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Tema n.5:

I giovani portoghesi e la poesia

I suoi "verdi anni" vissuti «al tempo in cui nessuno poteva confessarsi di sinistra/ ma al tempo in cui tutti erano di sinistra, anch'io/ ero di sinistra, ma di una sinistra a sinistra della sinistra» (dalla poesia "Um Requiem na Primavera", in Teoria General do Sentimento, 1999), sono gli anni di iniziazione alla poesia e alla speranza in un Portogallo e in un mondo migliore. In qualità di poeta, ma anche di professore universitario, pensa che la gioventù portoghese degli ultimi trenta anni abbia smesso di credere nella speranza?

Sono davvero lontano dal considerarmi un pessimista. Uno dei miei personaggi preferiti è il Candido di Voltaire; e a proposito di questi tempi in cui si è tanto parlato dei 250 anni del terremoto di Lisbona, mi ricordo della forma ironica con la quale Voltaire descrive il passaggio di Candido per la città distrutta, cercando le ragioni per credere nella sopravvivenza piuttosto che pensando alla catastrofe. Quando vissi gli anni Sessanta nel Portogallo della Dittatura, mi ricordo che pensavamo che il regime non sarebbe finito così presto, e la repressione che tutti i giorni era palpabile ci dava la sensazione che non sarebbe stato in questa nostra vita che avremmo conosciuto la libertà. Eppure, a questo sentimento si opponeva il bisogno di fare qualcosa affinché tutto questo non accadesse; e scrivere poesia, a quel tempo, era il mio contributo perché le cose cambiassero, anche se la mia poesia non è «politica», nel senso che non serviva da bandiera ideologica. Il mondo attuale, se paragonato a quei tempi, mi sembra sostanzialmente migliore, nonostante le crisi e conflitti che ancora sussistono.
Ed è per questa ragione che non credo nella perdita della speranza da parte della nuova generazione. Il contesto è senza dubbio diverso, e rispetto ad altre cose è il lavoro che mobilita i suoi interessi; ma la curiosità verso il mondo e la cultura è aumentata, e constato che esiste una maggiore partecipazione rispetto a quella degli anni in cui frequentavo l'università da studente, in cui l'apatia era uno stato generale, che l'eccezionalità di una élite politicizzata non riusciva a spezzare, se non nei momenti contingenti di crisi accademica.


Che trasformazioni vede nei giovani del Portogallo democratico ed "europeo" di oggi?

La principale è il desiderio di affermazione, che rappresenta un tratto estremamente positivo. È, dall'altro lato, una generazione cosmopolita, che non vive più rinchiusa nello spazio asfissiante di un Paese che per decenni si era sentito accerchiato fra il mare e la Spagna. La facilità con cui, oggi, si viaggia, e il contatto con i giovani di altri Paesi che i programmi di scambio universitario hanno portato avanti con risultati molto positivi per questa apertura di orizzonti, hanno trasformato radicalmente il modo di vita dei giovani portoghesi, soprattutto di quelli che hanno avuto il privilegio di accedere all'insegnamento universitario.

Sono di Aristotele queste parole: «i giovani vivono nella speranza, perché la speranza é del futuro, la memoria del passato: il futuro è lungo, il passato è breve» [testo integrale]. La poesia, o la letteratura in generale, può contribuire a un apprendistato della memoria da parte dei più giovani?

La poesia, e la letteratura di cui essa è una parte, si alimentano in gran parte della memoria; è questa una delle ragioni che mi ha fatto approdare al romanzo, dove ciò che scrivo corrisponde a una ricreazione di quanto ho vissuto negli anni che coincidono con il mio percorso che va dal Portogallo della Dittatura fino al Paese che evolse dagli anni Settanta a oggi. La memoria è, prima di tutto, qualcosa di personale e soggettivo; e se in una opera di Storia possiamo trovare una registrazione asciutta e obiettiva dei fatti passati, la letteratura permette di farli rivivere e sentire in un modo ben più percettibile, sopratutto a coloro che di questo passato non hanno alcuna reminiscenza, dopo le trasformazioni che negli ultimi trent'anni ci hanno fatto evolvere da un Paese, per certi aspetti, ancora medievale a una società moderna e sviluppata.

Il tempo della gioventù è anche il tempo della poesia?

Ciò che è paradossale nella poesia è che essa non ha età. A volte, una poesia scritta da un poeta nella gioventù può apparire più «vecchia» di una poesia scritta dallo stesso poeta in età matura. Ho scritto molto al tempo dell'adolescenza, e anche molti dei miei colleghi e amici scrivevano; la maggior parte, più tardi, abbandonò la poesia. Tuttavia, bisogna distinguere tra ciò che è questa poesia - che spesso si riduce a una confessione o a una espressione degli stati di spirito o semplicemente a registrare sentimenti -, e la poesia che è un oggetto costruito su una tecnica e un'arte specifiche che impone un apprendistato e un dominio dei mezzi espressivi. Non si devono confondere le due cose.
E al contempo, l'aspetto più positivo è notare come la poesia al giorno d'oggi continui a essere letta in Portogallo, e i lettori – o gli ascoltatori – di poesia sono precisamente i giovani: il che, già di per sé, significa che la poesia portoghese è viva. L'altro fenomeno è la presenza della poesia nei blog, che sono diventati un mezzo di comunicazione privilegiati che la fa entrare nel quotidiano degli utenti di Internet.

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