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Indice

Tema n.5:

Ai margini del potere. La gioventù nella poesia trobadorica

1. Joven. Limiti e definizioni. Guglielmo IX


Il termine joven (lat. iuventutem) torna con insistenza nelle liriche dei trovatori. Resa d'abitudine con il termine che gli corrisponde etimologicamente (fr. jeunesse), la nozione di joven è ben lontana dall'accezione moderna, cronologicamente connotata, di 'giovinezza' o 'gioventù'. Raynouard, nel suo Lexique roman, traduce «jeune, amaible, gracieux» [1], ma nessuna lingua moderna sembra possedere un termine equivalente, e solo attraverso l'interpretazione sembra possibile circoscriverne il significato.

joven non significa – lo si desume da ogni singolo esempio – giovinezza d'età, e neppure una particolare condizione spirituale propria di un certo periodo della vita; il suo significato sembra piuttosto oscillare tra la definizione di un gruppo sociale determinato e un 'macro-valore' che assomma in sé le virtù cortesi. Cropp, nel suo Vocabulaire Courtois [2], ha ritenuto utile distinguere i casi in cui il termine joven è impiegato con valore astratto da quelli in cui il valore è invece collettivo, aggiungendo un gruppo in cui il senso oscilla tra i due [3]. In ognuno di questi casi il termine ha una valenza decisamente positiva, e si associa, come vedremo, ad altre qualità fondanti del sistema di valori trobadorico: dalla 'gioia' alla 'cortesia', dalla 'fedeltà' alla 'liberalità'. Il temine si incontra già nell'opera del primo trovatore a noi noto, Guglielmo IX (1071-1127 ca. [4]).

Farai un vers de dreit nien:
non er de mi ni d'autra gen,
non er d'amor ni de joven,
ni de ren au,
qu'enans fo trobatz en durmen
sus un chivau

(Guglielmo IX, I 1-6)

[Una poesia farò di puro nulla: / non sopra di me né sopra gli altri,/ neppur d'amore e di gioventù,/ e di null'altro,/ ch'anzi fu scritta mentre dormivo/ sopra un cavallo [5].]


Guglielmo non offre alcuna definizione, ma la recusatio parodica che apre il componimento suggerisce un concetto ben consolidato: l'ascoltatore, così come i companhos cui la lirica si rivolge, sa di cosa si parla, se può considerare addirittura scontato un vers su amor e joven. Seconda cosa da notare: la nozione di joven si accompagna spesso ad un'altra delle sue 'virtù sorelle' («idée soeurs», le chiama appunto Wettstein): in questo caso amor, in altri beutatz, in altri, numerosissimi, a joi. Joi e joven, letteralmente «gioia» e «gioventù», sono dunque valori fondanti per i trovatori e per il gruppo sociale che essi rappresentano; anzi, la giovinezza è più di una qualità: è la summa dei valori cortesi e il simbolo stesso della perfezione morale. È così per Wettstein, che vede racchiuse in joven una serie di qualità fondamentali, tra le quali la più importante è mezura, a sua volta intesa come «un tout organique» di joi, joven, beutatz: « joven contient l'idée de vertu, en particulier celles de loyauté, de générosité et de courage, il s'y ajoute la perfection sociale e la joye. […] joven c'est la courtoisie dans son essence et ses aspects extérieurs, l'enthousiasme pour toute actions honnête et courtoise et les effets de cet enthousiasme, la courtoisie en acte» [6].


2. Joven contro Malvestatz. Marcabru e i suoi successori


Un'altra costante della nozione di joven è che la quasi totalità delle liriche in cui essa compare sono dirette a una compagnia di amici, soudadiers o companhos, e dallo stesso autore in cui joven ha il maggior numero di occorrenze vengono anche numerosi riferimenti ai soudadiers: nel corpus di Marcabru [7], infatti, 'giovani' e 'gioventù' sono menzionati ben ventotto volte [8].

È in questa seconda fase della stagione trobadorica che la poesia si divide meglio in sottogeneri, e, nella forma del sirventese, si impone come strumento di rivendicazione e, non di rado, di vera e propria invettiva. Anche la parola joven, a cominciare da Marcabru, si riempie di significati complessi: l'oscuro cantore del trobar clus fa largo uso di personificazioni quali Proeza, Avoleza, Malvestat, Valor, Enjan,joven: attanti astratti che popolano le sue liriche in una continua messinscena della lotta tra bene e male, trajoven e Malvestatz, tra i valori cortesi e l'arbitraria tirannia dei rics hom. Lamentando la decadenza dei costumi, Marcabru attribuisce proprio al tramonto di joven il generale declino della società: come a dire che joven stessa, se ben si comporta, è custode della virtù. È il ritratto di una gioventù – intesa, si è detto, non nel senso a noi più familiare – in costante pericolo, minacciata da ogni tipo di crimine.

È esemplare, tra le numerose variazioni su joven presenti nell'opera di Marcabru, la lirica Bel m'es qan li rana chanta, che descrive un vero e proprio assedio alle virtù cortesi, sferrato, all'interno di un allegorico castello (castells), a joi,joven e proeça.

Gli stessi concetti si ritrovano e si sviluppano nei continuatori del genere di Marcabru: Alegret e Cercamon, che riprende il maestro alla lettera: il suo jovenz e[n] faill, fraing e dechai ripete jovens faille fraing e brisa di Marcabru. Questo gruppo di trovatori – e così tanti altri successivamente, benché non con la stessa veemenza – dichiara di difendere l'autentico amore cortese contro la fals'amor (e contro i «falsi trovatori» che la cantano): ma cosa questo voglia dire non è mai spiegato chiaramente. È stato spesso suggerito che Marcabru miri a legittimare l'amore coniugale, visto anche lo sfondo religioso della sua poesia; è vero tuttavia che il principale bersaglio delle sue invettive non sembra tanto l'adulterio in quanto tale, né in genere la relazione extraconiugale, bensì la protervia e la prevaricazione degli adulteri moilleratz («ammogliati») a danno dei giovani e leali cavalieri. Proprio a causa della malvagità (malvestatz) e degli inganni (enjans) di moilleratz e rics hom, joven è condannata a sparire, e con essa la cortesia [9]: una dialettica continua e irrisolta, accompagnata da forti toni misogini e polemici, che avrà notevoli ripercussioni sulla poesia trobadorica.


3. Caratteri di joven. I valori di una classe


Per approssimarsi al valore di joven, si può offrire uno schema essenziale che organizzi i principali valori 'amici' e 'nemici' di joven:

dreit, fe, joi, cortezia, bel estar, pretz, valor, deport, largueza, propri di

contro:

malvestat, escarsetat, enjan, cobeida, avoleza, propri invece dei moilleratz e dei rics hom


Ciascuno di questi 'nemici' fornisce, in negativo, una definizione di joven. Essa è virtuosa, liberale benché povera, e pertiene – non c'è dubbio – ai giovani non sposati; è questo l'unico limite anagrafico della gioventù trobadorica: l'essere giovani 'non sitstemati', in cerca d'amore e di fortuna.

Non stupisce che tra i termini più frequentemente associati a joven, e tra le più importanti qualità cortesi, spicchi la largueza, la «liberalità»: per essere buoni signori non basta essere onesti e giusti, è indispensabile essere generosi. Questo principio è sottolineato con forza sia nelle canzoni più tradizionali sia, naturalmente, nei polemisti quali Marcabru e Bertran de Born. Quest'ultimo compone un plazer (un tipo di sirventese che contrappone motivi di lode a motivi di biasimo) interamente giocato su 'vecchio' e 'giovane', enumerando tutte le doti di joven. La prima strofa introduce il tema, auspicando il trionfo della giovinezza; la seconda e la terza elencano, rispettivamente, le qualità che rendono 'vecchia' o 'giovane' la donna amata; la terza, la quarta e la quinta presentano due elogi della generosità, l'uno più centrato sul giovane cavaliere, l'altro sul ricco signore. Come si vedrà, la liberalità non è soltanto dote somma e indispensabile del signore, ma anche condizione necessaria per l'esistenza della classe dei 'giovani'.

Se è indubbio che joven indichi, oltre a un insieme di virtù cortesi, il gruppo stesso che tali virtù promuove e protegge, in un rapporto quasi identitario, resta da chiedersi – ed è una questione di straordinaria importanza – chi siano i giovani di cui si parla, e chi siano i soudadiers.

Se per Köhler i soudadiers sono i giovani al servizio di un signore, e per Dejanne i «compagni d'arme», per Lazar si tratta, invece, dei «membres d'une confrérie de poètes». Più prudentemente, Gaunt, Harvey e Paterson suggeriscono «a broad social group of landless knights, iuvenes and troubadours, and quite possibly clerks, dependent of the generosity of their lord» [10]. Certamente si tratta di un pubblico ideale, omogeneo al suo interno, che rispecchia l'ambiente di corte – se è vero che, in ambito trobadorico, l'omogeneità culturale fra emittente e ricevente si rispecchia anche nel sistema dei valori [11]. I gruppi di soudadiers e jovens sono molto prossimi, ma non arrivano a coincidere, come emerge ancora da Marcabru («Soudadier, per cui es jovens»).

Joven è il termine che designa l'unità essenziale del gruppo, senza nasconderne la profonda eterogeneità sociale (dai paubres chevaliers ai soudadiers, fino ai sirvens, ai trobadors e ai joglars); esso preserva dall'impressione che si tratti di una classe dai confini certi e prestabiliti [12], e proprio in questa strutturale indistinzione – che favorisce l'adattabilità del tema alle più varie situazioni sociali e personali – si riconosce probabilmente uno dei motivi della sua fortuna.


4. Teorie degli influssi: l'origine araba


Stabilito il valore generale di joven – almeno nelle principali interpretazioni – resta da spiegare l'origine del concetto: problema che, per un certo periodo, ha appassionato gli specialisti. Gli studi più originali e accreditati sono ancora quelli condotti da A. J. Denomy, M. Lazar [13] e E. Köhler [14]. I primi due hanno individuato l'origine di joven nella nozione araba di futuwwa: partendo dall'idea che l'elaborazione cortese dell'amore appare troppo liberale e troppo gioiosa – diremmo troppo 'laica', in senso moderno – per essere nata nel contesto delle corti cristiane medievali, Denomy suggerisce un collegamento con la letteratura araba, rifacendosi, in particolare, ad Avicenna e al suo trattato sull'amore [15]. Il latino juventus – continua Lazar – ignora i valori collegati al concetto di jovens, mentre una parola che significhi ad un tempo 'giovane, giovinezza' e 'generosità, liberalità' esiste nella letteratura islamica [16].
Il termine provenzale jovens troverebbe corrispondenza nel concetto di fatà (plurale fityan), mentre futuwwa esprime la qualità astratta di cui i fityan (i giovani) sono portatori. Poiché i sei elementi costitutivi della nozione di futuwwa (liberalità, accoglienza, fedeltà, onore, astinenza e purezza di vita) [17] sono molto vicini alle caratteristiche del termine provenzale, i fautori della teoria araba hanno creduto possibile – ipotizzando un contatto attraverso la Spagna musulmana – che i trovatori abbiano ripreso e ampliato proprio il concetto di futuwwa [18].

È evidente che tali teorie, per quanto suggestive, se da un lato mancano di sufficienti prove documentali, dall'altra non spiegano fino in fondo le ragioni del sorgere di quella che sembra essere una vera e propria ideologia; quand'anche documentata, nessuna teoria dell'influsso riuscirebbe a motivare, da un punto di vista sincronico, e cioè dal punto di vista del sistema culturale d'arrivo, la diffusione e la pervasività del tema e dei lessemi connessi [19]. Inoltre, una simile prospettiva presuppone che il sistema letterario-comportamentale trobadorico sia del tutto autonomo rispetto al variare della realtà storico-sociale e legato solo alle particolari condizioni di vita delle corti feudali; si perde così l'occasione di spiegare non solo l'origine – vera o presunta – deitopoi, ma le loro eccezioni, le loro ambiguità, la loro durata.


5. Teoria sociologica. Iuvenes, joven, bachelier


Secondo Köhler, sia il paradosso amoroso (l'irraggiungibilità della dama), sia la metafora feudale, [20]possono essere spiegati se si colloca la poesia dei trovatori nel suo contesto sociale. Köhler descrive un «état de tension permanente entre la basse noblesse et la haute féodalité dans leur vie commun à la cour, et la nécessité historique de neutraliser par un idéal de classe commun les divergences qui règnent sur le plan existentiel entre les intérêts de ces deux groupes» [21]. In questa prospettiva, i paradossi dell'amor cortese si spiegano come proiezioni sublimate della situazione sociale e materiale della bassa cavalleria, che, legata da interessi comuni al trovatore, al giullare e alla dama, aspira ad integrarsi nell'aristocrazia. Con joven si intenderebbero proprio i membri di questo gruppo, i cavalieri senza feudo [22], le cui condizioni storiche sono state ben descritte da Duby [23]. Ormai uomini, ma non ancora sistemati, gli iuvenes (così li chiamano le fonti narrative del XII secolo) sono già cavalieri, benché il loro apprendistato non sia ancora compiuto: essi non sono ancora sposati e vivono in una situazione di «prolungata turbolenza», esclusi come sono, «a causa di tante condizioni sociali, dal corpo degli uomini sistemati, dei padri di famiglia, dei capi di casa» [24]; situazione, questa, rispecchiata anche dalla letteratura del Nord della Francia.

Nelle chansons de geste, a cominciare dalla Chanson de Roland, esistono diversi termini per designare i giovani, uno dei quali è bachelier («baccelliere») [25]. Il bachelier, spesso presentato in coppia con un chenu («canuto») o vieil («vecchio») a cui si contrappone, è un giovane cavaliere la cui attività è quella di combattere a servizio di un signore. Egli ha, di solito, tra i quindici e i trent'anni (mentre gli enfant sono più giovani e i jeunes più anziani), e non di rado è definito dall'aggettivo paubre («povero»), per indicare che si tratta un giovane non ancora sistemato, senza feudo; una condizione del tutto identica, dunque, a quella descritta da Duby.

I giovani della bassa cavalleria si trovano ai limiti di questa condizione: figli cadetti, senza possibilità di ereditare un feudo, essi vivono in una situazione liminale prolungata, che ha fatto pensare alla condizione del marginal man, elaborata – in una prospettiva sociologica generale – da K. Lewin. Secondo Lewin, che riutilizza la nozione di 'margine' introdotta da Van Gennep [26], marginal man è chi attraversa la «linea marginale» che separa la sua situazione precedente da quella futura [27], in particolare il confine tra due gruppi sociali: incerto non soltanto sulla propria appartenenza al gruppo in cui si accinge a entrare, ma anche sul proprio legame con il gruppo che sta per abbandonare [28], il marginal man si viene a trovare in una situazione di estraneità rispetto ad entrambi.

Il paragone è calzante: i giovani che aspirano a far parte della corte si trovano in una situazione di margine (momento che, secondo Van Gennep, nella 'serie-tipo' dei riti di passaggio si situa tra la fase della separazione e quella dell'aggregazione), caratterizzata da una sospensione della vita sociale e delle sue regole. In questa prospettiva, la furia guerriera descritta da un trovatore come Bertran de Born, o la ferocia gioiosa e la festa di violenza di alcuni giovani eroi delle chansons de geste, avrebbero senso proprio perché caratteristiche di personaggi marginali, ai quali sono preclusi i ruoli sociali più 'normali', e per i quali le regole sono sospese. Il superamento di un'avventura e la conseguente investitura, segnando il passaggio dal ruolo di cavaliere a quello di amante, rappresenterebbero, invece, il vero e proprio rito di passaggio nella sua forma di 'rito di aggregazione'. La prova richiesta può essere di vario tipo, ed è attorno ad essa che si struttura il romanzo cortese[29]; mentre nella letteratura trobadorica, nella maggior parte dei casi, abbiamo solo la ripresa metaforica di questi passaggi, e la prova in sé è meno rilevante. In questo caso, diventa centrale quella che dovrebbe essere una fase transitoria, cioè il periodo di margine. Quando sono molto prolungati, i periodi di margine possono acquistare una certa autonomia, fino a diventare a loro volta sistemi sociali, caratterizzati, al loro interno, da altre soglie e altri passaggi [30]; esattamente quanto avviene alla bassa cavalleria, che elabora, dalla sua posizione, il codice cortese.

Come si è visto, c'è un rapporto molto stretto tra la tensione ascensionale dell'amante cortese sul piano morale e gli sforzi di elevazione sociale della piccola nobiltà. La metafora di un amore inaccessibile esprimerebbe il desiderio di superamento di una barriera sociale mediante valori nuovi – quelli della cortesia – che sono indipendenti dalla nobiltà di nascita [31]. Tuttavia, questa omologia tra l'amante 'senza speranza' della poesia cortese e una classe sociale 'emarginata' non deve suggerire un «rapporto genetico» [32]: è evidente – lo spiega lo stesso Köhler – che, se l'ideologia di joven è il risultato unitario di una tensione sociale permanente, pur essendo nata principalmente dalle istanze di un singolo gruppo, essa diventa ben presto linguaggio comune: il che spiega anche la lunga durata di alcuni dei temi cortesi. La poesia cortese passa, così, da una relativa aproblematicità iniziale, in cui i momenti dell'«ideale lodato» e della «realtà criticata» sono compresenti (i primi vers di Guglielmo IX), alla definizione di due nuovi generi, la canzone e il sirventese, nei quali ciascuno dei due momenti, resosi autonomo, si pone ad un livello stilistico diverso. In questo senso, il formarsi di una linea cosiddetta 'alto-cortese' e di una cosiddetta 'piccolo-cortese', non necessariamente ricollegabili alla situazione personale dei loro fautori, sono una conseguenza dell'evoluzione dello stesso sistema della fin'amor. Abbiamo quindi, da un lato, le canzoni di Jaufre Rudel e, dall'altro, i sirventesi di Marcabru; ma anche la canzone, che domina il sistema dei generi nella letteratura trobadorica, lungi dall'essere estranea alle istanze fin qui descritte, sarebbe una «forma di compromesso che celebra […] l'armonizzazione degli interessi della piccola nobiltà in ascesa e dell'antica aristocrazia» [33].


6. Il ruolo della donna


Una volta stabilite e codificate le doti ideali, esse vengono ri-attribuite alla dama. joven, virtù delle virtù, originariamente maschile, sulla fine della parabola trobadorica può essere riferita anche alla donna. Il primo esempio a noi noto di questo travaso, precedente anche al caso già esaminato in Bertran de Born, è in Rigaut de Berbezilh. Nella lirica Atressi con Persavaus(«Come Perceval»), il trovatore tesse una lode della donna amata (chiamandola Miels-de-dompna, «ottima-fra-le-donne»), rifacendosi ad un topos tradizionale: la donna è anziana per esperienza e saggezza, ma giovane nel possesso delle qualità cortesi (jois, v. 56; bel domneiar, v. 59; jovenz, v. 62; gent acuilir, v. 66). Il topos del puer senilis, che fonde caratteri di maturità e doti giovanili, è antichissimo [34], e Rigaut lo riprende intendendo 'vecchio' e 'giovane' alla maniera cortese; vale a dire non – o, almeno, non solo – in accezione anagrafica. Se quel che rende tale il giovane non è la sua età, anche vielh non significa letteralmente «vecchio»: «le mot est relativement rare et signifie 'méchant' chez les moralistes et 'discourtois' chez les poètes» [35]. Si tratta, ancora una volta, di qualità al tempo stesso morali e sociali, anche se nell'accezione di joven si può avvertire un riavvicinamento alla nozione tradizionale di giovinezza (E joves d'ans). Almeno in un altro luogo Rigaut attribuisce joven alla sua dama (Lo nous mes d'abril comensa, «Inizia il nuovo mese di aprile»), questa volta non come precisa qualità, bensì in senso astratto, come somma qualità cortese di cui la dama è signora. Lo stesso troviamo in Guillem de Berguedà, contemporaneo di Rigaut o di poco successivo: «Ahi, signora, che la gioventù mantiene e la discrezione guida…» (XXVIII, vv. 22 sg.) [36].

È interessante notare come, nonostante il tentativo di individuare differenze fondanti tra la poesia delle trobairitz, le «trovatrici», e quella dei più numerosi e più noti colleghi uomini [37], non pare esserci alcuna divergenza nel modo di trattare i valori cortesi, joven compresa. A dispetto di una certa predilezione per il genere della canso – che pare l'unico dato formale indiscutibile, anche al di là dell'esiguo campione a noi disponibile – le trobairiz sembrano raccogliere per intero l'opera dei loro contemporanei; ad esempio, la Comtessa de Dia, in Ab joi e ab joven m'apais («Mi appago di gioia e giovinezza»), riprende, dal punto di vista opposto, tutti i clichés dell'amor cortese.

Chi ritiene che la concezione cortese di amore possa allora aver rappresentato per il genere femminile una sorta di rivincita [38], non tiene conto del fatto che per la donna, tramite dell'innalzamento morale e sociale dell'uomo, non è prevista nessuna promozione, né sociale, né personale; e sopravvaluta, credo, il privilegio di quelle poche aristocratiche che arrivarono a comporre in prima persona. Del resto, è principalmente in virtù del suo rango che la dama è considerata superiore: nel suo partimen con Gui d'Ussel (Gui d'Uissel, be'm pesa de vos, «Gui D'Uissel, mi dispiace per voi»), Maria de Ventadorn difende contro le insistenze del trovatore i suoi privilegi di nobildonna, rifiutando perciò di concedergli alcun favore [39]. Il trovatore è invitato, per così dire, a restare al suo posto: l'uguaglianza, condizione dell'amore invocata da Gui, non altera le differenze sociali, che, evidentemente, sono ben accette, alla dama come al pretendente, in quanto fondamentale regola del gioco. L'uguaglianza, così come la liberalità, sono ideali cui tendere, ma da realizzare molto raramente. Le trobairitz non sembrano turbare in alcun modo quest'ordine [40].


7. La parabola di joven. Termine e permanenza di un valore


La parabola di joven, si direbbe, segue lo stesso corso della fin'amor e della poesia trobadorica, tanto è vero che non sembra riproporsi nella letteratura franco-provenzale e costituisce un'eccezione nella visione medievale della giovinezza, che, al contrario, le associa gravi difetti (incostanza, volubilità, aggressività) [41]. Questa dissoluzione si annuncia già nell'ultima parte della stagione trobadorica: con Gaucelm Faidit 42] e Arnaut de Maruelh il termine sembra perdere il suo valore peculiare, presentandosi in coppia con beutatz (bellezza) e gaiessa (gaiezza); è da dire tuttavia che tali valori appaiono ab origine connessi con joven, e che ciò a cui si assiste è semmai un impoverimento della complessità ideologica che il termine ha mostrato all'altezza della 'seconda generazione' trobadorica.

Il concetto di joven non viene ripreso nemmeno dai diretti successori dei trovatori, i poeti siciliani, che non adottano il sistema di valori di cui joven fa parte. Ad esempio, spiega Henning Krauss, «al contrasto fra vecchio e giovane Rugeri Apugliese (XVII 1.65) non dà lo stesso significato morale che Bertran de Born assegna agli stessi termini nel sirventese Bel m'es quan vei chamjar lo senhoratge: per il siciliano il loro significato si manifesta interamente sul piano biologico» [43]. Del resto, se si crede a un'interpretazione sociologica del concetto, venute meno le condizioni storico-sociali originarie, era naturale che a joven si sostituissero altri temi e altre ideologie: una volta completamente assorbita dalla classe superiore (nel caso dei siciliani, una volta ri-centralizzato il potere), joven, «lo strato sociale ispiratore della lirica provenzale, manca di qualsiasi presupposto vitale» [44]. E, infatti, scompare dalla letteratura.

Alcune caratteristiche che contraddistinguono la jovens provenzale possono essere riconosciute nei giovani di ogni tempo: la difficoltà di passare da un gruppo a un altro (sostanzialmente alla società degli adulti), il conseguente stato di marginalità, spesso prolungato, e la tendenza, da questa posizione, a creare un codice, un linguaggio, un sistema di sotto-classificazione interni. Scompaiono, però, le contingenze storico-sociali che avevano reso centrale il valore 'gioventù', e joven viene dimenticata. Molti altri topoi provenzali avranno invece un'enorme fortuna, a cominciare dalla centralità della donna amata e irraggiungibile che, svuotata della sua sostanza reale, diventa – secondo l'interpretazione di Lacan – un esemplare luogo della privazione [45]. Come dimostrano, da un lato, vidas e razos – veri e propri 'ritratti minimi' degli autori – e, dall'altro, la ricezione dei testi poetici dei trovatori quali veri e propri manuali di comportamento mondano, l'esperienza provenzale si caratterizza fin dal suo inizio come fenomeno 'vivo', continuamente determinabile dall'attività di un fruitore che interviene sui testi interpretandoli: il carattere performativo della poesia trobadorica e l'indeterminatezza dei valori che vi sono esaltati – non soltanto joven – giocano evidentemente un ruolo fondamentale in questo divenire, in questa fortuna dell'immaginario trobadorico [46]. È la sua lunga durata, ben oltre la situazione storicamente determinata da cui l'amor cortese trae origine, a fare di esso un momento cruciale: «il fatto che un'attività di creazione poetica abbia potuto esercitare un'influenza determinante – secondariamente, in periodi storici successivi – sui costumi, in un momento in cui l'origine e le parole chiave della faccenda sono state dimenticate» [47].

Note:


[1] Raynouard, Lexique roman, III, p. 594, s.v. joven.

[2] Si veda G. M. Cropp, Vocabulaire Courtois des Troubadorus de l'époque classique, Genève, Droz, 1975, pp. 413 sgg., s.v. joven.

[3] ibid., pp. 417 sg. Cropp elenca i casi individuati in Guglielmo IX, Cercamon, Marcabru, Alegret, Bernart Marti e Peire d'Alvergna.

[4] Datazione secondo Jeanroy, La poésie lyrique des Troubadours, I, Paris, Didier, 1934.

[5] Ed. Pasero. La traduzione è di G. E. Sansone, in La poesia dell'antica provenza. Testi e storia dei trovatori, Parma, Guanda, 1984, p. 71.

[6] J. Wettstein, «Mezura». L'idéal des Troubadours, son essence et ses aspects, Zurich, Leeman Frères & Cie., 1945, p. 74.

[7] L'edizione seguita è Marcabru: a critical edition, by S. Gaunt, R. Harvey and L. Paterson, Cambridge, Brewer, 2000.

[8] «Vingt-neuf si nous comptons un exemple qui se rencontre dans un vers attribué à Uc Catola de la tenson Amic(s) Marchabrun, car digam (VI, 34)» (Glynnis M. Cropp, op. cit., p. 417). Per A. J. Denomy, Jovens: the notions of youth among the troubadours, its meaning and source, «Mediaeval Studies», XI, 1949, pp.1-22, le occorrenze sarebbero in tutto diciassette: ma il calcolo è erroneo.

[9] Dopo Cercamon e Marcabru, è Giraut de Borneil a riprendere con forza il tema di joven assediata.

[10] S. Gaunt, R. Harvey, L. Paterson, op. cit., p. 548.

[11] Su questo tema si veda M. L. Meneghetti, Il pubblico dei trovatori, Torino, Einaudi, 1994.

[12] E. Köhler, Die Sirventes-Kanzone, citato e tradotto ap. H. Krauss, Sistema di generi e scuola siciliana, in C. Bordoni (a c. di), La pratica sociale del testo. Scritti di sociologia della letteratura in onore di Erich Köhler, Bologna, CLUEB, 1982, p. 126.

[13] Cfr. A. J. Denomy, op. cit., e M. Lazar, Amour courtois et 'fin'amors' dans la littérature du XIIe siècle, Paris, Klincksieck, 1964. Moshé Lazar compie una rassegna interpretativa dei termini provenzali che costituiscono il lessico della fin'amor (pretz, valor, joven, cortezia) come sistema letterario-comportamentale coerente, autonomo rispetto al variare della realtà storica e sociale; per spiegare l'origine del termine ricorre dunque, come Denomy, all'ipotesi dell'influenza araba.

[14] Cfr. E. Köhler, Senso e funzione del termine joven, in Sociologia della «Fin'amor». Saggi trobadorici, a c. di M. Mancini, Padova, Liviana, 1976.

[15] Cfr. E. L. Fackenheim, Risalah fi'l-'Ishq (Un traité d'amour d'Avicenne), «Mediaeval Studies», VII, 1945, pp. 208-228.

[16] M. Lazar, op. cit., p. 42.

[17] A. J. Denomy, op. cit., p. 19.

[18] M. Lazar, op. cit., p. 43.

[19] Per una recente riflessione sulla cosiddetta 'illusione genetica', si veda A. Compagnon, Il demone della teoria. Letteratura e senso comune, Torino, Einaudi, 2000, pp. 212-243.

[20] Su questo tema si consiglia la lettura di Mario Mancini, Metafora feudale. Per una storia dei trovatori, Bologna, Il Mulino, 1993.

[21] E. Köhler, Observations historiques et sociologiques sur la poésie des troubadours, «Cahiers de civilisation médiévale», VII, 1964, n.35, p. 28

[22] Cfr. anche E. Köhler, Senso e funzione del termine joven, cit.

[23] G. Duby, Nella Francia nord-occidentale del XII secolo: i 'giovani' nella società arsitocratica, in G. Duby, Terra e nobiltà nel Medioevo, Torino, Società editrice internazionale, 1971.

[24] Ibid., p. 144.

[25] Per una panoramica su questo tema, con relativa bibliografia ed esempi, si vedano C. Marchello-Nizia, Cavalleria e cortesia, in G. Levi, J.-C. Schmitt, Storia dei giovani, I. Dall'antichità all'età moderna, Roma-Bari, Laterza, 2000, pp. 159-210. Sulle divergenze e i punti di contatto tra l'idea di gioventù nel Sud e nel Nord della Francia, cfr. E. Köhler, Senso e funzione del termine joven, cit., pp. 244 sgg.

[26] A. Van Gennep, I riti di passaggio, Torino, Bollati Boringhieri, 1981.

[27] Cfr. K. Lewin, Problemi psicologici di un gruppo minoritario, in Conflitti sociali. Saggi di dinamica di gruppo, Milano, Franco Angeli, 1972, pp. 191-193.

[28] Ibid., p. 192; Lewin si riferisce in particolare alla condizione dei giovani ebrei.

[29] Cfr. G. Levi, J.-C. Schmitt, op. cit., pp. 195 sgg.

[30] Van Gennep, op. cit., p. 11.

[31] C. Di Girolamo, I trovatori, Torino, Bollati Boringhieri, 1989, p. 66.

[32] Ibid., p. 67

[33] E. Köhler, Sistema dei generi letterari e sistema della società, in C. Bordoni, op. cit., p. 15; «questo precario compromesso», continua Köhler, «aveva bisogno di un rituale che garantisse il suo continuo rinnovamento, ma anche del rinforzo di generi di polemica come il sirventese, e del rassicurante fiancheggiamento di generi minori, aperti a concessioni e anche a gratificazioni, come la pastorella o l'alba». Cfr. anche H. Krauss, op. cit., p. 127.

[34] «Gli esempi dimostrano che già all'inizio del II secolo il topos del puer senilis era già conosciuto e diffuso» (E. R. Curtius, Letteratura europea e Medio Evo latino, Scandicci, Firenze, La Nuova Italia, 1992, p. 115).

[35] J. Wettstein, op. cit., p. 75.

[36] L'edizione seguita è quella di Martìn de Riquer, Guilhelm de Berguedà, Tarragon, Abadìa de Poblet, 1971.

[37] Diverso è il discorso per le cosiddette chansons de femmes, come ad esempio le 'canzoni della malmaritata', generi popolareschi con una storia diversa da quella della canzone cortese. Si vedano, a questo proposito, R. Lejeune, La femme dans les littératures française et occitane du XIe au XIIIe siècle, «Cahiers de Civilisation Médiévale», XX, 1977, pp. 201-217; M. Beretta Spampinato, Le trobairitz. La fin'amors al femminile, «Le forme e la storia», I, 1980, pp. 51-70 e, soprattutto, P. Bec, Chants d'amour des femmes-troubadours. Trobairitz et «chansons de femme», Paris, Stock, 1995.

[38] P. Bec, op. cit., p. 15. Su questo tema si veda anche B. Beretta Spampinato, op. cit., p. 67.

[39] P. Bec, , op. cit., pp. 168 sgg.; M. Mancini, op. cit., pp. 179-182.

[40] Cfr. M.Mancini, op. cit., pp. 178 sgg.

[41] Su questo punto si veda G. M. Anselmi, Machiavelli e la forza della giovinezza, «GriseldaOnLine», V, 2005-2006,http://www.griseldaonline.it/percorsi/5anselmi.htm.

[42] Jeanroy (Poésie lyrique, cit.) collocava la produzione di Gaucelm Faidit tra il 1185 e il 1220, mentre J. Mouzat, Les poèmes de Gaucelm Faidit, troubadour du 12. siècle: édition critique, Paris, Nizet, 1965, suggerisce di retrodatarla di oltre un decennio, collocandola tra il 1172 e il 1203; cfr. in sintesi E. Sansone, op. cit., p. 321.

[43] H. Krauss, op. cit., p. 133.

[45] Ibid., p. 132.

[45] Cfr. J. Lacan, L'amor cortese a mo' di anamorfosi, in Il seminario. Libro VII, Torino, Einaudi, 1994, pp. 177-196. La riflessione di Lacan sull'amor cortese è stata valorizzata da M. Mancini, op. cit. Per un inquadramento del tema lacaniano qui accennato (l'assenza dell'oggetto come elemento costitutivo del desiderio) si veda A. Di Ciaccia, M. Recalcati, Jacques Lacan, Milano, B. Mondadori, 2000, pp. 164- 201.

[46] Cfr. M. L. Meneghetti, op. cit., pp. 13-19.

[47] J. Lacan, op. cit., pp. 189 sg.
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