Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso

Indice

Tema n.7:

L'etra aremiffe di rovesciare le parole

Per le strade di Sirap, capitale della Megapatagonia, arcipelago sparso tra la Terra del Fuoco e l'Antartide, Victorin, protagonista de La découverte australe (1781) di Restif de la Bretonne, sente parlare in un modo strano:

Li y a puocuaeb tirpse'd snad ettec noitnevni! te elle ennod enu etuah noinipo ed sec Sregnarté!

Quando un metapagonese di mezza età incontra uno straniero lo saluta così:

Sec Sregnarté em tnessiarap riova puocuaeb tirpse'd; sruel xuey tnecnonna'l: Li tîarap à sruel stibah, à noitnevni'l ed ces selîa.

Il linguaggio astruso parlato a Sirap, città agli antipodi di Paris, non è che il francese capovolto, rovesciato [1].
Il prof. Pasqualino Iovelli, editore napoletano, ha costituito la Compagnia Editoriale del Bolland Moderno d'Italia, una pubblicazione sulle Vite dei Santi Laici: in sigla C.E.B.M.I. Tuttavia, per una lettura sintetica, rapida dell'impresa editoriale, come impone la moda, sarebbe inopportuno scrivere IOVELLI C.E.B.M.I. perché rovesciando la lettura salterebbe fuori IMBECILLE VOI [2].
Rovesciare le parole, come fanno i megapatagonesi, rivoltarle (raggirarle) allo stesso modo in cui si rivolta un calzino (in una certa misura anche le parole s'indossano, aderiscono al nostro corpo, fanno parte del nostro abito mentale), è una delle molte tecniche messe in campo quando si gioca con le parole [3]. Sull'argomento, in italiano, è consultabile il Piccolo Vocabolario italiano-onailati (1979) di Gualtiero Schiaffino, in cui ogni lemma (ad esempio: abate) ha come definizione il suo inverso (etaba).
Esistono varie forme di rovesciamento, alcune decisamente diaboliche, perverse, come quando, invertendo la lettura e ripercorrendo da destra verso sinistra una parola (onorarono) o una frase (alle carte t'alleni nella tetra cella) si ottiene, sorpresa!, lo stesso risultato (significato). L'inversione può eseguirsi lettera per lettera, sillaba per sillaba o fonema per fonema [4]. È il palindromo («propriamente detto» o «di primo tipo»), gioco di antico lignaggio, invenzione attribuita al poeta greco Sotade vissuto nel iii a.C., autore di componimenti osceni e velenosi contro Tolomeo ii Filadelfo, re d'Egitto, che, suscettibile, lo fece imprigionare e poi annegare.
Fin dall'antichità, per la loro perfida struttura, i versi palindromi sono chiamati «versi del diavolo». Fra le imprese più funamboliche spiccano il poema Ràzin (1920) di Velimir V. Chlébnikov, Presidente del Globo Terrestre, intessuto di oltre quattrocento palindromi, «rompicapo maniaco da guardiano di faro o da carcerato, che, nonostante le strettoie dell'artificio, la meticolosa ricerca della parola reversibile, possiede piena significanza» [5], e un poemetto in duecentoventi palindromi dedicato all'otorinolaringoiatra, Adenoidi: Dio ne dà (1978), opera di don Anacleto Bendazzi, una singolare figura di prete appassionato di giochi parole [6].
Nei cosiddetti versi cancrini il rovesciamento, cioè l'andare all'indietro come un granchio (in latino «c?ncer»), riguarda le parole, lette nella normale direzione destrorsa: tornando indietro vocabolo per vocabolo si ottiene lo stesso testo di partenza [7]. Oltre che insolita, la camminata del granchio ha un che di buffo, di grottesco; e dunque bene si presta il termine cancrizzazione, usato da Eco, insieme a quelli di amplificazione, abbassamento e anticlimax, a raffigurare uno dei meccanismi fondamentali del comico, ovvero il rovesciamento dei ruoli: se è normale che i soldati obbediscono agli ufficiali, fa ridere una scenetta in cui gli ufficiali obbediscono ai soldati, e la sentinella rimprovera il generale perché ha un bottone fuori posto [8].
Fino a oggi spetta a Georges Perec il primato della narrazione palindroma più lunga, un racconto intitolato 9691 di oltre cinquemila lettere che comincia con le parole Trace l'inégal palindrome..., e finisce con: ne mord ni la plage ni l'écart.
Non estraneo al fascino del gioco letterario, come per altro testimonia la sua quarantennale attrazione per Rabelais, anche Primo Levi compose palindromi. Nel racconto Calore vorticoso, presente nella raccolta Lilít (1981), Ettore, il protagonista, è un vizioso creatore di frasi reversibili dove s'annida «qualcosa di magico, di rivelatorio»: Ettore evitava madame lavative rotte; È lo senno delle novità, genere negativo nelle donne sole; Il livido sole, poeta ossesso, ateo, peloso di villi; O soci, troverò la causa, la sua: calore vorticoso; ecc.; la lista comprende un citatissimo - fra gli addetti ai lavori, s'intende - palindromo interlinguistico: in arts it is repose to life: è filo teso per siti strani [9]. La passione per il gioco linguistico in Levi, scrittore la cui notorietà è legata all'esperienza drammatica narrata in Se questo è un uomo, non deve stupire. Nel risvolto editoriale da lui stesso curato per le Storie naturali, Levi avverte che nei suoi racconti vi si può trovare non solo satira e poesia, impostazione scientifica e attrazione per l'assurdo, ma anche «amore dell'ordine naturale e gusto di sovvertirlo con giochi combinatori».
Altrettanto diabolica si rivela la forma di rovesciamento, chiamata bifronte (o palindromo «di secondo tipo»), che nella lettura di ritorno, da destra verso sinistra, fa comparire, rispetto all'originaria, un'altra parola di senso: «Roma-amor», «acetone-enoteca». «Di terzo tipo» è il palindromo visto all'inizio, parlando del megapatagonese: in questo caso il rovesciamento - ad esempio di bello -produce una parola senza senso, olleb, che tuttavia non per questo è meno suggestiva. In una cupa giornata londinese, seduto al tavolo di un caffè, Charles Dickens scorge riflessa sulla porta a vetri del locale una parola incomprensibile dal suono bizzarro: MOOREEFFOC; a questo punto, lasciandosi alle spalle l'uggia nebbiosa dell'inverno inglese, lo scrittore inizia a fantasticare sul significato di quell'enigmatica parola. Soltanto in un secondo tempo si rende conto che MOOREEFFOC è l'insegna COFFEEROOM letta al contrario. L'aneddoto, scrive Silvia Albertazzi, «serve a significare come anche le cose più ovvie, se osservate improvvisamente da un altro punto di vista, possono diventare affatto nuove, fantastiche» [10].
Un gioco «ibrido» fra palindromo e bifronte è poi l'antipodo, che consiste nella lettura a rovescio di una parola, dopo avere effettuato lo spostamento da un capo all'altro della sua lettera iniziale o finale: «b-anana», «Madam-a». Sono giochi che incuriosirono il Manganelli, cultore raffinato di artifici letterari.
Di omaggi al Giano-palindromo se ne contano anche in terreni extralinguistici. Nella musica Arrigo Boito ha scritto un brano che può essere eseguito leggendo lo spartito dritto o capovolto; alcuni esempi di musica antonimica sono stati realizzati da TEAnO, acronimo di Telematica, Elettronica e Analisi nell'Opificio, «braccio armato informatico» dell'OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale) [11]. Per le arti visive si pensi ad alcuni quadri di Giuseppe Arcimboldi, come L'ortolano o Capriccio con ortaggi, conservato nel Museo di Cremona, che raffigura delle verdure in una bacinella; capovolgendo il quadro appare la faccia paffuta di un signore con un elmo in testa. Le sculture dell'artista svizzero Markus Raetz (1941) sono scritte tridimensionali che si modificano (generalmente si rovesciano nel loro contrario: oui-non, tout-rien, yes-no) a seconda della posizione di chi guarda [12]. In matematica esistono numeri palindromi, come il 2002, anno palindromo del terzo millennio; sommando, come ha fatto l'artista francese Guy de Cointet (1934-1983) , il numero palindromo 1011101 a se stesso abbiamo un altro numero palindromo oppure moltiplicando 12345679 x 9 otteniamo ancora un numero palindromo [13]. L'artista Carlo Battisti (1945), usando la grafica dei numeri luminosi che appaiono sui display, ha elaborato delle composizioni numeriche che, capovolte, offrono la lettura di un testo narrativo, dando vita a ciò che potrebbe definirsi palindromo alfanumerico.
Di palindromo visivo si può parlare invece a proposito dell'ambigramma che il suo inventore Douglas R. Hofstadter spiega come:

un gioco di parole visivo di tipo speciale: un disegno calligrafico che possiede due (o più) interpretazioni chiare come parole scritte. Si può saltare a volontà dall'una all'altra delle letture rivali, spostando di solito materialmente il punto di vista (muovendo in qualche modo il disegno) [...]. Talvolta le due letture diranno cose diverse, altre volte identiche. Un ambigramma le cui letture sono diverse si chiama eterogramma; uno con letture identiche, omogramma. Nel tipo più comune di ambigramma, le due interpretazioni ruotano di 180 gradi l'una rispetto all'altra - cioè si ottiene una seconda lettura dalla prima semplicemente girando il foglio [14].

«Quasi un'illusione ottica», l'ambigramma è considerato da Hofstadter un cugino alla lontana del palindromo.
Un'ulteriore forma di rovesciamento investe la sfera semantica del linguaggio. Senz'andare troppo indietro nel tempo fino a scomodare i sonetti di Cenne da la Chitarra composti, forse tra il 1320 e il 1330, come risposta per contrari ai sonetti dei mesi di Folgore da San Gimignano, ricorderemo gli esperimenti di «poesia antonimica», una tecnica di creazione poetica consistente nel sostituire a ogni parola di una data poesia il suo antonimo o contrario, presentata da Marcel Bénabou in una delle riunioni dell'OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle) [15].
Una raccolta di poesie rovesciate è contenuta in un delizioso libretto di Dossena che non a caso s'intitola T'odio empia vacca (1994)[16], primo verso de Il bove carducciano ribaltato da Sebastiano Vassalli, autore di un altro pregevole capovolgimento:

Son tutti insieme sotto le membra del cielo,
illesi, in un buio di luna,
e non arriva mattino.


C'è infine una sorta di rovesciamento di tipo narrativo, che può assumere varie declinazioni. Vediamone alcune, brevemente. In Nonita, parodia nabokoviana, Eco racconta la storia di un adolescente innamorato di una vecchietta [17]. Il personaggio di un racconto di Celati riscrive il finale d'un centinaio di libri in tutte le lingue, trasformandoli (rovesciandoli) sempre in un lieto fine, per cui ad esempio Madame Bovary non muore, ma guarisce e si riconcilia con il marito [18]. Nel febbraio del 1973, ai membri dell'Oulipo, Calvino comunica l'intenzione di riscrivere un Amleto in cui l'ordine degli avvenimenti sia rigorosamente capovolto (Hamlet en palindrome), ma poi non realizza il progetto [19].
Per il rovesciamento narrativo si pensi ancora alla Cacopedia, summa negativa del sapere ovvero summa del sapere negativo, le cui voci sono formate in genere partendo da un titolo che rappresenta un rovesciamento simmetrico di una voce dell’enciclopedia normale, come nel caso della voce Teoria delle anastrofi, cioè delle forme morbide, di Angelo Fabbri, in cui vengono descritte con rigore matematico l’anastrofe a salsicciotto, a preservativo, a maccherone, a orecchio di coniglio, a colabrodo, o in quello della voce di Renato Giovannoli Grammatica abortiva, algoritmo chomskyano atto a produrre stringhe di silenzi [20].
Immaginiamo che un oratore inizi così il suo discorso: «Non so se valga la pena di dire quello che dirò perché ho la chiara coscienza di rivolgermi a una massa di idioti con il cervello andato in acqua e sono sicuro che non capirete nulla» [21]. Siamo di fronte a un classico esempio di captatio malevolentiae, rovesciamento di quella benevolentiae, una figura retorica, la prima, inesistente che mira a inimicarsi l'uditorio e a mal disporlo verso il parlante.
In conclusione il rovesciamento delle parole, nelle forme qui solo tratteggiate, è uno dei tanti acrobatismi, delle giravolte di cui il linguaggio è capace, un'ulteriore segno delle sue potenzialità creative, un gioco pervaso di quello spirito dissacratorio che accompagna, in certi contesti (carnevale, teatro dell'assurdo, filastrocche, canzoni popolari, ecc.), le rappresentazioni di un mondo alla rovescia, illogico, senza capo né coda, controfigura buffonesca del mondo reale di cui si mettono alla berlina in primis i tratti di vuotaggine, stoltezza e replicante monotonia.

Note:


[1] N.-A.-E. Restif de la Bretonne, La découverte australe par un homme-volant, ou le dédale français, in Voyages aux pays de nulle part, par F. Lacassin, Paris, Laffont «Bouquins», 1990, pp. 1087-1261; le frasi citate sono rispettivamente a p. 1225 e p. 1228.

[2] L'episodio è tratto dal capitolo intitolato «Rovesciamenti» de La vita intensa di Massimo Bontempelli, in: La vita intensa. La vita operosa, Milano, Mondadori, 1998, pp. 327, si cita da p. 77. In ambito letterario numerosi sono gli esempi di linguaggi rovesciati, un bel campionario si trova in alcune voci dell'Enciclopedia dei giochi di G. Dossena (Torino, Utet, 1999, 3 voll., pp. 1399). Sul rovesciamento linguistico operato da alcune popolazioni primitive, o presente in alcuni gerghi, come il verlan, da «l'envers», o in lingue universali, interessanti suggestioni in A. Bausani, Le lingue inventate. Linguaggi artificiali. Linguaggi segreti. Linguaggi universali, Roma, Ubaldini Editore, 1974, pp. 153.

[3] Al «Rovesciare», una delle operazioni fondamentali dell'enigmista, è dedicato un paragrafo della prima parte del libro di S. Bartezzaghi, Lezioni di enigmistica, Torino, Einaudi, 2001, pp. 310, alle pp. 9-10. Nello stesso libro si veda anche il capitolo «Da destra verso sinistra. Palindromo, bifronte, antipodo» alle pp. 133-158. Sull'argomento Bartezzaghi torna in Incontri con la Sfinge. Nuove lezioni di enigmistica, Torino, Einaudi, 2004, pp. 235, alle pp. 76-112.

[4] Sull'inversione fonematica L. Etienne, L'art du palindrome phonétique, in Oulipo, La Bibliothèque Oulipienne, vol. ii, Paris, Seghers, 1990, pp. 161-183.

[5] A.M. Ripellino, Tentativo di esplorazione del continente Chlébnikov, in Poesie di Chlébnikov, Torino, Einaudi, 1968, pp. vi-xcii; la citazione è a p. lvii.

[6] A. Bendazzi, Bizzarrie letterarie, Ravenna, Presso l'autore nel Seminario di Ravenna, 1951, pp. 236.

[7] Per alcuni esempi di versi cancrini G. Pozzi, Poesia per gioco, Bologna, il Mulino, 1984, pp. 191, alle pp. 139-142.

[8] U. Eco, Ma cosa è questo Campanile?, in Sugli specchi e altri saggi, Milano, Bompiani, 1985, pp. 271-279; la citazione è a p. 273.

[9] Del 1981 è un palindromo bilingue di Etienne: MON EVA RÊVE TON IMAGE, BIDET, frase che letta al contrario diventa TED, I BEG, AM I NOT EVER A VENOM? L. Etienne, L'art du palindrome phonétique, cit., p. 180.

[10] S. Albertazzi, a cura di, Il punto su: La letteratura fantastica, Roma-Bari, Laterza, 1993, pp. 189; si cita da p. 45.

[11] La musica antonimica si ottiene trasformando algebricamente composizioni musicali preesistenti, sulla base di una trasposizione del concetto di antònimo (un elemento che ha significato opposto a quello di un altro) dalla letteratura alla musica. Si veda TEAnO-Oplepo, a cura di, Il Concerto di Vejo (Musica antonimica), Fonit cetra, 1993.

[12] M. Sebregondi, Geb, Hof e le parole elastiche, in R. Aragona, a cura di, Il doppio, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2006, pp. 99-113.

[13] Cfr. L. Fusi e M. Pierini, a cura di, Numerica, catalogo della mostra presso il Palazzo delle Papesse a Siena, 22 giugno 2007-6 gennaio 2008, Milano, Silvana Editoriale, 2007, pp. 119; si cita da p. 48.

[14] D.R. Hofstadter, Ambigrammi. Un microcosmo ideale per lo studio della creatività, Firenze, Hopeful Monster, 1987, pp. 275; si cita da p. 17.

[15] M. Bénabou, Poésie antonymique, in Oulipo, La littérature potentielle, Paris, Gallimard, 1973, pp. 200-202.

[16] G. Dossena. T'odio empia vacca. Dileggio e Descolarizzazione, Milano, Rizzoli, 1994, pp. 111; il rovesciamento di Vassalli è a p. 78.

[17] U. Eco, Nonita, in Diario minimo, Milano, Mondadori, 1986, pp. 11-16.

[18] G. Celati, Idee d'un narratore sul lieto fine, in Narratori delle pianure, Milano, Feltrinelli, 1988, pp. 57-59.

[19] M. Bénabou, Si par une nuit d'hiver un oulipien, «magazine littéraire», 274, février 1990, pp. 41-44.

[20] Cfr. U. Eco, a cura di, Cacopedia. L’insonnia della ragione genera mostri, supplemento di Alfabeta, 38/39, luglio-agosto 1982; U. Eco, Frammenti dalla Cacopedia, in Il secondo diario minimo, Milano, Bompiani, 1992, pp. 151-197.

[21] U. Eco, A passo di gambero. Guerre Calde e populismo mediatico, Milano, Bompiani, 2006, pp. 349; si cita da p. 43.
Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION