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Indice

Tema n.5:

La parola in movimento Un dialogo con Stefano Salmi

Che cos'è la poesia?

Per me la poesia è in primo luogo un' espressione dell'essere. In primis è la parola ovvero un oggetto verbale, fonico, che trasporta qualcosa d'essenziale. Ciò avviene attraverso la lettura del poema da parte dell'autore che usa la voce . E questo è quello che fa la differenza in relazione per esempio alla prosa . Un poema è una macchina. Il mio primo libro di poesie era una specie di manifesto che cominciava dicendo: "scrivo una poesia che la macchina poteva ben fare" e questo perché la poesia, come la macchina, si pone in movimento con il primo verso. La prima parola è già un meccanismo che determinerà poi lo sviluppo, la costruzione del poema.
L'aspetto tecnico per me è fondamentale perché la mia voglia di scrivere poesie è nata dalla lettura di poesie e ho sviluppato la mia scrittura poetica fondamentalmente attraverso le letture. Quindi per me è impossibile separare lo scritto da una tradizione poetica. La creazione poetica è sempre un dialogo continuo con tutte le poesie già scritte. Ma perché la poesia assuma un tono originale, differente è chiaro che l'esperienza biografica, esistenziale, personale, insieme alla memoria sono aspetti decisivi nella stesura di un poema. Quindi questo gioco fra lettura e memoria, fra letteratura ed esperienze va a determinare lo scritto poetico, la creazione poetica.


Chi sono i tuoi autori di riferimento in questo percorso creativo?

Ne ho avuti vari lungo tutti gli anni che ho passato a scrivere ma chiaramente Fernando Pessoa alias Alvaro de Campos è stato il più importante. Poi Ezra Pound, Rainer Maria Rilke, Eliot, Rebelo.

Quale ruolo rivestono i poeti nella società?

Quando ho cominciato a scrivere negli anni Sessanta, la mia generazione viveva una situazione particolare e difficile, dove la politica dominava la scena. Noi abbiamo cercato di separare le due cose perché per me la poesia è uno spazio di libertà per l'individuo. Uno spazio affinché la persona possa incontrare la possibilità di riflettere e di vedersi come soggetto proprio e quindi separarsi da questa collettività che ci divora. La poesia attraverso questa relazione con la parola e con il linguaggio permette di incontrare una forma d'espressione per il soggetto, in un mondo dove il soggetto stesso ha perduto molto del suo valore.

Negli anni Sessanta esisteva ancora in Portogallo il regime salazarista: come erano i rapporti tra i poeti e il regime?

È evidente che gli autori si opposero con forza a questo regime, soprattutto a causa della censura che soffocò la creazione letteraria in Portogallo. Ma al di là di tutto vi era, diciamo così , una certa tolleranza relativamente all'espressione poetica, perché la poesia ha profonde radici nella nostra cultura. Quindi vi fu un certo rispetto da parte del regime verso l'espressione poetica a patto che questa espressione non ferisse direttamente il regime, e poi se succedeva, chiaramente vi erano reazione molto violente da parte del potere.

Il periodo durante e dopo la rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974 è stato ugualmente difficile.

Sì, fu un periodo difficile, perché gli scrittori, travolti dagli avvenimenti politici, preferivano vivere gli avvenimenti stessi, piuttosto che scrivere o stare ad incontrare nuove forme d'espressione. Quindi fu necessario digerire tutta questa esperienza rivoluzionaria, per poi cominciare, dall'inizio degli anni Ottanta, a trovare forme nuove d'espressione poetiche. Gli anni Ottanta furono senza alcun dubbio il momento più creativo della letteratura portoghese, con autori come Saramago, Lydia Jorge, Lobo Antunes.

Eventi drammatici o epocali come l' "undici settembre" possono cambiare qualcosa anche nel linguaggio poetico?

Io l'undici settembre mi trovavo a Bologna presso la Fiera del Libro per ragazzi in qualità di autore. È stato importante trovarmi fuori dal mio paese perché mi ha posto di fronte a questo avvenimento in una maniera meno convenzionale e se vogliamo più diretta. Sicuramente sono momenti che fanno riflettere molto uno scrittore perché pongono in causa la relatività della vita umana e dei valori dell'individuo. Ma nello stesso tempo permettono di vedere qualcosa che in quel momento mi è subito venuta in mente: una frase di Paul Valéry che dice: "noi civilizzati sappiamo che siamo mortali". Era una cosa che il mondo imperialista si era dimenticato, che si era lasciato alle spalle. Infatti il dominio dei valori e soprattutto del tipo di società che gli USA propongono attraverso la globalizzazione, imposta a livello universale, suggerisce l'idea di un'evoluzione in questionabile. L'undici settembre ci mostra chiaramente che il mondo è complesso, che non vi è un'unica realtà ma dobbiamo incontrare forme di pensare nell'altro, nella differenza, e vivere queste differenze.

E tutto questo ha qualcosa a che vedere per esempio con il pensiero di Fernando Pessoa?

Si , è molto importante , perché pure Pessoa mostrò che la grande ricchezza dell'uomo è la sua molteplicità e che una persona può essere molte persone nello stesso momento. Quando noi riduciamo e vediamo le cose solo dallo stesso punto di vista ebbene tutto ciò ci rende più poveri .

Anche le nuove generazioni hanno Pessoa come principale punto di riferimento?

Per i giovani poeti e letterati direi di no. Vi sono altri modelli, e non è propriamente quella letteraria la loro fonte d'ispirazione, bensì l'esperienza pratica, quotidiana e la civiltà dell'immagine.

Immagino che Lisbona per te sia stata fonte di grande ispirazione.

Io sono nato in Algarve e ho studiato a Lisbona dove mi sono trasferito da giovane e qui sono rimasto. Quindi anche se ritornavo a trovare i miei parenti in Algarve era ed è a Lisbona che ho scritto e mi sono ispirato principalmente. Quando ho cominciato a scrivere e a pubblicare, Lisbona era di fatto il centro dell'universo, era l'unico luogo dove si poteva avere visibilità per chi faceva cultura e il resto era paesaggio. Tutto questo, soprattutto negli ultimi quindici anni, si è alterato radicalmente. Lisbona ha smesso di essere un centro urbano per diventare un multicentro. Quindi un grande incremento di popolazione nelle cosiddette città satellite ha creato vari centri urbani dove si sono sviluppati diversi poli culturali. Allo stesso tempo le città di provincia hanno cominciato ad avere, con l'insediamento di poli universitari nuovi, una vita culturale propria. Tutto questo ha fatto perdere a Lisbona la sua centralità e ha permesso anche a me di conoscere nuove realtà e nuove fonti ispirative per la mia scrittura.

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