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Tema n.11:

Il prezzo dei filosofi

Filosofi e libertà / Filosofi in vendita / I filosofi-schiavi sulla scena: mimesi e realismo / Il prezzo dei filosofi / Oltre i filosofi. Luciano intellettuale ‘disorganico’ /

Oltre i filosofi. Luciano intellettuale ‘disorganico’

Per concludere, alcune ulteriori note a margine – ancora del tutto provvisorie – sulle conseguenze della satira lucianea riguardo al cruciale tema della libertà.

Nelle Vite all’incanto sembra smascherato con accenti definitivi, almeno dal punto di vista dell’autore, l’equivoco di una ‘libertà filosofica’. Il principio già aristotelico dell’autodeterminazione dei fini e del controllo delle emozioni, poi chiave di interpretazione della posizione dell’uomo nel mondo per epicurei e stoici, diventa una falsa promessa: tutto si può comprare, nell’epoca in cui vive Luciano (come nel nostro, si potrebbe aggiungere), compresa l’illusione di una vita filosofica. Tale denuncia vigorosa, forse compromessa al nostro sguardo critico da un lettura complessiva di Luciano come giocoliere degli strumenti e degli artifizi letterari, non è priva di conseguenze socio-politiche perché irride e smentisce le basi ideologiche (e propagandistiche) su cui si fonda l’impero romano ellenizzato degli ‘imperatori filosofi’ [55]. Non vi è libertà, in definitiva, laddove vi sia soggezione a un potere, politico o economico. Illusioni di libertà e relative promesse di felicità sono invece in vendita, come le dottrine filosofiche. E per quanti si accontentino dell’insulto verso chi il potere lo tiene ben stretto nelle proprie mani basta poco, due soli oboli come per Diogene cinico (§ 10):

Ma soprattutto devi avere queste caratteristiche: essere sfrontato e insolente e parlare male di tutti senza distinzioni, dei signori e della gente comune. Così ti guarderanno con ammirazione e ti giudicheranno un audace. La voce sia barbara e risuoni sgradevole, disarticolata come quella di un cane. La faccia contratta, e la camminata adatta a quella faccia: insomma, feroce e selvaggio da ogni punto di vista. Siano banditi pudore, decenza e senso della misura; e fai sparire completamente ogni rossore del volto. Cerca i luoghi frequentati da molte persone, ma tra quelli desidera stare solo e in disparte, non lasciarti avvicinare né da amici, né da forestieri: sarebbe la rovina del tuo potere. E davanti agli occhi di tutti fai con spudoratezza quello che ognuno farebbe in privato, e tra i piaceri amorosi scegli quelli più bizzarri. E per finire, se credi mangia pure il polipo crudo o la seppia fino a morire! Questa è la felicità che ti offriamo.

Questa davvero cinica dichiarazione d’intenti non sembra manifestare una consonanza né tanto meno un’adesione al cinismo di un Luciano filosofo e moralista: piuttosto la corrosiva denuncia dell’ambizione al successo e a una forma di potere quasi prêt à porter che sta alla base dello sviluppo e della diffusione di filosofia e filosofi presunti nel suo tempo, cinici compresi. Alle parole precedenti l’acquirente reagisce quasi con sdegno: «Vattene via! dici cose bestiali e non umane». E il cinico, figura ubiqua a ogni tempo e ancillare a ogni forma di potere risponde, programmaticamente (§ 11):

Ma facili, caro mio, e a portata di mano per tutti. Non avrai bisogno di istruzione, discorsi e chiacchiere, ma hai questa scorciatoia per il successo, anche se sei un uomo qualunque, o un conciapelli, o un pescivendolo o un muratore o un cameriere: niente ti impedisce di diventare magnifico se solo avrai sfrontatezza e impudenza e ben appreso l’arte degli insulti.

Il dibattito su Luciano e la filosofia è forse ancora troppo condizionato dallo pseudo-problema dell’adesione all’una o all’altra dottrina, a sua volta innescato dall’altra dubbia questione della presunta conversione filosofica del retore [56]. L’armonioso ippocentauro di questo dialogo vòlto in commedia ovvero di questa commedia travestita da dialogo rivela piuttosto, ancora una volta, la complessiva posizione ‘disorganica’ di Luciano nei confronti della società imperiale della sua epoca. Un classico contro [57], insomma, straordinaria figura di intellettuale dalla penna acuta e non solo arguta, insuperabile dissacratore di costumi e cliché; scrittore in contro-tendenza rispetto agli scenari, ai modelli di comportamento e agli orizzonti culturali e politici del suo tempo in cui la filosofia era non solo alla moda, ma già sperimentato strumento di potere e affermazione sociale.



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Note:


[55] Al riguardo restano imprescindibili le pagine sull’ “impero umanistico” di S. Mazzarino, L’impero romano, I, Roma-Bari 1988, pp. 316-332; sulle scuole filosofiche greche e il loro rapporto con la cultura imperiale si vedano P. Donini, Le scuole, l’anima, l’Impero: la filosofia antica da Antioco a Plotino, Torino 1982 e J.-M. André, Les écoles philosophiques aux deux premiers siècles de l’Empire, in ANRW, II, 36/1, 1987, pp. 5-77.

[56] Cfr. A. Iannucci, Da Samosata a Oxford, cit.

[57] Alludo qui esplicitamente al progetto di A. Camerotto e F. Pontani, Classici contro in cui le parole dei classici sono appunto riproposte come «aiuto contro la deriva etica, estetica, civica e culturale del nostro mondo». Sullo sguardo di Luciano verso i classici, per molti versi non dissimile rispetto al nostro, cfr. M. Stella, Vite dei filosofi all’asta. La morte di Peregrino, cit. p. 27, n. 31 sulla scorta di J.I. Porter (ed.), Classical Pasts: the Classical Traditions of Greece and Rome, Princeton 2006.

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