si trovano anche nella parente letteratura favolistica. Mi limito ad alcuni esempi di quella italiana del Novecento; ricordo le controparabole di d'Annunzio, Flaiano, Quinzio; le «galline pensierose» di Malerba, le «favole inutili» di Camilleri (in Favole, apologhi e bestiari, a cura di G. Ruozzi, Bur, Milano 2007); gli animali di La Capria (nella rivisitazione della favola dei Tre porcellini all'uragano "Lupo" sopravvive solo il terzo sfaticato e incauto porcellino, premiato dalla propria imprevidenza; Guappo e altri animali, Mondadori, Milano 2007, pp. 89-91).
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