Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso

Indice

Tema n.11:
Due visioni dell'amore e del matrimonio

Due visioni dell’amore e del matrimonio emergono nella novella 2.10 del Decameron, e nella novella 2.41, il Bandello svilupperà ulteriormente queste tematiche. Nella 2.10, quando il marito, Riccardo, va a Monaco a trovare Paganino, è «disposto a spendere per lo riscatto di lei ogni quantità di denari». Alla richiesta di Riccardo «che quello che gli piacesse prendesse e la donna gli rendesse», Paganino risponde: «Se voi siete suo marito, come voi dite, io . . . vi menerò da lei, e son certo che ella vi conoscerà bene. Se essa dice che così sia come voi dite e vogliasene con voi venire, per amor della vostra piacevolezza quello che voi medesimo vorrete per riscatto di lei mi darete . . .» (G. Boccaccio, Decameron, cit., 2.10.20, p. 212). Si noti innanzitutto che mentre per Riccardo si tratta di una transazione tra uomini in cui si decide la quantità di soldi sufficiente per riacquistare la donna-merce, per Paganino conta la volontà della donna. Bartolomea, quando vede Riccardo, inveisce contro il marito, che rappresenta il modello di matrimonio-mercanzia. Qui riporto la prima parte del dialogo tra Riccardo e Bartolomea: Per che egli disse: «Donna, caro mi costa il menarti a pescare . . . . Non vedi tu che io sono il tuo messer Riccardo, venuto qui per pagare ciò che volesse questo gentile uomo in casa cui noi siamo, per riaverti e per menartene? E egli, la sua mercé per ciò che io voglio mi ti rende». La donna rivolta a lui, in cotal pocolin sorridendo, disse: «Messere, dite voi a me? Guardate che voi non m’abbiate colta in iscambio . . . .» (G. Boccaccio, Decameron, cit., 2.10.24-25, p. 213)

Riccardo usa il linguaggio mercantile anche con la propria moglie, parlando in termini economici dello scambio tra gli uomini della donna-merce; l’unica parola che non rientra nel discorso mercantile è «mercé»; comunque è ovvio in questo caso il bisticcio mercé/merce. Bartolomea risponde a tono, prendendo in giro l’etica mercantile del marito con la parola «iscambio». Riccardo e Bartolomea continuano a discutere, dopodiché:

La donna incominciò a ridere e . . . disse: «Ben sapete che io non sono sì smimorata, che io non conosca che voi siete messer Riccardo di Chinzica mio marito; ma voi, mentre che io fui con con voi, mostraste assai male di conoscer me . . . . E se egli v’era più a grado lo studio delle leggi che la moglie, voi non dovavate pigliarla; benché a me non parve mai che voi guidice foste, anzi mi paravate un banditor di sagre e di feste, sì ben le sapavate, e le digiune e le vigilie. E dicovi che se voi aveste tante feste fatte fare ai vostri lavoratori che le vostre possession lavorano, quante faciavate fare a colui che il mio piccol campicello aveva a lavorare, voi non avreste mai ricolto granel di grano. . . .» Messer Riccardo . . . disse, poi che lei tacer vide: «Deh, anima mia dolce, che parole son quelle che tu di’? or non hai tu riguardo all’onore de’ parenti tuoi e al tuo? Vuoi tu innanzi star qui per bagascia di costui e in peccato mortale, che a Pisa mia moglie? . . .» A cui la donna rispose: «Del mio onore non intendo io che persona, ora che si può, sia più di me tenera: fosserne stati i parenti miei quando mi diedero a voi! Li quali se non furono allora del mio, io non intendo d’essere al presente del loro; e se io ora sto in peccato mortaio, io starò quando che sia in imbeccato pestello: non ne siate più tenero di me. E dicovi così, che qui mi pare esser moglie di Paganino, e a Pisa mi pareva esser vostra bagascia». (Ibidem, 2.10.32-38, pp. 214-216)

Bartolomea implica il modello tradizionale in cui sono i genitori a decidere il destino matrimoniale della figlia in una dinamica non soltanto mercantile, ma addirittura di prostituzione, contrapponendo invece a questo modello quello della libera scelta da parte della coppia di stare insieme: questo modello, secondo lei, si avvicina di più al vero matrimonio.

Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION