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Indice

Tema n.11:

Risparmi e talismani: l’uso della moneta
nei rituali funerari punici

Premessa / Documenti e contesti / conclusioni /

(continua) Documenti e contesti

Corrobora tale ipotesi il ritrovamento, sempre a Lilibeo, nella cella della tomba VIII Giattino, di un vero e proprio salvadanaio in terracotta [72], cui il preciso confronto con un analogo manufatto ebusitano [73] e quello più tenue con uno da Nora, in Sardegna [74], permettono di attribuire una funzione in tutto identica a quella moderna.

Venendo appunto al versante più occidentale del mondo punico, per Penisola Iberica e Baleari disponiamo di un assai puntuale, primo approccio al tema, a firma della compianta C. Alfaro Asins [75], cui sono seguiti lavori di integrazione e approfondimento, in specie sui contesti gaditano e ibicenco [76]. Dall’inventario redatto si ricava un quadro abbastanza omogeneo rispetto al Mediterraneo centrale: le monete rappresentano un’offerta costante nelle necropoli puniche attive in Spagna tra il V e il II sec. a.C., con un incremento dei ritrovamenti rispetto al periodo più avanzato dell’intervallo temporale e un fenomeno di persistenza del rito in età imperiale. Sono generalmente in bronzo, di piccolo taglio, sia riferibili a zecche peninsulari che “straniere”, ad esempio cartaginesi, neopuniche e romane [77]. Giungono dalla necropoli di Cadice la maggior parte delle monete attualmente conservate nel Medagliere del Museo cittadino, attestate nelle inumazioni e nelle incinerazioni in urna di fine III sec. a.C., dove compaiono in pezzi singoli sopra o dentro l’ossuario [78]. Malauguratamente, esse hanno tuttavia destato maggior interesse sul piano tipologico, mentre ne rimane spesso in ombra la relazione spaziale rispetto alle più antiche giaciture scheletriche [79]. Un apporto di notevole significato sul piano dell’interpretazione escatologica del rituale giunge invece dalle indagini recenti, che indicano la presenza di monete anche nei contesti rituali accessori allo spazio tombale individuati nella necropoli gaditana, come pozzi e vasche, luoghi di sacrifici animali, libagioni, abluzioni e offerte alimentari [80] La necropoli di Baria (Villaricos-Almería), nonostante le consuete difficoltà di elaborazione dei dati, restituisce monete bronzee di zecca locale, punico-peninsulare, balearica e romana [81] dagli ipogei di inumati e dalle incinerazioni tra III sec. a.C.-I sec. d.C., queste ultime dotate generalmente di una moneta per urna [82]. In un caso, inoltre, vi si registra la pratica cultuale già evidenziata in ambito nordafricano e sardo, ossia l’inserimento della moneta in un lembo di stoffa accanto al corpo di un bambino [83]. Assai curiosa è poi l’ipotesi di lettura applicata al ritrovamento di un’incinerazione corredata, insieme a ceramica inquadrabile fra il II e il I sec. a.C., da un tesoretto di diciannove monete enee, tutte della zecca di Cástulo, eccetto un esemplare gaditano. Queste erano associate a oggetti in metallo e osso, quali astragali, punzoni ed emisfere “a bottone”, interpretati da M.J. Almagro Gorbea come residui dell’armamentario di un giocatore d’azzardo professionale: dall’area castulonense, gruppi di minatori itineranti «pagados con moneda pequeña de Cástulo, habrian podido bajar a divertirse a la antigua ciudad de Baria, centro del comercio minero de la zona» [84]. È chiaro che si tratta di una supposizione totalmente indimostrabile, per quanto di certo carica di fascino, a partire dal fatto che la funzione ludica dei piccoli manufatti ossei che abitualmente si rinvengono nei contesti funerari punici non è ritenuta oggi per nulla sicura [85]. Proseguendo il nostro excursus nel Mediterraneo occidentale va detto, infine, che il lotto più consistente dei rinvenimenti si localizza a Ibiza, nelle necropoli rurali e nel principale quartiere funerario isolano, quello del Puig des Molins, dove le monete sono dislocate dal III sec. a.C. almeno fino all’inizio dell’età imperiale. Purtroppo all’abbondanza numerica dei documenti non equivale la cospicuità dei dati di contesto [86]. Al contrario, il sistematico riutilizzo delle sedi sepolcrali in antico, la lacunosità delle pubblicazioni scientifiche dei depositi funerari, insieme alla devastazione prodotta da saccheggi reiterati condizionano in forma irrimediabile l’indagine. Con tutto questo, a proposito dei tipi documentati nelle sepolture ibicenche, si può comunque ritenere acquisita la prevalenza dei conî ebusitani in bronzo, di piccolo formato e peso, affiancati nel tempo da monete cartaginesi, numidiche e romane [87]. Alcuni esemplari sono forati e impiegati come pendenti di collana, singoli o in composizioni più ricercate [88], di cui talvolta si conservano altri vaghi e il filo [89].

Va rilevato al riguardo che, pur essendo quella della perforazione, in generale, una consuetudine molto diffusa per quanto riguarda le monete di metallo pregiato – soprattutto le emissioni della fine del III sec. a.C. espressione del culto di Eracle/Melqart [90] – le monete/pendente rinvenute in ambito funerario sono per lo più in bronzo, dunque conservano uno scarso valore intrinseco e spesso, anche a Ibiza, si tratta di conî extrapeninsulari [91], quasi tale caratteristica ne accentuasse l’aspetto “esotico”. Per contro, le monete/ornamento in argento sono frequenti nei contesti santuariali iberici, dove si afferma il loro valore di ex voto a scapito di quello amuletico e religioso/profilattico, certamente più pregnante nell’ambito della finalità funeraria [92]. Restando nella necropoli del Puig des Molins, è un’acquisizione recente quella di un salvadanaio in terracotta recuperato fra i materiali inediti dei vecchi scavi di J. Mañá de Angulo [93]. Il contenitore, prelevato dal corredo di una tomba a fossa forse destinata a un soggetto infantile, inquadrabile su base ceramologica nel II-I sec. a.C., conteneva infatti due monete punico-ebusitane, l’una battuta alla fine del III sec. a.C. e l’altra durante il II sec. a.C.: visto lo scarto cronologico fra le due emissioni è plausibile ritenere che abbiano avuto un periodo di circolazione relativamente apprezzabile prima di essere inserite, ormai fuori corso, nel corredo tombale [94]. Il dato conferma quella che sembra essere la circostanza più frequente in rapporto alle deposizioni di denaro nel sepolcro, ossia l’accentuazione del valore allegorico dei conî a scapito di quello economico, intrinseco o convenzionale che sia. L’osservazione dell’incidenza degli esemplari ebusitani con Bes al D/ tra le monete riutilizzate a scopi cultuali nei contesti sacri e nello spazio funerario insulare ha, del resto, indotto a focalizzare l’interesse sul ruolo che la divinità egizia svolge nel contesto del pantheon locale e certamente, vista la potenzialità amuletica esercitata dal dio ferino e naniforme nella sfera culturale fenicio-punica, ciò ha senz’altro ricadute non indifferenti sull’ermeneutica dell’offerta monetale in tomba [95]. (continua)

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Note:


[72] Nella relazione di scavo non si rintraccia alcuna informazione circa l’eventuale contenuto del salvadanaio: A.M. Bisi, Lilibeo (Marsala). - Nuovi scavi nella necropoli punica (1969-1970), in «Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Notizie degli Scavi di Antichità», s. VIII, XXV, (1971), p. 691, fig. 24 b.

[73] Cfr. infra.

[74] «Vaso salvadenari punico in terracotta [...] destinato a contenere le offerte di monete in un santuario, come le cassette per l’elemosina nelle nostre chiese»: G. Pesce, Sardegna punica, Nuoro, Ilisso Edizioni, 2000 (ried. a c. di R. Zucca), p. 280, fig. 121.

[75] C. Alfaro Asins, Uso no monetal de algunas monedas punicas de la Peninsula Iberica, in «Atti del Convegno Internazionale di Studi Numismatici in occasione del centenario della Società Numismatica Italiana (1892-1992)», a c. di V. Cubello – D. Foraboschi – A. Savio, (Rivista Italiana di Numismatica e Scienze affini), XCV, 1993, pp. 261-276.

[76] M. Campo, Usos rituals i valor religiós de la moneda a l’illa d’Ebusus (segle III aC-inici I dC), in Moneda, cultes i ritus 23 i 24 de novembre de 2006. X Curs d’Història monetària d’Hispània. MNAC Gabinet de Numismàtica de Catalunya, Barcelona, Museu Nacional d’Art de Catalunya, 2006, pp. 47-74; A. Arévalo González, El valor simbólico y el uso cultual de la moneda en la costa gaditana, in Moneda, cultes i ritus... cit, pp. 75-98.

[77] C. Alfaro Asins, Consideraciones sobre la moneda púnica foránea en la Península Ibérica y su entorno, «Boletín del Museo Arqueológico Nacional», XVIII, 1-2, 2000, p. 23; Ead., La moneda púnica foránea en la Península Ibérica: nuevos datos, «Atti del V Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, (Marsala-Palermo, 2-8 ottobre 2000)», a c. di A. Spanò Giammellaro, Palermo, Università degli Studi di Palermo, 2005, pp. 1343-1347.

[78] C. Alfaro Asins, La moneda púnica foránea...cit., p. 1346.

[79] Lamenta questa carenza di dati A. Arévalo González, El valor simbólico..., cit., pp. 77-79.

[80] A. Arévalo González, El valor simbólico...cit., pp. 79-84..

[81] C. Alfaro Asins, La moneda púnica foránea...cit., p. 1346.

[82] Ead., Uso no monetal...cit., pp. 274-275.

[83] Ibidem.

[84] M.J. Almagro Gorbea, Un tesorillo de monedas ibericas y punicas de la antigua Baria, «Cuadernos de Prehistoria de la Universidad de Granada», XI, 1986, p. 349. L’elaborata ipotesi è accolta da C. Alfaro Asins, Uso no monetal... cit., p. 275.

[85] A.C. Fariselli, Elementi in avorio e osso, in Tharrhica – I... cit., pp. 245-250.

[86] M. Campo, Usos rituals... cit., pp. 54-65.

[87] . Alfaro Asins, Uso no monetal...cit., p. 273; M. Campo, Usos rituals... cit., pp. 64-65.

[88] M. Campo, Usos rituals... cit., fig. 5, 2.

[89] Si pensi alla collana associata al neonato sepolto in anfora, composta da una perla in pasta vitrea e due monete con testa di Core al D/; protome di cavallo al R/: C. Alfaro Asins, La moneda púnica foránea...cit., p. 1345.

[90] Da ultimo cfr. p. es.: A.C. Fariselli, Il progetto politico dei Barcidi, in L’Hellénisation en Méditerranée occidentale au temps des guerres puniques (260- 180 av. J.C.), «Actes du Colloque International de Toulouse, (31 mars-2 avril 2005)», a c. di P. François – P. Moret – S. Péré-Noguès, (Pallas), LXX, 2006, pp. 105-121.

[91] C. Alfaro Asins, Uso no monetal...cit., p. 273; M. Campo, Usos rituals...cit., p. 66.

[92] C. Alfaro Asins, Uso no monetal...cit. pp. 263-264.

[93] ndez – A. Mezquida, Ahorros para la otra vida. Una sepultura púnica conteniendo una hucha en la necrópolis del Puig des Molins (Eivissa) y su contexto histórico, in Misceláneas de arqueología ebusitana (II). El Puig des Molins (Eivissa): un siglo de investigaciones, a c. di B. Costa – J.H. Fernández, Eivissa, Imprenta Ibosim, 2003, pp. 277-326.

[94] B. Costa – J.H. Fernández – A. Mezquida, Ahorros para la otra vida...cit., p. 294.

[95] M. Campo, Usos rituals...cit., pp. 49-50. È invece al momento labile, sul piano del metodo, la proposta di connessione profilattica tra le emissioni con l’immagine del Bes e i seppellimenti infantili: L.I. Manfredi, Monete puniche e neopuniche riutilizzate nei contesti tombali di Ibiza, in Oggetti-simbolo: produzione, uso e significato nel mondo antico, a c. di I. Baldini Lippolis - A.L. Morelli, Bologna, Ante Quem, 2011, in part. pp. 16-17. La campionatura disponibile per una riflessione d’insieme, infatti, è troppo ridotta; inoltre, manca un censimento puntuale dei tipi monetali attestati rispetto ai contesti osteologici e quindi la presunta esclusività della destinazione delle monete con Bes a specifiche fasce di popolazione non è dimostrabile, né supportata a livello documentario. L’ipotesi è tuttavia di notevole suggestione, tenendo anche conto del fatto che una moneta ibicenca con il Bes, sebbene erratile, proviene dal tofet di Sulky, da un’area santuariale, cioè, espressamente deputata ai rituali infantili: a questo proposito ne notava già il possibile valore amuletico E. Acquaro, Una moneta ibicenca dal tofet di Sulcis, «Rivista di Studi Fenici», I, 2, 1973, pp. 205-206, tav. LXIV.

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