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Tema n.3:

Editoriale

Quanto siamo, tutti noi, il nostro corpo?
Corpo bello, deforme, violato, celebrato, sofferente: coabitiamo il corpo, simbolo stesso di questo impasto inestricabile di pensiero e di fisicità che è l'uomo. Rovello per gli scienziati, simbolo di passione per chi ama, croce per i torturati e per i malati.
La letteratura da sempre ci ha detto del corpo, i testi ne hanno accompagnato storia, paure, modelli. Nei testi dei classici palpita la fisicità delle nostre passioni ma il testo dà voce anche al "sublime" del corpo: sottili o fulminanti giochi di sguardi, echi di voci, profili in cui sembra definirsi l'armonia del mondo.
Intere poetiche si sono fondate su questi codici essenziali: stilnovo, petrarchismo, romanticismo e così via. La letteratura religiosa ha spesso celebrato il corpo glorioso, il corpo mistico, il corpo evanescente fino quasi a farsi pura "anima". Ma la letteratura ha raccontato anche l'orrore dei corpo martoriati, violentati, deformi.
Nel corpo insomma si configurano gli "estremi" in cui è collocato l'uomo stesso, con le sue contraddizioni di animale che aspira all'infinito e che non può mai dimenticare né l' "animale" né l'infinito che lo abitano ( e Machiavelli con la memorabile metafora del Centauro ha esibito definitivamente all'uomo moderno questa sua identità).
Diamo "parola" al corpo allora e alle voci che lo hanno raccontato, vissuto, celebrato, infamato oppure semplicemente testimoniato.

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