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Tema n.12:

Amori estremi: Filinnio e le “morte innamorate”

(continua) C’è anche, in questa e in quasi tutte le riprese folkloriche e letterarie successive, così come rispetto alle altre storie di revenants raccontate dallo stesso Flegonte, una differenza di tono che non è priva di importanza. Nella storia di Filinnio il tocco è più delicato, mancano i dettagli più raccapriccianti e granguignoleschi, la figura solitaria e fondamentalmente molto triste della fanciulla innamorata, scomparsa prematuramente, che torna sulla terra ma è condannata di nuovo alla morte dall’improvvido intervento dei genitori suscita quasi compassione [37]; e su tutto sembra aleggiare un’aura di inesplicato mistero ultraterreno, un’idea che vi sia «un mondo, perlopiù invisibile, parallelo al nostro; un mondo con le sue regole e la sua logica, un mondo che sembra circondarci ma elude la nostra comprensione» (Hansen, Phlegon of Tralles’ Book of Marvels, cit., p. 74).
Quello di Filinnio, dunque, è un ‘amore estremo’, ma non ha nulla di eclatantemente sanguinario o maligno; la tendenza successiva, invece, sarà quella di far assumere alla vicenda connotati sempre più mostruosi, che collegheranno la tutto sommata innocua fanciulla di Anfipoli a figure ben più inquietanti e nefaste, a partire dai vampiri.
Già nel ‘600, ad esempio, i vrykolakes greci, i primi ‘vampiri’ ad essere conosciuti in occidente (per essere poi soppiantati, nel corso del XVIII secolo, dai loro fratelli attestati in Serbia e nell’Europa orientale) furono accostati alla giovane revenante di epoca ellenistica. Il primo ad azzardare questo parallelo fu François Richard, un gesuita che nel XVII secolo visse a Santorini, l’isola greca considerata l’epicentro dei fenomeni vampirici.

A Santorini causò molto stupore la grande familiarità che uno di questi vroukolakas mostrava verso sua moglie, ancora in vita. Si chiamava Alessandro. Quand’era vivo dimorava nel borgo di Pyrgo, e di mestiere faceva il calzolaio. Dopo la morte, compariva a sua moglie come se fosse ancora in vita: veniva a lavorare a casa, aggiustava le scarpe dei suoi figli, andava ad attingere l’acqua alla cisterna, e spesso lo si vedeva nelle valli mentre tagliava la legna per i bisogni della sua famiglia. Dopo che questa situazione fu andata avanti per un po’, tuttavia, la popolazione, che era terrorizzata, disseppellì il corpo, lo bruciò, e quel rogo mandò in fumo anche le forze del demonio. Questo fa pensare che anche Flegonte, liberto dell'imperatore Adriano, non mentisse quando scriveva che una ragazza della Tessaglia, di nome Filinnio, dopo essere stata deposta nel sepolcro, apparve al macedone Macate, e visse a lungo con lui, finché furono scoperti e allora il diavolo abbandonò quel corpo che animava, e che fu allora seppellito per la seconda volta, come se fosse morto di nuovo. [38]

L’apparizione del calzolaio Alessandro, per come viene raccontata da Richard, sembra abbastanza innocua e pacifica (caso più unico che raro, tra i racconti di vrykolakes) e dunque per qualche verso può essere accostata all’episodio narrato da Flegonte. In linea di massima, però, i vampiri che terrorizzavano i Greci dell’età moderna erano molto diversi dalla “morta innamorata” di Anfipoli. Non solo nel comportamento (lungi dall’essere innocui, uccidevano senza pietà e provocavano la fuga di interi villaggi), ma anche nell’aspetto fisico: Macate, infatti, non si accorge minimamente che la bella fanciulla che lo viene a trovare di notte è una defunta, mentre i vrykolakes sono in genere mostruosi, anomali, orribilmente deformati [39].
La strada, però, era spianata. La definitiva consacrazione di Filinnio come protovampira [40] ebbe luogo con la rielaborazione dell’episodio che fu pubblicata nel 1797 da Goethe nella sua ballata La sposa di Corinto. Goethe, occorre ricordare, non conosceva direttamente la storia da Flegonte, ma l’aveva ricavata da una raccolta seicentesca di storie di fantasmi, l’Anthropodemus plutonicus di Johannes Praetorius [41]. Night VisionE che la vicenda avesse incontrato un certo successo nel XVII secolo sembra dimostrato anche dal fatto che il pittore Jacob Jordaens ne avrebbe ricavato anche un quadro, tradizionalmente noto come Il sogno o L’apparizione notturna, oggi conservato nella Staatliche Gemäldegalerie di Schwerin, nel Meclemburgo [42].
Nella sua rielaborazione, ad ogni modo, Goethe immaginò che la vicenda avesse luogo a Corinto. Il giovane ospite, giunto da Atene per conoscere i futuri suoceri, riceve la visita di una misteriosa fanciulla, vestita di bianco, pallidissima, «fredda come il ghiaccio». Costei gli rivela di essere la sorella maggiore della promessa sposa; l’ospite, tuttavia, è conquistato dalla sua avvenenza, e le propone di rimanere con lui. Durante la cena che segue, l’enigmatica ragazza non tocca cibo, ma accosta avidamente le labbra al «vino scuro, colore del sangue». E quando la madre fa improvvisamente irruzione, prima di cadere morta la fanciulla dichiara di essere tornata per «suggere il sangue dal cuore» del giovane che in origine, prima della sua prematura scomparsa, era stato promesso a lei. La ballata goethiana fu tanto celebre che arrivò anche a influenzare l’interpretazione del brano di Flegonte data da alcuni filologi [43], ed in campo letterario aprì la strada a ‘vampire’ di ogni genere: basti pensare a La morte amoureuse, del 1836, di Théophile Gautier [44]. A nulla valsero gli strali di Michelet, che nel 1862 aveva deplorato come questa «meravigliosa storia greca» fosse stata «imbrattata» da Goethe con «una orribile idea slava». [45]
Recentemente è stato sostenuto da O. Aiello che la Filinnio di Flegonte possa essere alla base (per via diretta, o forse più probabilmente con la mediazione di Goethe) anche di un importante personaggio femminile del Dracula di Bram Stoker, quello di Lucy Westenra che, ricordiamolo, è la prima vittima del conte transilvano sbarcato in Inghilterra. Dopo essersi trasformata in una vampira avida del sangue dei neonati, Lucy dovrà essere eliminata dal fidanzato Arthur Holmwood (che cercherà di sedurre anche dopo morta) e da un manipolo di gentiluomini guidati dall’esperto Abraham Van Helsing, i quali la andranno a stanare al cimitero. Lo stesso Aiello peraltro non manca di notare che, se davvero Filinnio si è evoluta nel vorace personaggio di Lucy, alla fine ha ottenuto «una forma del tutto diversa» rispetto a quella originaria [46].
Forse meno nota al pubblico italiano, ma probabilmente più aderente all’originale flegonteo, è infine un’altra rielaborazione ottocentesca, quella di Washington Irving (1783-1859), che fu considerato il primo vero uomo di lettere americano e che, nel corso della vita e negli anni immediatamente successivi alla morte, godette di immensa fama in patria (fu autore, tra l’altro, del fortunato racconto La leggenda di Sleepy Hollow). Irving incluse il racconto in questione, intitolato L’avventura dello studente tedesco, all’interno della raccolta Tales of a Traveller (pubblicata con lo pseudonimo di Geoffrey Crayon), uscita nel 1824 e più volte ristampata: per chi fosse interessato, ne abbiamo approntata una traduzione italiana.
La vicenda di Gottfried Wolfgang, ambientata durante la rivoluzione francese e caratterizzate da una caratteristica allure romantica, è stata connessa alla vicenda di Filinnio e Macate già da Howard Phillips Lovecraft nel suo pionieristico saggio Supernatural Horror in Literature [47]; si può osservare che, pur nell’ambientazione moderna, la totale estraneità dello studente tedesco rispetto alla misteriosa signora in nero, che sembra genuinamente attratta dal protagonista e non nutre secondi fini, sembra rivelarsi più vicina alla facies originale della storia flegontea rispetto alla rielaborazione di Goethe (che Irving, peraltro, con ogni probabilità conosceva). In un certo senso, L’avventura dello studente tedesco sembra conservare quella che, come si osservava in precedenza, sembra essere la cifra più notevole, perlomeno da un punto di vista letterario, della storia di Filinnio e Macate: quell’aura di inesplicabilità e mistero che la rende una vicenda di amore certamente estremo, forse per certi aspetti orrorifico, ma senz’altro più patetico che mostruoso. Proprio quest’aspetto, del resto, aveva colpito anche Marguerite Yourcenar nelle Memorie di Adriano:

In quell’epoca Flegone, che collezionava storie di spettri, ci raccontò una sera quella della Fidanzata di Corinto, di cui ci garantì l’autenticità. Quell’avventura, nella quale l’amore riusciva a richiamare un’anima sulla terra e, se pure per poco, le rendeva un corpo, commosse tutti noi. [48]

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Note:


[37] Non sembrano particolarmente convincenti le osservazioni di D. Ogden, Magic, Witchcraft…, cit., p. 66, che accosta alla tutto sommato innocua Filinnio la ben più perniciosa figura dell’Empusa, demone femminile antropofago menzionato da Filostrato nella Vita di Apollonio di Tiana, 4.25.

[38] Cfr. T. Braccini, Prima di Dracula…, cit., pp. 40-41. da Relation de ce qui s’est passé de plus remarquable a Sant-Erini isle de l’Archipel, dépuis l’établissement des Peres de la Compagnie de Iesus in icelle, par le P. F. Richard, Paris, Sebastien Cramoisy, 1657, p. 212.

[39] Fornisce un’abbondante casistica S.A. Mouzakis, Hoi vrikolakes stous vyzantinous kai metavyzantinous nomokanones kai stis paradoseis tou Hellenikou laou, Athina, Vivliopolio ton Vivliophilon 1989, pp. 17-20: la loro pelle (talora solo i palmi delle mani) può essere nera; talora sono costituiti solo da pelle e ossa; hanno le unghie lunghe e adunche; soprattutto, spesso si rimarca il loro orrido gonfiore, in particolare i ventri enormemente dilatati.

[40] Seguita anche da alcuni studiosi: la fanciulla di Anfipoli è descritta esplicitamente come «vampira» da G. Luck, Il magico nella cultura antica, ed. it., Milano, Mursia, 1994, p. 199

[41] Cfr. J. Praetorius,Anthropodemus Plutonicus: das ist eine neue Welt-beschreibung von allerley wunderbahren Menschen, Magdeburg, J. Lüderwalds, 1666, pp. 321-328, che si rifaceva ad una raccolta precedente, quella di Pierre Le Loyer, dove l’episodio era opportunamente ‘integrato’ ed ambientato ad Ipata (la città della Tessaglia famosa per le streghe!), non senza una reinterpretazione demonica: «ce que ie diray presentement… est d’un Demon qui tira un corps mort de son sepulchre, & l’anima par quelque temps, de sorte que ceux qui auroient conversé avec le corps l’estimerent plein de vie» (cfr. P. Le Loyer, Discours, et histoires des spectres…, Paris, N. Buon, 1605, pp. 245-249).

[42] Cfr. E. Bielefeld, Jordaens’ ‘Night Vision’, «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», XXIII, 1960, pp. 177-178. Devo questa segnalazione all’amico Massimo Scorsone, che qui ringrazio.

[43] Hansen, Phlegon of Tralles’ Book of Marvels, cit., pp. 70-71, ricorda i casi di Ludwig Friedländer, che collocava la vicenda a Corinto, e di Ludwig Radermacher, che in una raccolta l’aveva intitolata «Una morta visita il suo fidanzato».

[44] Sull’immensa fortuna letteraria e cinematografica delle ‘vampire’ si può rimandare all’ampia rassegna di A. Conti – F. Pezzini, Le vampire: crimini e misfatti delle succhiasangue da Carmilla a Van Helsing, Roma, Castelvecchi, 2005.

[45] Cfr. J. Michelet, La strega, ed. it., Torino, Einaudi, 1971 (ed. or. 1862), p. 20, ricordato da C. Dogheria, Santi e vampiri: le avventure del cadavere, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2006, p. 136.

[46] Cfr. O. Aiello, Sulle tracce di Philinnion (Flegonte di Tralles, mir. 2.1), «Sileno», XXXV, 2009, pp. 169-186.

[47] Il lettore italiano può fare riferimento a H.P. Lovecraft, Teoria dell’orrore, Roma, Castelvecchi, 2001, p. 175.

[48] M. Yourcenar, Memorie di Adriano, ed. it., Torino, Einaudi, 1981, pp. 171-172.

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