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Tema n.12:

La vergine della notte
(da un racconto popolare del mugello)

Da C. Lapucci, Il libro delle veglie, Milano, Vallardi, 1988, pp. 92-93.

Questa una storia avvenuta tanto tempo fa, quando nei boschi di castagno si accendevano gli essiccatoi nei quali per diversi giorni occorreva un fuoco lento e continuo. Qualcuno doveva restare di guardia in modo che il braciere n si spegnesse, n si infiammasse troppo e le castagne, seccate, fossero pronte per la mondatura e la macinazione.
Una volta, dopo che i contadini ebbero finito di raccogliere e sist
emare le castagne nei graticci alti sopra il fuoco, un bel giovanottone, alto e ben piantato, rimase di guardia allessiccatoio. Si chiamava Rufo e non aveva mai fatto quella faccenda. Con le provviste necessarie si sistem nel casotto di guardia e, come fanno i contadini quando per il cattivo tempo non possono lavorare la terra, si mise ad intagliare un legno per farci un capoletto. Sul far della notte era seduto vicino al fuoco davanti alla capanna, quando gli apparve davanti improvvisamente una ragazza bella, bionda con volto pallidissimo, un abito bianco fino ai piedi che pareva una camicia da notte, e del tutto scalza, nonostante fosse gi venuto il freddo.
Rufo rimase incantato a guardarla, e poi, tra saluti, parole e complimenti, cominciarono a discorrere. Disse di chiamarsi Lucilla, dabitare in un podere l vicino e desser venuta a far due chiacchiere perch era sempre sola. Il ragazzo la fece sedere vicino al fuoco, le dette da mangiare quel che aveva, le raccont della sua vita e le ore passarono senza che Lucilla accennasse ad andarsene.
Da una parola dolce, a uno sguardo, a un sorriso i due finirono per abbracciarsi e fare lamore. Quando per Rufo si fu addormentato, la ragazza, prima che fosse lalba, scivol via dalle sue braccia e spar. Venuto il giorno il giovane cerc inutilmente l intorno: non trov nessun podere, ma soltanto, sommersi nel bosco, un vecchio paese distrutto, una chiesetta diroccata e un cimitero.
La notte seguente, alla stessa ora, Lucilla torn e ai rimproveri del ragazzo, rispose che poteva stare con lui solo la notte, andandosene prima dellalba. Rufo, ormai innamorato, laspettava con tanto desiderio, che labbracci teneramente senza badare troppo alle sue parole e la notte trascorse tra baci e carezze.
Si videro cos molte volte finch, seccate le castagne, i contadini sarebbero venuti a mondarle. Sempre pi innamorato, Rufo voleva che prima di partire Lucilla lo portasse dai genitori perch intendeva sposarla. La ragazza per era incerta, strana; rispondeva -Domani, domani..., oppure:-Vedremo..., tanto che ne nacque una discussione e un po damaro. Lultima notte Rufo non volle che se ne andasse. Lucilla lo implor con le lacrime agli occhi; lo scongiur, per il bene che le voleva, di lasciarla; poi, visto che il ragazzo non lascoltava, si mise a piangere disperatamente in un angolo con singhiozzi terribili e strani gridi.
Quando lontano lontano un gallo cant, la ragazza ebbe violente contrazioni: il corpo si rattrapp, i capelli si sbiancarono, il viso si sfigur e avvizz, i denti si sparsero per terra, la voce si fece roca, poi cavernosa, gli occhi sinfossarono fissando con uno sguardo terribile.
Rufo, coi capelli ritti, impietrito e battendo i denti per il terrore ebbe solo la forza di lasciarla, traendosi indietro inorridito. Lo spettro, con un urlo di lupo vol dal finestrino gi per la balza del bosco, sparendo nel crepuscolo ancora incerto.
Col tempo Rufo si ricord e cap perch quando le aveva chiesto dove abitava, Lucilla aveva risposto -In quel podere laggi... accennando verso il vecchio cimitero.

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