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Indice

Tema n.12:

Amori estremi: Filinnio e le “morte innamorate”

Non sono moltissimi i dati certi sulla figura di Publio Elio Flegonte [1] di Tralle (oggi Aydin, in Turchia): le testimonianze su di lui si riducono alla scarna voce del lessico enciclopedico bizantino noto come Suda, a un paio di menzioni contenute nell’Historia Augusta, e alle osservazioni del patriarca bizantino Fozio, che ancora nel IX secolo era riuscito a procurarsi l’opera principale di Flegonte, le Olimpiadi, di cui oggi rimangono solo pochi frammenti. Si può affermare con un buon margine di sicurezza che Flegonte fosse un liberto dell’imperatore Adriano (117-138); da brandelli d’informazione ricavabili dai resti delle sue opere sembra di poter inoltre dedurre che avesse buona conoscenza dell’ambiente di corte e che con ogni probabilità accompagnasse spesso l’imperatore nel corso delle sue attività ufficiali. [2] La notizia più intrigante, tuttavia, è quella fornita dall’Historia Augusta (Vita Hadriani, 16): alcuni degli scritti dell’imperatore sarebbero stati pubblicati sotto il nome dei suoi liberti, e si diceva in particolare che «anche le opere di Flegonte» fossero state in realtà scritte dallo stesso Adriano (et Phlegontis libri Hadriani esse dicuntur). È impossibile stabilire se in questo pettegolezzo si possa celare qualcosa di vero, anche se nell’insieme delle opere flegontee sembra effettivamente possibile rintracciare in più di un caso consonanze con interessi di Adriano o con episodi della sua vita. Più che a prove a favore della notizia dell’Historia Augusta, tuttavia, sarà forse preferibile pensare alla ricerca, da parte dell’erudito liberto, di tematiche e spunti che potessero suscitare l’interesse e la curiosità del suo potente patrono [3], che i biografi descrivono come «appassionato di viaggi», sempre desideroso di recarsi di persona a conoscere luoghi e paesi di cui aveva letto nei libri, e prontissimo ad intavolare discussioni erudite con i dotti del Museo di Alessandria [4]. Si pensi poi, soprattutto, alle frequentissime citazioni di oracoli da parte di Flegonte, che avevano suscitato la noia e il biasimo dello stesso Fozio: stando alla solita Historia Augusta, lo stesso Adriano vi aveva fatto ricorso fin da giovane età [5], e Cassio Dione (69.11.3) asserisce che era «curiosissimo di tutto e pratico di profezie e incantesimi d’ogni sorta» [6]; più in generale, l’imperatore è stato definito omnium curiositatum explorator e varius, multiplex, multiformis [7]: il lettore ideale, si potrebbe dire, per l’unica opera di Flegonte ad essere sopravvissuta (per quanto non integralmente), il Libro delle meraviglie, che secondo alcuni potrebbe essergli stata addirittura dedicata [8]. Non è un caso, del resto, che il personaggio di Flegonte compaia ripetutamente al fianco del sovrano, come suo fido e inseparabile segretario, sorta di specchio di tutta la sua vita, anche nelle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.
I tre capitoli iniziali superstiti del Libro delle Meraviglie, quelli più estesi ed elaborati letterariamente, sono dedicati ad altrettante storie collegate da un filo conduttore ben preciso, quello del ritorno nel mondo dei vivi di un defunto in carne ed ossa. Non si tratta dunque di vicende di fantasmi stricto sensu, ma di revenants [9] o piuttosto, se si volesse usare la terminologia antica, di corpora exanimata [10].
È soprattutto la prima storia, spesso considerata la migliore di tutto il Libro delle Meraviglie [11], ad aver attirato nel corso dei secoli l’attenzione di studiosi e soprattutto di letterati che l’hanno presa a paradigma di ‘amore estremo’: la protagonista, infatti, risorge dalla tomba spinta dalla passione. C’è però un problema: l’unico codice a tramandare il testo flegonteo, il Palatinus Graecus 398 conservato ad Heidelberg, presenta una lacuna che ha coinvolto proprio l’inizio della vicenda. Se si apre il manoscritto al foglio 216 recto, o più semplicemente la recentissima edizione di Antonio Stramaglia (Phlegon Trallianus, Opuscula de rebus mirabilibus, de longaevis, ed. A. Stramaglia, Berlin-New York 2011) alla pagina 1, ci si trova dunque direttamente immersi in medias res:

…alla foresteria si avvicina alle porte, ed al lume della lucerna vide la ragazza sedere presso Macate. Non riuscendo più a trattenersi a causa della straordinaria natura della visione, corre dalla madre, e gridando a perdifiato “Carito!” e “Demostrato!”, voleva che si alzassero ed andassero dalla figlia insieme a lei: difatti era apparsa – diceva – viva e si trovava, per qualche volontà divina, nella foresteria insieme all’ospite.

La storia sembra interessante, anche se chiaramente mancano alcuni dettagli che permetterebbero di inquadrarla meglio. Andando avanti nella lettura, potremmo dedurre che «la ragazza» si chiama Filinnio e soprattutto che, nel momento in cui viene sorpresa nella foresteria dalla propria vecchia nutrice, risulta ufficialmente morta e sepolta da sei mesi. Tanti altri dettagli, però, non possono essere ricostruiti dal testo di Flegonte; per un caso davvero fortunato, tuttavia, è possibile recuperarli almeno in parte grazie ad un’altra testimonianza dell’antichità, il Commento alla Repubblica di Platone del filosofo neoplatonico Proclo (V sec. d.C.), dove la storia e la sua cornice vengono rapidamente riassunte (2.115-116) [12]. (continua)

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Note:


[1] Questa dev’essere la forma completa del nome: cfr. E. Frank, s.v. Phlegon (2), in A.F. von Pauly, G. Wissowa, Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft, 20.1, Stuttgart, J.B. Metzler, 1941, cc. 261-264, qui c. 261.

[2] Cfr. Phlegon of Tralles’ Book of Marvels, transl. with an intr. and comm. by W. Hansen, Exeter, University of Exeter Press, 1996, pp. 1-2.

[3] Su questa linea si colloca anche S. Fein, Die Beziehungen der Kaiser Trajan und Hadrian zu den litterati, Stuttgart-Leipzig, B.G. Teubner, 1994, pp. 193-194.

[4] Cfr. Ael. Spart. Vita Hadriani 17.8, 20.2.

[5] Cfr. Vita Hadriani, 2.8-9, 14.7 (oracoli relativi alla morte di Antinoo), nonché 13.1 per l’affiliazione di Adriano ai misteri eleusini (altro tratto che lo accomunerebbe al paganesimo conservatore che sembra trasparire dagli scritti di Flegonte) e 16.7 per la sua perizia nell’astrologia. Su tutta la questione dell’orientamento religioso di Adriano, cfr. adesso A. Galimberti, Adriano e l’ideologia del principato, Roma, “L’Erma” di Bretschneider, 2007, pp. 123 sgg.

[6] Si può citare anche il celebre episodio, menzionato in un papiro magico (PGM 4.2447-2456), del mago egiziano Pacrate (sic; forse da identificare con il Pancrate di Luc. Philops. 34), che avrebbe impressionato l’imperatore con uno sfoggio delle sue capacità.

[7] Rispettivamente Tert. Apol. 5.7 e Epit. de Caes. 14.11.

[8] Cfr. S. Fein, Die Beziehungen…, cit., pp. 193-199.

[9] Cfr. A. Stramaglia, Sul Peri thaumasion di Flegonte di Tralle: problemi di tradizione, lingua ed esegesi, «Studi Classici e Orientali», XLV, 1995, pp. 191-234, qui p. 229, e ID., Res inauditae, incredulae: storie di fantasmi nel mondo greco-latino, Bari, Dedalo, 1999, pp. 242-243 n. 9, che giustamente respinge l’interpretazione del caso di Filinnio come ‘morte apparente’, nonché D. Ogden, Magic, Witchcraft and Ghosts in the Greek and Roman Worlds: a Sourcebook, Oxford, Oxford University Press, 2002, pp. 160-161.

[10] Il termine è usato da Apuleio in riferimento al personaggio di Socrate, ucciso e poi rianimato da due streghe: cfr. Met. 1.19, nonché D. Felton, Haunted Greece and Rome: Ghost Stories from Classical Antiquity, Austin, University of Texas Press, 1999, p. 28.

[11] Cfr. Hansen, Phlegon of Tralles’ Book of Marvels, cit., p. 68.

[12] Da notare che Proclo non attinge il racconto da Flegonte, ma da un oscuro compilatore, Naumachio Epirota. Stando alla testimonianza dello stesso Proclo (oltre al brano citato, cfr. Comm. in Plat. rem publ. 2.329.4-25), Naumachio sarebbe vissuto “ai tempi dei suoi nonni” (dunque verso la metà del IV sec. d.C.), e avrebbe scritto un singolo libro su due questioni relative alla Repubblica platonica, una delle quali era il mito di Er, che fornisce lo spunto per introdurre storie di revenants tra cui quella di Filinnio. Su alcuni velleitari tentativi di identificare Naumachio con l’omonimo autore di un poemetto esametrico sulla condotta della donna sposata, citato da Stobeo (si legge in E. Heitsch, Die griechischen Dichterfragmente der römischen Kaiserzeit, I, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 19632, pp. 92-94), o con un medico menzionato dalla Suda phi 295, cfr A. Stramaglia, Res inauditae, incredulae…, cit., p. 386 n. 1.

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