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Indice

Tema n.4:

Si finisce sempre per assomigliare al nemico

Dialettiche, riflessi ed immagini speculari nella poetica di Tony Harrison


Si finisce sempre per assomigliare al nemico.
Jorge Luis Borges , Undr

C'è un film di Wolfgang Petersen, noto a molti della mia generazione, in cui il protagonista, ad un tratto, si trova a dover fronteggiare il proprio io interiore, riflesso in uno specchio che è al tempo stesso una porta. E ci vede dentro un'altra persona. È la prova più ardua per ogni eroe che si rispetti: il sosia, il doppelgänger . Ercole che, dopo avere sterminato un intero giardino zoologico (più qualche animale da bestiario e qualche altro essere umano o semiumano), si trovi a dover fare i conti con un altro individuo figlio di Zeus, e armato di altrettanta clava. Come gli appassionati di derby sanno, non c'è nulla di più difficile e meno scontato di uno scontro fra squadre «cugine» ¾ figuriamoci se i contendenti sono a tutti gli effetti la stessa persona. Ma in questo film l'eroe, guardandosi in uno specchio, ci vede dentro un altro. Il film è tratto da La storia infinita, di Michael Ende.

Esiste, in apparenza, un nemico piuttosto evidente, nella poetica di Tony Harrison: il nemico di guerra. Quello che è possibile additare tranquillamente, poiché sta dall'altra parte del fosso, e ha la casacca di un altro colore. Harrison, nato nel 1937, ha negli occhi da fanciullino di otto anni le celebrazioni per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, che invadono le strade di Leeds con gioia, feste e falò. Tuttavia, il fanciullino, cresciuto e dotato di maggior consapevolezza, diventato poeta in trincea e da prima linea, costantemente impegnato in battaglie per i diseredati e a sfondo sociale, non potrà risparmiarsi parole ambigue, ricordando in retrospettiva quella festa:

and such a sense of celebration in our street
for me it still means joy though banked with grief [1]

(e un tale senso di festa sulla strada
ancora mi dice gioia, pur se il dolore pesa

[trad. Massimo Bacigalupo , in Tony Harrison , v. e altre poesie, Torino, Einaudi, 1996, pag. 105])

La mini-raccolta Sonnets for August 1945, di cui il componimento fa parte, non lascia scampo ai dubbi, una volta che la consapevolezza dell'uomo è cresciuta, e si è trasformata in parola poetica. Pur non dimenticando l'interpretazione naif di allora, talvolta palese in alcune associazioni mnemoniche (ad esempio, il panno di stoffa nera che serviva ad oscurare la finestra in previsione dei bombardamenti diventa un mantello da Dracula per il giovane Tony), la sensazione è che anche le celebrazioni per le strade per VE e VJ («vittoria in Europa» e «vittoria sul Giappone») non siano altro che un'interpretazione naif che non rende giustizia delle atrocità che sono state perpetrate:

We chanted gaggle, bevy, coven, herd
between the Nazi and the Japanese defeat.
Did even the dodo couple have its word
that became, in the last one's lifetime, obsolete?

Collective nouns but mostly bird or beast.
Ghetto and gulag weren't quite current then.
The fauna of our infancies decreased
as new nouns grew collectivising men.

Cats in their clowder, lions in their pride,
but there's no aid in English, first or last,
for a [Fill in the Blank] of genocide
or more than one [Please Tick] atomic blast.

[2]

(Cantavamo «stormo, sciame, gregge, armento»
fra la sconfitta nazista e giapponese..
Una coppia di dodo aveva anch'essa un suo nome
che divenne, nel corso della vita dell'ultimo, obsoleto?

Nomi collettivi, di solito uccelli o bestie.
Ghetto e gulag non erano parole correnti.
La fauna della nostra infanzia scemò
mentre nascevano nuovi collettivi umani.

I gatti fanno un «clowder», i leoni un «pride»,
ma non c'è soccorso in inglese, prima o dopo,
per un [riempire lo spazio] di genocidi
o più di un [mettere una croce] fungo atomico.

[trad. Massimo Bacigalupo , in Tony Harrison , v. e altre poesie, Torino, Einaudi, 1996, pag. 111] )

Harrison resterà sempre impressionato dalle problematiche belliche, tanto da dedicarvi ampio spazio nei propri film poems, « poemi cinematografici (o televisivi)», in cui i versi si fondono in stretta sinergia con le immagini, curate dallo stesso Harrison, talvolta anche in qualità di regista, dando vita a produzioni uniche nel loro genere. The Gaze of the Gorgon (1992) è una grande metafora su nazionalismo ed orrori del Novecento: Medusa, la Gorgone, trasforma con il proprio sguardo gli uomini in pietra, siano essi vittime o carnefici:

but the Greeks who'll watch Troy blaze
are also in the Gorgon's gaze,
the victims and the victimizer,
conquered and the conquering Kaiser,
Greeks and Trojans, Germans, Jews,
those who endure and those who use
the violence, that in different ways
keeps both beneath the Gorgon's gaze

[3]

(Ma anche gli Achei rivolti a Troia in fiamme
sotto lo sguardo della Gorgone stanno,
la vittima ed il vittimizzatore,
i vinti ed il Kaiser vincitore.
Troiani ed Achei, Tedeschi ed Ebrei,
chi subisce la violenza e chi la usa,
che, pur con le dovute differenze,
tiene entrambi sotto lo sguardo di Medusa.

[trad. Andrea Lorenzini , in Poesia - Mensile internazionale di cultura poetica , Anno XVII, n. 188, novembre 2004, pag. 9])

Nel 1995 Harrison gira in Giappone The Shadow of Hiroshima, per il cinquantenario dei bombardamenti atomici, e nel 1998, in Prometheus , il suo primo film poem di ampio respiro (è un vero e proprio film di oltre due ore) non mancherà di ricordare, in una sequenza memorabile, il terribile bombardamento di Dresda. All'interno di uno stadio di calcio vuoto (che non può non avere un'aria sinistra per chiunque ricordi che, ad esempio in Sudamerica, furono usati dai regimi per radunare gruppi di persone da sopprimere e futuri desaparecidos ), voci di fantasmi si levano dalle differenti sezioni delle tribune, cantando i nomi delle vittime dell'incendio, o delle strade che si trasformarono in roghi, dando luogo ad un tremendamente suggestivo (ed inquietante) coro operistico:

Total Manner, Frauen und Kinder, Funfunddreissigtausend zerstort. [4]

Trentacinquemila persone che, in due giorni, morirono nell'incendio di Dresda. Nel momento in cui il coro raggiunge il climax, il silenzio cala all'improvviso sullo stadio, scorgiamo la statua di Prometeo sola al centro del campo di calcio, e le luci si spengono bruscamente.

Malgrado la centralità della Seconda Guerra Mondiale in alcune opere, non bisogna tuttavia credere che Harrison sia, in questo senso, un nostalgico. Sovente la sua poesia tocca temi di attualità - e per difendere i valori in cui crede è disposto a rischiare e scommettere in prima persona: è stato, ad esempio, inviato di guerra in Bosnia per il Guardian, premurandosi sempre che le poesie che spediva a casa dal fronte venissero stampate in prima pagina, e non relegate nel ghetto di una qualche pagina culturale o letteraria.

Ed è sempre un nemico piuttosto blurry , quello che ci troviamo davanti nella sua poesia: autore profondamente umano e universale, riesce a cogliere le tragedie di ambo gli schieramenti, ma non esita a sfregiare con il proprio sarcasmo chi ritiene si sia allontanato da quella umanità e quella universalità che egli difende. Ecco quindi che il nemico non è più, o non è sempre, il nemico: è prima di tutto, e forse soltanto, un uomo. Al termine di The Cycles of Donji Vakuf, scritta per l'appunto in Bosnia, è facile scorgere questa fusione tra l'identità dei saccheggiatori e dei saccheggiati. Coloro che oggi portano a casa, in dono al figliolo, una piccola bicicletta o un mandolino conquistati durante la presa di Donji Vakuf sono forse tanto differenti da coloro che, ammesso siano ancora vivi, stasera dovranno spiegare al proprio figlio che il mandolino, o la bici, sono spariti?

And tonight some small boy will be glad
he's got a present of a bike from soldier dad,
who braved the Serb artillery and fire
to bring back a scuffed red bike with one flat tyre.
And among the thousands fleeing north, another
with all his gladness gutted, with his mother,
knowing the nightmare they are cycling in,
will miss the music of his mandolin.

[5]

(Stasera qualche ragazzino si rallegrerà
della bici avuta in regalo dal papà,
che per essa sfidò l'artiglieria e il fuoco serbo
anche se è ammaccata e ha le gomme a terra.
E fra le migliaia in fuga verso nord, un altro
avrà perso ogni gioia, e vicino alla madre
vedendo l'incubo dei cicli in cui si aggirano
rimpiangerà la musica di un mandolino.

[trad. Massimo Bacigalupo , in Tony Harrison , In coda per Caronte, Torino, Einaudi, 2000, pag. 25] )

La stessa consapevolezza che abbiamo trovato in The Gaze of the Gorgon (che peraltro si apre con una citazione da Simone Weil: «Nella stessa misura, coloro che usano la forza e coloro che la subiscono vengono trasformati in pietra»), fa capolino in numerose altre poesie di Tony Harrison: se la propaganda cerca sempre di polarizzare il conflitto (« us and them »: come si fa ad uccidere chi appartiene all'altro schieramento, se non lo si odia?), compito del poeta non è soltanto quello di ricucire lo strappo, ma anche di mostrare come in realtà il concetto di noi e loro possa in realtà fondersi. Il terribile skinhead che ha deturpato la tomba dei suoi genitori in v. ad un tratto, con grande colpo di scena, al momento di firmare la propria «opera», si trasforma nel poeta stesso:

He aerosolled his name. And it was mine.
[6]

(Ci spruzzò sotto il suo nome. Era quello mio.

[trad. Massimo Bacigalupo , in Tony Harrison , v. e altre poesie, Torino, Einaudi, 1996, pag. 23] )

Non è un caso che, in un altro passaggio del poema, Harrison citi Rimbaud: «je est un autre». Una fusione di opposti che impedisce, a qualunque parte dello schieramento, di liberarsi dallo spettro dell'altra: se l'opposto è presente in noi, o se il nemico in quanto umano è come noi, ci è impossibile annientarlo, il tentativo non è altro che un'illusione: Edipo scoprirà che il responsabile, l'assassino che tanto cerca, in realtà è se stesso. La famosa battuta di Pogo [7] , pronunciata dal porcospino Crispino: «Abbiamo incontrato il nemico...e siamo noi»:

Now with noonday headlights in Kuwait
and the burial of the blackened in Baghdad
let them remember, all those who celebrate,
that their good news is someone else's bad

[8]

(Ora che i fari sono accesi a mezzogiorno nel Kuwait
e a Baghdad i corpi neri vengono seppelliti,
ricordino, tutti quelli che celebrano,
che le buone notizie loro sono quelle cattive di altri

[trad. Massimo Bacigalupo , in Tony Harrison , v. e altre poesie, Torino, Einaudi, 1996, pag. 149] )

Ma lo stesso Harrison è molto abile nello sfuggire la facile retorica, placando poi sugli orrori del conflitto con il proprio terribile sarcasmo, o a colpi di dark humour. In A Cold Coming, ad esempio, si ritrova ad intervistare un iracheno carbonizzato durante la ritirata del proprio esercito dal Kuwait, quando le truppe già in rotta vennero sorprese, nel mezzo del deserto, dall'aviazione statunitense, e la ritirata finì in un massacro. Novello Amleto di fronte al teschio di Yorik, verso la fine del poemetto, l'iracheno ormai bruciato e senza più vita ha parole durissime nei confronti di qualsiasi buonismo e tentativo di retorica, ma anche, se interpretato in senso più sottile, nei confronti delle possibilità dell'arte e della poesia di resistere o rendersi utili di fronte all'orrore:

Lie that you saw me and I smiled
to see the soldier hug his child.
Lie and pretend that I excuse
my bombing by B52s,
pretend I pardon and forgive
that they still do and I don't live,
[...]
That's your job, poet, to pretend
I want my foe to be my friend.

[9]

(Menti pure, di' che mi hai visto sorridere
vedendo il soldato abbracciare il figlio.
Menti pure, di' che perdono
di essere stato annientato dai B52,
fingi che perdono e mando assolto
chi ancora fa mentre io son morto,
[...]
Sta a te, poeta, illudere
che voglio che il nemico sia con me.

[trad. Massimo Bacigalupo , in Tony Harrison , v. e altre poesie, Torino, Einaudi, 1996, pagg. 161-163] )

È importante ricordare come Harrison non prenda mai posizioni partigiane, nel conflitto («only fire burnt out the shame/ of things I'd done in Saddam's name,// the deaths, the torture and the plunder,/ the black clouds all of us are under» («confessare che il fuoco bruciò la vergogna/ delle cose fatte in nome di Saddam,// le morti, torture e deportazioni,/ le nubi nere sotto cui stiamo tutti» [trad. Massimo Bacigalupo , in Tony Harrison , v. e altre poesie, Torino, Einaudi, 1996, pag. 163]) dirà in un altro momento l'iracheno, per ricordare che anche quello schieramento non era certo composto da stinchi di santo), tenti sempre un approccio universale. Ma sempre ricco di sarcasmo. In Square Rounds, la sua poesia, sempre ricca di giochi di suono e di parole, raggiunge una delle vette più alte, sotto questo punto di vista. Il titolo, che è già tutto un programma [10] , prende spunto da un'invenzione del britannico James Puckle, che nel 1718 progettò un'antenata della mitragliatrice dotata di due caricatori differenti: uno poteva essere caricato con proiettili a sezione tonda, l'altro con proiettili (più dolorosi) a sezione quadrata. I primi erano destinati ai Cristiani, i secondi ai Musulmani.

HUDSON MAXIM: In his own way and in his own day he faced the problem we face at present

SIR HIRAM MAXIM: how to use the same gun on everyone

HUDSON MAXIM: but distinguish the Cross

SIR HIRAM MAXIM: from the Crescent.

[...]

HUDSON MAXIM:
If it's the Cross you revere you get killed by a [sphere]
but if you face towards Mecca at prayer
the pain that you'll feel pierced by James Puckle's
[steel]
is redoubled when bullets

MUNITIONETTES: are square.

[...]

HUDSON MAXIM:
In his day he'd decide how people died
according to religion or skin.
Those outside the bounds would get the square [rounds]
and the round rounds would slay those within.
[11]


(Hudson Maxim : Ai suoi tempi e a suo modo affrontò il nostro stesso problema

Sir Hiram Maxim : come usare un'unica arma per tutti

Hudson Maxim : ma distinguendo la Croce

Sir Hiram Maxim : dalla Mezzaluna.

[...]

Hudson Maxim : Se è la Croce che adori ti uccide una sfera
ma se preghi rivolto alla Mecca
son le sfere quadrate dell'acciaio di Puckle
a squarciarti

Munitionettes : col doppio del male.

[...]

Hudson Maxim : Decideva ai suoi tempi come ammazzare la gente
secondo la fede e il colore.
Quelli fuori dal consesso ecumenico si prendevano palle quadrate invece i proiettili tondi facevano fuori i cristiani.

[trad. Patrizia Villani , in Poesia - Mensile internazionale di cultura poetica , Anno XVII, n. 188, novembre 2004, pagg. 12-13] )

Note:


[1] «The Morning After - I», vv. 7-8, in Tony Harrison , v. e altre poesie, a cura di Massimo Bacigalupo, Torino, Einaudi, 1996, pag. 104.

[2] «First Aid in English», vv. 5-16, in Tony Harrison , v. e altre poesie, cit., pag. 110. Come afferma Bacigalupo nel commento a questa poesia (pag. 182), «per intendere questa poesia si deve ricordare che in inglese i gruppi di diversi animali sono designati con termini collettivi svariatissimi. Harrison ricorda quando li imparava a scuola nel 1945, imita la forma degli esercizi a scelta multipla, per affermare l'indicibilità di una ripetizione degli orrori del secolo. Eppure la realtà supera la lingua». Come egli stesso precisa nei primi versi. First Aid in English è il nome del primo libro di grammatica di Tony Harrison, croce azzurra su copertina blu.

[3] «The Gaze of the Gorgon», vv. 366-373, in Poesia - Mensile internazionale di cultura poetica , Anno XVII, n. 188, novembre 2004, pagg. 2-11. Trad. Andrea Lorenzini. Per il testo integrale (solo inglese), si veda Tony Harrison , The Gaze of the Gorgon, Bloodaxe, Newcastle upon Tyne, 1992. The Gaze of the Gorgon è anche un filmato prodotto dalla BBC (UK, 1992, regia di Peter Symes, 49 min. ca).

[4] Tony Harrison , Prometheus, London, Faber and Faber, 1998, pag. 48.

[5] «The Cycles of Donji Vakuf», vv. 43-50, in Tony Harrison , In coda per Caronte, a cura di Massimo Bacigalupo, Torino, Einaudi, 2000, pag. 24. Il titolo, come accade spesso nelle opere di Tony Harrison, contiene un gioco di parole: per «cycle» si intende infatti sia la bicicletta che, assieme al mandolino, costituisce una parte del bottino del saccheggiatore, sia (v. penultimo verso) la ciclicità della vita, della guerra, della presa, ri-presa e liberazione di una città occupata ora da un esercito, ora dall'altro.

[6] «v.», in Tony Harrison , v. e altre poesie, cit., pagg. 3-35. Il titolo, che sta per versus , non indica soltanto contrapposizione: ad Harrison, cresciuto sulle lingue classiche, non sfugge sicuramente la possibile connessione con «verso», nel senso di «verso poetico».

[7] " Pogo" (dal nome dell'opossum protagonista) e' il titolo di una striscia a fumetti di Walt Kelly. I personaggi sono animali umanizzati e Crispino il porcospino e' uno di essi. La striscia originale da cui e' presa la citazione e' apparsa l'8/8/1970 su moltissimi quotidiani statunitensi.

[8] «Initial Illumination», vv. 33-36, in Tony Harrison , v. e altre poesie, cit., pag. 148. La guerra del Golfo a cui il componimento si riferisce è quella del 1991. Nel monito a coloro che desiderassero celebrare è possibile riconoscere l'eco dei festeggiamenti del giovane Harrison ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, poi causa di rimorsi.

[9] «A Cold Coming», in Tony Harrison , v. e altre poesie, cit., pagg. 150-165.

[10] Infatti, oltre alla contrapposizione fra square («quadrato») e round («rotondo»), abbiamo anche l'utilizzo di rounds nel senso di «raffiche», come si vedrà dal pezzo riportato più sotto.

[11] Tony Harrison , Square Rounds , London, Faber and Faber, 1992. Questo estratto anche in Poesia - Mensile internazionale di cultura poetica, Anno XVII, n. 188, novembre 2004, pagg. 12-13, trad. di Patrizia Villani.
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