Cerca su Griselda
Questo sito usa cookie di terze parti. Leggi la nostra Informativa cookies oppure chiudi questo avviso

Indice

Tema n.11:

Risparmi e talismani: l’uso della moneta
nei rituali funerari punici

Premessa / Documenti e contesti / conclusioni /

Documenti e contesti

Per venire ai dati archeologici, muovendo dalla “capitale”, Cartagine, vi si rintracciano situazioni difformi: è indubbia la frequenza di monete fra i materiali di accompagnamento nelle sepolture dalla fine del V sec. a.C. [14] - quindi dal momento dell’inaugurazione stessa della prassi monetale in ambito cartaginese - e soprattutto nel IV-III sec. a.C. [15]. In quella fase, tale tipologia di offerta sembra propagarsi al punto che, per contro, in alcune relazioni scientifiche dei primi del Novecento la scarsità di monete nell’equipaggiamento tombale è utilizzata come argumentum ex silentio per delimitare la cronologia dei contesti [16]. Queste sono associate indifferentemente alle inumazioni e alle incinerazioni [17] e non paiono di per sé connotare corredi di alto livello, proponendosi talora come unici residui della pietas funeraria [18]. In linea di massima erano sistemate in sacchetti di tela o raccolte in “mucchietti” accanto al defunto. Rappresentano quindi situazioni particolari quelle dei due famosi sarcofagi antropoidi in marmo della necropoli di Sainte Monique [19], oggi al Musée National de Carthage. Attribuiti a cittadini di rango - specificatamente a operatori del culto, a causa della gestualità dei personaggi riprodotti ad alto rilievo sui coperchi e dell’armamentario liturgico che le sculture ostentano - ospitavano discreti gruzzoli di monete, fortunatamente non intaccati dalla depredazione clandestina, pure subita dal settore necropolare: l’anziana “sacerdotessa”, che la fisionomia isiaca della figura alata resa a rilievo potrebbe far riferire alla cerchia di Tanit [20], conservava sul petto un accumulo di ventuno monete in bronzo; il “sacerdote” portava invece, appoggiata sullo sterno, una scatolina cilindrica di apparenza metallica, ma internamente “in legno o avorio” [21], contenente ventiquattro monete in bronzo. In generale, anche gli altri sarcofagi marmorei del settore necropolare, meno raffinati ma tutti attribuiti ai vecchi membri di una casta clericale, contenevano monete, spesso ridotte a un coagulo informe a causa della fusione con la resina utilizzata al fine di preservare i resti corporei, dunque non più riconducibili a uno specifico posizionamento e men che meno identificabili [22]. Con alcune eccezioni [23], i tipi monetali nelle tombe cartaginesi sono prevalentemente emissioni locali in bronzo [24]: si tratta dunque di denaro di scarso pregio effettivo, adibito alle spese quotidiane [25]. Ancora, la foratura delle monete, che le trasforma in oggetti ‘indossabili’, come gli amuleti, pure testimoniata a Cartagine, è talvolta finalizzata a comporre gioielli complessi [26].

Nella chora cartaginese e complessivamente nelle aree periferiche della Tunisia punicizzata l’utilizzo della moneta nei corredi sembra affermarsi dal IV sec. a.C., anche se i rapporti di scavo non permettono molte riflessioni oltre la mera attestazione del recupero [27] e talvolta, nelle relazioni antiquarie non è neppure del tutto agevole distinguerne il contesto cronologico [28]. In una circostanza, nella necropoli di Arg-el-Ghazouani, sul Cap Bon, è segnalata la disposizione di due monete ai lati del bacino di uno degli inumati in una tomba a camera [29]. Forse troppo frettolosamente e senza tener adeguato conto della polisemia della gestualità funeraria punica, gli editori le considerano ‘indicatori sociali’ in quanto, come i rasoi in bronzo cui spesso sono associate anche nella metropoli, parrebbero accompagnare in modo pressoché esclusivo le sepolture in tombe ipogeiche a camera, risultando invece assenti dalle più modeste deposizioni in fossa [30], che peraltro sono decisamente meno numerose degli ipogei. È pur vero che, in qualche modo, la fisionomia della campionatura nordafricana induce a considerare possibile la filiazione cartaginese del rito di offerta, ossia a ipotizzare che la diffusione dell’atto cultuale nelle aree coloniali periferiche faccia capo al magistero culturale della città di Elissa. L’esistenza alla base di esso di una spinta etnico-culturale potrebbe forse essere il fattore che ne motiva la perpetuazione, al fine di distinguere e personalizzare il corredo, nei reimpieghi funerari punici delle strutture preistoriche indigene [31] e nei settori punicizzati della regione numido-libica [32]. Tuttavia, mancando una mappatura sistematica dei rinvenimenti, per l’appunto anche nel comprensorio di Kerkouane rispetto al quale la tesi è stata espressa, tale inquadramento funzionale non può proporsi come assunto. Monete puniche in bronzo si attestano, ancora, nel Sahel [33], ma ne sono ignoti l’ambito originario di deposizione e le specifiche associazioni di materiali, mentre appaiono sorprendentemente esigue, considerando la forte incidenza della componente coloniale greca nel popolamento della regione degli Emporia, nella necropoli greco-punica di Leptis Magna [34]. Tra le aree funerarie algerine, dove la deposizione di monete in tomba, pur essendo attestata, non sembra una prassi capillare e sistematica, per lo meno stando ai dati editi, si documentano a Djidjelli due monete forate poste all’altezza della testa e sul torace del defunto, di cui una probabilmente emessa in Magna Grecia [35]. Nella necropoli punico-romana di Tipasa, invece, tra II e I sec. a.C., monete forate, paste vitree e amuleti accompagnano le tombe infantili [36] mentre, a partire dal II sec. d.C., il rituale si configura e uniforma nel posizionamento di una moneta imperiale su una lucerna [37].

Limitatamente alla raccolta dei dati dal Nord Africa, quindi, niente sembrerebbe giustificare il riconoscimento, nel ricorso all’offerta monetale, di una concezione affine a quella che nel mondo greco e romano si esprime con il pagamento del nocchiero infernale Caronte, in relazione al quale, in quelle facies culturali, si registra una non casuale attenzione per la sistemazione del materiale numismatico sul corpo: tradizionalmente, infatti, l’obolo doveva essere collocato in mano o nella bocca del defunto [38]

Stando ai dati disponibili, al contrario, i settori necropolari nordafricani nei quali effettivamente il modello “classico” di sistemazione delle monete è articolato nel dettaglio sono del tutto episodici, o s’inquadrano nelle fasi di persistenza romana dell’impiego funerario di contesti di età punica. Penso al caso, solitamente richiamato in letteratura, di Sidi-Yahia, presso Ferryville, in cui un esemplare di zecca cartaginese in bronzo con testa di Core al D/ e cavallino al R/ è stato rinvenuto «sur l’emplacement du bout de la langue» del cadavere [39] e dove, in generale, l’inserimento alternativo nella mano destra o sinistra dei defunti di una o tre monete pare una consuetudine del quartiere cimiteriale [40]; analogamente si può forse ricordare la necropoli di Gouraya, rispetto alla quale le referenze antiquarie fanno riferimento a una tomba con moneta deposta in corrispondenza della testa di un inumato semicombusto nel I sec. a.C. e dove, in generale, le attestazioni non risalgono oltre l’inizio del II sec. a.C.[41].

A poca distanza dalla costa nordafricana lo stato dei ritrovamenti numismatici nelle tombe puniche dell’arcipelago maltese è del tutto differente. Dal III sec. a.C. si documenta, infatti, una contenuta presenza di monete nelle tombe di Gozo e Malta, dove si rintracciano per lo più sparse sul pavimento delle celle sepolcrali o sotto il lastrone d’ingresso, mentre, in una tomba ben conservata di Rabat, un esemplare databile al I sec. a.C. con legenda MELITATION era probabilmente posto, in origine, nella bocca di un inumato adulto [42]. (continua)

<  indietro avanti  >
Note:


[14] H. Bénichou-Safar, Les tombes puniques... cit., pp. 305, 308.

[15] Ivi, pp. 310, 312, 314, 353.

[16] Cfr. A. Merlin, Note sur des tombeaux puniques découverts à Carthage en 1916, «Bulletin Archéologique du Comité des Travaux Historiques et Scientifiques», 1917, pp. 152-153.

[17] H. Bénichou-Safar, Les tombes puniques... cit., pp. 330, 344.

[18] Ivi, p. 248. Complessivamente è assai difficile individuare la capacità finanziaria del defunto dall’analisi del corredo, anzi sembra valido il principio sintetizzato da M. Fantar, secondo il quale «la pauvreté [du] mobilier funéraire ne traduit pas la pauvreté du défunt»: M. Fantar, Nécropoles puniques de Tunisie, in L’Afrique du Nord antique et médiévale. Monuments funéraires, institutions autochtones, «Actes du VIe Colloque International sur l’histoire et l’archéologie de l’Afrique du Nord (Pau, octobre 1993)», a c. di P. Trousset, Paris, éditions du CTHS, 1995, p. 67 .

[19] A.L. Delattre, Carthage. Nécropole punique voisine de Sainte-Monique. Le septième et le huitième sarcophage de marbre. Couvercle anthropoïde. Épitaphes de prêrtresses, «Comptes rendus de séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres», XLVII, 1, 1903, pp. 11-22; ID., Carthage. Nécropole punique voisine de Sainte-Monique. Deux sarcophages anthropoïdes en marbre blanc, «Comptes rendus de séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres», XLVII, 1, 1903, pp. 23-33.

[20] L’immagine femminile con veste alata, di chiara matrice egittizzante ma non priva di tratti ellenistici, sul piano stilistico – come del resto si constata nel caso del coperchio di sarcofago con personaggio maschile vestito di una lunga tunica – potrebbe riprodurre una divinità del pantheon egizio o un’accolita consacrata alla dea Tanit, per la quale nel IV sec. a.C. sembra imporsi, in alcune categorie di ex voto e manufatti rituali, la versione antropomorfa alata, forse di ispirazione isiaca: M. López Grande - J. Trello Espada, Pervivencias iconográficas egipcias en las imágenes de damas sagradas del ámbito Fenicio-Púnico, in El mundo púnico. Religión, antropología y cultura material, «Actas del II Congreso Internacional del Mundo Púnico, (Cartagena, 6-9 de abril de 2000)», a c. di A. González Blanco – G. Matilla Séiquer – A. Egea Vivancos, (Estudios Orientales), V-VI, 2001-2001 (2004), pp. 346-349.

[21] A.L. Delattre, Le septième et le huitième sarcophage... cit., p. 15.

[22] A.L. Delattre, Sarcophage en marbre blanc orné de peintures trouvé à Carthage, «Comptes rendus des séances de l’Academie des Inscriptions et Belles Lettres», XLV, 3, 1901, p. 277.

[23] Le relazioni di scavo riferiscono del rinvenimento, nelle tombe cartaginesi, di emissioni ibicenche, siceliote, italiote, greche, numidiche, mauritane: cfr. P. Visonà, Carthage. A Numismatic Bibliography, «Studi di Egittologia e di Antichità puniche», XIII, 1994, pp. 124-130.

[24] Vedi per esempio: P. Visonà, Carthage... cit., pp. 131-147.

[25] Per quanto riguarda i rinvenimenti di monete d’oro cfr. A. Merlin – L. Drappier, La nécropole punique d’Ard el-Kheraïb à Carthage, Paris, Ernest Leroux, Éditeur, 1909, p. 46: l’esemplare citato dagli autori, con protome di cavallo al D/ e palma al R/, è stato successivamente letto come conio cartaginese del 350-270 a.C.: E. Acquaro, Per una lettura antropologica delle necropoli puniche di Cartagine e di Sardegna, in Tuvixeddu la necropoli occidentale di Karales, «Atti della Tavola rotonda internazionale La necropoli antica di Karales nell’ambito mediterraneo, (Cagliari, 30 novembre-1 dicembre 1996)», a c. di Associazione culturale Filippo Nissardi Cagliari, Edizioni Della Torre, 2000, pp. 16-17; per i tipi in argento si veda p. es. A.L. Delattre, La nécropole punique voisine de la colline de Sainte Monique à Carthage. Rapport semestriel (janvier-juin 1900), «Comptes rendus des séances de l’Academie des Inscriptions et Belles Lettres», XLIV, 5, 1900, pp. 503-504; ID., Fouilles executées dans la nécropole punique voisine de Sainte-Monique, à Carthage, «Comptes rendus des séances de l’Academie des Inscriptions et Belles Lettres», XLV, 5, 1901, p. 600 (mostra un profilo quasi illeggibile al D/ e un elefante al R/ che potrebbe identificarla come probabile emissione barcide); P. Gauckler, Nécropoles... cit., p. 223.

[26] Ad esempio, nella tomba 6 di Ard el-Kheraïb, in verosimile associazione con vaghi e amuleti, si sono recuperate sei monete enee forate del consueto tipo con testa di Core al D/ e cavallino al R/ (A. Merlin, L.Drappier, La nécropole punique d’Ard el-Kheraïb... cit., p. 24), che la caratteristica modalità di ossidazione ha fatto più tardi leggere come originariamente pertinenti alla stessa collana: E. Acquaro, Per una lettura antropologica... cit., p. 17.

[27] Cfr. P. Cintas - E.G. Gobert, Les tombes du Jbel Mlezza, «Revue Tunisienne», 1939, pp. 147, 150, 153, 155-156, 167-168; H. Gallet de Santerre – L. Slim, Recherches sur les nécropoles puniques de Kerkouane, Tunis, Institut National d’Archéologie et d’Art, 1983, pp. 28-29, 33, 36-37, nota 42. In generale si veda: M. Fantar, Fouilles à Kerkouane, «Bulletin archéologique du C.T.H.S. nouv. sér. Afrique du Nord», XXIII, 1990-1992, p. 56.

[28] Si pensi allo scavo condotto nel 1925 dall’Abbé Moulard nell’area funeraria sottostante l’anfiteatro di Utica, dove sepolture lette come puniche, fra cui appunto alcuni cinerari in terracotta e piombo ospitanti molte monete illeggibili di grande modulo, sono più probabilmente da riferirsi all’età romana: J. Moulard, Fouilles à Utique en 1925, «Bulletin Archéologique du Comité des Travaux Historiques et Scientifiques», 1926, pp. 230-231.

[29] Gallet de Santerre-Slim, Recherches... cit., p. 25.

[30] Gallet de Santerre-Slim, Recherches...cit., p. 44. La situazione distributiva troverebbe conferma sempre sul Capo Bon, nella necropoli di Jbel Mlezza, sebbene si tratti, in realtà, di monete di ridotto valore intrinseco e amplissima circolazione, quantitativamente poco significative e certo non evocabili, in senso assoluto, come misuratori di status: cfr. supra. Studi recenti hanno anzi posto in evidenza lo spirito sostanzialmente egualitario che affiora dall’analisi delle soluzioni tombali nelle necropoli di servizio alla città di Kerkouane, specchio di una società poco gerarchizzata: F. Prados Martínez, Apuntes sobre democracia, igualitarismo y tolerancia en Cartago à traves de las fuentes arqueológicas y textuales (siglos IV-III a.C.), «SPAL», XV, 2006, pp. 250-251.

[31 Con tutte le cautele che servono quando si traggono informazioni da opere dei primi del Novecento, voglio menzionare il caso del rinvenimento di monete enee (del tipo più corrente con testa di Core e cavallino e forse anche della serie sardo-punica con testa maschile diademata e toro, dubitativamente attribuita alla fase della “rivolta di Ampsicora”, oltre a conî numidici e sicelioti), nell’ambito di corredi d’impronta decisamente punica, quindi non riferibili a comunità autoctone, in dolmens riutilizzati del comprensorio di Dougga: F. Icard, Notes sur les dolmens de Dougga, «Bulletin de la Societé Archéologique de Sousse», V, 1905, pp. 253-255.

[32] Si veda per esempio: A. Krandel-Ben Younès, La nécropole rurale de Thigibba Bure, in «Actes du IIIe Congrès International des Études Phéniciennes et Puniques, (Tunis, 11-16 novembre 1991)», a c. di M.H. Fantar – M. Ghaki, Tunis, Institut National du Patrimonie, 1995, p. 181.

[33] D. Anziani, Nécropoles puniques du Sahel tunisien, «Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École française de Rome, Antiquités», XXXII, 1912, p. 282.

[34] E. De Miro – G. Fiorentini, La necropoli greco-punica sotto il teatro, «Quaderni di Archeologia della Libia», IX, 1977, pp. 50, 62.

[35] M. Astruc, Nouvelles fouilles à Djidjelli (Algérie), «Revue Africaine», XXX, 1937, pp. 209, 225-226.

[36] S. Lancel, Tipasitana III: la nécropole préromaine occidentale de Tipasa. Rapport préliminaire (campagnes de 1966 et 1967), «Bulletin d’Archéologie Algérienne», III, 1968, p. 99.

[37] S. Lancel, Tipasitana I: fouilles dans la nécropole occidentale de Tipasa. (Rapport sur des travaux réalisés au cours d’un stage archéologique en juillet 1964), «Bulletin d’Archéologie Algérienne», I, 1962-1965, pp. 61, 64, 67, 69.

[38] Cfr. p. es. A.R. Parente, Rinvenimenti tombali di età preromana in Lucania, in Trouvailles monétaires de tombes, «Actes du deuxième colloque international du Groupe suisse pour l’étude des trouvailles monétaires (Neuchatel, 3-4 mars 1995)», a c. di O.F. Dubois – S. Frey-Kupper – G. Perret, Lausanne, Éditions du Zèbre, 1999, p. 144; F. Vicari, Rinvenimenti monetali in tombe dell’Etruria settentrionale, in Trouvailles monétaires... cit., p. 157. D’altronde anche nel mondo greco e romano non è scontato che l’inserimento di monete in tomba abbia sempre questo significato e sia espressione dell’accoglimento universale di tale credenza religiosa, così come non vi è alcuna immediatezza nella lettura unilaterale di questa tipologia di ritrovamenti nelle aree culturali che pure sono protagoniste di forti interazioni con il versante classico, quali ad esempio, l’etrusco-italica e l’italiota.

[39] A. Merlin, Nécropole punique de Sidi-Yahia, près Ferryville, «Bulletin Archéologique du Comité des Travaux Historiques et Scientifiques», 1919, p. 205.

[40] A. Merlin, Nécropole punique... cit., pp. 197-200, 209, 212.

[41] F.M. Missonnier, Fouilles dans la nécropole punique de Gouraya (Algérie), «Mélanges d’Archéologie et d’Histoire de l’École française de Rome, Antiquités», L, 1, 1933, pp. 94, 97-98, 115-118.

[42] C. Sagona, The archaeology of Punic Malta, Herent, Peeters N.V., 2002, p. 286.
Alma Mater Studiorum
Dipartimento di Filologia Classica E Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Via Zamboni 32 - 40126 Bologna - Cod.Fiscale: 80007013376 P.Iva: 01131710376 - © 2012
CREDITS: MEDIAVISION