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Indice

Tema n.12:

Limiti dell’identità europea.
Note sulla costruzione degli stereotipi geografici

(continua) La distinzione primigenia tra Russia europea ed asiatica rimane però quella del geografo Vasilii Tatishchev, incaricato da Pietro I negli anni ’30 del Settecento di elaborare la nuova visione geografica dell’impero: è infatti Tatishchev a scegliere la catena degli Urali come limite orientale, limite proseguito a sud dal fiume Ural fino al Mar Caspio, e poi, a sud-ovest, attraverso il Caucaso fino al Mare d’Azov e al Mar Nero[41]. Tale proposta assumerà veste cartografica ufficiale con il primo atlante imperiale – l’Atlas Vserossiiskoi Imperii di Kirilov (1734) – e l’Atlas rossiiskoi (1745) della recentemente fondata Accademia delle Scienze (altra iniziativa filoeuropea)[42].

Non che questa nuova suddivisione abbia eliminato d’un colpo i vecchi schemi e gli stereotipi. La stessa Caterina II, che nel 1767 aveva dichiarato ufficialmente la Russia potenza europea, in una celebre lettera a Voltaire dello stesso anno dichiarava di trovarsi in Asia, scrivendo da Kazan, città al crocevia tra le etnie russa, tatara e finno-ugrica da lei ricostruita dopo la rivolta di Pugačëv, nonostante la città, stando alla ripartizione di Tatishchev, rientrasse nella Russia europea. E sempre sotto Caterina la Grande, il resoconto del viaggio dell’astronomo abate Jean Chappe d’Auteroche, svoltosi nel 1761, pagava il suo pegno agli stereotipi geografici nella carta d’apertura che riporta l’itinerario del viaggio. Mano a mano che l’itinerario si sposta verso est, le allegorie dei paesi attraversati (Francia, Sacro Romano Impero, Polonia, Russia) mostrano in tutta evidenza il passaggio verso la barbarie[43].
La Francia  e l'Impero E le incisioni all’interno riguardanti lo stato dei popoli sottoposti alla zarina denunciano i metodi anche brutali del governo russo. Il volume, al di là dei meriti scientifici del viaggio, ebbe risonanza europea proprio per questi aspetti di denuncia, pur mostrando non poche manchevolezze, imprecisioni e, soprattutto, pregiudizi nei confronti del popolo russo, rappresentato come una massa amorfa e ignorante, che non avrebbe mai potuto essere considerato europeo. La reazione della zarina non tarderà. Caterina farà addirittura pubblicare un volume[44] in risposta che tradisce la sua irritazione nei confronti dell’opera dell’abate.

Ma ormai l’idea della Russia potenza europea – cioè potenza coloniale al pari delle altre potenze, nella dichiarazione recisa e orgogliosa di Caterina – si era affermata, e neanche le critiche di geografi esponenti del panslavismo russo nella seconda metà del XIX secolo, come Danilevskii o Lamanskii, riusciranno a scalzare questa immagine[45]. L’URSS ne sancirà la validità rimpiazzando il monumento confinario zarista innalzato nel 1837 a Nizhnyi Tagil negli Urali Centrali con una colonna di granito. Che questa idea sia dura a morire lo dimostra anche il nuovo monumento eretto nel 2004 dall’amministrazione di Ekaterinburg (la città nelle cui vicinanze passa il confine e che, non per caso, venne fondata da Tatishchev), composto da due enormi pietre provenienti dai due punti geografici convenzionalmente considerati gli estremi est ed ovest dell’Europa: Cabo da Roca, in Portogallo, e Capo Dezhnev. Ma ora rivolgiamo l’attenzione al caso polacco.

Nel XVII secolo la Confederazione polacco-lituana era al suo apice. Nell’anno di Westfalia, escludendo l’Impero russo e l’Impero ottomano, la Confederazione era il più grande stato dell’area europea per estensione, composta da una miriade di unità territoriali che corrispondono all’attuale Polonia, Lituania e Bielorussia, oltre alla maggior parte della Lettonia e dell’Ucraina e una porzione della Russia. La prima spartizione della Confederazione avvenne nel 1772, in una situazione di grave instabilità politica e debolezza amministrativa, seguita da altre due, nel 1793 e nel 1795; senza contare poi le successive lacerazioni prodotte dal Congresso di Vienna e dalle annessioni successive da parte dell’Impero russo e dell’Impero austro-ungarico, per culminare con il patto Ribbentrop-Molotov del 1939.
La posta in gioco tra le potenze europee nella prima spartizione – l’Austria di Giuseppe II, la Prussia di Federico II e la Russia di Caterina II – dipendeva da un accordo segreto per il controllo della Polonia, al fine di mantenerne intatta la legislazione che conferiva un grande potere alla nobiltà polacca controllata da Caterina (eludendo così le riforme promulgate dal re polacco Stanisław August Poniatowski), e rivendicandone una buona porzione delle terre che presentavano interesse per le tre potenze (come il ricongiungimento con la Prussia orientale per Federico II). È realmente una spartizione ‘sulla carta’, e così venne percepita anche all’epoca, anche perché una delle preoccupazioni del sovrano polacco era proprio la cartografazione e la rappresentazione il più possibile esatta del territorio della Confederazione, al fine di tenere sotto controllo le pressioni delle tre «aquile nere», come erano soprannominate in terra polacca le tre potenze. Thomas Jefferson parlò, a questo proposito, di «un paese cancellato dalla mappa del mondo dalle discordie dei suoi cittadini»[46]. Lo stesso accordo segreto prevedeva esplicitamente che il toponimo ‘Polonia’ avrebbe dovuto scomparire per sempre dalla mappe[47]. Ironicamente, i cartografi europei che pure registrarono la spartizione, seguendo la nuova tendenza all’uso della campitura in colore per le sovranità ‘nazionali’, lasciarono il toponimo. Ancor più ironicamente, un’incisione che ebbe grande diffusione riuscì a sintetizzare l’operazione condotta dalle tre potenze con un accento satirico sulla nozione, appunto, di «bilancia del potere».

Nell’incisione, intitolata The Troelfth Cake[48], si vede Stanisław August Poniatowski che cerca di tener
Le agateau der rois salda la sua traballante corona, mentre all’estrema destra Federico II, non soddisfatto delle sue già notevoli acquisizioni territoriali punta la spada su una città che era rimasta alla Confederazione, Danzica (Gdańsk), una città che avrà ancora un ruolo nei conflitti europei. Giuseppe II indica la sua parte, la meno consistente, della spartizione, mentre Caterina II indica la propria osservando il re di Polonia, suo ex amante.

Ora, non solo ognuno dei sovrani non incrocia lo sguardo degli altri, ma ‘troelfth’ è forma corrotta di ‘twelfth’. Quindi il titolo indica il ‘dolce della dodicesima notte’. Secondo una tradizione medievale, la dodicesima notte è quella della vigilia dell’Epifania, in cui si tenevano ricevimenti e feste private offrendo all’ingresso un dolce – il gâteau des rois, appunto – in cui era nascosto un fagiolo: chi trovava nella propria porzione il fagiolo sarebbe stato re della festa. L’incisione suggerisce che non soltanto l’equilibrio tra le potenze si conserva nell’indifferenza reciproca e sulle spoglie di altri stati, ma che è un equilibrio dovuto al caso più che all’abilità diplomatica. La stampa non godette di gran fortuna presso la censura (anche in Francia ne venne proibita la distribuzione), ma ciò nonostante circolò e generò un cliché satirico che durò a lungo, venendo replicato ad esempio in una stampa riguardante le spartizioni decise al Congresso di Vienna. (continua)

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Note:


[41] Una proposta simile venne negli stessi anni da un prigioniero di guerra svedese, l’ufficiale Philipp-Johann von Strahlenberg.

[42] Bassin, Russia between Europe and Asia…, op. cit., p. 7.

[43] Carte Générale: la France et l’Empire, la Pologne et la Russie, in Jean Chappe D’Auteroche, Voyage en Sibérie fait par ordre du roi en 1761, contenant les mœurs, les usages des Russes et l’état actuel de cette puissance..., à Paris, chez Debure père, 1768, vol. IV (Paris, Bnf, Cartes et Plans, Ge DD 4796). Il libro ha avuto già una prima ristampa l’anno successivo ed è stato tradotto in inglese nel 1770.

[44] Bassin, Russia between Europe and Asia…, op. cit., p. 9 sgg.

[45] Bassin, Russia between Europe and Asia…, op. cit., p. 9 sgg.

[46] Wolff, Inventing Eastern Europe…, op. cit., p. 151.

[47] Ibidem.

[48] Jean-Michel Moreau [dis.], Noel Lemire [incis.], The Troelfth Cake : Le Gâteau des Rois, 1773, Sold by Rob.t Sayer n° 53, in Fleetstreet et se trouve à Paris chez Le Mire rue S.t Etienne du Grez.



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